Brutta ma Ricca: Una Storia di Matrimonio e Dote nella Tradizione Italiana

La ragazza poco attraente con la dote

“Pasquale, guarda È Vadim?” Nina, intenta a zappare lorto, alzò lo sguardo al suono del cancelletto che cigolava.

“Sì, è lui. E ha una borsa enorme,” Pasquale e Nina si scambiarono unocchiata eloquente.

“Pare che abbia le valigie Mica lavrà cacciato fuori casa la sua Marina? Ha voluto fare il Casanova, e ora ha finito per fregarsi”

Pasquale si scrollò di dosso la terra dalle mani lui e la moglie stavano piantando le piantine e andò incontro al fratello. Nina rimase a osservare da lontano. “Tornerà Pasquale e mi racconterà tutto Perché dovrei correre da quel tipo pieno di sé?” pensò, e stava per rimettersi al lavoro quando vide Vadim salutarla con la mano, con un sorriso teso e colpevole. Rispose al saluto, ma dentro di sé borbottò: “Sembra un gatto che ha fatto la pipì sul tappeto Quindi è vero, ha combinato qualche guaio e non sapeva dove sbattere la testa è piombato qui come un fulmine a ciel sereno!”

Pasquale parlò col fratello solo un attimo, poi tornò nellorto, mentre Vadim entrò in casa.

“Avevi ragione, Nina!” disse Pasquale rientrando. “Marina lha messo fuori con le valigie. Ma da lui non sapremo mai la verità per lui è sempre colpa di Marina. Ma noi sappiamo come stanno le cose. Alla fine, lei non ce lha fatta più”

“Ma come si può perdonare una cosa del genere? Lei ha chiuso un occhio per anni sulle sue sbronze e le sue scenate. E poi, più di una volta lha anche alzata, la mano Si può capire: ha trovato un ragazzo più giovane di sei anni, bello. E gli ha pure fatto una figlia, quando col primo marito non riusciva a rimanere incinta da cinque anni. Forse per questo aveva paura di perderlo,” sospirò Nina.

“Sì, con quel suo aspetto Sai come la chiamavano al lavoro, prima? Pasquale fissò la moglie con un sorriso malizioso. La Befana!”

Nina alzò le sopracciglia, sorpresa:

“Davvero?”

“Sì. E figurati, rispondeva a quel soprannome e rideva pure.”

“Ha senso dellumorismo, è vero. Ma neanche quello aiuta, quando in famiglia succedono certe cose”

Pasquale aveva conosciuto Marina al lavoro. Lei allora aveva ventotto anni. Faceva la centralinista per un servizio taxi, mentre lui riparava e sistemava le radio per i tassisti. Quella donna era sposata col direttore del servizio, un uomo ancora giovane. Erano sposati da più di cinque anni, ma non avevano figli. Pasquale si era stupito che un uomo affascinante e carismatico come Massimo avesse una moglie così poco attraente e persino un po rozza.

Un giorno, Vadim, il fratello minore di Pasquale, era passato a trovarlo al lavoro. Quel giorno era il compleanno di Marina, e lei aveva proposto di festeggiare lì in ufficio coi colleghi. Bevvero, chiacchierarono, e dopo unora Massimo fu chiamato via per unemergenza e se ne andò. Marina e Vadim, che faceva locchiolino a tutte le donne, trovarono subito unintesa lei rideva a crepapelle alle sue battute, e lui si gonfiava dorgoglio e continuava a scherzare.

Pasquale non si accorse neppure del momento in cui scoccò la scintilla, ma accadde. Era novembre, e già a marzo Marina annunciò a tutti che lei e Massimo si sarebbero lasciati.

“Che posso aspettarmi da questo matrimonio? Il mio orologio biologico ticchetta, ma niente figli Io ho fatto tutti i controlli, non ho problemi. Massimo invece si rifiuta di andare dal dottore. Chiaro che i figli non rientrano nei suoi piani. E poi, lo so per certo che mi tradisce. Tutti mi guardano come se fossi una stupida. E indicano: Guardate la Befana, cosa ci trova in lei?”

