E io non ho dove andare

Non torno da quel farabutto! Preferisco vivere in una cantina piuttosto che con lui!

Mamma, e allora vai in cantina! Se continui così, ti lascio io per prima! sbuffò Alice, mescolando la polenta con un cucchiaio di legno.

Cacci tua madre?! Lidia si afferrò il petto. Ho speso tutta la vita per te, e questo è il ringraziamento? Che bella riconoscenza, figlia mia!

Con un altro sbuffo, la madre se ne andò nella loro stanza. Sì, *loro*, perché abitavano in quattro in un bilocale, dove da tre mesi non si poteva nemmeno starnutire in pace.

Alice non avrebbe mai immaginato di ritrovarsi in un dramma del genere. Gente che si separava, sì, ma i *suoi* genitori erano sempre stati un modello. Giusto lanno scorso, Lidia e Dario avevano festeggiato le nozze di rubinoquarantanni insieme! E adesso? Sua madre non ne voleva più sapere di vederlo.

Un bel giorno, la signora Lidia si presentò dalla figlia con due valigie e un annuncio: voleva il divorzio.

Te lo immagini?! Mi ha tradito con uninfermiera ventenne! sbraitò, ancora senza fiato per la rampa di scale. Un vecchietto di sessantanni e si mette con le bambine… Che Romeo, eh?!

Mamma, sul serio? Ne sei sicura? Magari ti sbagli Alice la fissò perplessa.

Lidia era sempre stata esuberante. Se sentiva un pettegolezzo, ci aggiungeva dettagli a caso e lo spargeva in giro come un telefono senza fili impazzito. Stavolta, però, non era il caso.

Eh sì, mi sbaglio. Le foto sul suo telefono erano mica per la pubblicità! Un vecchio rimbambito che vuol fare il galletto

Alice decise di pensarci dopo. Prima doveva calmare la madre. La fece sedere, le preparò un caffè, cercò di rassicurarla: Capita a molte, non è la fine del mondo, ti aiuterò.

Chi poteva immaginare che Lidia lavrebbe presa alla lettera?

Da quel giorno, la madre si installò a casa sua. Il problema? Alice aveva già una famiglia: suo marito Enrico e il piccolo Tommaso, cinque anni, letà in cui toccare tutto è un dovere.

Allinizio Alice cercò di vedere il lato positivo. Aiuto con il nipotino? Lavorava da casa e se la cavava benissimo. Cucina? Lidia adorava i fritti, lei li evitava per la linea e Enrico per la pressione. Pulizie? Due filosofie opposte.

E non era neanche il peggio.

Dovete cambiare le lenzuola. Anche a Tommaso, ma per lui lo fate domani mattina, annunciava Lidia alle undici di sera, mentre loro cercavano di guardare un film.

Adesso? Tommaso dorme, come facciamo al buio?!

Basta la luce del corridoio. Avreste dovuto farlo di giorno! Senza di me non sapete sopravvivere, eh? Tra un po qui avrete gli acari per coinquilini!

In quei momenti, Lidia metteva le mani sui fianchi e scrutava la stanza in cerca di nuove missioni impossibili.

Alice sospirava ma obbediva. Conosceva bene le fissazioni di sua madre, e sapeva che opporsi avrebbe solo moltiplicato i rimproveri. Lidia non mollava mai, ed era nata polemica. Alice, al contrario, aveva imparato a cedere.

Enrico, invece, questa passione per lordine non la capiva.

Amore, ma davvero non riesci a dirle di no? le chiedeva quando erano soli.

Beh È mamma. La conosci

Sì, ma questa è casa *nostra*. Sto iniziando a stancarmi, sai

Resisti ancora un po. Hanno bisogno di tempo, si sistemerà

Ma nella sua voce non cera convinzione. Aveva già parlato con suo padre. Lui aveva ammesso: Sì, cè stato un errore.

