«Stai scherzando», disse Cinzia, guardando Giovanni Bianchi con gli occhi spalancati.
Lui scosse la testa.
«No, non sto scherzando. Ti do una settimana per riflettere, perché la proposta non è affatto ordinaria. Posso già immaginare cosa pensi. Pondera bene, valuta tutto con calma; tornerò tra una settimana».
Cinzia lo osservò allontanarsi, senza parole. Le sue parole le rimanevano impresse nella mente come una melodia incomprensibile.
Conosceva Giovanni da tre anni. Possedeva una catena di stazioni di servizio sparpagliate tra Roma, Napoli e Firenze, oltre ad altri piccoli affari. Cinzia lavorava a tempo parziale come addetta alle pulizie in una di quelle stazioni. Giovanni salutava sempre il personale con cortesia, parlava a tutti con calore; in definitiva, era un uomo onesto.
Lo stipendio era buono, perciò la stazione non mancava mai di candidati. Due mesi prima, dopo aver finito di pulire, Cinzia era seduta fuori dallufficio, il turno quasi finito, con un po di tempo libero.
Allimprovviso la porta di servizio si aprì e apparve Giovanni.
Posso sedermi? chiese.
Cinzia si alzò di scatto.
Certo, perché chiedere? rispose lui con un sorriso.
Perché ti alzi di scatto? Siediti, non mordo. Che bella giornata.
Lei sorrise e si risiedette.
Sì, in primavera il tempo è sempre buono.
È perché tutti sono stanchi dellinverno.
Forse hai ragione.
Devo chiederti una cosa: perché lavori come addetta alle pulizie? Laura ti ha proposto di passare operatrice, no? Stipendio migliore, lavoro più leggero.
Mi piacerebbe, ma il turno non mi conviene: ho una bambina piccola che si ammala spesso. Quando sta bene, il vicino può farle compagnia; quando peggiora, devo esserci io. Perciò Laura ed io ci scambiamo i turni quando serve. Lei è sempre di aiuto.
Capisco Cosa cè che non va con la bambina?
Non chiedere I medici non capiscono davvero. Ha crisi: non respira, va in panico, mille altre cose. Gli esami più seri sono tutti privati; dicono di attendere, forse crescerà e il problema sparirà. Io non riesco a stare a guardare.
Tieniti forte. Andrà tutto bene.
Cinzia lo ringraziò. Quella sera Giovanni le porse un bonus, senza spiegazioni, semplicemente lo depositò nella sua mano.
Non lo rivedette più, fino a quel giorno in cui, improvvisamente, apparve davanti a casa sua.
Quando Cinzia lo vide, il cuore le quasi si fermò; la proposta che gli ascoltò fu ancora più atroce.
Giovanni aveva un figlio, Stefano, quasi trentenne, costretto da sette anni su una sedia a rotelle dopo un incidente. I medici avevano provato di tutto, ma Stefano non si era più sollevato. Depressione, isolamento, quasi totale rifiuto di parlare, neanche con il padre.
Allora Giovanni concepì unidea: far sposare il figlio. Davvero. Così avrebbe avuto uno scopo, un desiderio di vivere, di lottare. Non era sicuro che funzionasse, ma decise di provare, e a lui Cinzia sembrava la persona giusta.
Cinzia, sarai curata, avrai tutto. Tua figlia avrà tutte le cure, tutti i test di cui ha bisogno. Ti propongo un contratto di un anno: dopo un anno te ne andrai, qualunque cosa accada. Se Stefano migliora meraviglia. Se non migliora ti ricompenserò generosamente.
Cinzia non riuscì a parlare: lindignazione lavvolse come un manto. Giovanni, come se leggesse nei suoi pensieri, proseguì a bassa voce:
Ti prego, aiutami. È un accordo vantaggioso per entrambi. Non so neanche se mio figlio ti toccherà. E per te sarà più semplice: sarai rispettata, formalmente sposa. Immagina di sposarti non per amore ma per necessità. Lunica condizione è che non dici nulla a nessuno di questo colloquio.
Aspetta, Giovanni E Stefano è daccordo?
Luomo sorrise tristemente.
Dice che non gli importa. Gli dirò che ho problemi con lattività, con la salute Limportante è che sia sposato, regolarmente. Mi ha sempre confidato in me. Quindi è una bugia per il bene più grande.
Giovanni se ne andò; Cinzia rimase seduta a lungo, intorpidita. Dentro di sé lindignazione ribolliva, ma le parole sincere delluomo le tolsero un po il morso della proposta.
