Caro diario,
Un lampo improvviso Un forte scoppio Oscurità Oscurità
Infine loscurità iniziò a diradarsi. Udii una voce:
Valeria, è il soccorritore, qui cè stata unesplosione.
Attraverso il dolore sentii il tocco di una mano sul collo. Tentai di aprire le palpebre. Ci riuscii con fatica. Davanti agli occhi un ciondolo a forma di rettangolo con i segni zodiacali incisi Gli occhi di una donna in camice bianco
In sala operatoria! risuonò una voce vicina.
I miei genitori tornarono dal lavoro. Mia madre si precipitò subito in cucina dopo aver dato unocchiata nella stanza dove stavo facendo i compiti. Mio padre, entrando, notò subito che il mio umore non era dei migliori.
Antonio, cosa è successo? mi accarezzò la testa.
Niente, borbottai io, al quarto anno.
Su, racconta!
Presto è l8 marzo. Linsegnante ci ha trattenuti oggi e ha detto che dobbiamo preparare regali per le ragazze.
E qual è il problema? sorrise mio padre.
Ci sono lo stesso numero di maschi e femmine. E lei ha distribuito chi regala a chi, sospirai pesantemente. A me è toccata la brutta, Valeria Bianchi.
Tutte le ragazze vogliono un regalo per l8 marzo, anche quelle non belle, cercò di parlarmi come a un adulto. Come ha distribuito? Per ordine alfabetico?
No, per segni zodiacali.
Come? mio padre non riuscì a trattenere un sorriso.
Per compatibilità. Valeria è Vergine, e alle Vergini si addice soprattutto il Toro. E io sono Toro.
È un bene se vi adattate! Quando crescerai, forse ti innamorerai di lei.
Mio padre non resistette e scoppiò a ridere. Mia madre entrò subito:
Cosa sta succedendo qui?
Lucia, vai in cucina, il viso di mio padre divenne serio. Abbiamo una conversazione seria con nostro figlio.
Quando mia madre uscì, chiesi con voce triste:
Papà, e cosa devo fare adesso?
Preparare il regalo!
Quale?
Domani al lavoro preparerò io il regalo per la tua prescelta.
Papà, che regalo puoi fare? Tu lavori in fabbrica.
Sì! Ma lavoro nella sezione galvanica. E lì produciamo tutti i tipi di rivestimenti per metalli.
Papà, non ho capito.
Domani lo vedrai da solo!
***
Il giorno dopo mio padre portò un ciondolo su catenina a forma di rettangolo, che sembrava doro. Su un lato erano incisi i due segni zodiacali, Toro e Vergine, e sullaltro, in modo fine ma elegante, era scritto:
«Alla mia compagna di classe Valeria per l8 marzo! Antonio».
Oh, quanto sembrava bello questo ciondolo! E quando mia madre lo mise in un sacchettino di plastica, sembrava ancora più meraviglioso.
***
Era il 7 marzo. Linsegnante non aveva intenzione di fare lezione. Prima gli alunni le consegnarono il regalo. Lei ringraziò a lungo. Poi annunciò che i ragazzi dessero i regali alle ragazze.
Che caos! Tutti i ragazzi corsero dalle loro elette. Anche io mi avvicinai a Valeria Bianchi e dissi, come mi aveva insegnato papà:
Valeria, ti auguro la Festa della Donna! Forse un giorno il destino unirà Toro e Vergine.
Dopo aver pronunciato la frase imparata, mi diressi al mio posto e, naturalmente, non notai come batteva forte il cuore di quella ragazza, che a mio parere era brutta.
Presto i genitori di Valeria si trasferirono in un altro quartiere, e lei dal quinto anno iniziò a frequentare unaltra scuola.
***
Aprii gli occhi. Il soffitto bianco della camera dospedale. Provai a muovere mani e piedi. Si muoveva solo la mano sinistra.
Dove mi trovo? chiesi a nessuno in particolare.
Si sentì un rumore di passi e si avvicinò alla mia branda un paziente con le stampelle, mi guardò attentamente e chiese:
Ti sei ripreso? Sei nel reparto di chirurgia durgenza.
Ho mani e piedi tutti interi? chiesi con voce bassa.
Sembra che tutto sia a posto, mi comunicò la lieta notizia. Solo sei tutto bendato dalla testa ai piedi.
