Figlio ingrato: peggio di uno sconosciuto (storia semplice)

Maria Serafina Bianchi, nonna ottantquattrenne, sedeva sulla fermata dellautobus a pochi passi da casa sua, senza sapere più dove andare. Accanto a lei, sul piccolo sgabello di pietra, giacevano una borsa di tela e un sacchetto, contenenti quasi tutti i suoi averi.

«Hai cacciato Rimetta, non ti sei spaventata di niente, e lhai pure detto: Vai via, vecchia, non ti serviamo più, non rubare la nostra pace con Ilya.»

Solo tre anni prima la vita era ancora serena nella loro casa a tre camere: Maria Serafina, la figlia Ginevra, il nipote Luca con la moglie Natalia e il loro figlio, il pronipote Arturo.

Il caos iniziò quando, al lavoro, Luca incontrò la nuova contabile, Rimetta, arrivata dal Nord, da un paesino di montagna, in cerca di fortuna. Nessuno sapeva perché fosse giunta al loro borgo, ma le fu assegnata una stanza in un dormitorio e un impiego, e sembrava che nulla potesse mancarle. Tuttavia, Rimetta non era contenta. Iniziò a fissare gli uomini del luogo e scelse proprio Luca. Sposato? Come dice il proverbio, la moglie non è un muro.

Una mattina di aprile Luca tornò a casa dal lavoro, prese le sue cose e, prima di andare via, esclamò:

Ho capito a quarantacinque anni che cosa è la vera vita e il vero amore!

Natalia, la moglie, non rispose nulla. Aspettò che Arturo finisse gli esami della scuola, poi prese anche lei la decisione:

Andremo in città, Arturo deve iscriversi alluniversità. Vivremo nella vecchia casa dei miei genitori. È chiusa da tre anni, ma la sistemeremo. Se non ce la facciamo, mio fratello ci darà una mano. Io troverò subito un lavoro a scuola.

In due giorni la famiglia si preparò. Il fratello di Ginevra arrivò con il suo furgone, caricò le valigie e partì. Arturo abbracciò forte la nonna:

Non ti preoccupare, nonna, ti verrò a trovare.

E così fece, due volte, finché Ginevra fu ancora in vita. Quando Ginevra morì, Luca e Rimetta si trasferirono nellappartamento e Arturo non tornò più.

La vita di Maria Serafina divenne un incubo. Rimetta cominciò a imporre le proprie regole. Prima la chiamava a tavola e le serviva quello che preparava per sé e per Luca. Poi le ordinò di non uscire più dalla stanza:

Hai troppe briciole in cucina, è più facile pulire una volta a settimana nella tua camera che strofinare i pavimenti tre volte al giorno qui.

Da quel momento Rimetta le preparava sempre più spesso una zuppa di avena o di orzo, che Maria Serafina beveva a colazione, a pranzo e a cena, accompagnata da un tè senza zucchero.

Un giorno Rimetta annunciò che suo figlio sarebbe arrivato tra una settimana. Luca e lei discussero dove trovarlo un impiego, sapendo che dopo il carcere non avrebbe ottenuto un lavoro qualunque.

Quella mattina Luca andò al lavoro e Rimetta, con tono autoritario, gli disse:

Ecco lindirizzo della casa di riposo. Vai lì e ringrazia perché almeno non ti hanno cacciata per strada.

Gli porse una piccola scheda con lindirizzo e chiuse di botte la porta.

Maria Serafina arrivò alla fermata dellautobus, ma non sapeva dove andare: la vista era offuscata, non riusciva a leggere lindirizzo. Un giovane, Marco, era in piedi accanto al marciapiede.

Ragazzo, per favore, leggimi lindirizzo e dimmi su quale autobus devo salire, implora la nonna.

Marco la guardò e rispose:

Dove vai, nonna Maria? Arturo è arrivato, ti sta cercando. Lo chiamo subito.

Cinque minuti dopo Arturo arrivò di corsa. La sua ex vicina, Lucia, lo aveva chiamato la sera prima e gli aveva detto che Rimetta voleva mandare la nonna in un istituto. Lucia aveva lavorato per anni come assistente nella casa di riposo e aveva fornito a Rimetta lindirizzo. Arturo, allora, si precipitò verso il borgo per portare la nonna da sé.

Prendo le tue cose, disse Arturo. Ti porto in taxi a Firenze, dove la mamma ti ha già preparato una stanza. E nel nostro giardino gli alberi di melo stanno fiorendo, è uno spettacolo.

Quando Rimetta e Luca seppero che Arturo aveva portato la nonna in città, ne furono contenti, ma la gioia durò poco. Nelle pratiche burocratiche emerse che Maria Serafina era la vera proprietaria dellappartamento fin dal primo giorno; il marito, anche se ormai defunto, aveva diritto di abitazione a vita. Rimetta e Luca dovettero tornare al dormitorio.

Maria Serafina vendette lappartamento e i proventi li diede al pronipote Arturo, affinché potesse comprare una casa in città. I prezzi a Firenze erano più alti, così Arturo poté acquistare solo un monolocale, ma nuovo e spazioso. Con quel tetto sopra la testa, pianificò di sposarsi e di costruire una vita stabile per la sua giovane famiglia.

Infine, la storia dimostra che il rispetto per gli anziani è il fondamento di una comunità umana: chi si prende cura dei propri nonni preserva la propria dignità e quella di tutti.

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