Qualcuno estraeva le sue patate, sbucciandole, e ha raccolto la più grande…

12marzo2024

Oggi ho messo nero su bianco il racconto di Ginevra, la mia vicina di casa, perché mi è rimasto impresso come una fotografia destate. Mi sembra il modo migliore per non dimenticare le piccole grandi lezioni che la vita rurale ci regala.

Ginevra si è fermata di colpo, il cuore le ha balzato in petto. Proseguì lungo il sentiero del nostro orto e si accorse che mancavano i grossi capitoli di cavolo: quasi la metà del raccolto era sparita.

La signora Ginevra Bianchi era felice della sua prima spesa. Ma non era una spesa qualsiasi: era il sogno di acquistare una casetta in campagna per godersi la pensione. Da tempo la stava preparando con cura, scegliendo un borgo pittoresco vicino a Siena, con pochi abitanti, dove regnasse il silenzio, la tranquillità e la vicinanza alla natura.

Tutto sembrava allinearsi quando trovò una dimora di pietra ancora solida, con un piccolo giardino, ma situata sul limite del villaggio, proprio dove il campo incontra il bosco di querce. Lì, da un lato, cerano i vicini, dallaltro il verde dei campi, e più in là il bosco, uno spettacolo che toglieva il fiato a chiunque lo osservasse.

Ginevra iniziò a passeggiare su quel sentiero morbido verso il bosco. La sera, il sole scendeva dietro le cime dei pini e dei larici, dipingendo il cielo di rosso; quegli tramonti erano il suo rituale preferito.

Allinizio della primavera, appena il terreno si era scongelato, Ginevra rimise a posto il vecchio recinto di rete e tavole.

Mi metteresti un nuovo recinto, Ginevra? le consigliò la vicina Antonella, coetanea di Ginevra.

Lasciamo stare per ora; se davvero cade, metterò qualcosa di più robusto, rispose Ginevra, impugnando lascia per fissare il palo metallico caduto.

Antonella rise.

Sei una vera casalinga italiana! Sarà utile. Peccato che in paese manchi la gente tutti se ne sono andati, gli anziani, i giovani, anche gli uomini Io sono vedova da dieci anni.

Ginevra rispose con una punta di amarezza: non era vedova, ma divorziata, perché dopo anni di convivenza solo per la figlia avevano capito che il peso della responsabilità li aveva separati.

Antonella concluse: Almeno non ci si stanno facendo del male, e il recinto lo metteremo in autunno, più resistente.

La primavera e lestate passarono tra orto e bosco. Ginevra confessò:

Non ho mai respirato tanto aria fresca in una vita. Vivo quasi fuori porta, tra i ginepri e il bosco di pini, dove i funghi anche i porcini crescono a volontà, e le more e le fragole riempiono le mani.

Antonella, felice per la vicina cittadina, commentò: È bello vedere gente contenta del proprio trasferimento.

Le due donne divennero amiche. Venne lautunno e sul suo orto spuntavano grandi cavoli, le patate avevano cominciato a germogliare e il raccolto era eccellente. Ginevra raccoglieva con gusto, ma non riusciva a saziare la fame di verdure fresche.

Antonella, non mi cercare, domani vado in città per qualche giorno, le disse, con i compagni di classe ci ritroviamo come sempre: festeggiamo la nascita della nostra ex insegnante, Silvia, anima della classe.

Antonella le fece cenno di approvazione, e la serata del ritrovo passò alla grande. Ginevra mostrò foto della sua nuova casa e parlò del raccolto abbondante.

Questa terra è riposata, disse a Lorenzo, un vecchio compagno di scuola, non ho più piantato nulla per due anni, ma lanno prossimo comprerò una macchina per il letame e comincerò a concimare.

Lorenzo, che ora vive a Firenze, le consigliò: Fai attenzione, non affrettarti troppo. Se vuoi, passo anchio a dare una mano.

Ginevra ringraziò, ma voleva farcela da sola.

Il loro legame, nato ai tempi del liceo, era rimasto intatto nonostante le strade diverse intraprese. Lorenzo, rimasto vedovo, non cercava più una famiglia, così come Ginevra. Entrambi apprezzavano la libertà e la semplicità di una vita senza catene.

Quella sera Lorenzo accompagnò Ginevra a casa, chiacchierando fino a quasi due di notte.

Che ora è? chiese Ginevra guardando lorologio.

È tempo di tornare, rispose Lorenzo, ma forse trovo qui un angolino per me.

Io, Lorenzo, osservai la scena dal mio balcone e capii che la loro amicizia era più di un semplice scambio di favori.

Il giorno dopo, Ginevra tornò in villaggio con il primo autobus, camminò sullerba fresca, respirò laria di campagna sotto il canto dei galli. Entrò nella sua casa, bevve un tè, cambiò in abiti da lavoro, uscì nel giardino per pianificare la giornata e si diresse verso il cortile. Il villaggio era silenzioso; solo i pochi abitanti uscivano nei cortili.

