Tasche – Uno sguardo su come le tasche hanno rivoluzionato la moda e la vita quotidiana in Italia

Tasche

Mamma, ma dai! Che fantasia ti viene ancora con queste tasche? E che testamento? Perché mai ne hai bisogno? Forse pensi davvero di andartene di là? Anna indicò il soffitto, aggrottando le sopracciglia. Lì non hai nulla da fare! Sei necessaria qui!

Infastidita dalle continue raccomandazioni della madre, Maria Teresa, Anna tornò ad impastare la pasta, sbattendo il mattarello con tanta forza che il tavolo tremava, mentre i gatti scapparono dalla cucina verso la veranda, sapendo bene che la padrona non era dellumore giusto.

È necessario, Annina! È quello che desidero! Bisogna avere tutto in ordine! disse Maria Teresa, guardando i felini scomparire, e riprendendo a tagliare le mele.

Le mele che preparava per il ripieno erano perfette: grandi, profumate, con il colore intenso dellautunno che dominava il giardino della villetta di Anna Bellini.

Quella casa di campagna era arrivata ad Anna in eredità dal nonno. Grande, spaziosa, antica sospirava di notte come faceva Maria Teresa nei momenti in cui il dolore alla schiena le dava tregua, e nascondeva talmente tanti segreti che neppure i proprietari li conoscevano tutti.

Da bambina, Anna passava lì le estati e pensava di conoscere ogni suo angolo, ma spesso scopriva una porticina sul solaio che nascondeva un piccolo ripostiglio, o una panchina mezzo crollata sotto un ulivo. Era una casa che sembrava vivere di vita propria, con ritmi che non dipendevano dalle preoccupazioni, passioni o dolori umani che ormai da quasi un secolo abitavano sotto il suo tetto.

La villetta era stata costruita per il bisnonno di Anna, uno scrittore abbastanza noto. Ci abitava tutta la famiglia, compresi zii, cugini, zie, e cugine di secondo grado che trascorrevano lì la vecchiaia tra calore e attenzioni. Almeno finché il bisnonno era vivo. Quando lui se ne andò, la sua terza moglie, che aveva amato con passione ma mai compreso davvero, mandò via tutti dalla casa tranne la propria madre e i figli, dichiarando che non avrebbe più vissuto in una pensione familiare.

I parenti dello scrittore, colpiti dallapparente cortesia tollerata per tanti anni, rimasero di stucco.

Loretta, ma come? E Giovanni

Giovanni non cè più! tagliò corto Loretta, e ordinò a tutti di fare i bagagli. Ora qui comando io!

I parenti se ne andarono, e la casa sembrò invecchiare di colpo. Scricchiolava, gemendo di notte e rimanendo incredibilmente silenziosa di giorno. Non cerano più le risa che rimbalzavano tra le stanze, né le merende con il the sulla veranda dove ognuno aveva il proprio posto, e chiunque riceveva un sorriso appena arrivato. Veniva a mancare soprattutto il bisnonno, lanima vivace di una famiglia dove nessuno era straniero. Talvolta la complessità dei legami era tale che era difficile perfino stabilire chi fossero i veri parenti ma ciò non aveva importanza.

Loretta, diventata padrona della casa, vi rimase poco. Prima litigi con la madre, poi con il figlio maggiore, che se ne andò di casa, e infine il minore, che vi restò per non tornare nellappartamento cittadino dove ormai non era più il benvenuto.

A quel punto la casa sembrò scuotersi e riprendere vita: nuove voci giovani, risate, sospiri damore nei nascondigli, ma la gioia non durò molto.

Il figlio minore, appassionato di sport acquatici, annegò investito da una barca al lago vicino. Loretta lo seppe solo giorni dopo, perché presa da uno dei suoi tanti rancori. Ci volle la madre a portare la notizia, dopo infiniti tentativi ma era ormai troppo tardi. I parenti che lei stessa aveva mandato via si erano occupati di tutto, prendendosi cura del ragazzo diciottenne come fossero la sua vera famiglia.

Loretta rimase impassibile. Ringraziò a malapena, non mangiò nulla al funerale e si limitò a bere e maledire il mondo se non se stessa per la sorte del figlio.

Devo vivere con te! gridò a suo figlio maggiore, venuto per lestremo saluto al fratello.

No, mamma. Ho una famiglia. Sono sposato, mia moglie aspetta un bambino. È per questo che non è venuta con me

Quale famiglia! Io sono la tua famiglia! Non capisci?! Ho perso un figlio!

E io ho perso un fratello! tagliò corto Mattia, il figlio maggiore di Loretta. E non urlare, mamma Non lo farai tornare così.

