Mamma mi ha risposto: ‘La vicina mi è più vicina di te’ e ha riagganciato

La vicina mi è più vicina di te, disse la mamma e riagganciò il telefono.

Anna era in piedi nella cucina del suo appartamento a Milano, stringendo il cellulare come se si fosse trasformato in un serpente. Aveva chiamato la madre a Firenze per condividere la gioia della sua promozione al lavoro. E invece aveva ricevuto quella frase.

Che cosa è successo? chiese il marito Luca, entrando in cucina. Sei pallida.

Mamma ha detto che la vicina le è più vicina di me, Anna posò lentamente il telefono sul tavolo. Proprio così, senza motivo.

Forse avete litigato per qualcosa?

No! Le stavo raccontando della promozione, e lei mi ha risposto: «Anna, tu sei lì con le tue cose, mentre la signora Giovanna mi aiuta ogni giorno, va a fare la spesa, mi compra le medicine. È diventata più cara di te».

Luca si accigliò e si sedette di fronte alla moglie.

Ascolta, forse non sta bene? Magari è confusa…

Non è confusa! sbottò Anna. È lucidissima! Lo ha detto apposta per farmi male. Sai perché è iniziato tutto? Le ho proposto di venire da noi destate, di affittare una casa in campagna vicino a Como, e lei: «A cosa mi serve la vostra casa quando ho qui Giovanna, lavoriamo insieme nellorto».

Anna tacque, poi rise, ma con amarezza.

E poi, le mandavo soldi ogni settimana. Cento euro. «Per ogni evenienza», dicevo. Pensavo che le avrebbe aiutata.

Non mandarglieli più, disse Luca con fermezza. Se la vicina è più vicina, che sia lei ad aiutarla.

Luca, non dire così! È mia madre.

Tua madre, che ti ha umiliata? Anna, svegliati! Una madre normale non parla così a sua figlia.

Anna si avvicinò alla finestra. Nel cortile sotto, i bambini ridevano, ma a lei sembravano lontani, estranei.

La signora Giovanna era davvero una buona vicina. Vedova, i figli vivevano in Trentino e la visitavano una volta allanno. Anna la ricordava da bambina: severa, sempre pronta a sgridarli se facevano rumore nel palazzo. E ora era diventata «più cara della figlia».

Il telefono squillò. Era la mamma.

Non rispondere, disse Luca.

E se le è successo qualcosa?

Se le succede qualcosa, che chiami la sua «vicina cara».

Anna rispose ugualmente.

Pronto.

Anna, perché hai riattaccato? Stavamo parlando.

Mamma, sei stata tu a riattaccare. Dopo aver parlato della vicina.

Ah, quello… nella voce della madre spuntò un tono di fastidio. Ho solo detto la verità. Giovanna è qui, ogni giorno passa a trovarmi, mentre tu sei lì, nella tua Milano. Quando mi è salita la pressione, chi ha chiamato lambulanza? Giovanna. E tu doveri?

Mamma, ero al lavoro! Non sapevo della pressione! Non mi hai chiamato!

E a che serve chiamarti se tanto non vieni? Hai il lavoro, le tue cose importanti.

Anna sentì le lacrime salirle alla gola. Nella voce della madre cerano vecchi rancori che credeva dimenticati.

Mamma, vuoi che venga domani? Prendo un permesso e vengo.

Non serve! Non ho bisogno di te qui. Giovanna mi aiuta. Domani andiamo dal dottore insieme, mi accompagna lei. Tu saresti lì col telefono in mano o con la testa al lavoro.

Anna trattenne un singhiozzo.

Va bene, mamma. Come vuoi.

Ah, a proposito, la voce della madre divenne improvvisamente pratica, non mandarmi più soldi. Giovanna dice che è sbagliato quando i figli comprano la coscienza con i soldi. Me la cavo da sola.

Anna tacque. Dallaltra parte si sentivano dei rumori, poi la voce della madre, ma non più nel telefono:

Giovanna, cosè questa medicina che mi hai portato? Per lo stomaco? Grazie, cara…

Basta, ho riattaccato, sussurrò Anna nel vuoto e chiuse la chiamata.

Luca le mise una mano sulla spalla.

Non sa neanche cosa dice. Forse davvero non sta bene.

Lo sa. Benissimo, Anna si scostò. Per lei sono diventata unestranea. Sai, quando studiavo alluniversità, mi diceva: «A che ti serve la laurea? Sposati, fai figli». E quando ho trovato lavoro: «Carriera, hai dimenticato la famiglia».

Anna, ma tu la chiamavi ogni settimana!

Sì. E ogni volta mi sentivo dire che ero una cattiva figlia. Che non venivo mai, che i regali non andavano bene, che non passavo tempo con i nipoti. E ora cè Giovanna.

Anna si sedette, sfiorandosi il viso con la mano.

