Era sicura di aver trovato un tappeto… ma dentro qualcuno gemeva e si muoveva.

Il tempo è caldo e soleggiato, così Ginevra Bianchi sfrutta lattimo: arieggia i suoi cuscini e la sua coperta. Per i cuscini usa sacchetti di carta riempiti di segatura, per la coperta impiega un vecchio tappeto a motivi di cervi che trovò in un capannone abbandonato. Lo stende con cura su una fune tesa tra due querce, e vicino dispone una panca di legno ricoperta di pelle sintetica rossa, dove adagia i suoi cuscini fatti in casa.

Serafina Esposito è senzatetto da più di un anno. Il suo sogno è accumulare qualche risparmio, rinnovare i documenti perduti e tornare a casa, nella sua terra dorigine della Sicilia meridionale, dove lattesa di famiglia e di una vita normale la chiama. Per ora vive in una capanna di guardaboschi abbandonata, un tempo inserita in una fitta foresta. Oggi, al posto della foresta, cè una gigantesca discarica.

Allinizio lodore è appena percettibile, ma col passare delle ore le pile di rifiuti crescono a vista docchio. Qui si scaricano tutto: detriti edili, mobili rotti, vecchi vestiti, stoviglie incrinate. Tra questi scarti Ginevra raccoglie una credenza piccola, un pouf logoro e persino un baule di legno pieno di abiti considerati inutili.

Poi arrivano i furgoni dei supermercati, scaricano prodotti scaduti. Dopo un accurato setacciamento a volte emergono verdure, frutta e persino cibi surgelati ancora commestibili. Lacqua scarseggia: la trae da un fiume inquinato, filtrandola con stracci e carbone che trova nella stessa discarica.

Il legno da ardere è abbondante: tronchi spezzati giacciono ovunque, così il fuoco nello scaldino non manca mai. I giorni scorrono in una monotonia di sopravvivenza, e risparmiare anche un centesimo è un evento raro. Le monete trovate nei vestiti gettati sono quasi leggendarie, i portafogli sono considerati il tesoro del secolo.

Una notte la sveglia il rombo di unauto avvicinarsi. È normale, la gente porta i rifiuti al buio per non farsi riconoscere. Questa volta però lauto è lussuosa, grande, quasi un SUV Audi Q7. Alla luce lunare sembra una bestia dacciaio.

Un uomo scende lentamente, estrae dal bagagliaio un enorme rotolo e lo trascina tra le pile di spazzatura.

Potrebbe essere feltro per coperture? Potrei riparare il tetto Piove già, sai, pensa Ginevra, incitando mentalmente lo sconosciuto: Sbriga, sbriga, via di fretta!

Luomo depone il rotolo in una buca, si guarda intorno, alza la mano e torna allauto. Dopo due minuti il motore ruggisce e il veicolo scompare nelloscurità.

Finalmente, sospira Ginevra, cambiandosi nei panni da lavoro. Indossa stivali di gomma enormi e si avventura nel cortile. Il cielo si rischiara, laria profuma di bosco. Ricorda il prato sopra la collina dove crescono i funghi, da controllare al mattino.

Arrivata dove luomo ha lasciato il rotolo, si aspetta di vedere una striscia di feltro o di plastica spessa. Invece trova un tappeto arrotolato con cura, non uno qualsiasi, ma un pregiato tessuto che un tempo adornava le dimore dei nobili.

Wow stile veneto, direi. Che bellezza, così pesante. Peccato non serva per coprire il tetto, commenta delusa, poi aggiunge: Forse lo prendo? Piegato a metà farebbe un materasso migliore di quei sacchetti di segatura.

Lidea la entusiasma; corre verso il rotolo, tenta di sollevarlo è troppo pesante e tira il bordo per srotolarlo. Allimprovviso sente un lamento provenire dallinterno.

Ginevra, che ha visto di tutto nei dodici mesi di strada, trema per la prima volta. Si avvicina e chiama:

Chi è?

Silenzio. Un nuovo lamento, una voce femminile quasi soffocata:

Sono io Maria Filippa

Con sforzo tira il bordo del tappeto e libera la donna. Cade a terra, si dimena per girarsi e geme a malapena.

Aspetta, ti aiuto! grida Ginevra, correndo verso di lei.

Stendendo il tappeto, sul suolo appare una figura esile, vestita decentemente, con un livido alla tempia. Guardandosi intorno confusa, sospira:

Dove mi hanno portata? In questa discarica? Così

Senza parole, Ginevra la solleva e la conduce lentamente alla sua capanna. La fa sedere su una sedia, poi si tinge di nuovo, mentre la donna, solo ora consapevole di essere stata salvata, piange a voce bassa:

Sono viva Voleva seppellirmi viva, e ha rovinato anche il suo prezioso tappeto

Ginevra accende il bollitore, prende erbe dal ripostiglio, prepara un tè caldo e forte, e lo porge alla sua ospite.

