Dopo sei mesi di silenzio, la suora ha parlato. Le sue prime parole hanno lasciato la figlia senza parole

Dopo sei mesi di silenzio, la suocera parlò. Le sue prime parole fecero raggelare la nuora.

Mamma, dimmi qualcosa, ti prego! Mariella strinse la mano fredda della suocera, sdraiata sul letto dospedale. So che mi senti. I dottori hanno detto che ludito è perfetto.

Vittoria Rinaldi rimase in silenzio, fissando il soffitto con gli occhi vuoti. Erano passati sei mesi dallictus, e non aveva ancora proferito parola. Solo ogni tanto sbattere le palpebre quando Mariella le leggeva ad alta voce le lettere dei nipoti dallAmerica.

Gabriella ha chiamato oggi continuò Mariella, sistemando il cuscino. Sofia va già allasilo. Parla inglese meglio dellitaliano. Te lo immagini?

La porta della stanza si spalancò di colpo. Sulla soglia cera Claudia, la figlia maggiore di Vittoria. Capelli arruffati, in mano una borsa piena di cibo.

Eccoti qui a comandare! esclamò, senza neanche salutare. Credi che non sappia cosa racconti ai medici? Che noi, le figlie di sangue, abbiamo abbandonato nostra madre?

Mariella sospirò, ormai abituata. Queste scenate si ripetevano ogni settimana.

Claudia, basta urlare. La mamma si stanca con le tue grida.

È mia madre! Claudia si avvicinò al letto, spingendo bruscamente la cognata. Mi senti, mamma? Sono io, tua figlia. Non unestranea che si è installata nel tuo appartamento.

Vittoria ebbe un sussulto, come se volesse dire qualcosa, ma emise solo un gemito.

Vedi come sta male quando urli? Mariella si alzò, mettendosi tra la paziente e la figlia. Parliamo fuori?

O magari te ne vai tu? Sono stanca della tua falsità! Credi che non sappia perché vieni qui ogni giorno? Ti rode la coscienza, vero? Dopo quello che è successo a Marco?

Mariella impallidì. Di Marco evitavano di parlare davanti alla madre: i medici avevano avvertito che qualsiasi emozione poteva causare un altro ictus.

Claudia, ti prego…

Non preghi, esigi! Claudia tirò fuori dalla borsa un barattolo di marmellata. Questa è la preferita della mamma, albicocca fatta in casa. Non quella brodaglia dellospedale con cui la nutri.

Non può mangiare nulla di acido, lo sai. La dieta è rigida.

Lo so, lo so! Tu sai sempre tutto meglio dei tuoi figli! Claudia iniziò a sistemare i barattoli sul comodino. Ecco la ricotta fatta in casa, ecco il pollo bollito. Brodo di carne nel thermos. E tu cosa hai portato? Quei disgustosi yogurt?

Mariella osservò la suocera seguire con lo sguardo i movimenti della figlia. Per la prima volta dopo tanto tempo, in quegli occhi cera qualcosa di vivo.

Mamma, vuoi un po di ricotta? Claudia si sedette sul bordo del letto. Come la facevi tu quando ero piccola, ricordi? La scolavi nella garza, aggiungevi zucchero…

Vittoria annuì appena.

Vedi? Claudia si rivolse trionfante alla cognata. Lei mi capisce! Non te con le tue regole da ospedale!

Mariella voleva obiettare che la ricotta era controindicata per linsufficienza renale, ma tacque. Forse i medici avevano ragione: a volte il legame emotivo conta più delle medicine.

Claudina… sussurrò improvvisamente la paziente.

Entrambe le donne si bloccarono.

Mamma! Mamma! Claudia afferrò la mano della madre. Parli! Mi riconosci!

Vittoria girò lentamente la testa verso la figlia:

Dovè… Marco?

Silenzio. Claudia guardò Mariella, smarrita.

Mamma, lui… lavora lontano mentì Mariella.

Bugiarda mormorò la suocera. Lo so… tutto…

Claudia scoppiò in lacrime:

Mamma, non pensarci. Ti prego.

Lui… beveva? chiese la madre, fissando Mariella.

Sì rispose con sincerità. Negli ultimi anni beveva moltissimo.

Lhai… perdonato?

Mariella annuì, senza riuscire a parlare.

Allora… anche io… perdono.

Vittoria chiuse gli occhi, e le lacrime le rigarono le guance.

Mamma, non piangere Claudia accarezzò quella mano rugosa. Tutto andrà bene. Ti riprenderai, verrai a vivere da me. Ho una stanza grande, luminosa…

No scosse la testa la madre. A casa… voglio. Da Mariella… a casa.

Claudia trasalì, come se lavessero colpita.

Ma mamma, io sono tua figlia! Di sangue!

E lei… anche. Trentanni… con me… vicina. Voi… solo a Natale.

Lavoravamo! si giustificò Claudia. Abbiamo le nostre famiglie, i figli!

Anche lei… aveva un figlio sussurrò Vittoria. Un bravo… ragazzo. Lho cresciuto… con lei.

Mariella si voltò verso la finestra. Fuori cadeva una pioggerella sottile, quella che sembrava parlare allanima. Avrebbe voluto uscire, sentire quelle gocce sul viso, lavare via il dolore degli ultimi anni.

Marco… ha chiamato continuò la suocera. Prima di… morire. Chiedeva… perdono. Lho… perdonato.

Mamma, non parlare di questo supplicò Claudia. I medici hanno detto che non devi agitarti.

Voglio… dirlo. Mariella… è buona. Lo ha protetto… curato. Non lha abbandonato… quando era male.

Vittoria si rivolse alla nuora:

Grazie… a te.

Per cosa, mamma?

Perché… mio figlio… non è morto solo. Perché… ceri tu.

Mariella si sedette, sentendo le gambe cedere.

Ti amava tanto. Diceva che nessuno aveva una madre come te.

E ora… sono un peso.

No! replicò Mariella. Non dirlo. Non sei un peso. Sei lunica famiglia che mi resta.

Hai… nipoti. In America.

Loro hanno la loro vita. Gabriella si è sposata dopo luniversità, ora ha la cittadinanza americana. Forse è meglio. Là è più facile per i giovani.

Ti mancano?

Sofia tantissimo. Ma che ci posso fare? La vita è questa.

Claudia ascoltava, il volto sempre più cupo.

Molto commovente sbottò. E se dicessi che anchio ho diritto a mia madre? Che non ho intenzione di affidarla a unestranea?

Claudia! la rimproverò Vittoria.

Cosa Claudia? Ho lavorato per trentanni, cresciuto i figli da sola perché mio marito beveva quanto tuo Marco! E ora che posso aiutare la mamma, mi dicono che sono unestranea?

Nessuno… ha detto sospirò Vittoria. Ma voglio… tornare a casa. Nel mio… appartamento.

Con lei? Claudia indicò Mariella. E se se ne va? Da sua figlia? E allora?

Mariella si alzò, si avvicinò alla finestra. Fuori calava la sera, si accendevano le luci nelle altre stanze dellospedale. Quante vite, quante storie, ognuna con gioie e dolori.

Non andrò via disse, senza voltarsi. Te lo prom

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