Quando Vadim annunciò ai parenti che si sarebbe sposato, i genitori furono felici, mentre il fratello era perplesso:

“Con chi, Vadim?”

“Con Marina!” rispose quello sorridendo.

“Ma lei è molto più grande di te, e poi”

“Brutta, vuoi dire? E allora? Sai che è benestante? Sua zia è la direttrice di un istituto di progettazione. Marina ha detto che mi farà assumere lì. Sua madre e suo fratello vivono in Israele, hanno unattività. Le mandano pacchi ogni mese, con di tutto dalle mutande al caviale E poi ha un bel appartamento, due stanze ma ristrutturato. Le mandano anche soldi per le spese. Lappartamento è intestato a sua madre Poi ha una villa a due piani fuori città, con giardino e orto. Ci siamo già stati Insomma, una sposa con la dote!”

“La dote è un bene! Ma almeno la ami?” chiese Pasquale.

“Ma certo! Ha un carattere fantastico!” rise il fratello. “E cucina da Dio!”

Tutti si scambiarono unocchiata. Che potevi obiettare a una logica del genere?

E così, Marina e Vadim si sposarono.

Quando Marina scoprì di essere incinta, la sua gioia non conosceva limiti.

“Lavevo detto a Massimo che il problema era lui! Con Vadim, tre mesi di matrimonio e già un bambino in arrivo!”

La bimba nacque sana, portando felicità ai genitori e ai nonni. Appena compiuti sei mesi, Marina e Vadim cominciarono a lasciarla dai nonni nei weekend mentre loro andavano in villa. Lorto era grande, cera anche un frutteto, quindi cera sempre lavoro da fare.

Ma Marina si lamentava con Nina che Vadim spesso la portava in villa per poi tornare in città, dicendo di avere impegni di lavoro. Lui faceva lavoretti in nero, e i soldi non gli mancavano mai. Pasquale e Nina a volte andavano a darle una mano.

Il tempo volava, e la piccola Irene compì tre anni. Decisero di festeggiare in famiglia. A tavola, nellappartamento di Marina, cerano i parenti di Vadim e i padrini. Il tavolo era pieno di prelibatezze, i parenti israeliani avevano fatto arrivare di tutto, e la padrona di casa pure. La bimba vestiva tutto firmato regali della nonna doltreconfine. Ma durante la serata, il padre della festeggiata uscì più volte in cucina per rispondere al telefono. Marina lo guardava sospettosa ogni volta:

“Vadim, ma quanto dura? Chi ti chiama così? Abbiamo ospiti, occupati di loro!”

“È sempre lavoro, mi stanno rompendo” rispondeva lui, evitando di guardarla negli occhi.

Passarono due anni. Vadim lavorava nellistituto di progettazione con Marina. Un lavoro comodo, con uno stipendio ottimo. Ma non era tutto rose e fiori.

Una volta, parlando col fratello, Vadim annunciò che presto sarebbero andati tutti in Israele.

“I miei suoceri vogliono vedere la piccola, finora lhanno solo vista su Skype. Mia suocera ha risparmiato per tre anni per pagarci il viaggio. Vogliono conoscere il genero perfetto” sorrise compiaciuto.

Il viaggio fu un successo. Vadim raccontò ai parenti ogni dettaglio, entusiasta.

“E mia suocera non mi mollava un attimo! Vadim caro, Vadim caro Mi riempiva di prelibatezze. Ho preso pure tre chili,” si vantava.

“Eh già, il genero preferito!” rideva Marina, accarezzandogli i capelli.

I ricordi di quel viaggio gli durarono per molte cene di famiglia.

Una domenica, mentre puliva casa, Nina sentì suonare il campanello. Stava per rispondere, ma la suocera la precedette:

“Vado io a vedere,” e si diresse al cancello.

Nina sbirciò dalla finestra e vide una giovane donna con due bambine.

