La suocera credeva che dopo il divorzio lavrei mantenuta per paura, ma non sapeva che avevo ben altri progetti.
Laura fissò la donna anziana con una valigia in mano, in piedi sulla soglia del suo appartamento, e stentava a credere ai propri occhi. Valentina Rossi, la sua ex suocera, aveva laria di chi fa visita a una vecchia amica.
«Laurina, tesoro», esordì con tono melodrammatico, «non ho proprio dove andare. Il mio Dario ha portato a casa quella come si chiama Elisa. E io non voglio disturbare i giovani, capisci? Loro devono costruire il loro amore, e io, alla mia età, cosa ci sto a fare? Mi ospiti per un po?»
Laura si scansò in silenzio, lasciandola entrare. Cosa poteva dire? Buttare in strada una donna di sessantanni? Sì, il divorzio era stato doloroso. Sì, Dario si era rivelato un tipo così, capace di ritrovare se stesso tra le braccia di una collega venticinquenne dopo dodici anni di matrimonio. Ma sua madre che centrava?
«Valentina», disse piano Laura, chiudendo la porta, «non capisco. Lei ha il suo appartamento. Perché dovrebbe vivere qui?»
«Ah, Laurina», sospirò la suocera, accomodandosi sul divano e slacciandosi le scarpe, «lo sai comè piccolo il mio bilocale. Qui invece cè spazio, aria buona. Dario mi ha detto che vivi da sola in questo trilocale. Che ti costa ospitare una vecchietta?»
Laura strinse i pugni. Certo che laveva detto, Dario. Comodo così: la nuova fiamma a casa sua e la madre scaricata allex moglie. E a nessuno importava di come lei si sentisse.
«È temporaneo», ripeté Valentina, già sbottonandosi il cappotto. «Solo finché non mi sistemo.»
La prima settimana, Laura cercò di essere comprensiva. Preparava la colazione per due, comprava le medicine che «servivano urgentemente» alla suocera, raccoglieva in silenzio i suoi disordini. Valentina non era la coinquilina più ordinata: lasciava piatti sporchi nel lavandino, vestiti sparsi per la casa, guardava programmi a volume alto fino a tardi.
«Laura, cara», disse una mattina, «la mia pensione è così misera. Potresti aiutarmi con la spesa? E con le pastiglie per la pressione. Sono proprio al verde.»
Laura aprì il portafoglio e le diede cinquanta euro. Poi altri trenta per «un nuovo integratore per il cuore». Poi venti per «qualcosa di dolce da accompagnare al tè».
«Valentina», provò a dire un mese dopo, quando unaltra richiesta di denaro la lasciò con il portafoglio vuoto, «non è meglio vivere secondo le proprie possibilità? Non sono mica una milionaria.»
La suocera si voltò di scatto, e nei suoi occhi balenò una luce che Laura conosceva bene: il preludio di una scenata epica.
«Che hai detto?» la voce di Valentina salì di unottava. «Vivere secondo le mie possibilità? Come ti permetti! Ti ho accolta in famiglia come una figlia! Per dodici anni ti ho trattata come tale! E ora mi fai pesare due spiccioli?»
«Non sto facendo pesare nulla, è solo che»
«Tu cosa puoi capire della vita, senza figli!» urlò la suocera, gesticolando. «Ho cresciuto mio figlio da sola, dopo che mio marito se nè andato! Lavoravo su tre turni! E ora mi begli soldi per le medicine del cuore? Lo dico a tutto il condominio che razza di persona sei! Ingrate!»
Laura sopportò quella scena in silenzio. E anche la successiva. E quella dopo, scatenata da una cena «inadeguata». Valentina era una maestra nelle scenate: sapeva urlare per ore, coinvolgere i vicini, accusare di ogni peccato immaginabile.
Dopo lennesima esibizione, Laura chiamò Dario.
«Dario, vieni a prendere tua madre, per favore.»
«Laura, su, dai. Sto costruendo una nuova relazione. Mamma è già scossa dal divorzio. E tanto vivi da sola, che ti costa?»
«Mi costa soldi, nervi e tranquillità.»
«Non esagerare. Mamma è anziana, ha bisogno di aiuto. Se puoi darle una mano, fallo.»
Un click. Aveva riattaccato.
Laura sedette in cucina, sentendo di non farcela più. Valentina si comportava come se lappartamento fosse suo, montava scenate per un nonnulla, chiedeva soldi a ogni piè sospinto e non dubitava un attimo del suo diritto di farlo.
«La suocera credeva che dopo il divorzio lavrei mantenuta per paura, ma non sapeva che avevo ben altri progetti», pensò Laura, guardando dalla finestra il grigio cortile di febbraio.
La mattina dopo, mentre Valentina era in ambulatorio, Laura chiamò un fabbro. In unora, le serrature erano state cambiate.
Quella sera, la suocera tornò dalla sua passeggiataamava girare per negozi a lamentarsi con i commessima la chiave non girava nella toppa.
«Laura! Laura, apri!» batteva la porta. «Che razza di scherzo è questo?»
Laura uscì sul pianerottolo, osservandola con calma.
«Non è uno scherzo, Valentina. Faccia le valigie, ho chiamato un taxi.»
«Cosa? Sei impazzita? Dove vuoi che vada?»
«A casa. Da suo figlio. Dove le compete.»
«Ma non posso! Lì cè Elisa! Sarebbe imbarazzante!»
«E per me invece era comodo?» chiese Laura, mentre il volto di Valentina si irrigidiva, pronto allattacco.
«Come osi!» strillò la suocera. «Sono una donna anziana! Ho problemi di cuore! Non ne hai il diritto!»
«Invece sì. Questo è il mio appartamento.»
«Lo dico a tutti i vicini! Farò sapere a tutti chi sei davvero!»
«Lo dica pure. Ormai non mimporta.»
La valigia fu fatta in frettaValentina non aveva molte cose. In taxi, la suocera rimase in silenzio, respirando pesante e afferrandosi il petto con drammaticità.
Davanti al palazzo di Dario, Laura scese per prima e aiutò a portare la valigia. Salirono al terzo piano. Alla porta, un Dario sbigottito aprì, in pantaloni da casa.
«Laura? Mamma? Che succede?»
«Succede che ti restituisco tua madre», disse Laura, spingendo la valigia nellingresso. «Valentina non vive più da me.»
Dalla stanza uscì Elisauna bionda carina in vestaglia. Alla vista della suocera, il suo viso si fece lungo.
«Ma mamma non può stare qui!» protestò Dario. «Noi qui abbiamo»
«Una nuova vita da costruire», concluse Laura. «Benissimo. Costruitela. Senza di me.»
«Laura, non capisci», iniziò Dario con quel tono da maestro elementare. «Mamma ha bisogno di aiuto. È anziana, malaticcia. La sua pensione è misera.»
«Ha un figlio. Che se ne occupi lui.»
«Ma io ho una nuova famiglia!»
«E io una nuova vita. E in questa vita non cè spazio per i vostri problemi.»
Valentina, fino a quel momento muta, esplose:
«Dario! Vedi come mi tratta? Caccia una vecchia in strada! Senza cuore! Lho amata come una figlia!»
«Mamma, ma che dici», borbottò Dario, ma Laura vedeva il panico nei






