“Vogliamo intimità, non i tuoi consigli,” disse il figlio, guardando la moglie.
“Ludovica, dovè tua madre oggi?” chiese Valentina Rossi, scrutando la giovane nuora attraverso gli spessi occhiali. “Aveva promesso di venire ad aiutare con le insalate.”
“È occupata,” rispose seccamente Ludovica, continuando a tagliare i cetrioli. “È rimasta a lavorare.”
“Di nuovo al lavoro,” scosse la testa la suocera. “E la famiglia quando? I nipoti quando li fate? Avete già trentanni, non siete più ragazzine.”
Ludovica strinse più forte il coltello e non rispose. In salotto si accese la tv: era Andrea, tornato dallorto dove aveva passato la giornata.
“Andrea!” chiamò Valentina Rossi. “Vieni qui, aiutaci a preparare la tavola.”
“Un attimo, mamma,” rispose il figlio, ma non entrò in cucina.
Valentina sospirò e cominciò a tirare fuori il servizio buono. Lindomani sarebbero arrivati sua sorella e il cognato da Firenze, e il pranzo in famiglia doveva essere perfetto.
“Ludovica, hai lavato bene i pomodori?” chiese, frugando nella ciotola. “Ho lo stomaco delicato, se mangio qualcosa di poco fresco”
“Li ho lavati, Valentina,” rispose la nuora con controllo.
“E questi cetrioli li tagli troppo fini. Agli uomini piacciono più grossi, più sostanziosi. Andrea è sempre stato così: se cè linsalata, deve saziare.”
Ludovica si fermò e la fissò.
“Allora magari li taglia lei, come si deve?”
“Ma no, figliola,” fece la suocera agitando le mani. “Ti do solo un suggerimento. Io ho esperienza, quarantanni in cucina. Tu sei giovane, devi ancora imparare.”
Andrea entrò in cucina in ciabatte e una maglietta vecchia, i capelli arruffati, una macchia di terra sulla guancia.
“Allora, donne, come va?” sorrise. “State preparando un banchetto?”
“Prepariamo, prepariamo,” annuì la madre. “Ma tu dovresti lavarti e cambiarti. Che aspetto è?”
“Mamma, sono a casa,” Andrea prese una bottiglia dacqua dal frigo. “Mi rilasso dopo il lavoro.”
“A casa bisogna avere rispetto di sé. Tua moglie ti guarda e pensa: che marito mi sono scelta?”
Ludovica si voltò di scatto.
“Valentina, amo mio marito in qualsiasi modo. Vestito da lavoro o in pigiama.”
“Certo, certo,” concordò la suocera. “Ma lamore è una cosa, lordine unaltra. La vicina Teresa ha un genero sempre impeccabile. A casa e al lavoro.”
“E il genero di Teresa che lavoro fa?” chiese Andrea, finendo lacqua.
“Un manager, credo. Sta in ufficio, non si sporca.”
“Io lavoro in cantiere, mamma. Non posso andare in giacca e cravatta.”
“Lo so. Ma a casa potresti sistemarti.”
Andrea fece un gesto vago e uscì. Ludovica continuò a tagliare le verdure, ignorando gli sguardi della suocera.
“Unaltra cosa,” riprese Valentina, sedendosi. “La sera accendete la tv troppo forte in camera. Io sono nella stanza accanto, non riesco a dormire.”
“Non la accendiamo forte,” obiettò Ludovica.
“Sì, forte. E parlate anche a voce alta. Ieri sono rimasta sveglia fino a mezzanotte.”
Ludovica sentì il sangue salirle alle guance. La sera prima lei e Andrea avevano parlato fino a tardi, ma di cose intime. La tv era solo per coprire i rumori.
“Valentina, possiamo comprarle dei tappi per le orecchie? In farmacia ce ne sono di buoni.”
“Tappi? Nella mia casa devo mettere i tappi? Siete voi che dovete rispettare gli altri, stare più tranquilli.”
Andrea rientrò, cambiato con una camicia pulita.
“Di che parlate?” chiese, notando le espressioni tese.
“Sto spiegando a Ludovica che in casa bisogna fare meno rumore,” disse la madre. “La notte non dormo per colpa vostra.”
“Che rumore?” si rabbuiò Andrea.
“La tv, le vostre chiacchiere. Ieri fino a mezzanotte.”