È un bene, se tutto è intero.
Poi si avvicinò linfermiera e chiese con interesse:
– Come ti senti?
– Cosa mi è successo! risposi con unaltra domanda.
– La tua vita non è in pericolo. Mani e piedi funzioneranno. Solo rimarranno molte cicatrici, mi porse il telefono acceso. Tua madre ha chiesto di chiamarti quando ti sveglierai.
– Figliolo, si sentì tra le lacrime la voce di mia madre.
– Mamma, tutto bene, cercai di parlare il più allegramente possibile. Hanno detto che rimarranno solo piccole cicatrici. Presto mi dimetteranno.
– Non mi hanno permesso di restare con te durante la notte. Figliolo, vengo subito.
– Mamma, non agitarti troppo!
Posai il telefono accanto a me e provai a sorridere allinfermiera:
– Grazie!
– Beh, non ti dimetteranno tanto presto, sorrise in risposta. Tre settimane dovrai rimanere a letto. Questo è certo!
– Cosè successo? chiese il vicino di stanza quando linfermiera uscì.
– Sono un soccorritore. Alla fabbrica hanno iniziato a esplodere le bombole di ossigeno, iniziai a ricordare. Ci hanno chiamati. Siamo arrivati prima dei vigili del fuoco. Un locale enorme, allinterno tre feriti. Siamo entrati, lì le bombole sparse, qua e là del fuoco. Abbiamo iniziato a portare fuori i feriti Sono uscito per ultimo Quando ero vicino alla porta, unaltra bombola è esplosa Non ricordo più nulla.
– Sì, te la sei presa brutta.
– Rossi Antonio, si sentì la voce dellinfermiera. Un tuo collega di lavoro è qui per te.
– Ciao, Antonio! Come stai?
– Mani e piedi interi! risposi ottimisticamente. Ma per salutare posso usare solo la mano sinistra!
– Dai, non dire così!
– Cosa è successo dopo?
– Stavamo già uscendo quando è esploso. Siamo corsi subito indietro, ti abbiamo tirato fuori eri tutto insanguinato i medici erano già lì
– Grazie!
– Antonio, di cosa parli?! allimprovviso sul viso del mio amico apparve un sorriso. – Pare che vogliano presentarci alle medaglie.
– A quel tempo mi avranno dimesso.
– Va bene, vado. Ora ci sarà il giro. Linfermiera ha detto di non stare troppo.
Non fece in tempo ad andarsene, quando entrò il medico, un uomo di circa quarantanni:
– Come va, eroe? si avvicinò alla mia branda.
– Normale.
– Se parli già, vuol dire che vivrai. Dai, ti visito!
– Mi hai cucito tu? chiesi.
– No, la dottoressa Valeria. Verrà dopodomani.
***
Passarono due giorni. Stavo già cercando di alzarmi. Vero, il dolore alle gambe era ancora forte, la mano destra era lacerata. E ferite su tutto il corpo non meno di una decina. Due sul viso: quando è esploso, ho urtato contro il cancello, per fortuna ho messo avanti la mano destra in tempo. Mi sono guardato allo specchio. Il viso era ancora gonfio.
Oggi il giro doveva farlo il medico che laltro ieri mi aveva cucito per cinque ore in sala operatoria. Ero un po nervoso.
Ed eccola entrare. Giovane, snella, vero con gli occhiali, ma questi non la rovinavano affatto, e il camice bianco le stava proprio bene. Io a ventisette anni ero già sposato. Ma dopo sei mesi ci siamo separati i caratteri non si accordavano, come scritto nella domanda di divorzio, ma in realtà alla mia ex moglie non piaceva lo stipendio di un soccorritore.
– Buongiorno! disse la dottoressa e si diresse verso la mia branda.
– Buongiorno! Sei stata tu a cucirmi?
– Io, sorrise. Cè qualcosa che non va?
– Lascia che ti esamini!
E si chinò su di me Davanti agli occhi un ciondolo con i segni zodiacali, che pendeva dal suo collo:
– Valeria Bianchi!!! esclamai.
Lei guardò attentamente il mio viso gonfio.
– Scusa! pronunciò, senza avermi riconosciuto.
– Io sono Toro, e indicai il ciondolo.
