26 aprile 2024 Diario
Lorenzo, abbiamo una bambina! 3500 di spese! esclamò gioiosa Giulia al telefono.
Io mi trovavo sotto le finestre del reparto di ostetricia, agitando la mano verso la moglie che stringeva al petto il piccolo tesoro.
Una figlia! Finalmente sono padre! Giulia, dove è il nostro maschietto? Ci avevano promesso un ragazzo! quasi ruggì al ricevitore.
Il silenzio cadde per un attimo, poi la voce di Giulia sussurrò:
Forse cè stato un errore.
Mi voltai e attraversai la via, oltre i papà felici che tracciavano cuori sullasfalto e lanciavano palloncini colorati verso il cielo, oltre le auto scintillanti e le famiglie radunate intorno.
Da sempre sognavo un erede maschio, un continuatore del nostro nome. Mentre Giulia era incinta, dipingevo nella mente il futuro: correre a pallone nel cortile, pescare insieme sul lago, scambiare chiacchiere da uomini, portare a casa al papà il pescato più ricco, per poi ritrovarci tutti a cena a raccontarci la giornata, con lui al mio fianco, il mio orgoglio.
Giulia faticò a concepire. Fummo da un noto specialista a Firenze, quasi una celebrità della scienza, e solo dopo cinque lunghi anni ricevemmo la notizia tanto attesa.
Lorenzo, è vero? sentii alle mie spalle. Mi girai: era Paolo, il compagno di università.
Come va la vita? Da quanto tempo non ci vediamo?
Sono tornato da mia madre, mi sento un po debole, ho bisogno di una pausa. Qui è tutto da solo, il padre è morto da cinque anni. E tu?
Vengo dal reparto ostetrico, la moglie ha partorito, è una bambina.
Congratulazioni! E tu non sei felice? mi sorrise Paolo.
No
Guardò intorno e, vedendo un bar a due passi, mi invitò a entrare.
Allora ti aspettavi un maschio? Tutti noi speriamo in un ragazzo, è normale. Anchio, qualche anno fa, mi preparavo a diventare padre di un figlio, e invece è nata una bambina.
E la tua famiglia? Sono venuti con te?
Paolo abbassò lo sguardo, poi fissò il mio con occhi carichi di una tristezza quasi cosmica.
Sono solo, non ho più nessuno. Lorenzo, forse è un brutto momento per parlare, tu sei nel tuo momento di gioia.
Che cosa è successo?
Un incidente non voglio ricordarlo. Da un anno vivo da solo; sto pensando di trasferirmi definitivamente da mia madre, troverò lavoro, ristrutturerò lappartamento.
Passammo ore a ricordare gli anni universitari, i vecchi amici, a condividere sogni per il futuro. Gli diedi il mio numero e gli dissi che poteva chiamarmi in qualsiasi ora.
Il mattino seguente, con un grande mazzo di peonie rosse, preferite da Giulia, e una serie di palloncini leggeri, mi precipitai alle finestre del reparto.
Giulia! esultai al suono della sua voce al telefono.
Scusami! Sono così felice per la nostra tanto attesa bambina! A chi assomiglia?
A te, Lorenzo, sei proprio un teppista!
Davvero? Ieri mi sentivo così
Non preoccuparti, capisco tutto.
Mi interruppe Giulia:
Lorenzo, la piccola è robusta, tranquilla, mangia e dorme, e nel sonno sorride. Presto potremo portarla a casa, vedrai di persona.
P.S. Non siamo riusciti ad avere altri figli; il parto fu difficile e ne ne risente la salute di Giulia. Ventanni dopo, la nostra figlia, Elettra, è una giovane donna brillante e bella. La amiamo con orgoglio; Paolo è diventato il suo padrino. Sono ancora grato a lui per quella chiacchierata, che mi ha aperto gli occhi e, soprattutto, mi ha insegnato a valorizzare e ad amare tutti coloro che sono al mio fianco.






