E tu chi sei per decidere? sbottò lex moglie, vedendomi accanto al suo letto dospedale.
Scusi, sa dirmi dovè la camera duecentodiciassette? chiese unanziana signora allinfermiera di turno.
Fondo al corridoio, poi a destra rispose quella senza alzare gli occhi dalla rivista.
Teresa strinse più forte il sacchetto con il cibo e si incamminò lentamente. I corridoi degli ospedali le mettevano sempre malinconia. Lodore dei disinfettanti, il cigolio delle carrozzine, le voci ovattate dietro le porte chiuse. Odiava quegli posti da quando sua madre era morta lì, anni prima.
Arrivata alla porta, bussò ed entrò. Nella stanza cerano quattro letti, ma il suo sguardo trovò subito lui. Vittorio era vicino alla finestra, pallido, con gli occhi chiusi. Sul comodino, un vaso di crisantemi già appassiti.
Vitto lo chiamò piano, avvicinandosi.
Lui aprì gli occhi e la fissò, stupito.
Tere? Come hai saputo che ero qui?
Me lha detto la signora Bianchi. Lho incontrata al supermercato e le ho chiesto di te. Così mi ha raccontato dellospedale.
Posò il sacchetto sul comodino e si sedette accanto a lui. Vittorio sembrava malmesso. Le guance scavate, lo sguardo spento. Niente a che fare con luomo vitale che ricordava.
Cosè successo?
Niente di che, un po di cuore fece un gesto vago. I dottori dicono che è stato un infarto. Piccolo, ma pur sempre un infarto.
Mio Dio, Vitto alzò le mani al cielo. E io non sapevo nulla.
E come potevi? Non ci sentiamo da anni.
Nella sua voce non cera rimprovero, solo rassegnazione. Era vero, dopo che lui aveva sposato Lucia, le loro strade si erano allontanate. Qualche saluto al mercato o alla fermata dellautobus, ma niente di più.
Ti ho portato qualcosa da mangiare iniziò a tirare fuori barattoli di conserve. Pomodori secchi, melanzane sottolio, la marmellata di ciliegie. So che ti piace.
Grazie, Tere sorrise per la prima volta. Sei sempre stata premurosa.
Cosa dicono i medici? Quando ti dimettono?
La prossima settimana, se tutto va bene. Ma dovrò seguire una dieta, prendere le medicine. Insomma, una vita da vecchietto.
Teresa annuì. Voleva chiedere di Lucia, ma esitava. Strano che la moglie non fosse lì con lui. Forse era al lavoro.
E Lucia? Non viene a trovarti?
Vittorio girò lo sguardo verso la finestra.
Lucia non è più mia moglie. Ci siamo lasciati.
Cosa? quasi balzò dalla sedia. Quando?
Tre mesi fa, le carte sono pronte. Ma vivevamo separati già da sei.
Vitto, ma comè possibile?
Lui tacque, fissando qualcosa fuori.
Si è stancata di me, credo. Dice che non provava più niente. Voleva ricominciare. La solita storia.
Teresa rimase senza parole. Vittorio e Lucia erano stati insieme otto anni. Sembravano una coppia solida. Lei lavorava in un salone di bellezza, lui in fabbrica. Non erano ricchi, ma vivevano dignitosamente. Avevano comprato casa, avevano la macchina.
E linfarto è stato per questo?
Chi lo sa. I dottori dicono che lo stress può aver contribuito. Ma il cuore mi faceva male già da prima, solo che non ci badavo.
E adesso dove vivi? La casa?
È rimasta a lei. Io sono andato da mia madre. Meno male che mi ha accolto, altrimenti
Teresa ricordava la madre di Vittorio, Anna. Donna severa ma giusta. Con lei era sempre stata gentile, quando ancora stavano insieme. Peccato che avesse solo un bilocale, stretto per due adulti.
Comè possibile, Vitto? Vi ricordate comeravate felici al matrimonio?
Me lo ricordo sospirò. Ma le persone cambiano, Tere. Credevo fosse amore per sempre, invece
Non finì la frase, ma lei capì. Ci era passata anche lei, quando il marito, Roberto, laveva lasciata per unaltra. Era tanto tempo fa, la loro figlia Sofia era ancora piccola. Ora Sofia era sposata e viveva a Milano.
Vitto, e se provassi a parlarle? Magari
No, Tere. Lei sta già con un altro. Dice di aver capito cosa sia lamore vero.
Fa male sentire certe parole. Teresa immaginò Vittorio scoprire il tradimento, affrontare il divorzio, ritrovarsi solo.
Scusa se ti faccio tutte queste domande. È che non me laspettavo.
Tranquilla. Anzi, è bello poterne parlare. Con mia madre evito, già si preoccupa troppo.
Teresa tirò fuori una thermos dalla borsa.
Ti ho portato il tè. Ancora caldo, con miele e limone. Fa bene al cuore.
Sei sempre stata così sorrise, prendendo la tazza. Ti ricordi come mi accudivi?
Sì, lo ricordava. Venti anni prima, quando si frequentavano. Lei aveva ventun anni, lui ventitré. Giovani, innamorati, con mille progetti. Avevano perfino fissato la data del matrimonio.
Poi era arrivato Roberto. Belloccio, sicuro di sé, promettente. Le aveva riempito la testa di sogni, giurandole amore eterno. E lei, sciocca, aveva lasciato Vittorio per lui.
Che stupida era stata. Roberto sapeva essere affascinante, ma era un incostante. Dopo il matrimonio e la nascita di Sofia, cinque anni dopo, se nera andato con unaltra. Lasciandola sola, con un mutuo da pagare.
Vitto, devo chiederti scusa disse allimprovviso.
Per cosa?
Per quello che è successo allora. Ho agito male.
Lui posò la tazza e la guardò.
Tere, è passato tanto tempo. A cosa serve rivangare?
Serve. Ho sempre voluto dirtelo, ma non sapevo come. E ora vederti qui, malato, solo
Tutti commettono errori.
Ma non tutti lasciano le persone giuste per un po di lustrini.
Vittorio le prese la mano.
Non ti porto rancore, Tere. Allora mi fece male, moltissimo. Ma ho capito che se una persona se ne va, vuol dire che non era amore vero. Noi due non era destino.
E io e Roberto neanche sorrise amaramente. Quindi ho perso entrambi.
Ma hai Sofia. So che è una brava ragazza.
Come lo sai?
La signora Bianchi me ne parla sempre. Dice che si è sposata bene, ha un buon lavoro. Devi esserne fiera.
Teresa annuì. Sofia era la sua gioia. Studiosa, laboriosa, ora medico in un ospedale importante.
Tu e Lucia non avete avuto figli?
No. Lei non voleva. Diceva che era troppo presto, poi che non avevamo i soldi, poi che il lavoro non glielo permetteva. Adesso capisco: non voleva figli miei.
Entrò uninfermiera con le medicine. Teresa si spostò per farle posto.
Come ti senti? chiese a Vittorio.
Non male, grazie.
Misuriamo la pressione e facciamo liniezione. Lei