– Antonio Rossi? le sue labbra tremarono. Ti ricordi ancora di me?
– Ma che dici, Valeria? vedendo le lacrime negli occhi della donna, posai la mia mano sulla sua.
– Scusa! prese un fazzoletto e si asciugò gli occhi. Non ho mai pensato che ci saremmo incontrati in questo modo.
Quel giorno Valeria non entrò più nella mia stanza. Ma io avevo già capito che il suo orario era come il mio: un giorno, una notte e due giorni liberi.
Non volevo apparirle indifeso. Tutto il giorno seguente cercai di camminare per la stanza appoggiandomi ai letti, un paio di volte, tenendomi al muro, uscii in corridoio.
Sera. Il medico del turno diurno se nè andato. È arrivato il nuovo turno si capiva dalle conversazioni in corridoio. Ora il giro
E allimprovviso grida, passi affrettati in corridoio. Succede così quando portano un altro ferito.
Erano già le dieci. Entrò linfermiera, spense la luce nella stanza. Ma non riuscivo a dormire. Già dopo mezzanotte si sentirono dei passi in corridoio, poi si zittirono, e in quel silenzio io sentii più che udii che in corridoio qualcuno piangeva. Mi alzai e uscii cautamente in corridoio.
Dietro il banco sedeva e, con la testa tra le mani, piangeva la mia ex compagna di classe. Mi avvicinai e posai la mano sana sulla sua spalla:
– Cosa cè, Valeria?
Si alzò e si appoggiò alla mia spalla:
– Ho operato una donna, è stata investita da unauto, iniziò a raccontare tra le lacrime. Ho fatto tutto il possibile e limpossibile Ora è in rianimazione, ma non ce la farà. Ha due figli suo marito è con lei nella stanza
– Calmati, Valeria!
– Lavoro come chirurgo da tre anni e non riesco ad abituarmi al fatto che le persone muoiono.
– Calmati, calmati! Queste sono le nostre professioni. In cinque anni ho visto tante morti, ma abbiamo salvato anche molte vite, sospirai pesantemente. – Per questo mi ha lasciato anche mia moglie. Dice che quando torno a casa non sono più lo stesso e guadagno poco. Ma io ho sempre quaranta, si può vivere.
– Anche per me è lo stesso, mi guardò in faccia. I ragazzi mi guardano come se fossi pazza. Ancora non sono stata sposata, vivo con i genitori come una ragazzina.
– Dai, noi abbiamo solo ventisette anni la vita è tutta davanti a noi.
– No, Antonio, abbiamo già ventisette anni.
– Valeria, il suo polso sta sparendo, gridò linfermiera che era corsa fuori.
– Scusa! e Valeria corse in rianimazione.
Quella notte non riuscii a dormire. La mattina arrivò linfermiera, come al solito mi fece liniezione.
– La donna che hanno operato stanotte è viva? chiesi inaspettatamente anche per me.
– È viva, ma le sue condizioni sono gravissime.
***
Passarono tre settimane. Le ferite sul mio corpo si sono cicatrizzate. Con Valeria ci vedevamo quando erano i suoi turni, inoltre mi sentivo sempre più attratto da lei. Ma il reparto di chirurgia durgenza non è il posto dove si può parlare di cose molto personali.
Ed ecco che durante uno dei giri mattutini il medico comunicò:
– Oggi ti dimetto, sorrise e aggiunse. Nel senso, dallospedale. Andrai subito alla tua clinica, e lì decideranno quanto altro dovrai stare in malattia.
– Posso prepararmi!
– Sì, sì! Non avere fretta. Ora prepareranno la dimissione.
Quando il medico uscì, mi rasi. Guardandomi allo specchio, notai con soddisfazione che le due cicatrici rimaste non rovinavano affatto il viso, anzi, aggiungevano un tocco di mascolinità. Alle altre cicatrici non valeva la pena prestare attenzione.
Mi preparai, uscii in corridoio. Incontro, tenendosi al muro, camminava una paziente.
«Ce lha fatta!» mi balenò un pensiero gioioso.
Uscì linfermiera, mi diede la dimissione:
– Arrivederci, Antonio! Non capitare più da noi!
***
Avevo il mio monolocale, ma andai dai genitori. Perché mia madre mi aspettava e si preoccupava tanto. Aveva preso anche le ferie.
