«Davvero questa donna crudele, simile a una bestia inseguita, è sua madre? Le sue parole: «Sei l’errore della mia giovinezza» – così le sentiva nelle orecchie».

«È davvero questa donna, una bestia furiosa, la madre di Lorenzo?». Le sue parole «Sei lerrore della mia giovinezza» riecheggiavano ancora nelle mie orecchie.

Tutto quello che Lorenzo sapeva di sé era che, da piccolo, era stato trovato piagnucolante di fame e di terrore sulla porta di una casa di una neonata. La madre del bambino, forse spinta da qualche residuo di coscienza, avvolse il piccolo in una coperta calda, lo ricoprì con una sciarpa di piume di capra e lo mise, ancora strillante, in una scatola di cartone. Non voleva che il piccolo morisse di freddo.

Non cerano né registri né certificati con il suo nome di nascita, né informazioni su chi fosse o da dove venisse. Lunica traccia era un grande pendente dargento a forma di lettera «A», stretto nella sua mano uneredità della madre. Il ciondolo non era un oggetto di produzione di massa, ma un pezzo unico, marchiato da un ora scomparso orafo, le cui note non furono mai ritrovate nei suoi libri.

Le autorità, afferrate a quel piccolo indizio, tentarono di rintracciare la madre, una donna indifferente al caso, ma il loro indagine si arenò. Lorologiaio che aveva forgiato quel ciondolo era ormai decaduto, e nessuna traccia rimaneva. Così il piccolo venne registrato nellorfanotrofio con il nome di Alessandro Ignoto. Divenne così un altro bambino di Stato.

La sua infanzia fu trascorsa allinterno dellorfanotrofio, con la copertura sociale completa, ma lamore di genitori gli mancava terribilmente. Sognava di ritrovare un giorno madre e padre.

Forse è successo qualcosa di terribile, perché la mamma mi ha abbandonato così. Troverà il modo di venirmi a prendere, pensava, come tutti i suoi compagni di sventura.

Quando Lorenzo lasciò listituto per affrontare la vita grande, la sua educatrice gli appese al collo lo stesso ciondolo e gli raccontò la sua storia.

Quindi la mamma voleva che io la trovassi, vero? disse il ragazzo.

È possibile. O forse hai semplicemente strappato il ciondolo dal suo collo per caso. I bimbi piccoli adorano afferrare. Il ciondolo era infatti serrato nella tua mano senza catena! ipotizzò la donna.

Lo Stato gli assegnò un piccolo appartamento, tutto suo. Entrò al tecnico, ne conseguì il diploma e trovò lavoro in unofficina meccanica.

***

Con Cinzia si incrociò casualmente: si urtarono i fronti per strada. Allinizio caddero dei giornali di moda dalle sue mani, poi i loro fronti si scontrarono quando Lorenzo, imbarazzato, si precipitò a raccogliere i fogli sparsi per la sua goffaggine. Limpatto fu tale che entrambi scoppiettò di lacrime e scintille dagli occhi. La folla li aggirava, ma loro sorridevano attraverso le lacrime. In quel momento Lorenzo capì di essersi innamorato per sempre.

Devo sdebitarmi per la mia colpa! Ti invito a prendere un caffè con me! propose al volo.

Cinzia accettò con un sorriso, come se avesse trovato in lui un dolce orso maldestro, quasi fratello.

Sai, Lorenzo, ho la sensazione di conoscerti da una vita intera! disse dopo cinque minuti di chiacchiere.

Non crederai! Anchio la provo!

Iniziarono a frequentarsi e la loro affezione era così intensa che non passavano un minuto senza sentirsi, chiamarsi o scriversi. Si sentivano lun laltro nel profondo. Se Lorenzo si tagliava o si faceva male al lavoro, Cinzia lo chiamava subito per chiedere se stesse bene.

Tu sei me, io sono te. Sentisco che sei il mio destino! dichiarò Lorenzo Peccato che non possa presentarti ai miei genitori come fidanzata! Non ho nessuno.

