Va bene, tesoro, devo scappare, i ragazzi mi stanno aspettando! Non ho proprio tempo! Ci vediamo dopo!
Dopo questa frase, non solo i piani per la serata andarono in fumo. Ad Alessia cadde il cuore in fondo ai piedi. Ieri aveva passato il pomeriggio ai fornelli, e oggi era corsa a casa felice dopo una giornata stancante, per ricevere questo? Cinque minuti a tavola e un bacio frettoloso sulla guancia?
Che vuol dire «scappare»? Marco, oggi è il mio compleanno! gli ricordò Alessia.
Marco intanto si stava già infilando le scarpe, ma si raddrizzò e la fissò con aria sinceramente sorpresa. Sembrava davvero non capire il problema.
Ma abbiamo già mangiato insieme, fece un cenno verso i piatti. Abbiamo cenato, bevuto del vino. Ti ho pure regalato quella piastra per capelli. Oggi è martedì, sabato festeggiamo per bene quando vengono gli amici.
Ma io volevo stare con te, solo noi due! Oggi, adesso! protestò Alessia, sentendosi avvolgere dallombra della solitudine.
Marco sospirò e allargò le braccia.
Dai, Ale, ma che vuoi? Mica esco per divertirmi, vado dagli amici. Mi stanno aspettando, abbiamo già organizzato la partita.
Le sue parole suonavano come una presa in giro. Loro sì che aspettavano… E lei, invece, no? Alessia aveva sperato che almeno una sera allanno potessero passarla insieme, senza i suoi “fratelloni”. Ma a quanto pare, nemmeno quello era concesso.
Vai pure al diavolo, Marco, sbuffò Alessia voltandogli le spalle. Ma sappi che per me era importante. Tantissimo. Sembriamo due coinquilini, non marito e moglie.
Lui scrollò le spalle con noncuranza, come se stessero discutendo di quale film guardare. E invece Alessia non parlava del compleanno. Era un grido disperato. Ultimamente, con Marco, si sentiva più sola che mai.
…Tutto era iniziato molto tempo prima. A dirla tutta, Alessia aveva raccolto ciò che aveva seminato. Aveva scelto Marco proprio perché con lui era tutto facile e divertente. Ma ciò che funziona durante il corteggiamento, non sempre va bene nella vita di tutti i giorni.
Quando si erano conosciuti, lui la portava in giro con gli amici e la invitava nei locali. Non quelli con cocktail a fiumi, ma quelli con giochi da tavolo. Niente litigi, niente avances da ubriachi. Tutti educati e gentili, a volte persino troppo.
Alessia era cresciuta in una casa dove il padre beveva come una spugna e la madre si lamentava dalla mattina alla sera. Con Marco aveva scoperto che il mondo poteva essere diverso: tranquillo e sicuro. Non aveva avuto uninfanzia serena, e con lui cercava di recuperare il tempo perduto.
Quando Marco le aveva chiesto di sposarlo, Alessia era al settimo cielo. Sembrava luomo perfetto per costruire una famiglia. Solare, spontaneo, colto. Economicamente, poi, era a posto: aveva ereditato abbastanza da permettersi di lavorare part-time, tre o quattro ore al giorno. E in smart working, senza nemmeno dover uscire di casa.
Le prime settimane di matrimonio furono una favola. Marco le organizzò una vera luna di miele. Viaggi in Italia, mare, sole, lunghe chiacchierate notturne… Alessia si sentiva una principessa.
Ma appena tornati a casa, la carrozza si trasformò in zucca. La prima sera, Marco scappò via, lasciandola sola a disfare le valigie e preparare la cena.
Gli amici mi stanno già cercando, disse. Vado un attimo da loro, festeggiamo il ritorno, gli mostro le foto.
Alessia quasi non ci rimase male. Quasi. Pensò: va bene, lamicizia è sacra, ce la faremo. È bello che sia il cuore della compagnia.
Ma da allora, fu sempre così. E ogni volta Alessia restava sola, con la sua illusione di famiglia.
Le tornarono in mente gli ultimi mesi.
Alessia tornava a casa ogni giorno esausta. Nove ore di lavoro, il traffico, la corsa contro il tempo… Ovviamente, non aveva più voglia di uscite. Apriva la porta e trovava Marco nella sua poltrona da gaming, con le cuffie, che rideva a squittire. Sul tavolo, un piatto sporco e qualche lattina di bevanda gassata.
Marco, butta la spazzatura, per favore, chiedeva piano, raccogliendo i piatti.
Subito, sole mio! Finisco questa partita e sistemo tutto, prometteva.
“Subito” diventava unora, poi due, e alla fine era lei a portare giù il sacchetto. Perché toccava a lei preparare la cena. Perché a lei dava fastidio lodore della pattumiera.
E così per tutto, sempre.
Marco andava a dormire allalba, quando Alessia si svegliava. A volte la sua voce la scuoteva dal sonno. Stava discutendo animatamente con gli amici in chat vocale.