– Figliolo! corse ad abbracciarmi mia madre.
– Tutto a posto, mamma! Come vedi, sono vivo e vegeto.
– Vieni, ti ho preparato da mangiare. Quanto sei dimagrito.
– Oh, come mi è mancata la cucina casalinga!
– Fino a quando non ti rimetterai e non ti sposi, vivrai nella casa dei genitori. La tua stanza è ancora vuota, e gridò come a un bambino. Vai, lavati le mani!
***
Fino a sera andai dal barbiere. Entrai nel mio appartamento. Presi qualche vestito. Mia madre iniziò subito a stirarli.
La sera arrivò mio padre dal lavoro. Ci sedemmo, come un tempo, tutti insieme e parlammo fino a notte.
Andai a dormire nella mia stanza, dove avevo passato linfanzia e la giovinezza, ma non mi addormentai subito:
«Domani devo andare alla clinica. Poi al lavoro. E la sera»
Con quel pensiero della sera seguente mi addormentai molto dopo mezzanotte.
***
Il giorno dopo andai di mattina alla clinica. Fino a pranzo feci il giro degli ambulatori. Dopo pranzo andai al mio lavoro, proprio era il mio turno.
– Dove vai? chiese mio padre.
– Papà, ricordi tanto tempo fa, quando studiavo ancora in quarta elementare. Mi hai fatto un ciondolo per un regalo a una compagna di classe?
– La brutta Valeria Bianchi? Ricordo.
– Ricordi, hai detto anche: «Crescendo, magari ti innamorerai di lei».
– E questo lo ricordo.
– Papà, Valeria ora è chirurgo. È lei che mi ha fatto loperazione. E porta ancora al collo quel ciondolo.
– Questo sì che è sorprendente!
– Papà, le tue parole si sono avverate. Vado da lei!
Ventisette anni non sono poi così tanti per iniziare una vita con la persona amata. Ho imparato che a volte i regali fatti con il cuore possono collegare le persone per sempre, e che non è mai troppo tardi per seguire il proprio cuore.Caro diario,
Un lampo improvviso Un forte scoppio Oscurità Oscurità
Infine loscurità iniziò a diradarsi. Udii una voce:
Valeria, è il soccorritore, qui cè stata unesplosione.
Attraverso il dolore sentii il tocco di una mano sul collo. Tentai di aprire le palpebre. Ci riuscii con fatica. Davanti agli occhi un ciondolo a forma di rettangolo con i segni zodiacali incisi Gli occhi di una donna in camice bianco
In sala operatoria! risuonò una voce vicina.
I miei genitori tornarono dal lavoro. Mia madre si precipitò subito in cucina dopo aver dato unocchiata nella stanza dove stavo facendo i compiti. Mio padre, entrando, notò subito che il mio umore non era dei migliori.
Antonio, cosa è successo? mi accarezzò la testa.
Niente, borbottai io, al quarto anno.
Su, racconta!
Presto è l8 marzo. Linsegnante ci ha trattenuti oggi e ha detto che dobbiamo preparare regali per le ragazze.
E qual è il problema? sorrise mio padre.
Ci sono lo stesso numero di maschi e femmine. E lei ha distribuito chi regala a chi, sospirai pesantemente. A me è toccata la brutta, Valeria Bianchi.
Tutte le ragazze vogliono un regalo per l8 marzo, anche quelle non belle, cercò di parlarmi come a un adulto. Come ha distribuito? Per ordine alfabetico?
No, per segni zodiacali.
Come? mio padre non riuscì a trattenere un sorriso.
Per compatibilità. Valeria è Vergine, e alle Vergini si addice soprattutto il Toro. E io sono Toro.
È un bene se vi adattate! Quando crescerai, forse ti innamorerai di lei.
Mio padre non resistette e scoppiò a ridere. Mia madre entrò subito:
Cosa sta succedendo qui?
Lucia, vai in cucina, il viso di mio padre divenne serio. Abbiamo una conversazione seria con nostro figlio.
Quando mia madre uscì, chiesi con voce triste:
Papà, e cosa devo fare adesso?
Preparare il regalo!
Quale?
Domani al lavoro preparerò io il regalo per la tua prescelta.