Io sono Serafina Esposito, si presenta. Ex professoressa di lingua e letteratura italiana.

Sei una ragazza? chiede la donna, sorpresa dal taglio di capelli corto e dai vestiti maschili.

Sì, è successo così risponde Ginevra con un sospiro. Sono arrivata a Roma, volevo lavorare come governante. Alla stazione mi hanno derubato: borsa, soldi, documenti

Perché non sei andata alla polizia? domanda Maria Filippa, severa.

Ci sono andata. Mi hanno detto di rivolgersi allambasciata, ma le spese consolari, le pratiche non ho nulla.

Maria osserva la giovane, nei suoi occhi scintilla compassione.

Non cè davvero nessun aiuto? interroga. Non conosco servizi del genere. Ginevra sospira. Come sei finita dentro quel tappeto?

Maria si contorce, lacrime a fior di pelle, e risponde:

Così è la vita Non so come sia potuto arrivare a questo punto

Ginevra borbotta: Oh, perché lho chiesto

Maria si asciuga, si raddrizza e lancia a Ginevra uno sguardo di irritazione:

Perché dovrei aiutarti? Sai chi sono? Quando ne uscirò farò uno scandalo che non dimenticherà più! E pensa a te: come puoi vivere così?

Ginevra abbassa lo sguardo, provando senso di colpa per la sua misera esistenza, per la capanna che ora sembra un palazzo rispetto a quel tappeto.

La signora finisce il tè, inspira profondamente e, come se parlasse a qualcuno invisibile, aggiunge:

Va bene ti raggiungerò agitando il pugno verso laria, come se lavversario fosse già lì.

Allesterno lalba si fa strada. I primi raggi illuminano la polvere che danza nellaria.

Serafina, sei qui da molto? domanda Maria, alzandosi lentamente.

Certo, risponde Ginevra. Mi accompagnerai? ordina la donna, più che chiedere.

Ginevra esce dalla capanna, il freddo del mattino le pizzica la pelle sotto la leggera giacca di lana.

Prendi un cardigan o una giacca, suggerisce, ma Maria alza il naso: Non avrò freddo. Portami solo alla strada, basta.

La strada non è lontana, replica Ginevra, camminando al suo fianco. Come farai con quella ferita?

Se vuoi vivere, impari a cavartela, ragazzina. Vai avanti, non trattenermi, ribatte la vecchia, appoggiandosi al braccio di Ginevra.

Durante il cammino Maria piange:

Che hanno fatto qui? Hanno abbattuto la foresta e lhanno abbandonata. Nessuna piantagione, niente di nuovo. È disgustoso!

Giungono in fretta alla strada. Maria si ferma, annuisce brevemente e lascia la mano di Ginevra:

Allora, è tutto, Simochka. Da qui in poi fai come vuoi. Io cercherò di aiutarti.

Ginevra torna indietro, pensando:

Donna interessante. Cammina come una regina, voce decisa. O unex imprenditrice, chi lo sa. Se mi aiuterà, sarò grata per sempre.

Rientra nella sua capanna, accende il fuoco, prepara il tè, prende della farina e impasta del pane piatto. Versa acqua bollente sulla massa, la sala di sale, la stende con una bottiglia e la cuoce su una vecchia teglia.

Questo sarà buono, pensa, osservando le fette dorarsi.

Proprio quando il pane è pronto, la porta della capanna si spalanca. Maria Filippa è al portale, tremante per il freddo, la faccia pallida, le mani serrate al fianco.

Sima, aiuto

Serafina la prende per il braccio, la siede sulla panca e la fa reclinare, gemendo:

Dolore, dolore Non posso morire di fame, né stare al freddo! E i camionisti! Nessuno si ferma, solo uno. Gli ho chiesto: Portami a Napoli! e lui ha risposto: Come pagherai? Non capisci? Sono nulla!

Maria singhiozza, Ginevra le porge metà di un pane ancora caldo.

È di merce scaduta? chiede la donna.

No, è quel che è stato gettato. A volte gli insetti finiscono nella farina, la setaccio e la cuocio. È quasi casalingo e saporito.

Non ti immaginavo! Maria rimane in silenzio, assorbendo le parole. Non ho visto nulla di simile in cento anni e non voglio più.

Quasi novanta, giusto? Ginevra indovina.

Sì, quasi. E adesso? Non puoi arrivare in città. A casa non ho una casa, solo quel cacciatore che mi ha scaraventata qui come una sacco di sabbia.

Non camminerai, vero? osserva Ginevra. Sarebbe troppo duro.

Allora nota un SUV fuori dalla finestra, parcheggiato vicino alla discarica, come a cercare qualcosa. Capisce subito: è lo stesso uomo che ha portato Maria.

Aspetta, Mamma, silenzio! sussurra. È tornato!

Maria alza un sopracciglio, ma Ginevra le blocca il braccio, la fa stare sul pavimento, e le stringe il ginocchio:

Niente rumore! Potrebbe sentire.

