Sono tornato a casa per la cena, che quella sera la stava preparando mia moglie, la signora Alessandra Bianchi. Volevo parlarle seriamente, così ho iniziato con un Devo dirti una cosa. Lei non ha risposto, è tornata a mescolare il sugo e ho visto di nuovo la tristezza negli occhi.
Ho dovuto trovare il modo di proseguire, così le ho sputato che dovevamo dividerci. Lei, con la bocca aperta, ha chiesto: Perché?. Io sono rimasto muto, incapace di dare una risposta concreta.
Allora la signora Bianchi si è innervinita, ha iniziato a lanciare in aria tutto quello che trovava a portata di mano. Non sei un uomo! ha gridato. Non cera più nulla da dire. Sono andato a letto, ma il sonno mi è sfuggito; la sentivo piangere. Mi era difficile spiegare il fallimento del nostro matrimonio, non sapevo come dirle che non la amavo più, che mi era rimasta solo la pietà, e che avevo già ceduto il cuore a Ginevra.
Il giorno dopo ho preparato tutta la burocrazia per il divorzio e la divisione dei beni. Le ho lasciato la casa di via Roma, la Fiat 500 e il 30% delle azioni della mia azienda. Lei però ha sorriso, ha strappato i fogli e ha detto che non le serve nulla da me, per poi piangere di nuovo. Anche a me è venuta una punta di rimorso per i dieci anni trascorsi insieme, ma la sua reazione ha soltanto rafforzato la mia volontà di separarmi.
Quella sera sono rientrato tardi, ho saltato la cena e sono andato subito a letto. Alessandra era seduta al tavolo a scrivere qualcosa. Mi sono svegliato nel cuore della notte ancora a fissare la moglie che scriveva, ma ormai non sentivo più alcun legame con lei.
Al mattino mi ha detto che aveva delle condizioni per il divorzio. Voleva mantenere buoni rapporti finché ci fosse ancora qualcosa da salvare. Il suo argomento mi ha convinto: Tra un mese nostro figlio ha gli esami a scuola, non vogliamo sconvolgerlo. Il secondo capriccio mi è sembrato assurdo: doveva portarmi a letto ogni mattina per un mese, tenendomi in braccio fino alla porta dingresso, come a ricordarmi il giorno del matrimonio quando lho portata nella nostra casa.
Non ho contraddetto, mi sentivo indifferente. Al lavoro ho raccontato la richiesta a Ginevra, che con sarcasmo ha commentato: Che triste tentativo di manipolazione da parte della tua ex. Il primo giorno, quando ho preso Alessandra in braccio, mi sono sentito goffo. Eravamo diventati estranei. Il nostro figlio ha esultato, saltando intorno: Papà porta mamma in braccio!. Alessandra mi ha sussurrato: Non dirgli nulla. Lho posata sul tappeto vicino alla porta e lei è uscita verso la fermata dellautobus.
Il giorno successivo è stato più naturale. Ho notato, per la prima volta, le piccole rughe intorno agli occhi e qualche capello bianco. Quanta dolcezza ha messo nel matrimonio e cosa ho fatto per ricambiarla?
Poco a poco è sorta una scintilla tra noi, che è cresciuta giorno dopo giorno. Con sorpresa ho percepito anche che Alessandra diventava sempre più leggera, quasi come se si fosse alleggerita. Non ho detto niente a Ginevra.
Lultimo giorno, mentre stavo per sollevarla, lho trovata accanto allarmadio, lamentandosi di quanto fosse dimagrita. Era davvero molto più snella. Stai pensando al nostro futuro? mi ha chiesto il figlio, chiedendo quando papà la avrebbe portata in braccio, come fosse una tradizione di famiglia. Lho sollevata, sentendomi esattamente come il giorno del nostro matrimonio. Lei mi ha avvolto delicatamente il collo con un abbraccio. Lunica cosa che mi inquietava era il suo peso.
Allora lho appoggiata di nuovo a terra, ho preso le chiavi della macchina e sono corso al lavoro. In ufficio ho incrociato Ginevra, le ho detto che non volevo più il divorzio, che i nostri sentimenti si erano raffreddati solo perché non ci dedicavamo più tempo. Lei mi ha sbattuto una palmata in faccia e, tra le lacrime, è saltata via.
Io sapevo che quello che davvero desideravo era rivedere la moglie. Sono uscito dallufficio, sono entrato nel fioraio più vicino e ho comprato il mazzo più bello. Il fiorista mi ha chiesto che frase mettere sul biglietto; ho risposto: Per me sarà felicità portarti in braccio fino allultimo respiro!.
Sono tornato a casa, con il cuore leggero e un sorriso sulle labbra, ho salito le scale e sono balzato in camera da letto. Alessandra era stesa sul letto. Era morta
Solo più tardi ho scoperto che aveva combattuto coraggiosamente il cancro negli ultimi mesi. Non mi aveva mai detto nulla, e io non me ne ero accorto, occupato comero nella storia con Ginevra. Alessandra era una donna incredibilmente saggia: aveva inventato tutti quei condizionamenti per salvare il nostro figlio dalla devastazione di un divorzio.
Spero che il mio racconto possa servire a qualcuno per preservare la famiglia Molti si arrendono senza sapere che la vittoria è spesso a un passo da loro.