Papà, che regalo puoi fare? Tu lavori in fabbrica.
Sì! Ma lavoro nella sezione galvanica. E lì produciamo tutti i tipi di rivestimenti per metalli.
Papà, non ho capito.
Domani lo vedrai da solo!
***
Il giorno dopo mio padre portò un ciondolo su catenina a forma di rettangolo, che sembrava doro. Su un lato erano incisi i due segni zodiacali, Toro e Vergine, e sullaltro, in modo fine ma elegante, era scritto:
«Alla mia compagna di classe Valeria per l8 marzo! Antonio».
Oh, quanto sembrava bello questo ciondolo! E quando mia madre lo mise in un sacchettino di plastica, sembrava ancora più meraviglioso.
***
Era il 7 marzo. Linsegnante non aveva intenzione di fare lezione. Prima gli alunni le consegnarono il regalo. Lei ringraziò a lungo. Poi annunciò che i ragazzi dessero i regali alle ragazze.
Che caos! Tutti i ragazzi corsero dalle loro elette. Anche io mi avvicinai a Valeria Bianchi e dissi, come mi aveva insegnato papà:
Valeria, ti auguro la Festa della Donna! Forse un giorno il destino unirà Toro e Vergine.
Dopo aver pronunciato la frase imparata, mi diressi al mio posto e, naturalmente, non notai come batteva forte il cuore di quella ragazza, che a mio parere era brutta.
Presto i genitori di Valeria si trasferirono in un altro quartiere, e lei dal quinto anno iniziò a frequentare unaltra scuola.
***
Aprii gli occhi. Il soffitto bianco della camera dospedale. Provai a muovere mani e piedi. Si muoveva solo la mano sinistra.
Dove mi trovo? chiesi a nessuno in particolare.
Si sentì un rumore di passi e si avvicinò alla mia branda un paziente con le stampelle, mi guardò attentamente e chiese:
Ti sei ripreso? Sei nel reparto di chirurgia durgenza.
Ho mani e piedi tutti interi? chiesi con voce bassa.
Sembra che tutto sia a posto, mi comunicò la lieta notizia. Solo sei tutto bendato dalla testa ai piedi.
È un bene, se tutto è intero.
Poi si avvicinò linfermiera e chiese con interesse:
– Come ti senti?
– Cosa mi è successo! risposi con unaltra domanda.
– La tua vita non è in pericolo. Mani e piedi funzioneranno. Solo rimarranno molte cicatrici, mi porse il telefono acceso. Tua madre ha chiesto di chiamarti quando ti sveglierai.
– Figliolo, si sentì tra le lacrime la voce di mia madre.
– Mamma, tutto bene, cercai di parlare il più allegramente possibile. Hanno detto che rimarranno solo piccole cicatrici. Presto mi dimetteranno.
– Non mi hanno permesso di restare con te durante la notte. Figliolo, vengo subito.
– Mamma, non agitarti troppo!
Posai il telefono accanto a me e provai a sorridere allinfermiera:
– Grazie!
– Beh, non ti dimetteranno tanto presto, sorrise in risposta. Tre settimane dovrai rimanere a letto. Questo è certo!
– Cosè successo? chiese il vicino di stanza quando linfermiera uscì.
– Sono un soccorritore. Alla fabbrica hanno iniziato a esplodere le bombole di ossigeno, iniziai a ricordare. Ci hanno chiamati. Siamo arrivati prima dei vigili del fuoco. Un locale enorme, allinterno tre feriti. Siamo entrati, lì le bombole sparse, qua e là del fuoco. Abbiamo iniziato a portare fuori i feriti Sono uscito per ultimo Quando ero vicino alla porta, unaltra bombola è esplosa Non ricordo più nulla.
– Sì, te la sei presa brutta.
– Rossi Antonio, si sentì la voce dellinfermiera. Un tuo collega di lavoro è qui per te.
– Ciao, Antonio! Come stai?
– Mani e piedi interi! risposi ottimisticamente. Ma per salutare posso usare solo la mano sinistra!
– Dai, non dire così!
– Cosa è successo dopo?
– Stavamo già uscendo quando è esploso. Siamo corsi subito indietro, ti abbiamo tirato fuori eri tutto insanguinato i medici erano già lì
– Grazie!
