Ecco l’incontro – la moglie rimase sorpresa trovando nel suo scompartimento un uomo con un’altra.

Ecco lincontro la moglie rimase sbalordita nel suo compartimento quando vide accanto a sé un uomo sconosciuto.

Andrea, non lhai vista la mia sciarpa blu? Quella che mi hai regalato a Capodanno scorso? Margherita frugava nel suo armadio, fingendo di cercare disperatamente tra i vestiti.

Guarda in alto, sopra le scatole rispose Andrea dalla cucina. Lhai rimessa lì dopo lultima trasferta.

Margherita si fermò di colpo. Nella voce di lui percepì una sfumatura che non aveva mai sentito prima. Voleva essere solo unillusione? Quindici anni di vita insieme le avevano insegnato a cogliere i più minuti cambiamenti nei toni dellaltro, ma anche a recitare perfettamente il ruolo di chi non nota nulla.

Lho trovata! esclamò, quasi ridendo. Già, tra le scatole. Hai una memoria prodigiosa per queste cose.

È una questione di abitudine professionale sorrise Andrea, entrando nella stanza con due tazzine di caffè. Un autista di camion non può fare a meno di ricordare tutti i percorsi, ogni curva, ogni sosta

«E tutte le scuse», pensò Margherita, ma a voce alta disse ben diverso:

Immagina, mi mandano in trasferta a Verona proprio prima di Capodanno! La direzione insiste sulla presenza personale, dicono che il bilancio annuale deve essere chiuso prima delle feste.

Mentre chiudeva la valigia evitava di incrociare gli occhi di Andrea. In realtà non cera alcun bilancio. Cera Luca, il responsabile di zona di Bologna, che aveva conosciuto tre anni prima in una cena aziendale. Da allora si incontravano a intervalli di qualche mese sotto il pretesto di trasferte.

Che coincidenza! si sedette Andrea sul bordo del letto, porgendo a Margherita il caffè. Io devo partire per Bari. Carico urgente, il cliente vuole la consegna entro il ventinove.

Margherita accennò un sorriso flebile. Sapeva bene che non cera alcun carico urgente. Un cellulare dimenticato da Andrea in cucina tre mesi prima conteneva messaggi di Livia, la dispatcher di Bari, e delle foto che Margherita aveva visto prima di rimettere il telefono a posto. Da allora conosceva le vere rotte di Andrea, che spesso passavano per Bari.

Quando pensi di tornare? chiese Andrea, quasi casuale.

Il ventinove, penso rispose Margherita. Devo finire i preparativi per le feste. E tu?

Anchio conto di essere di ritorno il ventinove.

Si guardarono, sorridendo, sapendo entrambi che laltro mentiva. Margherita aveva una prenotazione al Hotel Aurora fino al trentuno, mentre Andrea prevedeva di passare qualche giorno nella casa di campagna di Livia.

La sera, al tavolo della cucina, bevvero tè e discussero dei progetti per il nuovo anno. La conversazione scorreva leggera, come dopo quindici anni di una vita costruita sullapparenza di una famiglia perfetta.

Che ne dici di invitare i tuoi genitori per le festività? propose Margherita.

Loro vanno a trovare la sorella a Bari scosse la testa Andrea. E i tuoi?

Mio fratello ha avuto un figlio, andranno a trovarlo a Napoli.

Un sollievo mutuo li avvolse: nessuna scusa in più da inventare ai parenti.

Nel compartimento del treno fuoria latmosfera calda e accogliente. Margherita si sistemò vicino al finestrino, tirò fuori un libro e una coperta. Mancavano dieci minuti alla partenza. Fuori, le sagome dei passeggeri frettolosi si muovevano, si udivano frammenti di conversazioni e gli annunci del macchinista.

Scusi, è questa la sua valigia? si udì una voce femminile dal corridoio. Mi sembra sia rimasta vicino allingresso del vagone.

No, è con me rispose una voce maschile, stranamente familiare a Margherita. Posso aiutarla a trovare il suo compartimento.

