Verso la clinica Giulia è arrivata a faticaStava lottando contro il vento gelido, sperando di non perdere l’appuntamento con il medico.

Nel corridoio del policlinico di Roma, Livia barcollava a fatica aveva slogato gravemente la caviglia. Si era incastrata in una fila, ma il dolore la faceva quasi trascinare. Un uomo calvo, agile, la sorpassò di un balzo, passando davanti al suo naso per darsi il posto in visita al dottore. Livia, esausta, si lasciò cadere su una sedia. *Che uomini, mai cedono!* sussurrò, mordendo il dolore. Una signora accanto a lei, con un filo di voce, rispose: *Stava già qui stamattina, è tornato per farle il tutore. Se è arrivato così di corsa, forse è proprio lui!* e scoppiò a ridere. *Il bravo Andrea, il mio vicino. Solo la sua vita non è andata a buon fine: ha perso la gamba, la moglie lo ha lasciato. Pensavamo che fosse finito, ma guarda come corre ancora, più veloce di un dito.* agitò la mano, e in quel momento un uomo zoppicante uscì dallambulatorio con un sorriso largo. Strizzò locchio a Livia e alla signora, *Allora, ragazze, ci viviamo!* sbatté la scarpa e scomparve verso luscita.

Livia sorrise amaramente al ricordo di quelle parole. *Ragazze* non era più per lei. Si era sposata giovane, con un uomo dodici anni più anziano. Però, per loroscopo, entrambi erano del segno del Cane. Paolo, il marito, amava davvero i cani; poco dopo avevano adottato un pastore tedesco che chiamarono Gio. Livia rimase incinta.

Gli amici le facevano i complimenti: *Avete una famiglia perfetta appartamento, auto, casa al mare, cane, presto un figlio.* Ma al sesto mese Livia perse il bambino. Paolo la consolò, poi disse: *Che fare? Non siamo più giovani, ma almeno abbiamo Gio.* Livia amava il cane, Paolo lo portava spesso alle esposizioni, ma quel piccolo non poteva sostituire un figlio.

Alla mostra canina, Paolo incontrò Olivia, che aveva anchessa un cane. Lì, Paolo le rivelò, con tono freddo: *Tra noi due nascerà un bambino, io sono giovane, darò alla luce un neonato sano.* Giovane come il vecchio Livia! commentò. Olivia, in realtà, aveva quasi ventanni in meno di Paolo; il destino sembrava averla favorita. Livia, però, cominciò a sentirsi più vecchia di quanto fosse: *Pensione alle porte*, le sussurrava Paolo, come se anche lei fosse già pronta a ritirarsi. Un giorno, Livia pensò: *Ho solo 43 anni, non è poi così tanto, ma dentro di me mi sento una vecchia.*

Una settimana dopo, lernia quasi guarì e Livia tornò dal medico, dove incrociò ancora luomo calvo.

*Scusi, signorina, può passare davanti a me, ho fatto coda senza volerlo*, le disse luomo, sorridendo imbarazzato. Quando Livia uscì dallambulatorio, lui era ancora lì, ad attendere.

*Il prossimo!*, gridò linfermiera.

*La sto chiamando*, rispose Livia, sorpresa che luomo non entrasse.

*Ero già qui, scherzavo, ti aspetto, bella ragazza. Sono Andrea, e tu? Livia, giusto? Lo sapevo subito. Che altro potrei chiamare una donna così luminosa? Posso accompagnarti, dato che sei una disabile?*

Livia rise: *Se sono bella, tu non assomigli affatto a un invalido.*

Uscirono insieme; Andrea le raccontò storie, poi le offrì la sua mano per sostenerla mentre ancora zoppicava.

*Ti va di fermarci al bar?* suggerì, indicando una piccola caffetteria. *È buono e a buon prezzo, ti invito, non ho ancora fatto colazione.*

Con Andrea il tempo scivolava leggero. Lui le propose altri incontri e Livia non rifiutò.

*Livia, non dirmi che ho fretta, ho paura che qualcuno mi sorpassi al prossimo bivio e io rimanga a bocca asciutta*, confessò Andrea una sera. *Io sono zoppo, calvo, e tu sei una donna giovane e bella!* fece una pausa, poi, con voce tremante, *Livia, sposami! Non credere che ci conosciamo poco, voglio trascorrere il resto della mia vita a scoprirti. Ho una casa, lavoro, sono un uomo forte.* Si fermò, fissandola negli occhi. La testa abbassata, capì che non voleva rifiutarlo, perché tutti oggi cercano salute e ricchezza, non un uomo spezzato.

*Andrea!* scoppiò Livia ridendo, *sei il migliore. È stato difficile accettare subito, ma daccordo!*

Il matrimonio fu un turbine; poco dopo Livia rimase incinta. Non aveva mai immaginato di poter avere un figlio, aveva già chiuso a chiave quella porta. Eppure la vita le restituì un miracolo: era di nuovo giovane, bella, amata.

*Guarda, Andreuccio, che bimbo abbiamo, Saso, ricciolo doro!* esclamò Livia.

*Che cè da stupirsi?* rispose Andrea accarezzandosi la testa lucida, *ora sono calvo e zoppo, ma una volta ero unaquila bionda. Il nostro piccolo ha gli occhi di mamma e i riccioli di papà.*

*Non riesco a distogliere lo sguardo da Saso, sembra irreale che sia nostro*, Livia si appoggiò alla spalla di Andrea. *Se non ci fossero stati, non avremmo questo bambino.* Improvvisamente un pianto le salì agli occhi. Andrea, sorpreso, le disse: *Sonia, che cosa? Non piangere, piccola mia, guarda il nostro figlio, è qui, è realtà. Non saremmo mai arrivati qui senza di te.*

*Piango di gioia*, rispose Livia asciugandosi le lacrime, *per la prima volta nella vita piango perché sono felice.* Un sorriso si aprì sul suo volto, e le lacrime brillavano come gemme sulle sue ciglia. Era ricca di amore e di speranza.

Perché il bene più grande sono i figli, e la felicità è amore.

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Verso la clinica Giulia è arrivata a faticaStava lottando contro il vento gelido, sperando di non perdere l’appuntamento con il medico.
«Non voglio essere il progetto di nessuno!» — ha dichiarato con disperazione Tatiana, pronta a lottare per la sua indipendenza in un mondo di aspettative altrui