– Antonio, di cosa parli?! allimprovviso sul viso del mio amico apparve un sorriso. – Pare che vogliano presentarci alle medaglie.
– A quel tempo mi avranno dimesso.
– Va bene, vado. Ora ci sarà il giro. Linfermiera ha detto di non stare troppo.
Non fece in tempo ad andarsene, quando entrò il medico, un uomo di circa quarantanni:
– Come va, eroe? si avvicinò alla mia branda.
– Normale.
– Se parli già, vuol dire che vivrai. Dai, ti visito!
– Mi hai cucito tu? chiesi.
– No, la dottoressa Valeria. Verrà dopodomani.
***
Passarono due giorni. Stavo già cercando di alzarmi. Vero, il dolore alle gambe era ancora forte, la mano destra era lacerata. E ferite su tutto il corpo non meno di una decina. Due sul viso: quando è esploso, ho urtato contro il cancello, per fortuna ho messo avanti la mano destra in tempo. Mi sono guardato allo specchio. Il viso era ancora gonfio.
Oggi il giro doveva farlo il medico che laltro ieri mi aveva cucito per cinque ore in sala operatoria. Ero un po nervoso.
Ed eccola entrare. Giovane, snella, vero con gli occhiali, ma questi non la rovinavano affatto, e il camice bianco le stava proprio bene. Io a ventisette anni ero già sposato. Ma dopo sei mesi ci siamo separati i caratteri non si accordavano, come scritto nella domanda di divorzio, ma in realtà alla mia ex moglie non piaceva lo stipendio di un soccorritore.
– Buongiorno! disse la dottoressa e si diresse verso la mia branda.
– Buongiorno! Sei stata tu a cucirmi?
– Io, sorrise. Cè qualcosa che non va?
– Lascia che ti esamini!
E si chinò su di me Davanti agli occhi un ciondolo con i segni zodiacali, che pendeva dal suo collo:
– Valeria Bianchi!!! esclamai.
Lei guardò attentamente il mio viso gonfio.
– Scusa! pronunciò, senza avermi riconosciuto.
– Io sono Toro, e indicai il ciondolo.
– Antonio Rossi? le sue labbra tremarono. Ti ricordi ancora di me?
– Ma che dici, Valeria? vedendo le lacrime negli occhi della donna, posai la mia mano sulla sua.
– Scusa! prese un fazzoletto e si asciugò gli occhi. Non ho mai pensato che ci saremmo incontrati in questo modo.
Quel giorno Valeria non entrò più nella mia stanza. Ma io avevo già capito che il suo orario era come il mio: un giorno, una notte e due giorni liberi.
Non volevo apparirle indifeso. Tutto il giorno seguente cercai di camminare per la stanza appoggiandomi ai letti, un paio di volte, tenendomi al muro, uscii in corridoio.
Sera. Il medico del turno diurno se nè andato. È arrivato il nuovo turno si capiva dalle conversazioni in corridoio. Ora il giro
E allimprovviso grida, passi affrettati in corridoio. Succede così quando portano un altro ferito.
Erano già le dieci. Entrò linfermiera, spense la luce nella stanza. Ma non riuscivo a dormire. Già dopo mezzanotte si sentirono dei passi in corridoio, poi si zittirono, e in quel silenzio io sentii più che udii che in corridoio qualcuno piangeva. Mi alzai e uscii cautamente in corridoio.
Dietro il banco sedeva e, con la testa tra le mani, piangeva la mia ex compagna di classe. Mi avvicinai e posai la mano sana sulla sua spalla:
– Cosa cè, Valeria?
Si alzò e si appoggiò alla mia spalla:
– Ho operato una donna, è stata investita da unauto, iniziò a raccontare tra le lacrime. Ho fatto tutto il possibile e limpossibile Ora è in rianimazione, ma non ce la farà. Ha due figli suo marito è con lei nella stanza
– Calmati, Valeria!
– Lavoro come chirurgo da tre anni e non riesco ad abituarmi al fatto che le persone muoiono.
– Calmati, calmati! Queste sono le nostre professioni. In cinque anni ho visto tante morti, ma abbiamo salvato anche molte vite, sospirai pesantemente. – Per questo mi ha lasciato anche mia moglie. Dice che quando torno a casa non sono più lo stesso e guadagno poco. Ma io ho sempre quaranta, si può vivere.
