Affittarono un monolocale quasi nel cuore di Roma, proprio sotto il campanile di SanPietro.
Ti piace? sussurrò Marco, appena aprendo la porta davanti a Ginevra.
Lappartamento era immenso, sontuoso, avvolto da una luce dorata.
Ma sei pazzo! sbalordì lei, gli occhi marroni scintillanti di meraviglia guarda che vista dal balcone!
Non ti sembra un po caro? increspò Marco.
Strano, lo dico, ma non è poi così. Lha dato a me un vecchio mi ha detto che vive fuori città, in una cascina antica.
Va bene, chi se ne cura, mi sento già a casa replicò Ginevra, fissandolo con quegli sguardi caldi e birichini.
Al mattino Marco partì presto; Ginevra, dopo un caffè fumante, decise di incontrare le amiche.
Quando lui sparì, la casa gli parve improvvisamente estranea, ancora non abitata del tutto. Due volte avvertì una strana presenza alle sue spalle, ma scacciò i pensieri come nuvole al vento.
Scattò qualche selfie davanti a quadri depoca e a mobili antichi, si vestì in fretta e corse allappuntamento.
Le amiche esaminavano le foto con entusiasmo, chiacchierando senza sosta:
Che lampadario, una meraviglia celestiale!
Guarda queste tele! Oh, chi è quello? Cè qualcuno dietro di te.
Ginevra guardò limmagine. Sul retro del suo profilo si intravedeva una sagoma indistinta, quasi quella di una vecchia signora.
Che cosè? si scambiarono sguardi le compagne.
Basta, è solo unombra che si è proiettata al momento dello scatto rispose Ginevra con un sorriso finto, ma dentro di lei il brivido tornò, ricordandole le paure del mattino.
La settimana successiva volò via quasi invisibile. Le serate tiepide le trascorrevano a passeggiare per Trastevere, lungo il Tevere, a mangiare gelato e a tornare a piedi a casa.
Il weekend la costrinse a restare tra quelle mura. Pioveva a dirotto, non uscirono; ordinarono una pizza margherita e si persero in film depoca. Marco dormiva sul divano, e lei si appoggiò al suo fianco.
Un tuono lo scosse; un lampo illuminò la stanza e davanti a lei apparve una donna anziana, avvolta in un velo di luce.
Marco era ancora addormentato, e Ginevra, paralizzata dal terrore, non riuscì a dire una parola.
Allora, giovane padrona di casa, come ti trovi? mormorò la vecchia, senza attendere risposta, e proseguì:
Hai espresso un desiderio qui, nel tuo nuovo rifugio?
Nnno, balbettò Ginevra, rannicchiata sul divano.
Che desiderio? Ho un marito, guadagniamo bene, affittiamo anche un bilocale. Abbiamo provato linseminazione più volte, senza successo la raffica di pensieri le attraversò la mente in un attimo.
Il ruggito del tuono la fece trasalire; un altro lampo dipinse di nuovo la stanza, ma la vecchia era sparita.
Senza accorgersene si addormentò.
Il mattino le accolse con un sole splendente e un cielo azzurro. Solo le ultime gocce di pioggia attaccate alle finestre ricordavano la tempesta notturna.
Senti, ho dormito da re sul divano, e tu? disse Marco, sbattendo la panna nella macchinetta del caffè.
Anchio, rispose Ginevra, sorridendo. La mattina era solo un sogno, levento notturno unillusione.
Allora, che ne pensi di questo nido? Mi sto ambientando.
Non dirlo, anchio mi sento a casa, non voglio cambiare nulla.
Qualche anno prima, dopo un altro fallimento di fecondazione assistita, una psicologa li aveva consigliati a cambiare dimora per rinnovare lanima.
Quella era la loro terza casa in affitto. Il tempo scivolò, avvicinandosi il Capodanno.
Il 31 dicembre Marco annunció:
Stasera verrà il Nonno Antonio per ritirare i soldi per i prossimi sei mesi.
Che strano, pensò Ginevra, in vigilia di Capodanno.
Lascia stare, è solo il vecchio, andrà, si convinse.
Il nonno arrivò la sera, con in mano una torta al cioccolato, la preferita di Ginevra. Accesero il bollitore, si scaldarono le mani intorno al tè. Fuori cadde una neve fitta, e Ginevra, sorprendentemente, propose:
Restate con noi a festeggiare! Dove andrete con quella bufera? Sarebbe più gioioso insieme, quasi quasi tre di noi.
Le campane di mezzanotte suonarono, fuori scoppiò un fuoco dartificio che si rifletteva nei vetri come fiori di luce.
Nel profondo dello specchio, di nuovo comparve la nonna Rosa. Sorrideva appena, agitò la mano e svanì in una cascata di scintille colorate.
Ginevra riuscì a ricambiare il sorriso, alzando la mano in un baleno silenzioso. Mai più la vide.
P.S. dellautrice
Qualche anno più tardi, passeggiando per Via del Corso, rintracciai un vecchio amico.
Ti ricordi quella coppia che viveva vicino al Colosseo? gli chiesi. Come vanno?
Ah, sì, sono una coppia simpaticissima. E indovina? Il nonno, il proprietario dellappartamento, ora vive con loro. È un vecchietto, ma si prende cura del loro bambino come fosse suo nipote. Sua moglie è morta e non ha altri figli.
Ecco, così è.