Margherita si irrigidì. Quella voce Non poteva essere! Sollevò lentamente gli occhi dal libro proprio quando le porte del compartimento si aprirono.

Lì sulla soglia cera Andrea. Accanto a lui, una giovane donna in un elegante cappotto beige. Margherita riconobbe subito Livia, la stessa che compariva nelle foto sul cellulare di suo marito. In carne e ossa era ancora più affascinante: alta, slanciata, capelli rossi ondulati e occhi verdi intensi.

Per qualche secondo tutti e tre rimasero immobili. Il tempo sembrava essersi fermato, allungando quel momento in uneternità.

Che incontro! fu la prima a parlare Margherita, cercando di mantenere la calma mentre il cuore le batteva allimpazzata. Tu saresti diretta a Bari?

Io balbettò Andrea, spostando lo sguardo da Margherita a Livia e ritorno. Sul suo volto si leggeva sorpresa, paura, confusione, vergogna.

Ho cambiato rotta allultimo minuto mormorò infine.

E io pensavo dovessi partire con il camion sorrise Margherita solo con le labbra. Carico urgente, davvero?

In quel momento fece capolino un uomo alto, in un costoso cappotto blu scuro.

Scusa il ritardo disse. Margherita, ero fermo a una riunione

Andrea alzò le sopracciglia, riconoscendo immediatamente luomo.

Luca si presentò larrivato, scrutando il gruppo. E voi

Questo è mio marito, Andrea disse con calma Margherita. E il suo collega?

Livia si presentò timidamente la rossa.

Allora entrò la controllore:

I biglietti, per favore. Abbiamo un problema con i posti.

Tutti quattro porsero i biglietti. La controllore li esaminò e, con unespressione perplessa, annunciò:

Strano, ma avete tutti lo stesso posto. A volte succede prima delle feste, il sistema di prenotazione va in tilt. Dovremo distribuirvi in vagoni diversi.

Aspettiamo affermò decisa Margherita. Restiamo qui a parlare. Credo abbiamo molto da dirci. Nessuno si oppone?

Guardò Andrea. Nei suoi occhi brillò una punta di sollievo.

È vero confermò lui. Il destino ci ha messo tutti nello stesso compartimento

Luca e Livia si scambiarono uno sguardo. Il loro volto tradiva confusione, ma non ebbero il coraggio di contraddire.

La controllore scrollò le spalle e uscì. Il treno ripartì lentamente. Quattro persone, legate da bugie invisibili e incontri segreti, rimasero sole in quel piccolo spazio.

Allora Margherita si appoggiò allo schienale. Abbiamo quattro ore di viaggio davanti. Forse è il momento di parlare apertamente.

Il silenzio soffocante avvolse i primi minuti. Il rumore dei rotolamenti scandiva il vuoto. Luca tirò fuori il telefono, fingendo di leggere le mail. Livia girava nervosa un ciondolo al collo. Andrea guardava fuori, verso i paesaggi invernali che scorrevano. Margherita sfogliava il libro senza leggere.

Da quanto tempo? chiese improvvisamente, fissando Livia.

Quattro anni rispose a bassa voce. Ci siamo incontrati quando il suo camion si è rotto vicino a Bari.

E voi? guardò Andrea Luca.

Tre anni fa, a una cena aziendale a Verona.

Interessante sorrise Margherita. Sembra che entrambi abbiamo iniziato a cercare qualcosa al di fuori allo stesso tempo.

Cosa cercavate? chiese Luca, sorpreso. Sembrate avere tutto a posto

Tutto a posto, replicò Andrea. Troppo perfetto. Sveglia, colazione, lavoro, cena, sonno. Giorno dopo giorno, anno dopo anno.

Mi mancavano le emozioni confessò Margherita. Un tempo io e Andrea parlavamo per ore. Poi le conversazioni sono diventate solo fatture e piani per il weekend.

A me mancava la comprensione aggiunse Andrea. Margherita non mi chiedeva mai comera il viaggio, non si preoccupava se io ero in ritardo

Perché io sapevo dove eri davvero interruppe Margherita. Ho visto i messaggi di Livia sul tuo telefono tre mesi fa.