Loretta scoppiò a piangere, correndo dalla madre per lamentarsi ancora, ma questa la gelò con poche parole:

Sei stata tu a cacciare via tutti, Loretta! E ora rischi di perdere pure Mattia. Stai per diventare nonna, e nemmeno te ne sei resa conto!

Nonna?! Anche tu con questi discorsi?! Non ho mai visto sua moglie, non so nemmeno chi sia questa ragazza! Magari lo ha preso in giro, il bambino non è neppure suo!

Basta, Loretta! Capisco il tuo dolore, ma non superare il limite! Non voglio più ascoltarti!

E sia! Mi avete rinnegata tutti quanti! Mi avete abbandonata! Eppure ho fatto di tutto per voi!

Davvero, Loretta? chiese la madre, con voce bassa e rotta dal dolore, tanto che perfino Loretta ebbe un fremito. Rifletti su chi hai abbandonato tu. E solo allora, forse, potrai trovare qualcuno. Ti ho viziata troppo. Tuo padre è morto che avevi tre anni, ho pensato che non dovessi soffrire… E invece ti ho fatto del male

Ma piantala! Pensi che, se fossi stata più severa, io oggi sarei migliore? Sono solo sciocchezze! Non cè niente di male in me! E Mattia ci parlo io!

Non provarci nemmeno! la voce della madre divenne dacciaio, e Loretta involontariamente si ritrasse di qualche passo. Se ti intrometti nella sua vita, andrà a finire molto male! Non capisci? Lui ti lascerà per sempre!

E amen! Sono rimasta sola! Loretta singhiozzava, soffiandosi il naso rosso e spennellandosi le lacrime sulle guance. Nessuno mi ama!

E tu, chi ami?

La domanda colpì Loretta impreparata. Rimase senza parole finché la madre si voltò e la lasciò col pensiero. Loretta rimuginò fino alla fine della commemorazione, senza però trovare una risposta che le permettesse di rimettersi in pace con se stessa.

Alla partenza Mattia provò a parlarle ancora, ma lei si chiuse a riccio.

Tornerai tu stesso, quando ti renderai conto che avevo ragione!

In che cosa, mamma? E come fai ad avere tanta rabbia dentro?

Ah, lasciami! Vattene! E che io non ti voglia più vedere! strillò Loretta, quasi sorprendendosi della sua stessa rabbia.

Non era mai stata incline alle scenate, ma sentiva di perdere il controllo come un personaggio di un brutto dramma. Per fortuna Mattia non attese oltre. Il portello del taxi sbatté, e lui si allontanò, con uno sguardo malinconico alla vecchia casa, pensando al suo felice passato a piedi scalzi e agli anni in cui il padre era ancora vivo.

Non riuscì più a riconciliarsi con la madre. Poche settimane dopo, Loretta dopo qualche bicchiere di troppo uscì per una passeggiata e fu investita. Mentre Mattia e la nonna arrivavano in treno a Roma, tornarono zii e cugini che organizzarono tutto: Loretta riposava finalmente accanto al marito e nemmeno ebbe il tempo di conoscere il suo primo nipote.

Quel bambino Sergio non aveva mai visto la nonna, né conosciuto il suo carattere, eppure crescendo somigliava tanto a lei che la famiglia restava sbalordita. I genitori ci misero tutto lamore e la responsabilità possibile per crescerlo col senso della famiglia, ma nemmeno così riuscirono a scampare ai loro errori.

Sergio divorziò dalla prima moglie a un mese dal matrimonio accusandola di tradimento, senza alcun motivo reale. In seguito, conobbe Maria Teresa, pensò daver trovato la donna capace di regalargli pace e felicità, ma anche lì qualcosa non funzionò. Quando, dopo cinque anni, nacque Anna, Sergio la dichiarò troppo diversa da lui.

Ma come può una figlia docchi scuri e capelli neri nascere da un padre biondo e con gli occhi chiari? Spiegami, Maria Teresa! gridava, davanti a una moglie in lacrime.

Nessuna rassicurazione sulle somiglianze di Anna con la famiglia paterna riuscì a smuovere la sua convinzione.

Volete costringermi a stare con Maria Teresa! straparlava, camminando nervosamente sulla veranda della vecchia casa. Non lo accetto! La faccia sgomberare!

No, no! tagliò corto Mattia, stufo delle bizze del figlio. Anna è nostra nipote! Resterà qui quanto vorrà la madre. Teresa, vai a riposare! Non ti agitare, che il latte finirà. E tu, caro mio, fai le valigie e torna a Roma.

Io vivrò dove mi pare! ribatté Sergio.

E invece no! Questa casa è mia, e decido io. Quando vorrai capirai, sarai il benvenuto. Fino ad allora, gira pure a vuoto! Ma rifletti, Sergio. Questa casa non è solo roba! Tocca avere misura nei capricci, altrimenti rimani solo.

