**MAMMA, ARRIVO!**
Uscendo dal centro perinatale, Noemi si lasciò cadere sulla panchina e tirò fuori il cellulare dalla borsa. Dopo qualche squillo, Daniele rispose.
“Dan, perché non sei venuto a prendermi?” chiese Noemi con voce tremante.
“Sto arrivando, tesoro! Cè traffico!” esclamò Daniele, mentre in sottofondo si sentivano clacson e voci irritate.
“Me ne sono già andata,” disse Noemi. “Non ce la facevo più a stare lì.”
Dallaltra parte del telefono, un sospiro. Lui capiva.
“Ti aspetto,” borbottò Noemi, chiudendo la chiamata.
Ripose il telefono e osservò chi le stava intorno. Una brezza autunnale faceva volteggiare foglie dorate, e il sole, tiepido, sembrava voler regalare un ultimo calore prima dellinverno. Lestate di San Martino era al culmine. Le mamme passeggiavano coi bambini, approfittando del bel tempo. I piccoli ridevano rotolandosi tra le foglie, mentre le madri chiacchieravano, facendo progetti e vantandosi dei traguardi dei figli. La zona giochi del centro perinatale era piena, come per sfregio.
Noemi sentì un nodo in gola. Non avrebbe mai portato suo figlio lì. Perché non ne avrebbe avuti. Era il quarto aborto spontaneo di fila. Questa volta lavevano visitata non in un semplice reparto di ginecologia, ma in un centro specializzato. Daniele, suo marito, non aveva badato a spese. Ma anche qui i medici si erano arresi. Erano entrambi sani, perfino compatibili. Niente di anomalo. La diagnosi “aborto ricorrente di origine sconosciuta” rimaneva nella cartella, e il dottore, con sincera compassione, le aveva consigliato di credere e pregare.
I suoi pensieri furono interrotti da qualcuno che si sedeva accanto a lei. Una donna anziana, vestita con una gonna lunga e colorata, un foulard in testa e orecchini doro con pietre pesanti. Una tipica rappresentante di quel popolo nomade e misterioso.
“Triste, figliola?” esordì la donna, senza preamboli.
Noemi annuì.
“Vedo che il tuo bambino è tornato in cielo,” continuò.
“Come lo sa?” chiese Noemi, sbalordita, pensando che forse la donna aveva contatti tra il personale del centro e otteneva informazioni sui pazienti. Ora sarebbe iniziato il solito discorso sulla maledizione, locchiatura, e la richiesta di denaro…
“I tuoi sogni… lì cè la risposta. Ogni volta che perdi il bambino, fai lo stesso sogno. Cerca lì. Hai una maledizione, bambina. Sarà il tuo piccolo a indicarti la strada. Quando la spezzerai, farai un altro sogno, e capirai che è tutto finito.”
Noemi rimase senza parole. Non aveva mai parlato di quei sogni con nessuno, nemmeno con Daniele.
Prima che potesse reagire, la donna si alzò e se ne andò, senza chiedere nemmeno un euro per la sua “profezia”.
***
Una settimana prima.
Di nuovo quella stazione, con il binario diviso in due: una metà luminosa e accogliente, laltra buia e cupa. Noemi era lì, in attesa del treno. Intorno, altre donne, come se anche loro aspettassero qualcosa.
Si sentì un fischio lontano, e il treno arrivò veloce, il vento sferzandole il viso. Il cuore le batteva forte. Le porte si aprirono, e ne uscirono bambini, tutti sotto i tre anni, che si gettarono tra le braccia delle donne.
Sul lato oscuro, invece, altri bambini salirono a bordo, con espressioni tristi e lacrime agli occhi.
Noemi scrutò i finestrini. Alcuni bimbi, inizialmente sul lato chiaro, si spostavano verso quello buio. Poi, in un vagone, vide una bambina bionda con occhi verdi. Il suo viso le sembrò così familiare che il cuore le si strinse. La piccola le sorrideva, agitando una mano. Laltra era nascosta dietro la schiena.
Unondata damore travolgente la spinse verso il treno, ma una conduttrice in un elegante completo bianco la bloccò.
“Non puoi. Il bambino deve scendere da solo.”
Ma la bimba non lo faceva. Sembrava volerlo, ma qualcosa glielo impediva. Le altre donne urlavano di dolore.
La bambina aprì la bocca, e Noemi lesse sulle sue labbra: “Mamma, scenderò, ma più tardi!”
“Quando, tesoro?” gridò Noemi.
“Quando libererai luccellino!” rispose la piccola, mostrando una cinciallegra trafitta da un ago, il sangue che le macchiava il palmo. Poi si allontanò, raggiungendo il lato oscuro.
Il treno ripartì, lasciando le donne nella disperazione.
***
“Noe, che succede? Svegliati!” La voce di Daniele la riportò alla realtà.
Si ritrovò seduta in salotto, fissando un quadro di un paesaggio invernale: un ramo di sorba rosso acceso su sfondo innevato, con due cinciallegre pronte a spiccare il volo. Quel quadro glielaveva regalato Marina, lex di Daniele, come gesto di pace dopo averle reso la vita impossibile per un po.
Si avvicinò. Una delle cinciallegre aveva qualcosa che luccicava nel fianco.
“Noe, tutto bene?” Daniele le posò una mano sulla spalla.
Lei si avvicinò al quadro, lo girò. Sulla tela, nascosto tra le scritte commemorative, cera un ago conficcato, trapassando la cinciallegra.
“È opera di Marina,” sussurrò Noemi.
“Non è mia!” protestò Daniele.
“Non importa. È un maleficio. Ed è per questo che non riesco a portare a termine le gravidanze.”
Raccontò tutto a Daniele: i sogni, la donna incontrata al centro perinatale.
***
Unora dopo, tornarono al centro, sperando di trovare la donna. Era ancora lì, seduta sulla panchina, come se li aspettasse.
“Sapevi?” chiese Noemi.
“Sapevo che saresti tornata,” rispose lei. “Hai trovato il filo?”
“Con lago ancora attaccato,” rispose Noemi con amarezza. “Puoi aiutarci? Ti compenseremo!”
La donna sorrise e annuì.
***
Cinque mesi dopo.
La stessa stazione. Lo stesso binario. Ma questa volta Noemi era sul lato luminoso, e quando il treno arrivò, il cuore le batteva così forte da sembrare in gola.
La conduttrice scese, raggiante nel suo completo bianco. E poi, finalmente, la bimba bionda corse verso di lei, i verdi occhi pieni di gioia.
Si abbracciarono. Due cuori, madre e figlia, battevano allunisono. Tra pochi mesi, sarebbero state insieme. Che erano pochi mesi, rispetto a tutti quegli anni di dolore?
**Lezione:** A volte, le risposte sono più vicine di quanto crediamo, nascoste nei dettagli che ignoriamo. E la speranza, anche quando sembra perduta, può ancora fiorire.







