Che vada tutto al diavolo! esclama Arianna mentre appoggia le polpette pronte su un piatto, afferrando distinto il manico della vecchia padella in ghisa della nonna, dimenticando del tutto la presina e scottandosi la mano. Un urlo le sfugge dal petto, trafitta da un senso di ingiustizia per la confusione della sua vita.
In testa le risuona improvvisamente una strofa della sua band italiana preferita. Qualcosa su una moneta nel salvadanaio dei fatti e leterna domanda. Arianna, asciugandosi una lacrima ribelle, pensa a Ligabue e ammette che anche stavolta il genio emiliano aveva ragione: non sarà mai lei il fulcro del mondo.
A rincarare la dose, si uniscono con un miagolio che sembra quasi una nota dopera prima il gatto Filippo e poi il cane Rocco. Il micio, con la sua solita discrezione, sostiene Arianna sommessamente, mentre Rocco si lancia in un ululato che sembra radunare una muta di lupi nella minuscola cucina romana della donna.
Muti, aiutanti del mio cuore! Arianna, finalmente, ricorda che piangere non aiuterà la scottatura, apre il rubinetto e infila la mano nellacqua fredda.
Immediatamente, impreca sottovoce contro la sua stupidità, cerca di togliere la padella dal lavandino per non rovinarla, e si brucia una seconda volta. Stavolta grida forte, tanto che il cane scodinzola saltando allegro per la cucina, felice di questo entusiasmante inizio di giornata. Sulla soglia compare assonnato Alessandro, il marito.
Amore, che succede qui? Stai facendo la rivoluzione?
In un attimo valuta la situazione; una delle sue migliori qualità è la prontezza. Fa il duro: ex pugile, daltronde.
In meno di un minuto spegne lacqua, fa sedere Arianna su una sedia, sega fuori la cassetta del pronto soccorso e toglie dal pavimento la padella.
Fammi vedere, che combinazione hai fatto! domanda, prendendole il braccio con dolcezza.
Non serve! protesta Arianna, serrando la mano a pugno e subito dopo emettendo un lamento sottile e acuto.
Lascia fare! Alessandro assume il tono da comandante e, su ordine suo, tutti gli alleati si mettono sullattenti: Arianna, Rocco e Filippo.
Tra tutti, il più saggio della famiglia Rossi è sempre stato Filippo. Ancora mentre Arianna faceva il ballo della padella davanti al lavandino, era già sotto il tavolo, leccando le sue ciabatte e facendo le fusa rumorosamente. Che altro doveva fare? Tocca a qualcuno consolare la padrona di casa.
E guardali lì, pensava il gatto, tutti a gridare! Quel matto di Rocco scodinzola come se Arianna gli avesse regalato l’intero piatto di polpette. Ma cosa cè da gioire? Non capisce proprio nulla! Dovrebbe capire! Ha ancora i segni su un fianco: nessuno ricorda più come è scappato dal fuoco nella vecchia casa dei proprietari. Piangeva disperato su un ponte, spettinato e tremante, quando Arianna convinse suo marito a fermare la macchina e, a piedi, attraversò la neve per più di mezzora pur di portare via il cane che non voleva saperne di fidarsi. Lha curato, nonostante latrati e morsi sì, perché allora mordeva e pure forte! Finché Filippo non lo ha messo in riga. La padrona protestava, ma il gatto sapeva di aver fatto bene: Arianna è tutta sua, mica può lasciarla tra i denti di quel selvatico!
Il nome di Rocco fu Arianna stessa a sceglierlo, dopo che tutta la famiglia aveva litigato venti volte e persino tentato un sorteggio con il cappello di papà.
Passava Rocco sopra il ponte disse Arianna pensierosa, e la discussione finì lì.
Lo aveva salvato lei, perciò il nome spettava a lei, punto.
I vecchi padroni, invece, non vollero più saperne dellanimale. Vennero solo a portare guinzaglio e collare nuovi e a chiedere scusa.
È un eroe! Ci ha salvati. Se non fosse stato per lui saremmo bruciati tutti vivi. Ha urlato e abbaiato fino a svegliare tutto il vicinato.
Allora perché ce lo lasciate?