E se ci pensava cosa non farebbe per la piccola Sofia? Qualsiasi cosa.
Anche lui era un padre, amava il figlio.
Il suo turno non era ancora finito quando il telefono squillò:
Cinzia, sbrigati! Sofia sta avendo una crisi, una brutta!
Arrivo! Chiamate lambulanza!
Giunse proprio quando lambulanza si fermò al cancello.
Dove sei stata, mamma? domandò il medico con tono severo.
Al lavoro rispose.
La crisi era davvero grave.
Andiamo allospedale? chiese timidamente Cinzia.
Il medico, lì per la prima volta, alzò una mano stanca.
A che servirebbe? Non aiuterebbero lì; farebbero solo agitare la bambina. Dovreste andare a Roma, a una buona clinica, a specialisti veri.
Quarant minuti dopo i medici se ne andarono. Cinzia prese il telefono e chiamò Giovanni.
Concordo. Sofia ha avuto unaltra crisi.
Il giorno dopo partirono. Giovanni stesso li accompagnò, insieme a un giovane dallaspetto pulito.
Cinzia, porta solo lessenziale. Noi compreremo il resto.
Lei annuì. Sofia osservava la macchina nuova, grande e lucente, con curiosità. Giovanni si chinò davanti a lei.
Ti piace?
Un sacco!
Vuoi sederti davanti? Così vedrai tutto.
Posso? Lo voglio proprio!
La bambina guardò la madre.
Se la polizia ci vede, ci darà una multa, disse Cinzia con tono severo.
Giovanni rise, aprì la porta.
Sali, Sofia! E se qualcuno vuole multarci, noi gli mettiamo la multa noi!
Più si avvicinavano alla villa, più Cinzia si faceva nervosa.
Dio, perché ho accettato? E se fosse strano, aggressivo?
Giovanni notò la sua ansia.
Rilassati. Cè ancora una settimana prima del matrimonio; puoi cambiare idea in qualsiasi momento. E Stefano è un bravo ragazzo, intelligente, ma qualcosa si è rotto dentro di lui. Lo vedrai con i tuoi occhi.
Cinzia scese, aiutò la figlia a scendere, e rimase immobile davanti alla casa. Non era una semplice abitazione, era un vero palazzo. Sofia, incapace di trattenerlo, sbocciò in un urlo di gioia:
Mamma, vivremo come in una fiaba adesso?!
Giovanni rise, raccolse la bambina tra le braccia.
Ti piace? chiese.
Un sacco! rispose.
Fino al matrimonio, Cinzia e Stefano si incontrarono solo poche volte, a cena. Il giovane quasi non mangiava, quasi non parlava; stava lì, presente, ma con la mente altrove. Cinzia lo osservava; era bello, pallido, come se non avesse visto il sole da tempo. Sentiva che, come lei, viveva con il dolore, e la ringraziava per non averle ricordato il prossimo matrimonio.
Il giorno delle nozze, sembrava che centinaia di persone ronzassero intorno a Cinzia. Il vestito era arrivato proprio il giorno prima; quando lo vide, cadde in una sedia.
Quanto è costato? chiese.
Giovanni sorrise.
Cinzia, sei troppo impressionabile. Meglio non saperlo. Guarda cosaltro ho.
Estrasse una miniatura del vestito da sposa.
Sofia, lo proviamo? disse.
La bambina strillò così forte che dovettero coprirsi le orecchie. Poi la prova: la piccola principessa si aggirava per la stanza con dignità, raggiante.
A un certo punto Cinzia si voltò e vide Stefano sulla soglia della sua camera, a osservare Sofia. Nei suoi occhi unombra di sorriso.
Sofia ora viveva nella stanza accanto alla loro camera da letto. Non molto tempo fa, Cinzia non avrebbe mai immaginato di finire lì.
Giovanni propose di andare in campagna, ma Stefano scosse la testa.
Grazie, papà. Restiamo a casa.
Il letto nella loro camera era immenso. Stefano manteneva le distanze, non faceva mosse. Cinzia, che aveva pensato di sorvegliare tutta la notte, si addormentò rapidamente.
Passò una settimana. Iniziarono a parlare la sera. Stefano si rivelò incredibilmente intelligente, spiritoso, appassionato di libri e scienza. Non fece alcuno sforzo per avvicinarsi a lei; piano piano Cinzia si rilassò.
Una notte si svegliò di soprassalto, il cuore a mille.
Qualcosa non va
Corse nella stanza di Sofia. Proprio come temeva: la bambina era nella morsa di una crisi.
Stefano, aiuta! Chiama lambulanza!