Ma hai me! E sono certa che piacerò ai tuoi genitori.

***

Quindi il mio ragazzo dellorfanotrofio è davvero così? Sei impazzita? Lì sono tutti pazzi, non socializzati! esclamò Lidia Bianchi, madre di Cinzia, afferrandosi il cuore e cascando in una poltrona di pelle.

Mamma, Alessandro è un ragazzo buono, allegro! Non si può giudicare tutti allo stesso modo! difese Cinzia.

Giusto, figlia! Prima di formarsi unopinione su qualcuno, bisogna incontrarlo e parlare con lui! Porta qui il ragazzo, così vedremo che cosa respira il tuo Lorenzo dellorfanotrofio. Allora capiremo se ci farà battere il cuore o meno intervenne il padre, Giovanni Romano, ufficiale del personale.

Vanni! Non capisci! Non abbiamo cresciuto nostra figlia per farla sposare con un tipo senza famiglia, senza lignaggio! E se i suoi genitori sono immorali? urlò la donna in preda allistinto.

Lo vedremo quando lo incontreremo rispose severo Giovanni.

Lidia Bianchi smise di contestare il marito e, rattristita, si chiuse nella sua stanza sbattendo la porta. Giovanni Romano lanciò un occhiolino malizioso a Cinzia:

Tranquilla, figlia, ce la faremo!

Grazie, papà! Cinzia baciò il padre sulla guancia Allora invito Lorenzo a casa nostra sabato?

Certo! Devo sapere perché la mia unica figlia è così innamorata.

***

Il giorno fissato, Alessandro, elegante e con due mazzi di fiori in mano (per Cinzia e per la futura suocera), con una torta, si fermò sulla soglia dellappartamento della ragazza. Cinzia, radiosa, lo condusse in cucina.

Mamma, papà, vi presento il mio Lorenzo!

Il padre gli strinse la mano, Lidia Bianchi prese i fiori e, improvvisamente, si sbiancò come un fantasma, perdendo la voce per un attimo. Riuscì a riprendersi, invitò tutti a tavola.

Scusate, credo di essermi un po emozionata troppo spiegò la madre.

Durante il pranzo, chiese:

Alessandro, quel ciondolo è davvero interessante. Non sembra prodotto in serie.

È lunico ricordo di mia madre. Quando mi trovarono alla porta dellorfanotrofio, lo stringevo nel pugno.

Lidia Bianchi non parlò più per il resto della serata, mordicchiando solo i piselli sul piatto. Giovanni Romano sembrò apprezzare il futuro genero; trovarono subito argomenti comuni: calcio, sci, pesca.

Che ragazzo! commentò quando Alessandro se ne andò.

Che bello? urlò Lidia, isterica Nessuna educazione, nessuna buona famiglia, non sa parlare, è arrogante

Lidia, ma che fai? Sei impazzita? Cosa ti ha fatto? chiese sorpreso Giovanni.

Lidia, inflessibile, si voltò verso la figlia e ordinò:

Devi lasciarlo! Subito!

E si chiuse di nuovo nella sua stanza.

***

Che farò! Che farò! le rimbombavano nella testa idee di panico. Come è possibile che due persone si incontrino sotto questo immenso cielo su questa terra immensa? Sollevò gli occhi colmi di lacrime verso una vecchia fotografia nascosta tra le porte di vetro della libreria.

Su quella foto in bianconero, una giovane Lidia si mostrava fiera e beffarda. Al suo collo, su una catena delicata, brillava lo stesso ciondolo che aveva visto quel giorno su Alessandro.

Quindi non lho perso allora! Il piccolo bastardo lha strappato! pensò.

Ripose la foto in tasca:

Non devo farla vedere a Giovanni e a Cinzia! Devo inventare qualcosa!

Quella notte Lidia non chiuse gli occhi. Lunica soluzione che le venne in mente fu chiedere ad Alessandro di andarsene dalla città per sempre.