Sai qual è la cosa più dolorosa? Volevo davvero portarla a vivere con noi. Non in campagna, ma qui. Avevo già pensato a come sistemare la stanza. Credevo sarebbe stato bello. E invece… la vicina è più vicina.

I figli di Anna, i gemelli Matteo e Sofia di dieci anni, irruppero in casa con gli zaini, discutendo animatamente della scuola.

Mamma, quando andiamo dalla nonna? chiese Sofia. Avevi promesso per le vacanze.

Anna guardò la figlia, incerta su cosa rispondere.

Non so, Sofia. Forse non andremo.

Perché? si stupì Matteo. E i regali che le abbiamo preparato?

I bambini avevano fatto un album di foto per la nonna, raccolto i loro disegni, Sofia aveva persino ricamato un fazzoletto a scuola. Tutto era pronto in una scatola, in attesa del viaggio a Firenze.

Glieli daremo unaltra volta, mormorò Anna.

Mamma, stai male? Sofia si avvicinò, osservandola. Hai gli occhi rossi.

No, sono solo stanca.

Luca portò i bambini in camera, spiegando loro qualcosa a bassa voce. Anna sentì frammenti: «la nonna non sta molto bene», «la mamma è triste», «andremo più tardi».

Quella sera, Anna sfogliò vecchie foto in salotto. Eccola piccola, con la mamma nella casa al mare del nonno. La mamma giovane, bella, che ride e la abbraccia. Poi insieme in cucina a fare la torta: Anna ha otto anni, è tutta infarinata, ma felice. E infine la maturità: la mamma orgogliosa accanto alla figlia con il diploma.

Quando era cambiato tutto? Dopo la morte del papà? O prima?

Il papà era morto cinque anni prima, e da allora la mamma era diversa. Chiusa, permalosa, sempre insoddisfatta. Anna aveva pensato che fosse il dolore, che col tempo sarebbe passato. Ma il tempo passava, e la mamma si allontanava sempre di più.

A cosa pensi? chiese Luca, sedendosi accanto a lei.

Che forse sono davvero una cattiva figlia.

Sciocchezze! La chiami ogni settimana, le mandi soldi, vai a trovarla quando puoi. Cosa vuole di più?

Che viva accanto a lei. Che sia sempre lì. Come Giovanna.

E il tuo lavoro? I bambini? La nostra famiglia?

Anna scrollò le spalle.

Per lei non conta. Conta solo che sono lontana.

Il telefono squillò di nuovo. Non era la mamma, ma un numero sconosciuto.

Pronto?

Buonasera, sono Giovanna, la vicina di sua madre. Lei è Anna?

Sì, sono io.

Deve venire. Sua madre non sta bene. Dopo la vostra chiamata ha iniziato a piangere e non smette. Non so cosa fare.

Ad Anna si serrò la gola.

Cosa… cosa le succede?

Piange e ripete: «Ho ferito la mia bambina, ho ferito la mia bambina». Ho provato a calmarla, le ho fatto il tè, ma non mi ascolta. Dice che ora non le parlerete più.

Giovanna, ma lei… è malata? Ha problemi di testa?

No, figuriamoci! Maria è lucidissima. È solo molto turbata. Dice di aver detto cose che non pensava, di aver esagerato. Vi vuole bene, ma non sa esprimerlo.

Anna sentì lamarezza nel cuore sciogliersi piano.

Le dica che vengo domani. Verrò di sicuro.

Glielo dico, grazie. Stavo per chiamare il dottore.

Dopo che Giovanna riagganciò, Anna rimase a lungo con il telefono in mano.

Andrai? chiese Luca.

Sì. Prenderò i bambini, porteranno i regali alla nonna. Forse davvero non sa dire che le manco.

E se ricomincia con la vicina?

Non lo farà. Giovanna è una brava persona, ma è unestranea. Io sono sua figlia. E lo resterò, qualunque cosa dica.

Il mattino dopo, Anna partì con i bambini per Firenze. In treno, Matteo e Sofia chiacchieravano entusiasti dei regali, mentre Anna guardava il paesaggio fuori dal finestrino, pensando che a volte le persone dicono tutto fuorché ciò che provano davvero.

La mamma li aspettava alla porta, con gli occhi rossi. Vedendo Anna, labbracciò senza parole e non la lasciò andare.

Perdonami, piccola mia. Perdona questa vecchia stupida. Non volevo dire quelle cose, non volevo…

Tutto bene, mamma. Tutto bene, sussurrò Anna, accarezzandole i capelli grigi. Sono qui. Siamo tutti qui.

E Giovanna, sulla soglia di casa sua, sorrise e rientrò in silenzio. Lo sapeva: i vicini sono importanti, ma la famiglia è sempre la cosa più preziosa.

Morale: a volte le parole feriscono, ma lamore vero resiste oltre ogni incomprensione.

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Mamma mi ha risposto: ‘La vicina mi è più vicina di te’ e ha riagganciato
Ha dimenticato il cellulare a casa e io ho letto un suo messaggio…