Verso le nove, andò a prendere il tè da Antonella. Entrò nel giardino e notò subito le file di patate accatastate, con le barbabietole sparpagliate. Qualcuno aveva già raccolto le più grosse.

Il suo cuore si fermò di nuovo: il villaggio era stato derubato. Il recinto che aveva piantato in primavera era caduto; le impronte di stivali enormi segnavano la terra.

Ginevra corse da Antonella, bussò alla finestra e la vicina uscì immediatamente:

Cosa è successo, Ginevra?

Mi hanno rubato tutto, Antonella, andiamo a vedere Che fare adesso? le lacrime le rigavano il viso.

Antonella si avvolse nella giacca e uscì di corsa.

Che ladri hanno capito che non cè nessuno, brontolò, la casa è isolata e non cè cane, sei sola.

Ispezionarono il luogo del furto; sembrava che dei ciclisti, silenziosi, fossero arrivati dallaltra parte del recinto, avessero rotto il palo, piegato la rete e rubato tutto ciò che trovavano: patate, cavoli, tutto il raccolto.

Non avevo molto, ma è stato tutto quello che ho coltivato, si lamentò Ginevra.

Le verdure non hanno nome di proprietario. Non puoi dimostrare il furto, rispose Antonella. Forse erano dei buoni ragazzi, ma è difficile provarlo.

Chiesero al signor Giovanni, lultimo contadino di settantanni, di sistemare il recinto. Luomo, al pomeriggio, piantò un robusto palo di legno e chiuse il passaggio con vecchie assi solide.

Ecco, signora, il nuovo recinto. Non ti preoccupare più, disse il signor Giovanni. In questi paesi succedono sempre furti, meglio non lasciare la casa incustodita.

E il secondo? chiese Ginevra.

Sostituire il lucchetto con una serratura più sicura, rispose il signor Giovanni.

E un cane da guardia?, suggerì Antonella. Piccolo, ma con una voce che farsi sentire.

Il signor Giovanni contò:

1. Recinto nuovo
2. Serratura nuova
3. Cane da guardia
4. Un uomo forte per aiutare
5. Un po di fortuna

Tutti risero; Ginevra asciugò le lacrime.

Mi pesa più la perdita del lavoro che delle verdure, confessò.

Antonella la abbracciò: Ti darò tutta la cavolata che vuoi, il mio orto è pieno.

Poi tutti andarono a pranzo da Ginevra, che raccontò del suo incontro in città e dei piani per rinforzare la casa.

Una settimana dopo, Ginevra chiamò Lorenzo. Lui le acquistò una nuova serratura, calcolò il prezzo dei materiali per il recinto e promise di aiutarla.

Ti aiuterò, non rifiutare, disse Lorenzo, misureremo tutto sul posto, andrò in villaggio con te.

Ginevra, imbarazzata, iniziò a parlare di pagamenti, ma Lorenzo la interruppe: Non parlare di soldi, sono in ferie e ho tempo per te.

Il loro arrivo attirò gli sguardi curiosi dei paesani.

Così è nato il nuovo recinto, raccontavano le voci, e i due hanno affinato il loro legame.

Lorenzo portò anche il suo amico Marco; in una settimana montarono il nuovo recinto, portando profili in acciaio e pali robusti dalla città.

Il signor Giovanni regalò a Ginevra un cucciolo, lo chiamarono Barone. Il piccolo cane correva intorno al giardino, più come un cucciolo di peluche che come una guardia, ma Ginevra era felice di averlo.

Durante una tazza di tè, Ginevra commentò:

Sembra quasi che tutto sia andato come previsto.

Lorenzo, scherzando, chiese: Il nuovo uomo rimarrà qui per sempre?.

Antonella rispose: Vediamo lamore tra di loro, ma non servono parole.

Io, Lorenzo, osservavo e pensavo: Il lavoro è gratis, ma la libertà non si può limitare.

Il signor Giovanni portò Barone a casa di Ginevra, costruì una piccola cuccia accanto al giardino, così il cane poteva vedere e sentire tutto.

Nei mesi seguenti, Lorenzo e Ginevra decisero di vivere insieme, non più costretti a spostarsi in città. Il loro santuario era il villaggio, con i tramonti che dipingevano il cielo di rosso fuoco. Amarono le passeggiate nel bosco, il canto dei grilli e il ritorno di Barone, che correva gioioso dietro alle ghiandaie.

Guardando indietro, mi rendo conto che il valore di una vita semplice non sta solo nel raccolto, ma nella capacità di ricostruire, di affidarsi agli amici e di non dare per scontato ciò che abbiamo.

**Lezione personale:** nella quiete di un piccolo borgo, le vere ricchezze sono la solidarietà, la resilienza e la capacità di trasformare una perdita in una nuova opportunità.

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