Non so cosa mi sia preso Volevo vedere comera. Con tua madre non ho mai avuto nessun altro. Adesso non so dove sbattere la testa. La amo, ma tu sai comè

Alice capiva la madre. Nemmeno lei avrebbe perdonato un tradimento, fosse anche solo una storiella. Lidia aveva tutto il diritto di divorziare. Ma invece di agire, aspettava che magicamente tutto si risolvesse.

E peggiorava. A un certo punto, Lidia decise che Enrico era troppo comodo.

Nella sua famiglia, le faccende erano sempre state divise a metà. Suo padre passava laspirapolvere, puliva il bagno ogni settimana, cucinava a volte. Nella casa di Alice, invece, Enrico si occupava di Tommasocompiti, nuotoma il resto toccava a lei. Logico, no? Lui li manteneva tutti, e lei lavorava solo part-time, giusto per gli sfizi.

Ma per Lidia non era sufficiente.

Hai lasciato che si rilassasse troppo! insisteva. La sera deve darsi da fare, non poltrire. Gli uomini, se non li tieni occupati, guardano in giro!

Mamma, grazie, ma

Inutile. Lidia si mise a rieducare il genero.

Tu siediti, diceva ad Alice quando questa si alzava a sparecchiare. Enrico, oggi ha già fatto tutto lei, è stanca. Ma non chiederà mai aiuto. Per favore, lava i piatti.

Lui torceva il naso ma obbediva. La pazienza, però, non era infinita. Iniziarono le liti. Enrico si sfogava in privato per non esplodere.

Aveva ragione. Alice lo sapeva. Ma come mandare via la madre?

Mamma, non puoi continuare così. Che progetti hai? le chiese dopo due mesi.

Non lo so. Qualcosa troverò. Non ho dove andare.

Come no? Lappartamento è tuo e di papà. Dividetelo!

Non voglio niente da lui!

Allora affitta qualcosa!

Due giorni dopo, Alice le prenotò una stanza e le fece le valigie mentre Lidia era sotto la doccia.

Che succede?! chiese la madre, asciugandosi i capelli.

Ti abbiamo trovato un posto. Nella vita reale, la vicinanza eterna funziona solo nelle soap opera.

Lidia urlò, protestò, ma alla fine cedette. Vi aiuterò i primi due mesi, le promisero.

Davvero volete che un giorno *noi* finiamo a litigare per questa casa? aggiunse Enrico.

La pace durò poco.

Ma dove mi avete portato?! strillò Lidia al telefono dopo la prima notte. Ci sono scarafaggi che organizzano feste! Le pentole sembrano reperti archeologici!

Mamma, abbiamo fatto quel che potevamo. Se vuoi cercare altro

Ma gli affitti che le piacevano erano fuori budget. Così, un giorno

Sono tornata a casa, annunciò con tono accusatorio.

Davvero? E papà?

Il mio odio per lui è intatto, sbuffò. Ma meglio sopportarlo che vivere in quE finalmente, dopo un eterno sospiro di sollievo, Alice chiuse la porta della sua cucinanon più teatro di guerre domestichee sorseggiò il primo caffè in pace da mesi, mentre fuori il sole di Milano splendeva su una città che, per una volta, sembrava tutta per lei.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

