Non sei tu a decidere chi vive con noi – ha detto mio marito quando è arrivata mia nipote

Non sei tu a decidere chi vive in casa nostra sbottò il marito quando la nipote si sistemò da loro.

Valentina, hai un po di latte? chiese la vicina Clara, infilando la testa dalla porta socchiusa. La nipotina è venuta a trovarmi e devo farle la pappa.

Certo, prendilo pure rispose Valeria, lasciando da parte la maglia e dirigendosi in cucina. Prendi la bottiglia intera, tanto ne ho unaltra in frigo.

Clara annuì riconoscente e stava per andarsene quando dalla stanza si sentì una voce maschile:

Ma questa chi è che viene ogni giorno? Come se non avesse una casa sua!

Valeria arrossì. Ultimamente, suo marito Bruno era diventato così irritabile, sempre scontento di tutto. I vicini lo disturbavano, i bambini del cortile giocavano troppo rumorosamente, persino lei non faceva mai le cose come si doveva.

Scusami, Clara sussurrò. Bruno è stanco dal lavoro, è nervoso.

Ma figurati, Valeria fece Clara con un gesto della mano. Tutti gli uomini sono così. Grazie per il latte.

Quando la vicina se ne fu andata, Valeria tornò in salotto. Bruno era seduto sulla poltrona e sfogliava il giornale, fingendo che nulla fosse accaduto.

Perché sei così sgarbato? chiese lei. Clara è una brava persona, siamo amiche da anni.

Amiche tu, non io borbottò lui. E poi, perché deve sempre chiedere qualcosa? Sale, zucchero, latte Non può organizzarsi?

Ma che ti costa? Non siamo mica poveri.

Non è questione di soldi. È questione di principio. Dài un dito, si prendono il braccio.

Valeria tacque. Discutere con Bruno era inutile. Negli ultimi tempi era diventato cupo, chiuso in se stesso. Prima non era così. Forse letà, o il lavoro che lo opprimeva.

Il telefono squillò allimprovviso. Valeria rispose.

Pronto?

Zia Valeria? una voce giovane e familiare. Sono Viola.

Viola, tesoro! Come va? Comè luniversità?

Zia, ho un problema la voce della nipote tremava. Posso venire da voi? Solo per qualche giorno?

Certo, piccola. Cosè successo?

Mamma e papà hanno divorziato. Papà si è messo con unaltra, e mamma è andata dalla nonna. Io non ho più un posto dove stare. Devo dare gli esami, e con tutta questa confusione

Il cuore di Valeria si strinse. Viola era la figlia del fratello minore, una ragazza in gamba, studiava economia. Fino a poco tempo fa, la loro era una famiglia felice, e ora

Vieni pure. Sistemeremo il divano in salotto.

Grazie, zia. Arrivo domani, va bene?

Certo, tesoro. Ti aspettiamo.

Valeria riattaccò e si voltò verso Bruno, che la fissava con aria contrariata.

Che progetti sono questi? domandò seccato.

Viola viene. La figlia di Sandro. Hanno problemi in famiglia, la ragazza non sa dove andare.

E noi non abbiamo altro da fare? Bruno posò il giornale. Io torno a casa per riposarmi, non per badare a figli altrui.

Ma come parli? si indignò Valeria. È nostra nipote! Sandro è mio fratello.

Fratello o no, che differenza fa? I loro problemi li risolvano loro. Non è compito nostro.

Come fai a dire così? Valeria sentiva la rabbia salirle. Viola è una brava ragazza, studia, è in difficoltà. Siamo famiglia, dobbiamo aiutarla.

Dobbiamo? Bruno si alzò. A chi dobbiamo? Io lavoro tutto il giorno per mantenerci, e ora devo pure sfamare bocche in più?

Non resterà per sempre. Solo finché non si sistema.

E quanto ci vorrà? Una settimana? Un mese? Un anno? la voce di Bruno si fece più aspra. Conosco questi ospiti. Arrivano per pochi giorni e poi non se ne vanno più.

Valeria lo guardò senza riconoscerlo. Trentanni prima, quando si erano conosciuti, Bruno era un uomo gentile, disponibile. Ora

Bruno, ti prego disse. Non ha davvero nessun altro posto dove andare.

E a me che importa? tagliò corto lui. Non sei tu a decidere chi vive qui. Questa è casa mia, e decido io chi entra.

Valeria si sentì gli occhi lucidi. Mai prima dora Bruno le aveva parlato così.

Va bene sussurrò. Allora chiamo Viola e le dico che non può venire.

Finalmente un po di buonsenso annuì lui, rimettendosi a sedere.

Valeria andò in cucina e rimase a guardare fuori dalla finestra. Nel cortile, i bambini giocavano ridendo. E da qualche parte, sua nipote stava preparando le valigie, sperando nellaiuto della famiglia.

Prese il telefono e compose il numero.

Viola?

Sì, zia.

Ascolta, tesoro Qui siamo un po stretti. Forse puoi trovare unaltra sistemazione?

Silenzio dallaltra parte.

Capisco disse finalmente Viola. Grazie comunque.

Mi dispiace

Tranquilla, zia. Mi arrangio.

La ragazza riattaccò. Valeria rimase a stringere il telefono, poi scoppiò in lacrime.

Il giorno dopo, Bruno uscì per lavoro come al solito. Un bacio sulla guancia, un “buona giornata” frettoloso. Come se nulla fosse successo.

Valeria puliva casa e pensava a Viola. Dove sarebbe andata? In stazione? Da qualche amica?

A pranzo, suonò Clara.

Valeria, ieri Bruno ha alzato la voce? Ho sentito da casa mia.

Niente di che mentì lei. È stanco dal lavoro.

A me è sembrato che parlasse di tua nipote. Quella del fratello.

Valeria sospirò. Con Clara non si poteva nascondere nulla.

Hanno divorziato. Viola voleva venire da noi per un po, ma Bruno non vuole.

Ah, ecco disse Clara. E la ragazza dove andrà?

Non lo so ammise Valeria. Si sistemerà da qualche parte.

Ma perché gli dai retta? si indignò Clara. La casa è anche tua. E Viola è tua nipote, non sua.

Non posso andare contro Bruno. Siamo una famiglia.

Che famiglia? sbuffò Clara. Famiglia è quando ci si aiuta, non quando uno comanda e laltro obbedisce.

Valeria ci rifletté. E aveva ragione: quando aveva smesso di avere voce in capitolo nella sua stessa casa?

Quella sera, Bruno tornò dal lavoro arrabbiato.

Niente bonus borbottò. Dicono che non ho raggiunto gli obiettivi. E come potrei, con quei capi che tagliano su tutto?

Vuoi cenare? propose Valeria.

Sì. Che cè?

Minestra e polpette.

Polpette di nuovo? Non puoi fare qualcosaltro?

Valeria servì la minestra in silenzio. Una volta, a Bruno piacevano le sue polpette. Ora nemmeno quello andava bene.

Bruno, potremmo ospitare Viola? si decise lei. Ci ho pensato È una brava ragazza, non darà fastidio.

Lui la fissò.

Ne abbiamo già parlato. Punto.

Ma è famiglia

Valeria! la interruppe lui. Non se ne parla più. Chiaro?

Lei annuì e

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