Mamma ama tuttiMentre il tramonto tingeva il cielo di rosa, la mamma, con il cuore colmo d’affetto, accarezzò delicatamente la testa di ciascun bambino del villaggio, assicurandosi che tutti si sentissero amati e al sicuro.

Teresa non amava i suoi figli, li riteneva stupidi, limitati, rozzi e senza buone maniere, proprio come il loro padre.

Mamma, che si mangia? urlava il grande Gennaro, il primogenito, già con la voce bassa, una vellutata barba che spuntava sul mento e le mani lunghe e sottili, con dita grosse e ruvide che si stringevano in un pugno saldo, proprio come quelle del padre.

Teresa sapeva bene che Gennaro già girava tra le giovani vedove del villaggio, quelle che avevano perso il marito e osservavano con occhi audaci i giovani uomini, e pure i ragazzi più giovani, senza alcun pudore.

Una di loro, la signorina Daria, le fu raccontata da Teresa: Stai attenta, non ti far ingannare da Gennaro, è ancora un ragazzino, non ha nemmeno quindici anni. Daria rise di gusto, una risata così forte da farle girare la testa a Teresa.

Da quel giorno, Teresa smise di volere bene a Gennaro: lo vedeva diventare il riflesso del padre, rude, sempre ubriaco di grappa, di aglio e di salsiccia, con le mani sporche infilate ovunque.

Aveva provato tutte le donne del borgo, ma nientaltro poteva placare la sua fame di potere. Quando unanziana del villaggio, la signora Nunzia, le propose di sposarsi con Pasquale, un giovane forte e muscoloso, Teresa rispose: Che vuoi, ragazza, ti metti a piangere? Guarda Pasquale, è così alto, tutte le ragazze lo guardano, ma tu vai via.

Non voglio più stare qui, singhiozzò Teresa, andrò in città, lavorerò in una fabbrica, studierò, mi farò valere.

La vecchia Nunzia la colpì ancora con parole dure: Hai già sprecato la tua vita qui, sotto il suo naso

Le parole della nonna le fervero il cuore, ma Teresa non capì subito che si trattava di unulteriore pressione per accettare Pasquale.

Pasquale era più grande, lha portata a casa sua; la suocera allinizio protestò, poi si rassegnò e persino provò a provare pietà per Teresa, soprattutto quando la picchiava nelle notti.

Le figlie di Pasquale cominciarono ad arrivare una dopo laltra, tutti ragazzi, tutti maschi. Teresa li amava con tutto il cuore finché non crescevano e non si trasformavano nel figlio unico di Pasquale.

Quando la guerra travolse il paese, Pasquale fu mandato al fronte; tre dei suoi figli partirono, ma solo uno tornò, un giovane pallido con gli occhi rossi come more.

Teresa diede alla luce altri tre figli maschi; non nacque mai una figlia. Il destino sembrava volere che la sua casa fosse piena solo di ragazzi.

Ogni volta che qualcuno bussava alla porta di notte, Teresa sentiva il suo cuore battere più forte, temeva che fosse il marito a tornare, ma era solo il vento tra i rami.

Quando Pasquale disse che avrebbe lasciato Teresa per la vedova Lara, una soldatessa, Teresa sentì un peso sollevarsi dal petto.

Gennaro si scagliò contro il padre, ma Teresa lo calmò, fasciò la sua mano ferita e gli accarezzò la testa, come faceva da bambina.

Lascia che se ne vada, disse Teresa, è la sua vita, non lo trattengo.

Il giovane Gennaro, con voce incerta, promise: Non ti preoccupare, mamma, non ti abbandonerò. Si sta per sposare una ragazza piccola e delicata con gli occhi grandi, come una farfalla.

Teresa temeva che succedesse lo stesso a Pasquale, che si fosse trasformato in un uomo crudele. Che brutto modello, tutti uguali, mormorò, osservando i figli piccoli, belli e innocenti, sperando che la natura non li rendesse tutti come il padre.

Il pensiero che la loro voce si sarebbe fatta più ruvida, che avrebbero preso la barba, la pigrizia e la violenza del padre, la perseguitava.

Da quel momento Teresa decise di non amare più i suoi figli, perché temeva che, crescendo, sarebbero diventati come Pasquale, e così si considerò una cattiva madre.

Le figlie dei giovani uomini erano una speranza, almeno una bambina. Così lultimo dei figli, San Francesco, trovò una giovane donna bella come una rosa, che Teresa ammirava mentre correva in cucina, flessibile come una vite.

Un giorno, Sara, la figlia di San Francesco, comparve nella stanza di Teresa: Mamma, guarda! Si avvicinò al suo papà, si appoggiò al petto di lui e rimase immobile. Lui la accarezzò i capelli, le diede un bacio leggero sulla fronte, come un padre che benedice il suo bambino.

Da quel momento Teresa iniziò a osservare tutti i suoi figli, a controllare se si comportavano come Pasquale, se afferravano le proprie mogli, se le trattavano con rispetto. Nessuno lo faceva.

Le parole della nonna la perseguitavano: No, non è così, Signora, non è giusto! Ma ora Teresa capì che non era cieca, semplicemente non aveva ancora visto che i suoi figli potevano essere diversi.

Dopo tanti anni, Gennaro, il più grande, tornò a casa e sua madre gli chiese: Figlio mio, tutto bene?
Sì, mamma, tutto ok. Hai qualcosa da dirmi? Cè una nuova nuora? Cè posto per lei? rispose Gennaro, con la voce lenta di chi ha sempre parlato poco.

La moglie di Gennaro, Katia, intervenne: Mamma, non ti preoccupare, siamo tutti qui, ci vogliamo bene, anche se a volte la vita è dura.

Teresa, stanca, tornò a casa, facendo un ultimo giro tra le stanze. Pensò alle figlie che non aveva avuto, ma poi ricordò le nipotine di Livia, la figlia più piccola, che aveva già due bambine, Oliva e Viola, due piccole principesse che riempivano il cuore della nonna di gioia.

Non è stata una cattiva madre, si disse, ho cresciuto delle persone che, nonostante tutto, hanno saputo amarsi.

Mentre serviva le frittelle alla sua famiglia, Teresa guardò le nipotine e sorrise. Se vuoi che le generazioni future siano migliori, devi insegnare loro a scegliere lamore invece della violenza, a rispettare gli altri e a non ripetere gli errori del passato, pensò.

Con quel pensiero, la vecchia donna capì che lunica eredità che conta è la capacità di trasformare il dolore in compassione. E così, nel silenzio della cucina, il profumo delle frittelle divenne il simbolo di un nuovo inizio, dove lamore di una madre può, alla fine, guarire anche le ferite più profonde.

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Mamma ama tuttiMentre il tramonto tingeva il cielo di rosa, la mamma, con il cuore colmo d’affetto, accarezzò delicatamente la testa di ciascun bambino del villaggio, assicurandosi che tutti si sentissero amati e al sicuro.
Solo il mio destino