Noi siamo accampati in sei in una stanza minuscola da parenti, per ora. Non possiamo occuparci di un cane
Filippo, presente alla conversazione, percepì subito lira di Arianna, temendo una sua esplosione. Salta tra le braccia della donna, le infila la coda sotto il naso e le unghie nelle gambe, riuscendo a calmarla. Arianna si limita a fare un cenno, prende un foglio bianco e ordina:
Scrivete una dichiarazione.
Che tipo di dichiarazione?
Che il cane mi viene ceduto volontariamente e per sempre.
Perché? Non lo vogliamo indietro!
Chi tradisce una volta borbotta a bassa voce Arianna, posando con decisione la penna sul tavolo. Scrivete!
I vecchi padroni non discutono. Scrivono quello che lei chiede e se ne vanno. Arianna rimane a lungo sul pavimento, accarezzando a turno Rocco e Filippo e piangendo.
Il tradimento lo conosceva fin troppo bene.
Anche lei, come Rocco, fu cacciata di casa senza riguardo per la giustizia. Il primo marito di Arianna era un uomo, diciamo, poco raccomandabile: vita facile, bicchiere in mano. Non era alcolizzato, certo, però il venerdì era sacro per una bevuta. Arianna lo amava, secondo i consigli della mamma, gli garantiva sicurezza e ordine. Metteva in tavola la cena, teneva la casa.
Aveva anche dato alla luce una figlia, come il marito tanto aveva desiderato.
Ma luomo, a parte la gioia di brindare alla nascita, si dimostrò ben poco partecipe. La bimba lo disturbava, piangeva, puzzava insomma, troppe seccature.
Arianna, per quanto innamorata, non poté sopportare quellatteggiamento verso la bambina.
Chiedevi un figlio, e ora diventa un impiccio? No, grazie. Un uomo si può sempre trovare, un figlio è unico.
Metti alla luce un figlio, trema col cuore in gola ogni notte per assicurarti che respiri ancora!
Pulisci il piccolo naso per la prima volta mentre una mano, con la forza della disperazione, fa partire lo smartphone e fruga tutto il web cercando cause per un raffreddore trasparente. Il pediatra verrà tra qualche ora, ma tu hai bisogno di sapere ora, subito, che succede!
Aggrappati alla gioia del primo passo, quando il piccolo si divincola, rischiando di rompersi il naso, e lascia che cammini da solo.
Commuoviti fino alle lacrime al primo mamma, bacia quelle guance fino a farle arrossire, ignorando proteste e capricci!
La conseguenza logica era chiara ad Arianna: raccolse la figlia e se ne andò.
Te ne vai? scrollò le spalle il marito affari tuoi. Non tornare più, non ti prenderò indietro.
Arianna chiuse la porta con uno sbuffo. Che senso aveva spiegare a chi non voleva ascoltare?
Dopo un divorzio difficile, nella sua vita arrivò Filippo. Lo aveva raccolto, ormai esausto e quasi arreso nella sua lotta per la vita, vicino a una fontana, davanti al palazzo dei genitori dove era tornata a vivere, non avendo ancora una casa tutta sua.
Santo cielo, Arianna! Dove hai preso questa creatura?! esclamò la mamma, Giulia, strappandole di mano il randagio. Lavati subito bene! E se fosse malato? Per carità, che non contagi la bambina!
Mamma, ci penso io. Dovrei avere ancora il numero della veterinaria, le ho aiutato con le pratiche. Dai, guarda tu Maria per un attimo?
Eh e dove dovrei andare! Porta il povero animale, si vede che sta malissimo Piccolino
Lo sistemiamo! Diventerà grande e ciccione, dammi tempo!
Aveva ragione. Filippo, che aveva avuto quel nome praticamente per caso, senza scervellarsi tra decine di opzioni, divenne un gattone pelosissimo e sfacciato, il solo maschio in casa che teneva a bada lintero battaglione femminile. Anche la piccola Maria veniva addomesticata da lui se, appena Arianna tornava stremata dal lavoro, la bambina faceva i capricci. Una codata sul naso, un morsetto al tallone, e la calma scendeva. Maria capì presto che con certi argomenti non si discute e la mamma aveva diritto al suo riposo.
Qualunque uomo mettesse piede in casa, Filippo lo considerava un nemico personale, comportandosi da vero sabotatore, senza vergogna se Arianna sgridava per lennesimo scherzo trovato nelle scarpe degli ospiti.
