“Mamma ha detto che non sei adatta a noi,” spiegò lo sposo, annullando il matrimonio.
“Avete già ordinato i fiori?” chiese Luisa Romano, sfogliando la lista delle cose da fare nel taccuino di sua figlia. “I fioristi sono tutti prenotati in questo periodo, il picco dei matrimoni.”
Ginevra annuì senza alzare gli occhi dal vestito da sposa appeso davanti allo specchio.
“Li ho ordinati. Rose bianche e lisianthus, come avevamo deciso insieme.”
“Brava. E la musica? Quel presentatore che cera al matrimonio di Francesca è libero?”
“Mamma, ho già organizzato tutto,” rispose Ginevra stanca. “Te lho detto ieri.”
Luisa posò il taccuino e osservò attentamente sua figlia. Ginevra le voltava le spalle, sistemando le pieghe del vestito, ma dalle spalle tese si capiva che cera qualcosa che non andava.
“Ginevra, perché sei così triste? Mancano solo sette giorni al matrimonio, e sembri a un funerale.”
“Tutto bene, mamma. Sono solo nervosa.”
“È normale. Anche io ero così prima del mio matrimonio.”
Ginevra si voltò. Aveva il viso pallido, con occhiaie scure.
“Ti sei mai pentita di aver sposato papà?”
Luisa si stupì della domanda.
“Ma no, certo che no. Tuo padre è stato un bravo marito. Perché mi chiedi questo?”
“È solo che a volte mi chiedo se è la scelta giusta. E se io e Matteo fossimo troppo diversi?”
“Ma che sciocchezze. Matteo è un bravo ragazzo. Lavoratore, non beve, non va in giro. Sua madre è una persona perbene, ha una casa. Cosaltro serve per essere felici?”
Ginevra tornò a guardarsi allo specchio. Sua madre vide nei suoi occhi una tristezza profonda.
“Mamma, come fai a capire se ami davvero una persona?”
“Ginevra!” esclamò Luisa, alzando le mani. “Domande così a una settimana dal matrimonio! Certo che lo ami, altrimenti perché avresti accettato?”
“Non lo so. Forse perché è quello che ci si aspetta. Ho ventotto anni, tutte le mie amiche sono già sposate.”
“Appunto. È ora che anche tu ti sistemi, che fai una famiglia. Non puoi rimanere zitella.”
Il suono del campanello interruppe la conversazione. Ginevra andò ad aprire, e un minuto dopo entrò Matteo con un mazzo di garofani in mano.
“Ciao, bellissima,” la baciò sulla guancia. “Buongiorno, Luisa.”
“Ciao, genero,” sorrise Luisa. “Tutto pronto per diventare marito?”
“Certo che sì,” Matteo cinse la vita di Ginevra. “Vero, amore?”
Ginevra sorrise di circostanza.
“Sì, certo.”
“E tua madre?” chiese Luisa. “Avevamo detto che ci saremmo viste oggi per i dettagli finali.”
Matteo esitò.
“Lei… non si sente bene. Mi ha chiesto di scusarla.”
“Di nuovo ammalata?” si stupì Luisa. “Strano. In questa settimana ha avuto mal di testa, pressione alta…”
“Sai comè, è nervosa. Si preoccupa per il matrimonio.”
Ginevra osservò attentamente lo sposo. Qualcosa nel suo comportamento era insolito. Lo sguardo sfuggente, le mani che si agitavano.
“Matteo, possiamo andare a trovare tua madre? Potremmo vedere come sta.”
“No, no,” rispose in fretta. “Sta riposando. Meglio non disturbarla.”
“Allora siediti, beviamo un caffè,” propose Luisa. “Ho preparato dei biscotti, i tuoi preferiti.”
“Grazie, ma non posso fermarmi. Ho cose importanti da fare.”
Baciò di nuovo Ginevra, stavolta di fretta, e si avviò verso luscita.
“Matteo, aspetta,” lo fermò Ginevra. “Ti accompagno. Ho bisogno di aria.”
“Non serve, ho la macchina.”
“Allora portami al supermercato. Devo fare la spesa.”
Matteo non sembrava volerla portare con sé, ma non osò rifiutare.
“Va bene, andiamo.”
Uscirono e salirono sulla sua vecchia auto. Ginevra allacciò la cintura e lo guardò.
“Matteo, cosa sta succedendo? Oggi sei strano.”
“Tutto a posto. Sono solo stanco per il lavoro.”
“Tua madre è davvero malata?”
Matteo non rispose subito. Avviò il motore e uscì dal cortile.
“Ascolta, Ginevra,” cominciò infine. “Dobbiamo parlare.”
Il cuore di Ginevra si strinse.
“Di cosa?”
“Del matrimonio.”
“Cosa cè che non va?”
Matteo fermò la macchina e spense il motore. Si girò verso di lei, ma evitò di guardarla negli occhi.
“Mamma ha detto che non sei adatta a noi,” uscì in un soffio.
Ginevra sentì come se il terreno le mancasse sotto i piedi.
“Cosa hai detto?”
“Mamma è contraria al nostro matrimonio. Dice che non siamo fatti luno per laltra.”
“Matteo, non capisco. Perché improvvisamente? Stiamo insieme da un anno e mezzo, è sempre andato tutto bene.”
“Non lo so. Lei la pensa così.”
“E tu cosa ne pensi?”
Matteo tacque, poi alzò le spalle.
“Forse ha ragione. Lei ha più esperienza.”
Ginevra guardò questuomo con cui aveva pianificato di passare la vita, e non lo riconobbe.
“Ma ci amiamo, no? Non è più importante del parere di tua madre?”
“Lamore…” fece un gesto vago. “Sono solo parole. La vita è unaltra cosa. Mamma dice che sei troppo indipendente. Che non mi ascolterai.”
“E da cosa lo deduce?”
“Be, tu lavori, guadagni più di me. Mamma dice che mogli così non rispettano i mariti.”
Ginevra sentì la rabbia salirle dentro.
“Quindi avrei dovuto licenziarmi per avere lapprovazione di tua madre?”
“Non serve licenziarsi. Ma dopo il matrimonio potresti trovare qualcosa di più semplice. Per avere più tempo per la famiglia.”
“Per la famiglia o per servire tua madre?”
Matteo si irrigidì.
“Non parlare così di mia madre. Vuole solo il mio bene.”
“Il bene di chi? Tuo o suo?”
“Ginevra, non capisci. Mamma mi ha cresciuto da sola, mio padre se nè andato quando avevo cinque anni. Ha sacrificato tutto per me.”
“E ora tu devi sacrificare la tua vita per lei?”
“È mia madre. Non posso deluderla.”
Ginevra lo guardò e capì di vederlo per la prima volta così comera davvero. Per un anno e mezzo le era sembrato dolce, premuroso, anche se un po debole. Pensava che col tempo sarebbe cambiato, che dopo il matrimonio sarebbe diventato più decid