Ho trovato una ricevuta dellHotel Aurora nella tua borsa ribatté Andrea. E le foto di Luca sul tuo cellulare.

E tutto questo è rimasto silenzioso? chiese sorpresa Livia.

E allora? scrollò le spalle Margherita. Caro, so che mi tradisci, ma anchio non sono innocente?

È più facile fingere che nulla succeda aggiunse Andrea. Abbiamo costruito una vita comoda. Ognuno ha i propri piccoli piaceri

Piccoli piaceri rispose Margherita. E i grandi? Ricordi il sogno di comprare una casa fuori città? Un cane? Viaggiare insieme?

Lo ricordo disse Andrea a bassa voce. Ogni volta che passo davanti a un borgo, penso a quel sogno.

Io, ogni volta che vedo un annuncio di case in vendita, immagino di viverci con te.

Luca e Livia si guardarono, sentendosi fuori posto in quella conversazione.

Sapete, iniziò Livia lentamente, noi con Andrea non abbiamo mai parlato del futuro. Solo del presente.

Nemmeno noi con Margherita aggiunse Luca. Forse perché, in fondo, capivamo che in questa relazione non cè futuro.

E noi? domandò improvvisamente Margherita, fissando Andrea. Abbiamo un futuro?

Andrea rimase in silenzio, guardando fuori dal finestrino. Poi si voltò verso sua moglie:

Ti ricordi come ci siamo incontrati? Hai perso lultima metro e io ti ho offerto un passaggio con la mia vecchia nove.

Lo ricordo sorrise Margherita. Si è fermata a metà strada e siamo rimasti tre ore sul ciglio della strada a parlare di tutto.

Proprio così. Parlavamo di tutto. Poi poi abbiamo smesso di parlare.

Forse non è troppo tardi per ricominciare? chiese dolcemente Margherita.

Il treno cominciò a rallentare. Fuori comparvero le prime luci di Verona.

Io me ne vado disse Luca alzandosi. Margherita, scusa, ma credo sia meglio che non torni più.

E anche tu, Andrea, scusa aggiunse Livia. Credo che tutti noi dobbiamo fermarci prima di andare troppo oltre.

Sulla banchina Margherita e Andrea rimasero in piedi, immobili, a guardare Luca e Livia allontanarsi. Attorno a loro i passeggeri affrettati, i bagagli che sbattevano, gli annunci che riecheggiavano.

Torniamo a casa? chiese infine Andrea.

E il tuo carico a Verona?

Non cè alcun carico. Come il tuo bilancio annuale.

Lo so, afferrò Margherita la mano di Andrea. Ho visto una villa doppio piano in vendita nei pressi di Ob. Un giardino, un posto dove tenere un cane

Grande? rise Andrea.

Enorme. E un garage per il tuo camion.

Comprarono i biglietti per il prossimo treno verso Roma. Durante il viaggio parlarono a lungo, come nei primi giorni, confessandosi gli errori, le paure di perdere quello che rimaneva, il desiderio di non aver più vissuto senza laltro.

Sei mesi dopo comprarono quella stessa villa fuori Roma, adottarono un pastore tedesco di nome Lupo, e ricominciarono a trascorrere più tempo insieme. Margherita lo aspettava spesso con una cena casalinga al suo ritorno, e lui imparò a chiedere comera stata la sua giornata.

Capirono che, dopo quindici anni, erano diventati qualcosa di più di una semplice coppia: una vera famiglia. Persone che sanno perdonare, comprendere e ricominciare da capo. E questo valeva più di ogni avventura passeggera.

Quella bizzarra e apparentemente casuale incontrata nel treno divenne la loro storia domestica, raccontata di tanto in tanto sul vecchio portico della nuova casa, una testimonianza di come il caso li abbia ricondotti lun laltro, facendo loro riscoprire ciò che, in fondo, avevano sempre avuto: il valore di amarsi davvero.

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