Avevo appena finito la mia frittata e stavo sorseggiando lultimo sorso di caffè, quando la moglie, arrossita, si avvicinò con un gesto incerto e, quasi a sussurrare, chiese:
Hai unaltra donna?
Da dove vieni
Non mentire, Alessandro. Voglio solo la verità dalle tue labbra.
Mi sentii coperto da macchie invisibili mi succedeva raramente, ma in quei momenti in cui si è incapaci di dire la verità e allo stesso tempo non si vuole mentire.
Puoi tacere. Ho capito.
Come se fosse stato scottato, scappai fuori in strada. Tutta la giornata di lavoro mi aveva agitato, il caos mi aveva sbalzato fuori dai binari, costringendomi a una decisione che non ero pronto a prendere. Non potevo mentire a Giulia aveva un valore immenso nella mia vita.
Sì, cera unaltra donna. Giovane, affascinante, elegante ti farai un sorriso, la testa scoppiò, rimase solo testosterone che, passando per bocca, naso, orecchie e tutti gli altri buchi, sembrava quasi un fiume impetuoso.
E allora la trovai! Non più giovane, né più bella della moglie. Unex compagna di classe. Il primo amore impossibile, un gesso non concluso. La rintracciai per caso, dopo anni.
Fiorenza, sei tu? Che camuffamento! Un dandy londinese.
Rimasi interdetto. Davanti a me, con un sorriso beffardo, cera Cristina.
Stai lì, immobile, come un idiota, sentendoti a disagio. Cristina, che mi aveva tormentato a scuola con soprannomi tutti adottavano Fiorenza era uno di quelli.
Andiamo, sediamoci in una caffetteria, facciamo due chiacchiere, sarà una miniriunione. Una nostra conoscente uscirà a fare la spesa.
Non avevo ancora risposto, quando dalla stessa bottega (lì dove ci eravamo incontrati) uscì lei Sofia, capelli dargento, fragile come una piuma. Vedevo Alessandro, e con voce melodiosa, quasi dolorosamente familiare, chiese:
Alessandro Fiorenza, sei tu? Quanti anni hai?
Io, senza parole, solo un sorriso, sentii un nodo nella gola per lo shock.
La portai al bar, parlammo a lungo, e il giorno seguente, sopraffatto dalle emozioni, incontrai di nuovo Sofia dopo il lavoro. Lei non si sorprese, accettò tutto con calma. Ci sedemmo di nuovo al caffè, stavamo solo noi due, e poi scomparsi, come nebbia nella mattina.
La relazione durò sei mesi, e yo vivevo in due dimensioni. In una cera la famiglia: i figli Marco e Livia, che adoro, e Giulia, che amo e continuo ad amare. (Sì, lamore non è sparito, è solo rimasto latente, un po sbiadito.)
Nellaltra, Sofia, unondata di emozioni, la gioia del possesso, lamore. Vorrei tuffarmi da una dimensione allaltra. Perciò, quando Giulia mi svelò la sua sospetta in quel momento inopportuno, non ero pronto a gestire il caos.
Lunica cosa che mi venne in mente alla fine della giornata: fare una pausa. Una vera pausa, non per uno solo. Riflettere e scegliere definitivamente.
Stavo per chiamare Giulia, ma lei mi precedette.
Alessandro, prenderò i bambini a casa dei miei genitori per un po. Devo riflettere, disse . Lunica cosa che ti chiedo è di restare in contatto con Marco e Livia. Ti vogliono bene, e non voglio che li turbino.
Più smarrito, tornai a casa. Quando pensai di decidere, non considerai che anche Giulia ha il diritto di decidere, non necessariamente a mio favore. E ha il diritto.
Passarono giorni a pensare a Sofia (tutto così fresco e vivido) e a Giulia (la moglie). Ricordavo solo le cose buone, non volevo perdere né luna né laltra.
Allimprovviso, mi venne voglia di chiamare il vecchio amico di scuola, Giorgio. Eravamo amici anche allesercito, e una volta entrambi eravamo innamorati di Sofia senza risposta. Forse per questo lo chiamai.