Andrea incrociò lo sguardo con la moglie, che si voltò verso la finestra.
“Mamma, cerchiamo di non fare rumore,” disse piano.
“E allora fatelo meglio. Nella mia casa non ho pace.”
“Valentina,” scattò Ludovica, “forse è meglio che ce ne andiamo. Affittiamo un appartamento, così non la disturbiamo.”
La suocera spalancò la bocca.
“Andarvene? E chi mi aiuta? Non sono più giovane, è dura da sola. La casa è grande, cè tanto da fare.”
“Ti aiuteremo,” disse Andrea. “Verremo ogni giorno.”
“Verrete! E se mi sento male? Se succede qualcosa? I vicini sono lontani. No, figli miei. Siamo una famiglia, dobbiamo stare insieme.”
“Allora niente rimproveri,” disse ferma Ludovica. “Se siamo famiglia, ci rispettiamo.”
“Certo che vi rispetto. Vi do solo consigli, per il vostro bene.”
Andrea sospirò e si sedette.
“Mamma, basta consigli per oggi. Ludovica è stanca.”
“Che ho detto di male?” si stupì la madre. “Cose normali, della vita. Vi passo la mia esperienza.”
“Non ci interessa la sua esperienza,” tagliò corto Ludovica. “Sappiamo vivere da soli.”
Valentina strinse le labbra.
“Ah, ecco. Allora sono di troppo nella mia casa. Quarantanni qui, e ora vi do fastidio.”
“Nessuno dice questo,” provò a smussare Ludovica. “Ma ognuno ha diritto alla sua vita privata.”
“Vita privata! E chi vi lava, cuoce, pulisce? Anche quella è vita privata?”
“Non le abbiamo chiesto di farlo,” disse Ludovica. “Possiamo arrangiarci.”
“Certo, ma voi lavorate tutto il giorno. Io sono in pensione, ho tempo. Pensavo di aiutarvi.”
Andrea si alzò e si avvicinò alla finestra. Fuori iniziava a fare buio.
“Ascolta,” disse senza voltarsi. “Troviamo un accordo. Mamma, ti siamo grati per laiuto. Ma a volte vogliamo stare soli, senza consigli.”
“Devo chiudermi in camera?” chiese Valentina.
“No, esci pure. Ma non intrometterti nelle nostre cose.”
“E quali sarebbero?”
Ludovica posò il coltello e si asciugò le mani.
“Valentina, siamo marito e moglie. Abbiamo la nostra vita, i nostri piani.”
“Che vita? Siete in famiglia, non su unisola deserta.”
“Nella nostra famiglia,” disse Andrea. “Quella che io e Ludovica abbiamo formato. Tu sei parte della famiglia grande, ma non della nostra.”
Valentina alzò le mani al cielo.
“Ah, allora io non sono famiglia! Mio figlio mi ripudia!”
“Non è così,” tentò Ludovica, ma la suocera la interruppe.
“Ho capito tutto! Cacciate via la vecchia! Quarantanni qui, e ora sono un peso!”
“Mamma, non esagerare,” disse stanco Andrea. “Nessuno ti caccia.”
“E allora? Nella mia casa non posso più parlare?”
“Puoi,” rispose Ludovica. “Ma non di tutto. Non di come ci vestiamo, parliamo, o quando fare figli.”
“Ma io non vi obbligo! Vorrei solo un nipotino.”
“Lo avrai quando saremo pronti.”
“E quando sarà? Avete già trentanni!”
“Vede?” fece Ludovica. “Di nuovo consigli, intrusioni.”
Valentina sbuffò.
“Una volta i giovani rispettavano gli anziani, ascoltavano lesperienza.”
“Una volta si viveva in dieci in una stanza,” disse Ludovica. “Oggi i tempi sono cambiati.”
“Cambiati sì! E guardate i risultati: divorzi, solitudine. La vicina Clara, suo figlio se nè andato. Ora è sola, e lui ha divorziato.”
“Non divorzieremo,” disse Andrea. “Vogliamo solo vivere in pace.”
“E cosa cè di male qui?”
Andrea guardò la moglie, poi la madre.
“Non possiamo parlare la sera. Ogni nostro passo è giudicato. Ludovica ha paura di uscire dalla stanza.”
“Paura? Di cosa?”
“Delle sue critiche,” ammise Ludovica. “Lei trova sempre qualcosa da ridire.”