– Anche per me è lo stesso, mi guardò in faccia. I ragazzi mi guardano come se fossi pazza. Ancora non sono stata sposata, vivo con i genitori come una ragazzina.
– Dai, noi abbiamo solo ventisette anni la vita è tutta davanti a noi.
– No, Antonio, abbiamo già ventisette anni.
– Valeria, il suo polso sta sparendo, gridò linfermiera che era corsa fuori.
– Scusa! e Valeria corse in rianimazione.
Quella notte non riuscii a dormire. La mattina arrivò linfermiera, come al solito mi fece liniezione.
– La donna che hanno operato stanotte è viva? chiesi inaspettatamente anche per me.
– È viva, ma le sue condizioni sono gravissime.
***
Passarono tre settimane. Le ferite sul mio corpo si sono cicatrizzate. Con Valeria ci vedevamo quando erano i suoi turni, inoltre mi sentivo sempre più attratto da lei. Ma il reparto di chirurgia durgenza non è il posto dove si può parlare di cose molto personali.
Ed ecco che durante uno dei giri mattutini il medico comunicò:
– Oggi ti dimetto, sorrise e aggiunse. Nel senso, dallospedale. Andrai subito alla tua clinica, e lì decideranno quanto altro dovrai stare in malattia.
– Posso prepararmi!
– Sì, sì! Non avere fretta. Ora prepareranno la dimissione.
Quando il medico uscì, mi rasi. Guardandomi allo specchio, notai con soddisfazione che le due cicatrici rimaste non rovinavano affatto il viso, anzi, aggiungevano un tocco di mascolinità. Alle altre cicatrici non valeva la pena prestare attenzione.
Mi preparai, uscii in corridoio. Incontro, tenendosi al muro, camminava una paziente.
«Ce lha fatta!» mi balenò un pensiero gioioso.
Uscì linfermiera, mi diede la dimissione:
– Arrivederci, Antonio! Non capitare più da noi!
***
Avevo il mio monolocale, ma andai dai genitori. Perché mia madre mi aspettava e si preoccupava tanto. Aveva preso anche le ferie.
– Figliolo! corse ad abbracciarmi mia madre.
– Tutto a posto, mamma! Come vedi, sono vivo e vegeto.
– Vieni, ti ho preparato da mangiare. Quanto sei dimagrito.
– Oh, come mi è mancata la cucina casalinga!
– Fino a quando non ti rimetterai e non ti sposi, vivrai nella casa dei genitori. La tua stanza è ancora vuota, e gridò come a un bambino. Vai, lavati le mani!
***
Fino a sera andai dal barbiere. Entrai nel mio appartamento. Presi qualche vestito. Mia madre iniziò subito a stirarli.
La sera arrivò mio padre dal lavoro. Ci sedemmo, come un tempo, tutti insieme e parlammo fino a notte.
Andai a dormire nella mia stanza, dove avevo passato linfanzia e la giovinezza, ma non mi addormentai subito:
«Domani devo andare alla clinica. Poi al lavoro. E la sera»
Con quel pensiero della sera seguente mi addormentai molto dopo mezzanotte.
***
Il giorno dopo andai di mattina alla clinica. Fino a pranzo feci il giro degli ambulatori. Dopo pranzo andai al mio lavoro, proprio era il mio turno.
– Dove vai? chiese mio padre.
– Papà, ricordi tanto tempo fa, quando studiavo ancora in quarta elementare. Mi hai fatto un ciondolo per un regalo a una compagna di classe?
– La brutta Valeria Bianchi? Ricordo.
– Ricordi, hai detto anche: «Crescendo, magari ti innamorerai di lei».
– E questo lo ricordo.
– Papà, Valeria ora è chirurgo. È lei che mi ha fatto loperazione. E porta ancora al collo quel ciondolo.
– Questo sì che è sorprendente!
– Papà, le tue parole si sono avverate. Vado da lei!
Ventisette anni non sono poi così tanti per iniziare una vita con la persona amata. Ho imparato che a volte i regali fatti con il cuore possono collegare le persone per sempre, e che non è mai troppo tardi per seguire il proprio cuore.
Mi è toccata la brutta