Filippo! Tu sai cosè la coscienza?
Lui, con aria offesa, dimostrava che il concetto gli era totalmente ignoto. Arianna sospirava:
Siete tutti uguali, voi uomini! Pensate solo a voi stessi!
Il gatto rispondeva con indifferenza: sapeva di essere unico e insostituibile e che non si può affidare la padrona al primo venuto.
Arianna era così abituata alle sue marachelle da comprare un mobiletto per scarpe con lintento di metterlo in crisi. Lui si offese a morte per giorni.
Perché mi guardi con tutta quella disapprovazione? rideva Arianna non distingui se sono amici miei o di papà! Appena cè un uomo le scarpe sono spacciate! Così mi toccherà restar zitella per colpa tua?
Filippo taceva. A che serve spiegare, tanto certe cose le donne non le capiranno mai? Meglio lasciar correre e fare di testa propria. E poi, eventualmente, scusarsi, ma solo se davvero necessario. Difendere i propri non richiede scuse.
Solo una volta fece uneccezione: non rovinò il mobile delle scarpe, ormai distrutto dai suoi artigli, non si chiuse in cameretta a lamentarsi accanto a Maria, ma rimase vicino a Arianna, osservando con attenzione lo sconosciuto in soggiorno. Luomo impallidiva, arrossiva, diceva qualcosa a Giulio, il papà di Arianna, stringeva un bicchierino che poi rimase intatto sul tavolo. Filippo drizzò le orecchie curioso quando tutti si allargarono in un allegro abbraccio attorno a Arianna. Poi seguì luomo misterioso nella stanza di Maria, vide con sospetto luomo in ginocchio davanti alla bambina:
Vuoi essere la mia figlia? chiese serio alla piccola di due anni.
Non sapeva chi fosse, ma lodore gli piacque e, visto che Maria andò subito tra le sue braccia senza piangere, Filippo capì che non poteva essere una cattiva persona.
Così entrò nella loro vita Alessandro. Abitarono per un po a casa dei suoi, poi, quando Maria si abituò, Arianna e Alessandro si trasferirono insieme.
Filippo, portato con sé da Arianna, annusò il mazzo di rose bianche, ascoltò le risate della padrona e si sentì finalmente tranquillo. Se Arianna ride, va tutto bene.
Gli anni passarono relativamente tranquilli.
Quasi.
Arianna educava prima Filippo e Maria, poi anche il piccolo Matteo. Poi arrivò Rocco e infine Giulia, rimasta sola, andò a vivere con loro. La famiglia cresceva, Arianna diventava sempre più nervosa.
Perché?
Filippo non lo sapeva. A modo suo cercava di curare la malinconia della padrona, ma con scarsi risultati. Allora tentava di coinvolgere Alessandro ma quello non capiva, assorbito dalle preoccupazioni del lavoro. Non notava la stanchezza di Arianna, che ogni sera riceveva un bacio sulla guancia e la richiesta del solito piatto di lasagne o delle famose polpette, il piatto preferito da tutta la famiglia, compresi Rocco e Filippo. Arianna era sempre di fronte ai fornelli, anche se, come intuiva Filippo, detestava cucinare.
E anche oggi, dopo aver fritto montagnette di polpette, Arianna è crollata, lasciando andare lacrime e la stanchezza che, tranne il gatto, nessuno vedeva. Tutti si erano abituati a darle per scontata, sempre pronta a rassettare e a cucinare, senza notare i cambiamenti nel suo umore.
Ariannina, che succede? Alessandro le fascia la mano e le guarda negli occhi innamorati.
Niente! protesta lei, offesa ormai sono fuori di testa, tutto qui!
Eh, questa sì che è nuova. Ho perso proprio la tramontana?
Direi di sì!
Ari, me lo spieghi che è successo?
Sono triste, Ale. Una tristezza che mi fa arrabbiare!
Ok, triste, ho capito, ma il perché? Stanca?
Arianna non risponde: si stringe contro di lui e tira un sospiro dassenso.
Ah, ecco il punto! Va bene! Da oggi sei in vacanza!
Ale, ma quale vacanza? Manca un secolo allestate! Ho il lavoro a non finire!
Non ti mando via dal lavoro, ma dalla cucina! Da oggi in poi cucino io!
Arianna lo guarda stupita:
Tu?!
