Mia sorella mi ha cacciato di casa e ha cambiato le serrature

Valentina, cara, ma quando deciderai finalmente? Marina agitava nervosamente il bordo della tovaglia, seduta al tavolo della cucina. Lagenzia immobiliare mi ha chiamato per la terza volta questa settimana. I compratori sono seri, con i contanti pronti.

Valentina mescolava silenziosamente lo zucchero nella tazza, senza alzare gli occhi. Il cucchiaino tintinnava contro la porcellana con un suono monotono, fastidioso.

Mi stai ascoltando? alzò la voce Marina. O farai di nuovo finta che tutto questo non ti riguardi?

Mi riguarda, rispose Valentina a bassa voce. Mi riguarda eccome. Solo che la decisione spetta a te, non a me.

Marina sospirò, si massaggiò le tempie. Dopo il divorzio dal marito, la vita le era sembrata capovolta. Gli alimenti arrivavano irregolari, lavorava in due posti diversi, e poi cera lappartamento lasciato in eredità dalla madre. Uno solo, per due sorelle.

Capisci, Vale, ho bisogno urgente di soldi. Il mutuo per la macchina, Dario che deve iscriversi alluniversità, i ripetitori E tu cosa proponi? Di restare in questo vecchio appartamento fino alla pensione?

Valentina finalmente alzò lo sguardo. Nei suoi occhi cera una stanchezza così profonda che Marina trasalì.

E io dove dovrei andare, Marina? Tu almeno hai un lavoro, uno stipendio. Io sono stata licenziata sei mesi fa. A quarantacinque anni, prova a trovare qualcosa di decente.

Allora cercalo! Non stare qui a piangerti addosso! sbottò Marina. La mamma ci amava allo stesso modo, lappartamento è nostro al cinquanta per cento. Lo vendiamo, dividiamo i soldi, e ognuna si arrangia come può.

Valentina si alzò, si avvicinò alla finestra. Il cortile che conosceva da bambina, il giardino dove giocavano a campana, la vecchia panchina su cui la madre amava sedersi la sera

Ti ricordi, disse piano, quando la mamma era in ospedale, prima di morire? Mi teneva la mano e mi diceva: «Valentina, tu sei quella di casa, hai più bisogno di questo appartamento. Marina è forte, se la caverà ovunque, ma tu»

Diceva così per i farmaci! la interruppe Marina. La morfina, sai, confonde la mente. Non ha lasciato nessun testamento, tutto va diviso secondo la legge.

Lo so. Per questo sto zitta, rispose Valentina, stanca.

Marina la fissò e sentì la rabbia montarle dentro. Era sempre stato così: Valentina quieta, remissiva, e i problemi ricadevano tutti sulle spalle di Marina. A scuola Valentina veniva presa in giro, e Marina la difendeva. Alluniversità non era riuscita a entrare, Marina laveva fatta assumere da unamica. Si era sposata male, ed era tornata a piangere dalla sorella.

Basta, disse brusca Marina. Ti do un mese. Se trovi un lavoro e un posto dove vivere, bene. Altrimenti vendiamo. Non posso aspettare oltre.

Valentina annuì, senza voltarsi.

Il mese passò in fretta. Valentina andò a colloqui, rispose ad annunci, ma tutti cercavano giovani, dinamici, con esperienza al computer. Lei aveva solo ventanni in un istituto di progettazione che ormai non esisteva più.

Allora? chiese Marina appena entrata in casa.

Nulla per ora, sospirò Valentina. Ma domani vado in biblioteca, cercano

Basta così! sbatté una mano sul tavolo Marina. Domani firmiamo il contratto di vendita. I compratori hanno già versato un acconto.

Valentina impallidì.

Marina, aspetta ancora un po. Forse troverò qualcosa

No! Deciso! Marina tirò fuori le carte dalla borsa. Ecco i documenti, domani alle dieci dal notaio. E non pensare di non presentarti, senza la tua firma non si fa nulla.

Quella notte Valentina non dormì. Girava per casa, toccava gli oggetti familiari, guardava le foto della madre. Lì era passata tutta la sua vita, ogni angolo le era caro. E domani

Al mattino Marina uscì per lavoro, dicendo:

Alle nove sono qui, andiamo insieme.

Valentina era in cucina con una tazza di tè freddo quando suonarono alla porta. Era la vicina, zia Clara.

Valentina, cara, disse lanziana signora, ma perché Marina sta cambiando le serrature? È venuto un fabbro, ha messo quelle nuove. Dice che la proprietaria ha ordinato.

Il cuore di Valentina sussultò. Corse alla porta, provò la chiave non entrava. La nuova serratura luccicava, beffarda.

Il telefono di Marina non rispondeva. Valentina compose il numero ripetutamente, ma sentiva solo squilli interminabili.

Zia Clara, chiese con voce tremante, posso usare il tuo telefono? Magari risponde da casa.

Certo, piccola, certo.

Marina rispose al terzo squillo.

Dimmi, la voce era fredda, professionale.

Marina, sono io. Che succede con le serrature?

Ah, Vale. Sì, le ho cambiate. Vivi nel mio appartamento, capisci? Mio! E quindi decido io chi ci sta.

Come tuo? È nostro!

Era nostro. Ora è mio. Il contratto è già firmato, ho falsificato la tua firma. Le nostre scritture sono simili, ricordi quando alle medie facevi i compiti al posto mio?

Valentina sentì il terreno mancarle sotto i piedi.

Tu non puoi farlo! È un falso! Ti denuncerò!

Fallo, rispose Marina impassibile. Ma non potrai provare nulla. Il notaio è un mio conoscente, il compratore pure. Tu non ceri, nessun testimone. Chi crederà che ho falsificato la firma di mia sorella?

Ma come, Marina? Siamo sorelle! Stesso sangue!

Proprio per questo ti ho sopportata per anni. Ma ora basta. Mi servono soldi, non una piagnona al collo.

E dove vivrò? Dove andrò?

Non lo so. Ti inventerai qualcosa. Sei unadulta.

La linea cadde. Valentina rimase in piedi nellingresso di casa altrui, incapace di credere a ciò che accadeva. Zia Clara le mise una mano sulla spalla.

Piccola, cosa è successo?

Valentina raccontò, singhiozzando. Zia Clara scosse la testa, mormorando.

Mio Dio, in che tempi viviamo. Cacciare una sorella di casa Non importa, Vale, puoi stare da me intanto. Poi vedremo.

Valentina rimase dalla vicina tre giorni. Marina non chiamò mai, non chiese notizie. Come se sua sorella non esistesse.

Il quarto giorno, zia Clara arrivò raggiante.

Valentina! Ti ricordi di Maria Teresa, quella del decimo piano? Sua figlia è tornata dallAmerica, vuole portarla con sé. Deve vendere lappartamento, ma finché non prepara i documenti, serve qualcuno che ci stia. Puoi vivere lì, basta pagare le bollette e tenerlo in ordine. Che ne dici?

Era la salvezza. Valentina abbracciò zia Clara.

Ma non rilassarti troppo, disse severa la vicina. Cerca lavoro, rimettiti in piedi. Altrimenti ti abituerai a fare la fannullona.

Valentina annuì con vigore. Aveva voglia di vivere, e tanta.

Lappartamento di Maria Teresa era spazioso, luminoso

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