“Mendicanti? pensò. No, vestite bene Chi saranno?” La suocera parlò con loro per cinque minuti, poi chiuse il cancello e quelle se ne andarono. Tornò in casa scossa, il volto acceso.

“Chi erano?” chiese Nina.

“Niente Cercavano qualcuno” borbottò la donna, sparendo in camera sua.

Nina sentì che parlava a lungo col marito, ma a bassa voce, come per non farsi sentire.

“Ciao, Pasquale!” chiamò Marina una domenica. “Vadim è da te?”

“No, non è qui” rispose lui, sorpreso.

“È già andato via? Allora tornerà presto a casa. Allora, avete sistemato il rubinetto? Niente allagamenti?”

“Come quale rubinetto?”

“Ieri vi si è rotto la voce di Marina si febbe sospettosa. Vadim è uscito verso le cinque, ha detto che avevi chiamato, che il rubinetto era esploso e serviva aiuto”

“Ah” Pasquale non seppe cosa rispondere.

Un silenzio pesante cadde tra loro.

“Capisco” e dal tono, Pasquale capì che aveva intuito tutto.

Subito dopo, chiamò il fratello.

“Se inventi delle scuse, almeno avvisami,” lo rimproverò. “Marina ha chiamato cercandoti, e io non sapevo cosa le avevi raccontato. Comunque, ha capito che hai mentito. A me non importa dove eri, ma come ti giustificherai con lei?”

La madre li sentì parlare.

“Figlio, che succede? Cosa sta accadendo tra Vadim e Marina?” Esitò, poi decise di parlare. “Sai, Pasquale, la settimana scorsa è venuta da me Ludovica, una conoscente di Vadim con due bambine. Diceva che erano le mie nipoti. Che erano figlie di Vadim” scoppiò in lacrime. “Come è possibile? Viveva una doppia vita, ingannando la moglie? E ha pure avuto figli con unaltra! Dio mio! Che succederà ora? Se Marina lo scopre”

E lo scoprì qualcuno le aprì gli occhi. Scoprì che il suo amato marito aveva unaltra donna, con cui aveva una relazione già prima di conoscere lei. E che aveva avuto due figli con lei.

“Questa è la tua gratitudine per tutto quello che io e la mia famiglia abbiamo fatto per te!” gli urlò quando la verità venne a galla. “Ti abbiamo dato un buon lavoro, la villa, la macchina, lappartamento, il viaggio in Israele! Il genero perfetto! Sì, certo Come faccio a dirlo a mia madre?” si prese la testa tra le mani. “Prendi le tue cose e vattene! Subito! Non voglio più vederti! E trovati un altro lavoro domani parlerò con mia zia, e ti butteranno fuori dallistituto!”

“Dove posso andare, tesoro? Perdonami, ti prego, ti amo! Non posso vivere senza di te” cercò di far leva sulla sua pietà.

“Hai unaltra famiglia, dove vuoi andare?”

“Ma Ludovica si è messa con un altro un mese fa”

“Questo è un problema tuo,” rispose Marina, inflessibile.

Quando Vadim arrivò a casa dei genitori con le valigie, umiliato come un cane bastonato, il fratello pensò: “Che stupido Per colpa della sua sregolatezza ha perso la famiglia e tutto quello che gli era stato servito su un piatto dargento. Nina posò la zappa e guardò verso la casa, dove Vadim era scomparso con la testa china. Il vento mosse appena le foglie del pero in fondo allorto, e un silenzio pesante calò tra le piante appena messe a dimora. Pasquale tornò da lei, si tolse il cappello e lo rigirò tra le mani.
“Domani taglio lalbero che ha piantato lui,” disse sottovoce. “Quello che voleva tanto pride, e che ora non serve più a nessuno.”
Nina annuì, senza risentimento, solo stanchezza. Dentro casa, la madre piangeva in cucina, e dalla finestra aperta arrivava il profumo delle frittelle che Marina aveva mandato la settimana prima. Le aveva fatte per tutti, dicendo che voleva mantenere la pace. Ora quelle frittelle erano rimaste sul fondo del barattolo, secche, dimenticate.

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