Un Mare di Dubbi

**Mare di Dubbi**

Era già buio, aveva appena smesso di piovere, e nella finestra Elena vedeva riflessa la sua figura sfocatauna donna con lanima in subbuglio. Da mesi si dibatteva tra due uomini. Tra dovere e passione. Tra passato e futuro.

Il primo era Andrea, suo marito. Con lui si sentiva al sicuro, al caldo, nella routine. In sei anni di vita insieme, le aveva costruito attorno una fortezza accogliente e solida. Il secondo Nella sua mente lo chiamava solo il ragazzo. Era più giovane, e in quellappellativo cera tutta la tenerezza sconfinata e spaventosa che non osava lasciar libera neppure nei suoi pensieri.

Con Andrea erano stati presentati da amici. Dopo una stupida delusione con un compagno di scuola che aveva preferito la sua migliore amica, Elena si era chiusa in se stessa, decisa a vivere senza relazioni. Credeva di essere condannata a fare da comparsa nelle storie damore altrui. Niente dichiarazioni appassionate, mazzi di fiori o notti insonni per la felicitàsolo la grigia quotidianità.

Fino a quando, a una festa, unamica le aveva indicato Andrea:

Guarda, è quellarchitetto di cui ti parlavo. Intelligente, promettente. Soprattutto, affidabile come un blocco di granito.

Andrea sembrava più vecchio della sua età, vestito in modo austero, quasi antiquato. Ma appena aveva aperto bocca, il mondo le era sembrato capovolgersi. Era un ottimo conversatore, ironico, e le sue battute erano precise ma mai taglienti. Dopo unora, Elena sentiva che quelluomo la vedeva dentro.

Tu, Elena, sei come un dipinto preraffaellita vivente, le aveva detto salutandola, ammirandole il viso. Altrettanto inaccessibile e malinconica.

Dovette cercare chi fossero i preraffaelliti e rimanere colpita dalla sua cultura. Fu solo linizio. Larchitetto si rivelò insistente, e lei, stanca di solitudine e inadeguatezza, cedette quasi subito. Due mesi dopo, accettò di trasferirsi da lui.

I genitori erano scettici.

Sei sicura, piccola? insisteva la madre. Non lo guardi con gli occhi innamorati, ma con quelli di un gattino riconoscente che ha trovato una buona famiglia.

Elena non si offese, si limitò a scrollare le spalle. Quali dubbi poteva avere?

Sei mesi dopo si sposarono. Andrea le costruì un mondo perfetto. La protesse dalle incombenze quotidiane, dalle preoccupazioni, da ogni tempesta. La chiamava la sua Principessa, e lui era il Cavaliere Fedele. Pensava che uomini così non esistessero più.

Perché dovresti cucinare? diceva lui, armeggiando in cucina. Il compito di una donna è essere felice, ispirare il marito. Riposati.

Si lasciò inebriare dalle sue attenzioni, godendosi il ruolo perfetto in una commedia impeccabile. Ma quando accennava ai figli, immaginando che padre premuroso sarebbe stato, Andrea la fermava con dolcezza:

Non affrettiamo la felicità, Principessa. Stiamo così bene noi due.

Passarono così più di cinque anni.

La tranquilla routine si incrinò il giorno in cui Elena sbatté letteralmente contro un giovane allingresso di un centro direzionale. Era in ritardo per una presentazione importante e finì addosso a qualcuno di solido e tonico.

Scusa, scusa! esalò, alzando lo sguardo.

Davanti a lei cera un ragazzo che sembrava uscito da un film. Capelli biondi, occhi profondi e sorridenti.

Niente di grave, rise lui. Nessuna catastrofe. Corriamo?

Elena annuì e si lanciò verso le scale, sentendo il suo sguardo fisso sulla schiena. Durante la presentazione, lo vide in prima fila, che la guardava dritto negli occhi. Quel sorriso le tolse il fiato e le fece tremare la voce.

Laspettò alluscita.

Sei scappata via così in fretta che ho pensato fossi ancora in ritardo. Posso accompagnarti? Stavolta senza scontri.

Sempre così prudente e razionale, accettò allimprovviso.

***

Elena perse la testa. Aveva dimenticato come nasce la passione. Come il mondo si riduce alle dimensioni di una persona, alla sua voce, al suo sorriso. Quando un semplice Comè andata la tua giornata? diventa la musica più bella

Con te, mi sento come se riaprisi gli occhi, gli disse una volta.

E io come se respirassi per la prima volta dopo tanto tempo, rispose lui.

Si chiamava Leo. Non il ragazzo, no. Leo! Forte, senza paura. Dopo mesi di incontri clandestini, era pronta a lasciare tutto per lui.

Ma

Prima si ammalò gravemente sua madre. Come poteva rovinare la sua guarigione con la notizia del divorzio? Aspettarono. Poi toccò ad Andreacadde, si ruppe una gamba, gesso per mesi. Ovviamente, Elena rimandò ancora quel discorso difficile. Il ruolo di infermiera le diede una scusa legittima.

Quando Andrea, il suo Cavaliere, zoppicava ancora con il bastone, la passione per Leo cominciò a raffreddarsi, sostituita dal ragionamento. La mente si risvegliò: Non correre, pensaci, soppesa tutto. Andrea è sicurezza. È casa tua. Ma il cuore, il suo cuore straziato, urlava: Leo!

Lui intanto diventava sempre più impaziente, più esigente. Una volta, Elena si preparava davanti allo specchio, fingendo di uscire per lavoro. In realtà, Leo laspettava già al parcheggio.

Andrea le si avvicinò da dietro, appoggiandosi al bastone, e le posò una mano sulla spalla.

Sei bellissima oggi, Principessa. Come al nostro primo appuntamento.

La sua voce era piena di un amore e una fiducia così infiniti che qualcosa dentro di lei si spezzò.

Andrea devo dirti una cosa sussurrò, sentendo un brivido lungo la schiena.

Qualcosa di importante? sorrise dolcemente. Ne parliamo stasera. Preparerò il pollo come piace a te. Vai, non fare tardi.

La baciò sulla testa, e quel bacio le bruciò la pelle come un marchio.

Leo aspettava, appoggiato allauto. Appena salita, le prese la mano:

Allora, gli hai parlato?

Scusa non ce lho fatta. Andrea è ancora debole, cammina col bastone

Lentamente, lui allentò la presa.

Capisco. Pietà, responsabilità, gratitudine, ogni parola era un colpo preciso. Ma dimmi, per quanto ancora? Quando sarà il momento per la nostra felicità? Hai mai pensato a me?

Elena chiuse gli occhi, sentendo il cuore in frantumi.

Dammi ancora un po di tempo, ti prego.

Tempo, rise amaramente. Non ne abbiamo mai avuto, da

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