Certo, che problema cè? Pensi che noi uomini non sappiamo cucinare?
No, anzi! Papà cucinava benissimo. Solo non pensavo che tu volessi!
Perché? Solo perché non mi hai mai visto ai fornelli? In caserma sbucciavo patate che è un piacere, amore mio. E il resto tutti abbiamo imparato un po di tutto. Me la cavo! E poi, chiedo laiutino a Filippo!
Ale
Eh?
Ti amo!
Anchio! Quanto ti serve di vacanza? Due settimane?
Non so ammette Arianna lo sai che ho mille cose da fare.
Non devi farti in quattro. Ti occupi dei tuoi affari, alle padelle penso io.
E mia madre che dirà?
Tua madre? Chissà. Mi caccerà dalla cucina, penserà che non siamo autosufficienti, ma io non mi arrendo! Alessandro assume una posa teatrale, impugnando la padella ancora da lavare. Sono un uomo o no? Comanderò almeno io qui dentro!
Arianna scoppia a ridere e Filippo si rilassa del tutto. Se la padrona ride, va tutto bene.
La giornata prosegue, sparpagliando la famiglia tra scuola, lavoro e commissioni. Poi il vecchio orologio a cucù, il ricordo di famiglia donato da Giulia, inizierà a scandire i minuti. Quellantico meccanismo incuriosisce Filippo, che non capisce dove sparisca sempre luccellino grigio che sbuca dal finestrino a disturbare il sonnellino appena chiude occhio.
Quando Arianna parte per un incontro, tira la pesante pigna dabete dellorologio e strizza locchio a Filippo.
Non toccare luccellino, furfante!
Il gatto si appallottola offeso. Ma guarda! Non aveva mai pensato di toccarlo!
La quiete scende in casa, Filippo si sistema accanto a Rocco: al caldo, tranquillo.
Fino a sera.
Poi Giulia rientra con i nipoti e i bambini raccontano a gara cosa è successo tra scuola e asilo.
Giulia ride fino alle lacrime guardando Matteo che prova il suo ruolo di fungo per la recita scolastica. La parte da principe lha lasciata allaltro, ma perfino lamanita interpretato da Matteo ottiene un trionfo tale che Maria e la nonna si spellano le mani dagli applausi. Anche le maestre suggeriscono ad Arianna di iscrivere il figlio a teatro.
Un talento così si spreca!
Maria, finiti i compiti, va in cucina, libera la nonna dal lavello e le dice di riposare.
Nonna, ci penso io!
Giulia cede il posto quasi senza insistere, poi guarda lorologio e scuote la testa.
Il vostro papà è ancora in servizio E la mamma non ha proprio chiamato Che lavoratori!
I piccoli dormono prima ancora che arrivino i genitori. Giulia chiude piano la porta della cameretta, per non svegliarli e non disturbare il bisbiglio che si alza dalla cucina.
Di chi è questa polpetta? Sola soletta qui
È la tua!
Lho già mangiata. Sono pure ingrassata!
Ma dai, sei bellissima! La più bella di tutta Roma! Mangia, non fare storie! Come erano i maccheroni?
Ottimi!
E dicevi che non sapevo cucinare!
Non lho mai detto!
Ci hai pensato! È uguale! Ari, questestate ce ne andiamo al mare?
Ale, e il cantiere?
Il cantiere aspetta! Hai bisogno di vacanza! La casa non scappa, facciamo il tetto e poi il resto più avanti. Che dici?
Dico che mio marito ha le orecchie.
E basta?
No! Anche un gran cuore! Dico anche che non mi sono sbagliata a scegliere te.
Avevi alternative?
Alessandro! Lasciami, che svegliamo i bambini!
Ma dove! Ormai dormono di sasso! Arianna, sono proprio fortunato
E Filippo, che come sempre ascolta allingresso, decide che per oggi basta. Se in casa cè pace, anche il gatto riposa sereno. Ora può andare a rannicchiarsi accanto a Maria, che non si agita nel sonno come Matteo, e schiacciare un pisolino in santa pace.
Chissà cosa porterà il domani?
Forse nuovi dispiaceri, o forse nuove gioie.
Ma su una cosa Filippo è certo: finché la donna che tiene unita questa casa sorride, andrà tutto bene.







