Il presidente del comitato genitori ha detto a mia figlia che il suo velo avrebbe rovinato le foto di classe – la reazione dei suoi compagni ha lasciato l’intera aula magna in un silenzio di ghiaccioPoi, uno a uno, i compagni di classe si sono alzati e hanno posato accanto a lei i loro cappelli, sciarpe e berretti, riempiendo il banco di colori mentre l’intero auditorium tratteneva il fiato.

Gigliola aveva passato quattordici mesi a combattere contro il cancro. La malattia le aveva portato via i capelli, ma non era riuscita a portarle via quella forza interiore che si era costruita giorno dopo giorno. Mentre si avvicinava il giorno della cerimonia di fine anno – un traguardo che in certi momenti non era affatto sicura di raggiungere – scelse con cura un foulard argentato: era la sua armatura. Sua madre, commossa dalla tenacia della figlia, aveva sostenuto quella scelta senza riserve e continuava a ripeterle che era bellissima, mentre Gigliola si preparava a una delle vittorie più difficili e importanti della sua vita.

Ma la gioia dell’occasione stava per essere rovinata. Dopo le prove generali, la presidente del comitato dei genitori, una certa signora Argenti, prese da parte Gigliola. Con un tono secco e senza il minimo tatto, le disse che il foulard argentato “avrebbe rovinato” le foto ufficiali e messo a disagio gli altri. La signora Argenti, evidentemente, riteneva che una cerimonia riuscisse bene solo se le fotografie erano perfette. Meglio, secondo lei, che Gigliola restasse in disparte o partecipasse a una cerimonia separata, così nessuno sarebbe stato costretto a pensare alla sua “malattia”. Gigliola tornò a casa in lacrime, sentendosi umiliata ed esclusa, mentre sua madre studiava già il modo di difendere la dignità della figlia.

Il mattino della cerimonia, a scuola si respirava una certa tensione. Appena Gigliola e sua madre entrarono, la signora Argenti riprovò a imporre la sua volontà. Ma la madre di Gigliola non era più disposta a tacere. A metà cerimonia, salì sul palco e denunciò pubblicamente il comportamento della presidente. Le sue parole risuonarono in tutta l’aula magna e fecero capire a tutti quanto fosse crudele chiedere a una giovane sopravvissuta di nascondere la propria storia per una fotografia perfetta.

Proprio quando l’atmosfera sembrava irrimediabilmente pesante, però, accadde qualcosa di commovente. Chiara, la figlia della signora Argenti, si alzò e si avvicinò all’amica. Tirò fuori da sotto la veste un foulard argentato, se lo annodò in testa e dichiarò che nessuno avrebbe dovuto varcare quella soglia da solo. Bastò quel gesto: uno dopo l’altro, gli studenti si alzarono e indossarono i loro foulard argentati. Quello che era nato come un atto di protesta diventò così una dimostrazione compatta e silenziosa di solidarietà, capace di lasciare tutti senza parole.

Il preside Marchetti, resosi conto della gravità del momento, prese il microfono. Chiese pubblicamente scusa a Gigliola, davanti a tutta la scuola, e disse che il suo posto era sempre stato lì, in mezzo ai compagni. Condannò senza mezzi termini le parole offensive che erano state pronunciate. Quando arrivò il momento di attraversare il palco per ritirare il diploma, Gigliola camminò a testa alta. Intorno a lei c’era una comunità che aveva capito, finalmente, che la sopravvivenza e il coraggio di una persona valgono molto più di qualsiasi apparenza.

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