sixteen + 5 =

E io non ho dove andare
L’unica infedeltà prima delle nozze: come un commento sul peso ha cambiato la vita di Austeja Austeja è stata infedele a suo marito solo una volta, ancora prima del matrimonio. Lui la chiamò “grassa” e le disse che non sarebbe entrata nell’abito da sposa. Umiliata, uscì con le amiche in un locale milanese, beve troppo e si svegliò a casa di uno sconosciuto dagli occhi azzurri. Si vergognò tantissimo! Austeja non raccontò nulla a Taddeo, perdonò gli insulti, iniziò una dieta e smise di bere, anche perché presto scoprì di essere incinta, il che le diede una scusa perfetta. La figlia nacque puntuale, una splendida bambina dagli occhi azzurri che Taddeo adorava. Per cinque anni Austeja si convinse che fosse tutto a posto, che gli occhi azzurri venissero dal suocero. E che importa se era riccioluta? Cercò di scacciare dalla mente quel bel ragazzo riccio di cui neppure ricordava il nome. Ma qualcosa nel cuore le diceva che la bimba non era del marito. Forse per questo perdonava a Taddeo tutto: i messaggi notturni, le trasferte di lavoro, le continue critiche su aspetto e cucina. Alla bimba serviva una famiglia: idolatrava il padre, e quale uomo non tradisce mai? “Resisti, dove vuoi andare?” diceva la mamma. “A casa nostra non c’è posto, sai che tua nonna è a letto, tuo fratello ha già portato qui la moglie. Ti ho sempre detto: la casa non dovevi intestarla alla suocera, ora ti ritrovi senza nulla!” E Austeja resistette. Ma non servì: un giorno Taddeo se ne andò. Disse di aver incontrato un’altra, pianse, promise di essere sempre il papà di Gabriella, ma non poteva lottare contro i suoi sentimenti. La madre, che sembrava adorare la nipote, dopo il divorzio commentò: “Fai il test di paternità, magari state pagando il mantenimento per niente!” Austeja rimase sconvolta: pensava di essere l’unica a sospettare. Invece no. “Sei fuori di testa?” si arrabbiò Taddeo. “Gabriella è mia figlia, è evidente anche a un cieco.” La suocera non se l’aspettava. Un anno dopo il divorzio Austeja finì in ospedale per un’appendicite, e i vecchi sospetti svanirono alla vista di un volto familiare. “Ci siamo già incontrati?” chiese il chirurgo. Austeja negò con energia, sperando che non ricordasse. Ma ricordava benissimo, e il giorno dopo scherzò: “Spero che questa volta non scapperai come l’altra!” Austeja arrossì come un pomodoro e decise di lasciare l’ospedale il prima possibile. Quel che non aveva previsto era che, in quei pochi giorni, Lino sarebbe riuscito a farle dimenticare la voglia di fuggire. Austéja non parlò mai della figlia: accennò solo di avere una bambina, evitando ogni riferimento alla paternità. Lino capì tutto appena vide la piccola. Preoccupato, comprò una bambola e tempestandola di domande, voleva comportarsi bene. “Capisci”, disse lui, “da piccoli mia madre conobbe un uomo che amava davvero, ma mia sorella non lo accettò, così mamma lo allontanò. Non voglio che accada a noi, vorrei essere un secondo papà per tua figlia.” Quelle parole la colpirono. E quando, guardando la bambina, si bloccò e le sorrise, fu chiaro: aveva capito tutto. “Tanto vale dirlo,” pensava. “Prima o poi dovrò confessare.” Abituata ai problemi matrimoniali, teme accuse e urla. Ma Lino, quando rimangono da soli, la abbraccia forte e le sussurra: “Che meraviglia!” All’inizio Gabriella sembrò accettare Lino, ma quando Austeja le chiese se le sarebbe dispiaciuto se Lino vivesse con loro, la bambina scoppiò a piangere: “Pensavo che papà sarebbe tornato! Lino può stare da un’altra parte.” Alla fine Austeja la convinse, ma Lino ne rimase deluso. “È mia figlia! Devi dirlo a tutti!” “Taddeo non lo reggerebbe. E nemmeno Gabriella. Lei lo vede come il papà, e lui è l’unica figlia che ha. Pare che la nuova compagna non possa avere figli. Me lo ha detto la suocera.” Lino si sentiva ferito, Gabriella faceva scenate, e