Ci accordammo per un incontro. Lo invitai a casa mia pioveva, e con questo tempo non mi andava di andare a qualche ufficio. Giorgio non era sposato, viveva con i genitori; io ero temporaneamente libero, quindi poteva anche passare la notte.
Dopo il lavoro, entrai al supermercato, comprai gnocchi, salame e una bottiglia di vino (cosa da uomo) e tornai a casa ad aspettarlo.
Che casa splendida! Così accogliente! Sono felice per te, amico! Quando avrò un nido familiare? Non hai per caso una amica della moglie? disse Giorgio, stringendomi la mano e guardandosi intorno.
Andammo in cucina. Avevo già tagliato tutto, posato piatti e forchette, restava solo cuocere i gnocchi.
Dove è tua moglie? chiese lamico, sorpreso Volevo renderle omaggio, ma sei solo? Perché non lhai detto? E ho comprato torta e cioccolatini
Non ti preoccupare, li mangiamo. I genitori di Giulia non per molto. Dai, uno di più!
Bevemmo un bicchiere, poi un altro, e solo dopo raccontai a Giorgio di Sofia, del nostro torbido romance, e della mia situazione. Giorgio rimase in silenzio, cosa insolita per lui.
Perché taci? Anche tu eri pazzo per Sofia. O lo sei ancora? insistetti.
No, niente! Ora, no rise Giorgio, un po teso , ti dico la verità: non ti serve! So cosa dico.
E cosa sai? mi incrinai. Lei non ci aveva più corteggiato, né dopo. Se ci fossero pettegolezzi, non li ascolterò!
Ho vissuto con lei per sei mesi, Alessandro disse stanco Giorgio. Era divorziata. Sai chi era il suo ex? Carlo Paganelli, ti ricordi?
Paganelli? Non lo conoscevo. Mi aveva detto che era divorziata, ma non il nome del marito. Sì, lei lo guardava, lo ricordo. Volevo capirlo.
Parlare di me e del Paganelli? È meglio non farlo.
No, amico, dillo, dillo risposi, quasi ubriaco, sentendo che quello che avrei sentito non mi avrebbe piacuto.
Io, a differenza tua, non solo la osservavo, ma le scrivevo biglietti, le portavo la borsa, la afferravo qualche volta nel cortile, senza risultato.
Paganelli era più attraente per lei, non ero suo rivale. Ma lui e le ragazze… era diverso da noi. Così Sofia lottò contro di lui, come noi lottiamo luno per laltra.
Finirono sposati una coppia perfetta, due stelle locali! Vivevano bene, finché Sofia non iniziò a lamentarsi del poco denaro.
Non voleva vivere coi suoceri, desiderava un appartamento. Paganelli partì per lavoro in Europa, guidava auto vecchie di importazione. Apparvero i soldi, ma in un viaggio ebbe un grave incidente; le parti venivano ricostruite. Tutti i soldi guadagnati andarono a rimettere in piedi luomo. Sofia lo aiutò a rialzarsi, e poi trovò un appartamento e lasciò Paganelli.
Ci incontrammo per caso o forse no? Uscivo dal lavoro, e lei passava con Cristina, la nostra amica.
Ti ricordi di lei? Non so cosa facevano, io lavoro in città, non è un posto per passeggiate
Ci sedemmo al bar, poi lamore fiorì, quasi volavamo! Pensavo di sposarmi! E lei mi disse che sarebbe partita per due settimane in missione a Napoli. Io, sciocco, le credetti.
Tornò, però, con una scottatura mediterranea. Alla mia domanda rispose:
È stato noioso e grigio, così sono andata al solarium e al centro benessere nel tempo libero.
Linvidia mi assalì, cominciai a seguirla, specialmente quando sembrava impossibile incontrarsi.
E allora, ti dirò, lho seguita! Un fuoristrada si fermò davanti alla sua casa, e lei scese con il marito! Un giovane bello? No, un vecchio di sessantanni. Non sopportai, lo afferrai, quasi a strappare la sua carne.
