Fortunati Tutti: Una Vittoria Condivisa per l’Italia

**Fortunati Tutti**

Nella vita, il destino ci riserva svolte così imprevedibili che tutti rimangono stupiti, senza aver mai immaginato nulla del genere.

Giulia e Massimo sono sposati da quasi dieci anni. Si amano e crescono due figli. Giulia, laureata in pedagogia, insegnava storia alle scuole medie, ma dopo la nascione del secondogenito, Michele, ha dovuto lasciare il lavoro. Il bambino ha problemi di salute, quindi la mamma deve essere sempre accanto a lui.

“Oggi andiamo in ospedale con Michele,” annunciò Giulia al marito quella mattina mentre lui faceva colazione prima di andare al lavoro. “Abbiamo l’appuntamento alle undici. Puoi portarci tu?”

“Certo che posso,” rispose Massimo. “Prima andrò a una riunione con il capo, poi devo passare dalla succursale. Vi chiamo appena sono libero.”

“Avresti potuto andare anche da sola con Michele in autobus, mica sei una principessa,” borbottò suocera, Nina Adalgisa, stringendo le labbra con disapprovazione.

Giulia tacque, mentre Massimo, annuendo, prese le chiavi della macchina e uscì di casa. Loro vivono nell’appartamento di sua madre. Sarebbe tutto perfetto, se non fosse che la suocera è figlia di un generale, abituata a comandare in ogni situazione. In famiglia sanno tutti che contraddirla non conviene mai. Giulia lo imparò bene quella volta in cui Nina Adalgisa la mise al suo posto, perché imparasse a temerla e a non rilassarsi troppo.

“Qui in casa comando io,” dichiarò severamente la suocera non appena vide Giulia pronta a preparare il pranzo. “E non tollero che ci sia un’altra padrona in cucina. Mi sono spiegata chiaramente? Non ho intenzione di ripetermi dieci volte, ricordatelo bene.”

Giulia capì subito e non replicò, figuriamoci discutere. Nina Adalgisa rimase vedova presto e decise di non lasciare mai andare il figlio da sola. Per questo insistette che tutti vivessero insieme nel suo appartamento.

Sembrerebbe una fortuna: il figlio si è sposato, sono nati i nipoti, la nuora è docile e pacata, e Nina Adalgisa non è sola. Ma il sangue del generale si faceva sentire, e tutto il suo amore andava al figlio e ai nipoti, mentre Giulia quasi non la considerava una persona.

“Non toccare niente in casa non sai né lavare né cucinare, ti prendi male cura di mio figlio e dei miei nipoti,” diceva la suocera senza mezzi termini, anche se Giulia cercava di pulire ogni centimetro con cura, passava lo straccio e teneva la casa in ordine.

Ma non riuscì mai a compiacere la suocera. Nina Adalgisa tormentava la nuora con le sue critiche, specialmente dopo la nascita di Michele, che non era perfettamente sano, e Giulia dovette licenziarsi. Più volte la ragazza pianse di nascosto, a volte cedendo e lamentandosi col marito.

“Massi, rispetto tua madre, ma sarebbe meglio vivere da soli,” diceva la moglie, cercando di non sminuire la suocera.

“E cosa ti avrebbe fatto di male mia madre? La casa è in ordine, tutto è pulito, lavato, stirato, i bambini sono sfamati. Anche se non lavori, potresti fare tutto tu. Invece di ringraziarla, brontoli come una vecchia,” rispondeva Massimo.

“Massi, non hai idea di quanto vorrei occuparmi io dei bambini, cucinare, ma Nina Adalgisa, lei”

“Non abbiamo i soldi per una casa nostra,” tagliò corto il marito. “E non dimenticare che sono l’unico a lavorare.”

Così, ogni discussione finiva in nulla. Giulia capì che la loro vita non sarebbe cambiata. E si rassegnò.

“Giulia, scendi con Michele davanti al portone,” la chiamò il marito quando lei era già pronta.

“Nina Adalgisa, dopo l’ospedale possiamo passare al supermercato? C’è qualcosa da comprare?” chiese alla suocera.

“Ma certo che no. Faccio io la spesa, tu non capisci niente di alimenti, compreresti la cosa sbagliata,” rispose seccamente la suocera, torcendo le labbra e voltandosi.

“Mio Dio, se solo una volta potessi accontentarla,” pensò Giulia. “È sempre scontenta, sempre diffidente, che vita difficile E Massi non vuole vedere né sentire, ascolta solo la sua adorata mamma.”

Dopo lospedale, Giulia e Michele fecero una passeggiata al parco, andarono sullaltalena e mangiarono un gelato. Era una tiepida giornata dautunno. Michele aveva sei anni, non andava allasilo e lanno dopo sarebbe entrato in prima elementare. Giulia era felice perché il dottore laveva rassicurata:

“Va tutto bene, Michele lanno prossimo andrà a scuola come tutti gli altri. È un bravo bambino, la malattia non peggiora. Grazie a voi per le cure che gli date, per il tempo che gli dedicate. Un grande rispetto per la vostra pazienza e attenzione.”

“Grazie, dottore, le sue parole valgono molto.”

Tornarono a casa sereni, ma Giulia sapeva che la suocera non avrebbe apprezzato le sue cure né le parole del medico. Lultima parola sarebbe stata sempre di Nina Adalgisa, e certo non gentile. Ma Giulia ormai si era rassegnata.