Vivevano fianco a fianco, ma non insieme. Come fratello e sorella. Ognuno nel suo mondo. Mondi che quasi non si incontravano mai.
Certo, Alessia aveva provato a spiegarglielo, ma lui non capiva.
Che ti manca? Abbiamo tutto. Sono quasi sempre a casa con te. Mica posso vivere attaccato a te, si stupiva.
E a lei mancava solo un po di attenzione e delle serate insieme.
A un certo punto, Alessia non ce la fece più e raccontò tutto alle amiche. Giulia, leterna ottimista, cercò di consolarla.
Ma goditi che porta i soldi a casa e non ti fa scenate. Il mio è partito per un cantiere in Germania, io mi faccio in quattro con i figli e sono felice se lo vedo una volta al mese. Tu invece hai tutto.
Laura, invece, non usò mezzi termini:
Io un matrimonio così lho già lasciato! Sei praticamente sola, pur stando con lui. Fai da cuoca e donna delle pulizie. E il tuo bambino non ha ancora finito di giocare, che famiglia vuoi che si costruisca? Se arriva un figlio, non lo vedrai mai. Con gli amici è più divertente che con un neonato che strilla.
Quelle parole le rimasero impresse. Allora Alessia era indecisa. Forse Giulia aveva ragione, Marco era una brava persona, non beveva, lavorava, manteneva la casa. Forse valeva la pena sopportare?
Ma ora, seduta da sola nel giorno del suo compleanno, davanti a insalate e una bottiglia di vino, Alessia capì: non voleva essere come Giulia. Non voleva accontentarsi del minimo sindacale. Non voleva un uomo che ormai non aveva più voglia di vedere.
Sul tavolo, la carne al forno con le verdure si raffreddava. Le ciotole con le insalate erano inutili. Lei aveva preparato tutto da sola, fatto la spesa, lasciato prima il lavoro, sognando di organizzare almeno una piccola festa.
E Marco, come sempre, si era infilato la giacca ed era uscito. Lasciandola sola con il vino, le lacrime e la consapevolezza che sarebbe sempre stato così. Avrebbe dovuto aspettare che finisse di giocare con gli amici. Essere sempre al secondo posto. Compleanni, figli, vecchiaia… Tutto gli sarebbe passato accanto.
Alessia non poteva più sopportare quella solitudine. Non quel giorno. Chiamò un taxi e andò da sua madre. Lucia viveva da sola ormai da cinque anni. Accolse la figlia con un abbraccio e mille domande. Vedeva benissimo che aveva gli occhi lucidi.
Pazienza, disse la madre, dopo averla ascoltata. Festeggiamo noi due. Ordiniamo del sushi, o quello che vuoi.
Quella sera, Alessia ricordò cosera una famiglia. Non perfetta, ma almeno presente. Stettero in cucina a chiacchierare. Alessia parlava a scatti, a volte taceva, ma la madre non la interrompeva. Limportante era che ascoltasse. Marco, invece, da tempo la liquidava con una scrollata di spalle.
Perciò fece lo stesso quando lui iniziò a chiamarla a notte fonda. Alessia spense il telefono. Rispose solo la mattina.
Dove sei stata tutta la notte?
Da mamma, disse calma. Ho festeggiato il compleanno con chi ci tiene davvero.
Ale… Ma che ti sei messa in testa? Torna a casa. Basta sciocchezze. Non ho mica fatto niente di male.
Appunto. Non hai fatto niente. Sei semplicemente assente dalla mia vita.
Ma dai! Ieri abbiamo cenato insieme. Non ti è piaciuto?
Sì, fantastico. Cinque minuti e poi sei scappato dai tuoi.
Ale, ma io mica vado a tradirti! Non drammatizzare.
Sai una cosa? Meglio se mi tradissi. Almeno saprei contro cosa lottare. Così invece… Tu hai già una famiglia: i tuoi amici. Io sono solo una comparsa.
Dallaltra parte, silenzio. Sembrava che Marco non sapesse cosa rispondere. O non volesse.
Marco, iniziò Alessia, non volevo arrivare a questo, ma… Scegli. O i tuoi amici, o io.
Subito con gli ultimatum, eh? borbottò lui. Ale, sai che ti amo. Ma gli amici non si tradiscono…
Alessia sospirò e scosse la testa. Ora tutto le era chiaro.
Allora vivi con i tuoi amici.
Riattaccò e andò a fare colazione. La madre aveva già preparato i suoi pancake preferiti. Allinizio scoppiò a piangere, ma poi si sentì come se un macigno le fosse rotolato via dalle spalle. Sì, faceva male, ma almeno poteva ricominciare.
Tornò a casa solo per prendere le sue cose. Marco non la degnò nemmeno di uno sguardo mentre preparava le valigie. Al massimo staccò il microfono, ma non smise di giocare.
Lui restò nel suo mondo dove i giochi e gli amici erano tutto. Alessia nel suo. In un mondo dove voleva costruire relazioni vere, senza illusioni e senza sentirsi sempre in panchina. Marco aveva scelto uneterna infanzia, e le loro strade si dividevano.