Lui era sulla porta in un attimo, afferrò il telefono. Un minuto dopo Giovanni, ancora assonnato, entrò.
Chiamerò io stesso Alessandro.
Lambulanza arrivò in fretta. I medici erano nuovi, in camice bianco, con apparecchiature moderne. Poi arrivò il medico di famiglia, parlò a lungo dopo che la crisi fu passata. Cinzia rimase accanto alla figlia; Stefano era lì, a tenere la mano della bambina.
Cinzia, chiese piano, ha avuto questi problemi fin dalla nascita?
Sì Siamo stati in ospedali tantissime volte, abbiamo fatto tutti i test, ma nulla ha aiutato. È per questo che il mio ex mi ha detto di non intromettermi nella sua vita.
Lhai amato?
Probabilmente. Ma è passato tanto tempo
Allora hai accettato lofferta di mio padre
Cinzia alzò le sopracciglia, sorpresa. Stefano sorrise.
Papà pensa che io non sappia nulla. Ma lho sempre letto come un libro aperto. Avevo paura di chi avrebbe trovato per me. E quando ti ho visto sono rimasto sorpreso. Non sei il tipo di persona che farebbe una cosa del genere per denaro. E ora è come se tutto si fosse sistemato.
Lui la guardò.
Cinzia, non piangere. Cureremo Sofia. È una combattente. Non si è rotta a differenza di me.
Perché ti sei rotto? Sei intelligente, bello, gentile
Lui fece un sorriso ironico. Sii onesta: ti avresti sposata con me se le cose fossero diverse?
Cinzia ci pensò un attimo e annuì.
Sì. Credo che amarti sarebbe più facile che amare tutti quegli uomini che si fanno gli eroi. Ma non è nemmeno questo. Non riesco a spiegare.
Stefano sorrise.
Non serve. Per qualche motivo ti credo.
Qualche giorno dopo Cinzia lo colse a una strana attività. Aveva assemblato un apparecchio complicato e lo stava testando.
È un allenatore, spiegò. Dopo lincidente dovevo usarlo almeno tre ore al giorno. Ma ho deciso che non importava più. Ora mi vergogno, davanti a Sofia, davanti a te.
Bussò alla porta. Giovanni apparve nella soglia.
Posso entrare? chiese.
Entra, papà.
Luomo rimase immobile vedendo ciò che Stefano stava facendo. Inghiottì, si girò verso Cinzia.
Dimmi il parto è stato difficile?
Sì, perché?
Il medico ha detto che probabilmente hanno estratto Sofia con forza, danneggiando losso temporale. Allesterno tutto sembra guarito, ma dentro il nervo è compresso.
Cinzia cadde in una sedia.
Non può essere Cosa facciamo ora?
Le lacrime le solcavano le guance.
Silenzio, non piangere, disse Giovanni. Il dottore ha detto che non è una condanna. Ha bisogno di un intervento. Rimuoveranno la pressione, e Sofia tornerà sana.
Ma è la sua testa è pericoloso
Stefano le prese la mano.
Ascolta papà. Sofia potrà vivere senza queste crisi.
Quanto costerà? chiese.
Giovanni la guardò incredulo.
Non è più una tua preoccupazione. Sei ormai famiglia.
Cinzia rimase in ospedale con Sofia. Lintervento riuscì. In due settimane dovevano tornare a casa.
Casa.
Ma ora Cinzia non sapeva più dove fosse davvero il suo focolare.
Stefano la chiamava ogni giorno. Parlavano a lungodi Sofia, di loro, di piccole cosecome se si conoscessero da sempre.
Il tempo scorreva. Il contratto di un anno si avvicinava alla scadenza; Cinzia cercava di non pensare al futuro.
Tornarono la sera. Giovanni li venne a prendere, con unaria tesa.
È successo qualcosa?
Non so come dirlo Stefano ha bevuto per due giorni.
Cosa? Non beve mai!
Così credevo. Si era allenato per un mese, faceva progressi e poi è scoppiato. Dice che nulla funzioni più.
Cinzia entrò nella stanza. Stefano era seduto al buio. Accese la luce e cominciò a spostare le bottiglie dal tavolo.
Dove le metti?
Non bevi più.
Perché?
Perché sei mia moglie e non mi piace quando bevi.
Stefano rimase interdetto.
Non durerà a lungo Sofia è sana ora. Non hai più motivo di restare con un uomo disabile.
Cinzia siCosì, col cuore colmo di speranza, Cinzia decise di costruire una nuova vita accanto a Stefano, Sofia e al piccolo futuro che li attendeva.