“Io do solo consigli!”
“Non li vogliamo,” disse Andrea. “Vogliamo intimità, non i suoi consigli,” aggiunse, guardando la moglie.
Valentina si alzò come se lavessero schiaffeggiata.
“I miei consigli non servono!” ripeté con voce tremante. “Quarantanni da madre, e non conto nulla!”
“Mamma, non fare così,” Andrea fece per avvicinarsi, ma lei lo respinse.
“Via! Se i miei consigli non servono, allora non servo neanchio!”
Corse via, sbattendo la porta. Andrea e Ludovica rimasero soli.
“Ecco,” sospirò Ludovica. “Ora farà il muso per una settimana.”
“Che possiamo fare?” disse lui. “Sopportare allinfinito?”
Dalla stanza di Valentina partì la tv, a volume altissimo.
“Davvero andiamo via?” chiese piano Ludovica.
“Ma lasciarla sola? Ha settantanni, non sta bene.”
“Allora continuiamo a sopportare?”
Andrea la abbracciò.
“Non lo so. Forse capirà…”
Ludovica si strinse a lui.
“Voglio che siamo felici. Senza intrusioni.”
“Anchio.”
Restarono abbracciati, mentre la tv continuava a rimbombare. Valentina voleva far capire che era offesa.
“Sai cosa?” disse Andrea. “Domani andiamo dallagenzia. Vediamo che cè.”
“E tua madre?”
“Stia un po sola. Forse capirà che non siamo servi, ma figli.”
“Ma sarà dura per lei…”
“Verremo ogni giorno. La aiuteremo. Ma vivremo per noi.”
Ludovica annuì. Finalmente si sentiva sollevata.
“Non dirglielo subito,” chiese. “Lasciala calmare.”
“Certo.”
Finirono di preparare linsalata in silenzio, ognuno perso nei suoi pensieri. Ludovica immaginava un piccolo appartamento, solo loro due. Dove parlare senza paura, ridere, vivere.
Andrea pensava alla madre. Come avrebbe reagito? Avrebbe capito che i figli cresciuti hanno bisogno di libertà? O li avrebbe giudicati ingrati?
Dalla stanza, la tv continuava a tuonare. Valentina mostrava il suo disappunto.
“E se avesse ragione?” chiese Ludovica. “Se fossimo davvero ingrati?”
“Di cosa? Di voler vivere come vogliamo?”
“Si prende cura di noi…”
“Ma non glielabbiamo chiesto. Sappiamo badare a noi stessi.”
“Forse si sente sola. Una pensionata senza hobby.”
“Allora che trovi qualcosa da fare. Corsi, amiche. Non intromettersi nella nostra vita.”
Ludovica annuì, ma i dubbi rimanevano. Valentina era la madre di Andrea. Lo aveva cresciuto, dedicatogli la vita. Ora voleva far parte della sua esistenza.
Ma partecipare e controllare sono due cose diverse. E Valentina voleva controllare.
La tavola era pronta, le insalate pronte. Lindomani sarebbero arrivati gli ospiti, e avrebbero dovuto fingere armonia. Sorridere, parlare di banalità, far finta che tutto andasse bene.
Poi, quando se ne fossero andati, sarebbero ricominciati i consigli, le critiche, le intrusioni.
“Deciso,” disse Andrea, come leggendole nel pensiero. “Domani cerchiamo casa.”
“E se si offendesse davvero? Se non ci parlasse più?”
“Sarà una sua scelta,” disse fermo. “Noi siamo pronti ad aiutarla. Ma da uguali, non da sudditi.”
Ludovica gli prese la mano.
“Grazie,” sussurrò.
“Per cosa?”
“Per aver scelto me. E non tua madre.”
Andrea strinse la sua mano.
“Sei mia moglie. La persona più importante. Nessuno può intromettersi tra noi.”
Dalla stanza accanto, la tv si spense. Valentina andava a letto. Lindomani si sarebbe svegliata, forse fingendo che nulla fosse successo. O avrebbe continuato a fare il broncio.
Ma non importava. La decisione era presa.
Ludovica immaginò il giorno dopo. Gli ospiti, il pranzo, le chiacchiere. E la sera, con Andrea, avrebbero visitato case. Il loro futuro, la loro libertà.
Finalmente avrebbero vissuto come volevano. Non come dettava Valentina Rossi.






