**Diario di un uomo**
“Non ti servo più!” gridò mia moglie. “Non sono più la tua serva!”
“Ciao, tesoro! Ho una bella sorpresa per te! Preparerai la tua ricetta speciale per cena?” chiesi con entusiasmo.
“Che succede?” domandò mia moglie, Giorgia, con un filo di preoccupazione nella voce.
“Tutto bene! Te lo dirò stasera!”
La chiamata si interruppe, e Giorgia rimase a fissare fuori dalla finestra. Era un freddo ottobre. Mai, la nostra storia di venticinque anni era stata segnata da sorprese, men che meno da quelle grandi.
Il suono del campanello la colse proprio mentre sfornava la sua famosa pasta al forno con salsa segreta.
“Ciao, padrona di casa! Che profumo delizioso!” esclamai entrando, sbattendo una bottiglia di Chianti sul tavolo. “Apparecchia! Il cacciatore è tornato!”
“Perché sei così euforico? Ah, il cacciatore?” rispose lei con uno sguardo sospettoso.
“Ora, un attimo, mi lavo le mani e torno.”
Versando il vino nei calici, iniziai solennemente: “Bevo a te, alla migliore moglie e madre del mondo! E anche a noi e alle due settimane di vacanza in un resort a cinque stelle sul mare!”
Per un attimo, Giorgia sembrò illuminarsi, ma io continuai:
“Lo sapevi che Marco sa fare immersioni?”
“Chi?” chiese confusa.
“Dai, mamma! Marco, il marito della nostra adorata figlia, Sofia!”
“E cosa c’entrano Marco e Sofia?”
“Che hai, Giorgia? Stai troppo chiusa in casa? Andremo tutti insieme, insieme, una grande famiglia!”
Giorgia posò il bicchiere senza assaggiare il vino. Mi guardò, stanca.
“Chi ha pagato il viaggio?”
“Io, naturalmente!” risposi, battendomi il petto con orgoglio.
“Promettevi una fuga alle Maldive da venticinque anni, e ora vuoi viaggiare con nostra figlia e suo marito? Li vedo già ogni giorno! Non cucinano mai, perché qui trovano sempre cibo pronto! Compri tu la spesa e paghi laffitto! Non capiscono nulla degli affari degli adulti!”
“Ma Sofia”
“Che Sofia?! Io lho partorita a diciotto anni! Mi sono detta che più avanti avrei vissuto! E ora? Ho quarantacinque anni. Non ho visto nulla, non sono andata da nessuna parte. Lavoro da casa. Non mi allontano mai dai fornelli e dal lavandino.”
Le lacrime le luccicarono negli occhi. Lamarezza le serrò la gola.
Giorgia amava nostra figlia, ma guardava il genero con indifferenza. Credeva che gli adulti dovessero vivere in autonomia. A diciotto anni, incinta e sposata, nessuno laveva aiutata. Con un marito ricercatore alluniversità, il sostegno era scarso. Imparato lufficio contabile, ancora oggi seguiva le finanze di diverse aziende. A volte, il peso del benessere della famiglia ricadeva solo su di lei.
“Giorgia!” la mia voce si fece dura. “Cosè questo piagnisteo? Passiamo già tanto tempo insieme, mentre i ragazzi stanno ancora trovando la loro strada! Hanno bisogno di aiuto.”
“Ma tu non hai mai pensato a me?”
“Certo! Anche tu vieni! Dovè il problema?”
“Il problema sono io, allora” mormorò, alzandosi e uscendo dalla stanza.
Il giorno dopo arrivò Sofia.
“Ciao, mamma! Non a mani vuote,” disse, agitando una scatola di pizza surgelata.
“Ciao. Il microonde è lì,” rispose Giorgia, sedendosi davanti al computer.
“Mamma, che hai? Marco arriverà tra poco, pensavo prepareresti una minestra e un po di tè.”
“La cucina è lì,” ripeté senza distogliere lo sguardo dallo schermo.
“Perché sei così arrabbiata? Papà si lamenta che non apprezzi il suo regalo.”
“Per capirmi, dovresti essere me,” rispose piano.
“Cosa borbotti? Sono venuta per una visita, e tu fai finta che non ci sono! Pensavo avremmo guardato larmadio e poi fatto shopping per i preparativi. Ho chiamato Marco per aiutare a portare i pacchi!”
Giorgia non resistette più e si alzò.
“Ascolta, figlia mia, se non lo vedi, sto lavorando. Lavoro per voi da ventisette anni! Perché tuo padre possa sedersi sul divano senza prospettive né stipendio decente. Perché mia figlia possa usarmi come cuoca e carta di credito.”
Inspirò per continuare, ma il campanello la interruppe. Era arrivato Marco. Un trentenne con folti baffi, barba e un monopattino sempre sotto i piedi.
“Salve, zia Giorgia! Ho un regalino! Da tutta lazienda. Anche tuo marito ha contribuito!” disse, tirando fuori dalla borsa un frullatore. “Scusa senza scatola. Non ci entrava. Ma ha tutti gli accessori!”
“Non è fantastico, mamma? Ti piace cucinare, è il regalo perfetto!”
Giorgia sorrise stancamente e andò nella sua stanza.
“Che le succede?” sentì bisbigliare Marco.
“Non lo so. Forse papà ha combinato qualcosa. Andiamo via.”
“E allora? Nemmeno mangiamo qualcosa?!”
“Prendi la pizza. Mangiala a casa.”
“Odio la pizza surgelata. Preferisco i dolci freschi.”
“Allora cuocili tu!”
Quando la porta si chiuse, Giorgia si coprì il viso con le mani e sussurrò:
“Forse sono una cattiva madre e moglie”
Un torrente di pensieri pesanti la travolse nel sonno.
Sognò una piccola Sofia con il mal di stomaco. Poi sognò i ragazzi del quartiere che la prendevano in giro, e lei che la difendeva. Ancora, sognò il mio stipendio ridotto, e lei che mi consolava e cercava lavori aggiuntivi. Infine, sognò di scappare. Marco la inseguiva col monopattino.
Poi, improvvisa quiete.
Era in cima a una collina. Un fiume serpeggiava in basso, e allorizzonte, una catena montuosa si tingeva di rosso al tramonto.
Al risvegl