Tanto meglio! Meglio solo che cornuto e mazziato! chiuse Sergio sbattendo la porta.

Così Maria Teresa rimase con la figlia. Per Anna la vecchia villa diventò il suo angolo felice del mondo.

Ci crebbe nellamore, tra abbracci materni, favole della nonna e gite a pesca col nonno. Il padre non cera, ma Anna non laveva mai visto né ne sentiva la mancanza. Quando aveva cinque anni, Maria Teresa incontrò un uomo che divenne il marito, ma per Anna fu sempre solo papà.

Quando Maria Teresa cercò di spiegarle chi fosse davvero suo padre, intervenne Mattia:

Lascia stare. Per i bambini va bene così. Se le cose andranno bene, non ci opporremo. Sergio resta nostro figlio, ma della rottura con la figlia lui è responsabile. A noi interessa esserci per Anna.

Qualche anno dopo, Anna con la madre e il patrigno si trasferì a Trieste per il lavoro di lui, ma i legami con i nonni rimasero intensi. Quando il patrigno morì, Maria Teresa decise di rientrare a Roma, dove tutti la attendevano. I suoceri erano anziani e malati, e Sergio ormai viveva alla giornata, inseguendo avventure che non portarono a nulla, né a un nuovo matrimonio né ad altri figli.

Maria Teresa mise in ordine la vecchia villa e traslocò i genitori di Sergio:

Qui staranno meglio: aria buona e tutti i comfort.

Teresa, hai venduto il tuo appartamento! Hai speso tutto? giravano la casa rinnovata Mattia e la moglie.

Macché! Mio marito aveva un ottimo lavoro e io con le lingue straniere non ho problemi. Faccio traduzioni da casa vostra. Anzi, avanzeranno ancora dei soldi per prendere un appartamento ad Anna. Staremo bene.

Che gioia! la nonna stringeva Anna tra le braccia. Finalmente insieme!

Solo una ombra: Sergio, quando veniva a trovare i genitori, si rifiutava di vedere la figlia. Ogni tentativo della madre e del padre di avvicinarli fu vano.

Anna si laureò, si sposò. Fu la nonna a fissarle il velo sui capelli corvini, mentre il nonno laccompagnava lungo il viale del vecchio giardino.

Il giardino autunnale era dorato, Anna rideva, Maria Teresa asciugava furtivamente una lacrima guardando Sergio che, la morsa degli anni finalmente addolcita, era giunto, cedendo alle suppliche dei suoi genitori.

Si invecchia borbottò lui, quasi scusandosi, evitando lo sguardo di Maria Teresa.

Tutti invecchiamo, Sergio, rispose lei, e pensò che almeno luomo che aveva tanto amato vedeva la loro figlia felice.

Alla fine della cerimonia Sergio tornò subito a Roma, ma da allora ogni tanto fece capolino in villa quando Anna con la famiglia andava dalla madre e dai nonni.

Passarono gli anni, Anna ebbe dei bambini. Mattia riuscì a vedere i suoi pronipoti, poi seguì la moglie nellultimo viaggio.

Fu allora che Maria Teresa dovette affrontare ancora una volta il difficile carattere di Sergio.

La villa è mia!

Ma Mattia Bellini lha lasciata in testamento ad Anna.

Non minteressa! Farò causa!

Sergio, ma a che ti serve tutto ciò?! Sei ormai anziano e hai solo Anna! urlò Maria Teresa, esasperata. Dove pensi di portare questi beni? In quali tasche pensi di ficcarli? Hai anche nipoti ormai, e ancora combatti!

Non sono sicuro neppure che sia mia figlia! E tu vieni a parlarmi di nipoti!

Va bene! Vai pure in tribunale! Io verrò con te!

E per quale motivo?

Facciamo il test del DNA. Sono stanca delle tue stupidaggini!

Sergio rimase interdetto, guardò Maria Teresa stranamente e poi annuì piano.

Facciamolo. Evitiamo la causa.

Naturalmente, il test confermò la paternità di Anna. Questo aiutò Sergio ad accettare la realtà, giusto in tempo.

Quando scoprì di essere malato, mancavano solo pochi mesi di vita.

Mi restano un paio di settimane, Teresa confessò un giorno, arrivando in villa durante la raccolta delle verdure per linverno.

Maria Teresa lasciò cadere il barattolo di pomodori e scoppiò a piangere, spaventando i nipotini che la imitarono in coro, senza capire perché la nonna corresse ad abbracciare quello strano uomo sempre scontento.

Ma come, Sergio?! Perché non hai detto niente?!

Te lo dico ora Dai, smettila di piangere! Già è dura così!

Si può fare qualcosa?

I medici dicono di no.