Quasi finii in prigione; quelluomo era una grande palla! Lunica cosa che lo salvò fu che non voleva far luce su quella relazione segreta, che gli aveva comprato anche un appartamento
Raccontai tutto su Paganelli, se vuoi approfondire.
Lui non voleva più parlare, andò in ingresso a cambiarsi. Non mi sentii di trattenerlo, ma lo accompagnai comunque fuori.
Per questo non voglio più sposarmi. Non credo alle donne! E tu non distruggerai la tua famiglia per stupide mi disse, prima di andarsene.
Stringemmo le mani e se ne andò.
Una tristezza mi avvolse. Caddi sul letto, pensando alla fugacità della vita, alla felicità, al sogno che da tempo dimorava nel profondo della mia mente, e che per una ragione fatale si avverò.
Il mio sogno era un piccolo veliero argentato che ondeggiava su un mare smeraldo infinito, sotto un sole destate che sorgeva.
A bordo cera la mia ragazza ideale, un mistero che rimaneva senza soluzione, lasciando un alone di leggerezza, unaura dellimmagine dellidolo.
Con quel sogno mi persi, finii la bottiglia e mi addormentai tra le sue braccia. Il mare si rivelò una pozzanghera, il veliero di cartone si inzuppò e affondò.
Al mattino, sotto la doccia fredda, compresi che la storia era chiusa.
Per caso, al pranzo, squillò mio suocero.
Alessandro, ho una ruota forata, sono sul ciglio della strada a un chilometro dal tuo lavoro. Puoi venire ad aiutarmi? Il mal di schiena non mi lascia.
Andai a soccorrerlo. Rimase in silenzio, come un partigiano. Quando finimmo, gli chiesi:
Come vanno le cose?
Normale. I bambini sono una benedizione, rispose, poi aggiunse, Giulia è più silenziosa del solito
Puoi prestarmi dei soldi? Settanta euro? chiesi, quasi senza accorgermene.
Perché? si stupì.
Voglio portare la famiglia al mare. Ho qualche risparmio, ma ho bisogno di un aiuto.
Il suocero si animò:
Ottima idea! È il momento giusto! La tua pausa è durata troppo, non è a tuo favore. Ti dico una cosa: niente è più prezioso della famiglia, le relazioni come le tue non si disperdono Raccolgo i soldi, se serve!
Quella sera andai al mercato, comprai provviste, pulii lappartamento e al mattinoera sabatopartii per la vacanza. I bambini mi abbracciarono felici e annunciai a gran voce:
Lunedì andiamo al mare! Ora, affrettatevi a fare le valigie! Dobbiamo muoverci!
Giulia non protestò, ma era strana, quasi senza anima. Apatica, vestiva Marco senza entusiasmo, poi si vestì da sola.
Durante il viaggio rimase silenziosa, rispondeva con monosillabi. Non lavevo mai vista così.
Sul volo, chiuse gli occhi per tutta la durata, senza dormire davvero. Io cercavo di intrattenere i bambini, di non disturbarla, sperando in un cambiamento.
Lhotel era un paradiso: piscine a perdita docchio, scivoli, animazione per bambini, cibo ottimo. Il mare era caldo e calmo. I bimbi correvano dal mare alla piscina, dallo scivolo alla festa di sabbia.
Io li rincorrevo, vegliando sulla loro sicurezza. La sera partecipavamo allanimazione, i bambini ballavano sul palco, noi li guardavamo dal piccolo teatro, felici del loro entusiasmo.
Marco, di tanto in tanto, correva a noi, beveva da una bottiglietta, e diceva:
Sono stanco! E ancora corro a ballare sul palco. Che emozione!
La sera, dopo averli lavati e cambiati, li sistemai nei letti, e, con il cuore agitato, mi avviai verso il nostro letto condiviso. I bambini si addormentarono subito, mentre io e Giulia rimanevamo svegli, sospesi tra il suo volto evanescente e il mio rimorso.