“Comè andata, Michelino?” chiese la nonna al nipote.

“Bene, nonna, il dottore mi ha fatto i complimenti e ha detto che la mamma si prende cura di me benissimo,” rispose allegro il bambino.

“Capisco, ha lodato la mamma ma se non ci fossi stata io”

A marzo sarebbe arrivato il compleanno di Nina Adalgisa, e per di più un giubileo: sessantanni. Giulia e Massimo si scervellavano per trovare un regalo adatto, difficile accontentare la suocera.

“Giuli, e se festeggiamo il compleanno di mamma al ristorante? Così si riposa dalla cucina, credo le piacerà,” propose il marito.

“Al ristorante? Non so, troverà comunque qualcosa di sbagliato,” dubitava la nuora.

“Decidiamo così,” insisté lui senza ascoltarla. “Ma teniamolo segreto, manca una settimana, glielo diremo alla vigilia.”

Lidea piaceva a Giulia, ma sapeva che la suocera non sarebbe stata soddisfatta, era il suo carattere. Non immaginava che potesse mai accadere qualcosa che la rendesse felice.

“Mamma, io e Giulia abbiamo deciso di festeggiare il tuo compleanno al ristorante,” annunciò Massimo il giorno prima. Vide che la madre voleva protestare. “Mammina, sei unica, e sessantanni li compi solo una volta nella vita,” sorrise il figlio.

Stranamente, quella volta non ci furono rimproveri, anche se era chiaro che Nina Adalgisa non ne era entusiasta. Ma il fatto che avesse accettato era già una piccola vittoria.

Al ristorante, seduti al loro tavolo, lambiente era elegante. Arrivò il cameriere con le portate. I bambini erano felici, Giulia e Massimo di buon umore, tutti ben vestiti. Ma la suocera aveva unaria scontenta. Poi esplose:

“Figlio mio, finiremo presto sul lastrico, spendi soldi per colpa mia. Avremmo potuto festeggiare a casa, sarebbe costato molto meno. E tu, Giulia, se fossi stata una brava moglie, avresti potuto dissuaderlo, è per te che butta i soldi.”

Giulia tacque, come al solito, per non rovinare la festa. Al tavolo vicino cera un uomo anziano che li osservava. Massimo iniziò a innervosirsi e disse alla moglie:

“Perché sta fissando? Non guardarlo,” borbottò geloso.

“Chi? Dove?”

“Lo sai benissimo,” rispose seccato, dandole un calpetto sotto il tavolo.

“Non so niente.”

Massimo era furioso, Giulia vedeva le sue guance arrossate, gli occhi accesi, le vene del collo tese. Non sapeva come sarebbe finita, ma allimprovviso luomo si avvicinò a Nina Adalgisa.

“Posso invitarla a ballare?” Tutti furono sorpresi, ma la suocera gli tese la mano e annuì civettuola.

Con grazia, posò la mano sulla spalla del cavaliere e fiorì in un sorriso. Ballarono con passione, scambiandosi parole dolci. Passarono tutta la serata così.

“Questo è Valerio Romolo, andavamo a scuola insieme,” annunciò la suocera. “Fate conoscenza. Anche lui è vedovo. Non lavevo nemmeno riconosciuto, per fortuna lui sì. Che bel regalo mi avete fatto per il mio compleanno,” disse guardandolo con adorazione.

A fine serata, mentre tutti si preparavano a tornare, Nina Adalgisa annunciò:

“Figlioli, non aspettatemi, tornerò tardi, o forse” sorrise maliziosa e se ne andò con Valerio Romolo.

Non tornò a casa. Il giorno dopo, a pranzo, suonò il campanello e Massimo corse ad aprire. Lui e Giulia erano ancora sotto shock.

“Ciao,” disse raggiante Nina Adalgisa, mentre dietro di lei Valerio Romolo sorrideva. “Sono venuta a prendere le mie cose,” dichiarò la suocera. I figli tacevano.

“Che avete, vi siete impietriti? Me ne vado, io e Valerio abbiamo deciso così, vero?” Si girò verso di lui, che annuì felice.

Dopo aver preso le sue cose e salutato tutti con affetto, Nina Adalgisa se ne andò con Valerio. Poco dopo si sposarono. Giulia e Massimo erano felici, soprattutto Giulia.

“Finalmente sono la padrona di casa, cucino, pulisco, lavo e sistemo tutto io.”

“Moglie mia, non sapevo che sapessi cucinare così bene,” la lodò Massimo. “Hai un talento incredibile. La casa è perfetta, ah, sei la mia adorata massaia,” la abbracciò.

“Te lavevo detto che sapevo fare tutto, ma non mi credevi. Ora lo vedi.”

La suocera e suo marito ogni tanto fanno visita. Nina Adalgisa si scioglie in complimenti, elogia i piatti di Giulia e la chiama “figliola” e “massaia.” Massimo è orgoglioso della moglie. E la suocera, guardando Valerio con adorazione, ripete spesso:

“Lho sempre detto, in casa deve comandare una sola padrona. Tu, Giulietta, sei una vera massaia, sono felice che mio figlio abbia una moglie così.” E la nuora e il figlio si scambiano unocchiata e sorridono.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

4 × 3 =

Fortunati Tutti: Una Vittoria Condivisa per l’Italia
La Vita in Ordine: Equilibrio e Serenità nello Stile di Vita Italiano