Ma lasciamoli parlare! Noi vedremo! rispose Maria Teresa, si tolse il grembiule e abbracciò i nipoti. Basta piangere! Andate in giardino a giocare! Devo parlare col nonno.

Sergio visse quasi un anno invece che due mesi. Fu la vecchia villa ad accoglierlo, dandogli quella pace e quel silenzio che gli permisero di riflettere sullintera sua vita, sui rimpianti e sulle gioie non comprese.

Maria Teresa parlava poco con lui. Gli restava accanto, lo assisteva, lo comprendeva, ormai senza rancore.

Grazie, Sergio.

Di cosa mai?

Se non fosse stato per te, non avrei conosciuto la felicità vera.

Eppure ti ho fatto soffrire moltissimo

Proprio per questo ho potuto incontrare mio marito

Lhai amato?

Sì. E lui amava tantissimo me. Anna lha accolta come figlia sua.

Perché non hai avuto altri figli con lui?

Ci abbiamo provato. Non è andata. Due li ho persi, poi i medici dissero basta. Avevo paura che mi lasciasse Invece mi disse: Abbiamo già una figlia, basta così.

Un gran uomo

Il migliore!

E io ho sbagliato tutto

Nessuno è perfetto, Sergio. Limportante è capirlo. Anche tardi.

Pensi che Anna mi abbia perdonato?

Lo ha fatto da tempo.

E tu?

Anchio

Sei sempre stata uningenua

E tu testardo

Sì, lo sono

Morì a fine estate, serenamente, addormentato sulla sedia a dondolo della veranda, senza più svegliarsi. Maria Teresa, presa in cucina, non si accorse subito, ma quando lo vide sorridere a chissà che, capì e corse a chiamare la figlia.

Anna arrivò e trovò la madre in lacrime, così sincere e piene di dolore che ne fu colpita.

Mamma, perché?

Piango perché mi dispiace. E perché di ogni persona che se ne va, qualcuno deve pure piangere.

Perché ti dispiace per lui? Dopo tutto

Non è solo per lui, Annina, che piango. Ormai è andato Piango anche per la mia vita, per quel primo amore, per le persone che mi hanno dato forza e sostegno i tuoi nonni. Mi mancano tanto!

Anche a me

E tuo padre anche loro gli volevano bene. Non potevano cambiare il suo carattere, ma lo volevano soltanto felice

Non lo capiva

No. Pensava di essere un lupo solitario. Ma, sai, i lupi non sono mai soli: stanno in branco, con le proprie regole. Se lavesse capito prima! Forse tutto sarebbe stato diverso Ma ormai non si può cambiare più nulla.

Le tasche, eh mamma? Anna strinse la madre.

Sì, Annina. Lì dove va tuo padre, le tasche non servono a niente

Il testamento di Sergio fu redatto in modo che tutto andasse ad Anna. Ma lei, scoprendo che il padre aveva avuto un altro figlio mai riconosciuto, decise diversamente. La madre di quel bambino non voleva saperne di nulla, ma Anna la rintracciò grazie a delle fotografie e lettere trovate nella scrivania del padre.

Aveva scritto che aspettava un figlio.

Non rispose mai.

Lo so. Ha dato al bambino il suo cognome?

Sì.

E ha inviato delle foto a mio padre Sperando che cambiasse idea?

Sì. Speranza vana.

Neanche per idea! Se non fosse stato per le lettere, non avrei saputo di avere un fratello.

E ora cosa vorresti?

Voglio che tutto sia giusto. Mio fratello ha diritto alleredità.

Cosa?! Davvero? Perché?

Perché è giusto così.

E così la villa riprese vita, i gradini scricchiolarono sotto i piedi nudi dei bambini, le voci degli adulti e il profumo delle mele tornarono. La famiglia, adesso più grande, si riuniva sotto la veranda, mentre il marito di Anna rispolverava il vecchio samovar dalla soffitta. Pulito e lucente, il samovar sbuffava promettendo calore e serenità alla vecchia casa.

Mamma, basta mele! Anna scosse le mani e ascoltò le voci dei bambini che giocavano in giardino. O vuoi fare due crostate?

Una per i piccoli, laltra per i grandi. Siamo in tanti ormai, Annina!

Hai ragione. Quanto è bello!

E il testamento

Mamma, non oggi! Anna aprì la porta della veranda e respirò laria autunnale, pungente e profumata di camino e foglie. Abbiamo tempo! Siamo vivi, insieme perché pensarci ora? Si vedrà! Godiamoci loggi. Va bene così, almeno per oggi, no?

Va bene annuì Maria Teresa abbracciando la figlia, ascoltando.

La vecchia casa fece scricchiolare un gradino, fece suonare il cancello per accogliere i nuovi ospiti, e rimase in ascolto della felicità che, finalmente, tornava a sentirsi a casa.

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