Così trascorremmo la metà della vacanza. Un giorno, Marco e Livia, eccitati, uscirono dallo scivolo e, correndo, cominciarono a raccontarci di una gigantesca pista a forma di tubo curvo, riservata solo agli adulti.
Mamma, papà, andate anche voi! Poi raccontate cosa cè dentro: è spaventoso?
Andiamo? mi alzai dalla sdraio, tendendole la mano. Lei la prese, silenziosa, e mi seguì. Sentii la sua mano calda, e capii che quel gesto era simbolico.
Saliamo per le scale a chiocciola, entriamo in un tubo a due posti, spingiamo e partiamo. Appena il primo tornante ci avvolse, Giulia urlò, un grido straziante, così forte da stringermi forte contro di lei.
Il suo lamento era una melodia di catene interiori spezzate, di pene nascoste. Io la stringevo, sussurrandole:
Ti amo, Giulia, solo te! Credici!
Il tubo ci scaraventò in acqua, capovolti, e la trassi fuori. I bambini ci abbracciarono, bagnati dacqua e di lacrime. Rimanemmo quattro, fradici, e io continuavo a sussurrarle allorecchio:
Giulia! Sei la mia unica, la mia! Solo mia! E io sono tutto tuo! Interamente tuo!
Lei pianse, si rifugiò sulle mie spalle, battendo i pugni sul mio dorso. I bambini ci stringevano per le gambe, e io ripetevo, come un mantra, quelle parole
Fine. Il primo raggio di luce si insinuò nella stanza, accarezzando il tavolo ancora sporco di piatti vuoti. Un silenzio diverso da quello di quella notte non più carico di colpa, ma di una strana leggerezza riempì laria. Alessandro si sedette sul bordo del letto, sentendo il legno freddo sotto le mani, e la consapevolezza che, per la prima volta da mesi, la sua mente non era più un labirinto di specchi infranti.
Aprì il cassetto del comodino e trovò una vecchia penna a sfera, quella che usava da bambino per disegnare le stelle su fogli di scuola. Con un gesto lento, iniziò a scrivere una lettera, non a Giulia, non a Sofia, ma a se stesso.
> Caro Alessandro,
>
> Hai attraversato tempeste che non avresti mai immaginato. Hai corso dietro a ombre, hai abbracciato fuochi che bruciavano solo te. Ma ora, qui, con la luce che si fa strada tra le persiane, capisci che il vero coraggio non è sfuggire a unillusione, ma restare con la realtà che ti ha dato la vita: i tuoi figli, la voce di Giulia quando ti chiama a cena, il profumo del caffè al mattino.
>
> Non è un tradimento, né una resa. È una scelta consapevole di coltivare ciò che davvero conta, di piantare radici profonde e di lasciare che i sogni si trasformino in ricordi da cui trarre forza. La tua felicità non può dipendere da una fuga, ma dalla capacità di accettare i difetti e di amarli.
>
> Con affetto,
>
> Te stesso
Finì la frase e chiuse il foglio. Sentì un peso sollevarsi dal petto, come se una brezza avesse spazzato via la cenere dei suoi pensieri. Il telefono vibrò sul comodino: era Giulia. La chiamata non aveva bisogno di parole; la sua voce, lenta ma decisa, riempì la stanza.
“Alessandro, ci vediamo al parco domani mattina. I bambini vogliono fare il giro delle altalene.”
Un sorriso, piccolo ma sincero, si aprì sul suo volto. Si alzò, si vestì, e mentre usciva di casa, il mare immaginario che aveva inghiottito il suo veliero scomparve, lasciando spazio a una strada di sabbia fine che si estendeva davanti a lui. Camminò verso il parcheggio, con la consapevolezza che la vita non è un viaggio verso mete impossibili, ma la costruzione di un percorso passo dopo passo, dove ogni passo è un atto damore.
E così, con il cuore più leggero, Alessandro attraversò la porta del supermercato, pronto a comprare ancora gnocchi, ma questa volta per una cena condivisa, dove il sapore del cibo sarebbe stato il simbolo di una famiglia ritrovata.