Figlia, perdonami, ho sbagliato ieri! Vorrei chiedere scusa a Alessandro! Mi dai il suo numero?

Cinzia, ignara, gli diede volentieri il numero del suo amato e uscì di casa di buon umore.

Lidia, da sola, compose subito il numero di Alessandro.

Alessandro, ciao! Puoi venire da noi oggi? Tra unora?

Certo! Ci sarò sicuramente.

Unora dopo, Alessandro bussò alla porta dellappartamento di Cinzia. Lidia, aprendo, appariva pallida e piangente.

Dobbiamo parlare! disse brevemente, facendo entrare il ragazzo nella stanza.

Alessandro, devi rompere con Cinzia. È il mio segreto. Giurami che né mia figlia né mio marito lo sapranno.

Va bene, giuro! rispose Lorenzo, sorpreso, sedendosi sul divano, le gambe tremanti per il cattivo presentimento.

Alessandro, Cinzia è tua sorella! affermò con decisione Lidia, mostrandogli la foto con il ciondolo al suo collo.

Mamma? domandò Alessandro, gli occhi colmi di lacrime. E il padre?

Lidia scuoteva la testa:

No, Giovanni Romano non è tuo padre. Io e Vanni ci eravamo incontrati, poi lui è andato allaccademia militare. Ero giovane e ingenua, e quando scoprii di aspettare un bambino, lui mi lasciò. Non gli dissi nulla. Il pancione crebbe, mi trasferii a unaltra città dalla nonna. Le mentii che il bambino era morto, lo affidai a quellorfanotrofio. Poi tornai, e qualche mese dopo Giovanni mi sposò.

E io? chiese Alessandro, senza più trattenere le lacrime.

Tu sei solo il mio errore di giovinezza, capisci? Non puoi distruggere tutto quello che ho faticato a costruire! Sei arrivato al mondo senza invito, e ora sei qui, dove nessuno ti attendeva! Sparisci! Nasconditi! Lascia in pace la mia famiglia!

Alessandro rimase in silenzio, incapace di reagire.

«È davvero questa donna, una bestia furiosa, la madre di Lorenzo?». Le sue parole «Sei lerrore della mia giovinezza» riecheggiavano ancora nelle sue orecchie.

Alessandro, sospirando, si alzò dal divano:

Addio, Lidia Bianchi! Non tradirò mai il segreto.

Ma io lo dirò a tuo padre! esclamò una voce.

Alessandro e Lidia Bianchi si irrigidirono per lo shock: alla porta, appoggiata al telaio, con le mani incrociate sul petto, cera Cinzia, che li guardava con rabbia e disprezzo.

Ho sempre creduto fossi una brava persona, ma tu, madre, sei una vergogna! Una vera vergogna!

***

Scusa, sorellina! sussurrò Lorenzo, abbassando lo sguardo per nascondere le lacrime.

Corse via, desiderando svanire come una bolla daria che scoppia, frantumandosi in mille pezzi.

Qualche giorno dopo Alessandro si arruolò al caserma. Giovanni Romano e Cinzia lo accompagnarono. Giovanni lo abbracciò con forza, tipica di un padre.

Figlio, tieniti forte! Sappi che noi, io e Cinzia, siamo la tua famiglia. Ti aspettiamo, quindi torna!

Cinzia lo strinse e gli sussurrò allorecchio:

Torna, fratello, ti vogliamo bene.

Alessandro sentì il cuore scaldarsi. Non aveva più una madre, ma non era più solo al mondo. Aveva un padre e una sorella. Purtroppo aveva amato Cinzia più di sua sorella.

Lidia rimase sola. Giovanni la abbandonò, dicendo che non avrebbe più sopportato un simile tradimento. Lei continuò a incolpare Alessandro, che compariva sempre al momento sbagliato.

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«Davvero questa donna crudele, simile a una bestia inseguita, è sua madre? Le sue parole: «Sei l’errore della mia giovinezza» – così le sentiva nelle orecchie».
Autore sconosciuto