Maria trema, ma resta immobile. Luomo cammina intorno alle montagne di rifiuti, poi si avvicina alla capanna. Ginevra le mette un dito sulle labbra, la fa scendere nella cantina, chiude con una tavola di compensato e attende.

Quando bussano, prende un respiro profondo e apre. Un uomo alto, vestito in modo elegante ma con unaria di superiorità, la guarda con disprezzo.

Buongiorno, inizia, vivete qui?

Più o meno, risponde Ginevra, cercando di sembrare calma.

E di notte? chiede, sfiorando la porta. Avete visto qualcosa di strano?

Ginevra assume unaria innocente:

Che cosa ha perso? domanda, come se non sapesse nulla.

Luomo si gratta la nuca: Perso? Si può dire

Quindi ha trascorso la notte qui?

Sì, lho detto.

Non ha notato nulla di strano la scorsa notte?

No, risponde, la voce ferma. Solo che i cani non hanno abbaiato come al solito. Il resto è stato tranquillo.

Lui la scruta come se volesse leggere la verità nei suoi occhi, poi si gira e ritorna alla sua auto, lanciando unultima occhiata alla capanna. Ginevra lo osserva finché non scompare. Apre la botola della cantina.

Maria, gemendo, esce. Stringe il fianco ma non piange più, solo la rabbia le accende il volto:

Incredibile! È tornato a prendermi Stronzo! Ma tu, Simochka, sei una brava ragazza mi hai salvata due volte!

Chi è lui per te, Maria? insiste Ginevra.

Suocero, e non è un suocero qualunque è un vero scroccone! Mia figlia è morta, e lui ora vuole il mio patrimonio. Gli ho detto che non otterrà un centesimo. Né lui né la sua fidanzata!

Maria parla con la veemenza di chi ha visto il proprio impero crollare: Ho lasciato tutto a mio nipote. Quel ladro non ha nulla, solo quello che si è guadagnato: affari, auto, casa Ridacchia amaramente. Ma non è abbastanza per lui vuole anche rovinare il mio nome.

Ginevra ascolta, sbalordita, perché non aveva mai immaginato una ricchezza di tale portata. Per lei, una persona così dovrebbe essere calma, ma qui il tradimento è concreto, la minaccia è reale.

Vuole che gli lasci anche qualcosa? ipotizza Ginevra.

Certo! Dopo la morte di mia moglie, ha voluto sposare unaltra giovane, mandarmi in Francia o in Austria per non ostacolarlo. La mia figlia più piccola mi ha invitata, ma non sopporto i tedeschi. Mio nipote è in Russia, lo andrei a trovare se non fosse per questo scroccone. Mi ha preso, mi ha gettata in quel tappeto nella discarica.

Ginevra, compassionevole, risponde:

Non preoccuparti, Maria. Se mi dai lindirizzo di tuo nipote, lo raggiungo io. Sa dove sei.

Gli occhi di Maria brillano di speranza.

Davvero? Oh, ti sarò eternamente grata! Ma cè un problema: non lasciano entrare persone come noi, la sicurezza chiama la polizia subito.

Allora giochiamo a un altro gioco, sorride Ginevra. Tu indossi i miei vestiti, e io vado al posto tuo.

Maria non si oppone. Togli il suo abito di lana, lo scambia con una lunga gonna e un maglione largo. Ginevra indossa i suoi vestiti, la donna annuisce:

Ti sta bene! Se avessi i tacchi, potresti andare a una festa!

Sì, li ho, risponde Ginevra, prendendo delle scarpe dal baule. Non della mia misura, ma vanno bene.

Mentre finisce i preparativi, Maria scrive un biglietto con calligrafia decisa:

Oggi Oleg riconoscerà me. Portami via da qui. Poi risolveremo Gabriele!

Prima di partire Ginevra la abbraccia:

Stai attenta, Maria. Blocca la finestra, chiudi la porta. Se senti qualcuno, scendi subito in cantina e nasconditi più in profondità.

Sì, comandante! sorride la nonna.

Ginevra prende la strada, avviandosi verso la città. Le auto sfrecciano, nessuno nota la figura solitaria in un abito altrui. Improvvisamente i freni scricchiolano dietro di lei.

Ti do un passaggio? chiede il conducente di una utilitaria. Verso il centro?

Ginevra si gira, dietro il volante un giovane dal sorriso aperto e un accento meridionale. Compagno di patria?

Certo! scende. Come sei finita qui?

Una lunga storia, sospira, porgendogli il biglietto. Devo consegnarlo aGinevra salì in auto, il vento della notte accarezzandole i capelli, mentre il biglietto, stretto tra le mani, prometteva una nuova vita per entrambe.

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Era sicura di aver trovato un tappeto… ma dentro qualcuno gemeva e si muoveva.
Attenzione! Ora sono ricco e voglio il divorzio,” disse il marito con arroganza. Non poteva immaginare le conseguenze.