Austeja tentava in ogni modo di mantenere la pace. Alla fine trovarono un compromesso: Austeja portava lei stessa la figlia da Taddeo, cercava di non far incontrare i due uomini, lasciava Gabriella e Lino insieme abbastanza da non litigare, e si sentiva un’interprete tra loro. Anche per l’8 marzo si assicurò che la bambina facesse un regalo a Lino, temendo che dicesse qualcosa che facesse uscire la verità. Poi Austeja scoprì di essere di nuovo incinta. E si spaventò. Temette di avere un altro figlio simile a Gabriella e che Taddeo se ne accorgesse; temeva che Gabriella fosse gelosa e diventasse ostile con Lino; aveva paura che Lino, mentre lei era in ospedale, raccontasse tutto a Gabriella. Si accordò con la madre che prendesse la nipote durante il parto. La mamma, già con due nipotini a casa (il fratello era diventato papà), accettò, ma le cose andarono diversamente: il giorno prima del parto la madre finì in ospedale per i calcoli biliari. Il patrigno si rifiutò di occuparsi della bambina, il fratello e la moglie lavoravano. Austeja decise di portare la figlia da Taddeo, ma lui era in trasferta, e non voleva chiedere aiuto alla suocera. “Non ce la farei con una bambina?” si offese Lino. Quel parto fu più difficile: dovette fare il cesareo, restare a lungo in ospedale per l’ittero del figlio. A casa era scoppiato un putiferio! Lino diceva che tutto andava bene, ma la figlia si rifiutava di parlarle, e Austeja si preoccupò molto. “Avrà detto tutto,” pensava. Ne parlò con le vicine di casa, che la convinsero a confessare, perché “tutto quello che è nascosto prima o poi viene fuori” e Austeja avrebbe pagato le bugie. Piena di ossitocina e incoraggiata dalle amiche, chiamò Taddeo: “Devo confessarti una cosa.” “Cosa?” Aspettò a lungo, scegliendo le parole. “Riguarda Gabriella, vero?” “Cosa su Gabriella?” Si spaventò Austeja, anche se era proprio quello che voleva confessare. “È figlia del tuo amico. Lo so già tutto.” “Te l’ha detto lui?” Austeja era incredula. “Lo so da tempo, rilassati. Quando aveva un anno ho fatto il test. Prima del militare mi avevano detto che non potevo avere figli. Speravo in un miracolo. Poi ho iniziato a dubitare. E pure mia madre… Così ho verificato.” “Ma… come…” Austeja non capiva come avesse potuto tacere così a lungo. “E cosa dovevo fare? La bambina non ha colpe. Non dirglielo mai! Ho taciuto per anni non per sentirmi portar via la figlia.” La dura vita di una donna qualunque! Il giorno delle dimissioni Austeja era sconvolta: osservava la figlia e il compagno. Si scambiavano sguardi e tacevano. “Come ve la siete cavata senza di me?” nervosa chiese Austeja, mentre il neonato dormiva e Gabriella disegnava. “Benissimo! Non dovevo controllarla di continuo, senza di te abbiamo fatto subito amicizia.” “Le hai detto tutto?” “No, certo! Me l’hai proibito.” “Già. Ma allora perché è così triste?” Lino sorrise malizioso. “Chiedilo a lei.” “Cos’è questo?” chiese. “Cosa, non si capisce? Tu, papà, Lino e noi con Vainio.” “Bello.” Scoprite di più… “Sì. Mamma! Secondo te una persona può avere due papà?” “Davvero gliel’ha detto!” “Beh… a volte succede,” rispose cauta. “Allora posso chiamare papà anche Lino? È bravo. Abbiamo costruito insieme un castello di Lego e guardato i pesciolini. C’era pure un commesso buffo, anziano col cappello. Mi ha chiesto chi fosse mio papà, non sapevo cosa rispondere, perché parlava di Lino. Gli ho detto che era il dottore. È bello avere un papà dottore. L’ho chiesto anche a lui, ma volevo controllare con te.” Austeja si commosse. Capì in quale trappola si fosse cacciata: Taddeo l’aveva già perdonata, Lino l’avrebbe fatto. E se un giorno Gabriella scoprisse la verità… Meglio scegliere ora, tra la verità e la paura del giudizio. Stringendo la figlia, disse: “Certo, tesoro. Penso che Lino sarà felice se lo chiamerai papà. Ma non raccontarlo al tuo altro papà…”