Tempismo Perfetto

Giulietta, sei incantevole! Ma proprio incantevole! Marco Paolo baciò con eleganza la mano della ragazza, avvolta in guanti di pizzo.

Ma no! Tutto merito tuo! Nel secondo atto mi sono persa le battute, e ho anche inciampato, lhai visto! arrossì sotto il trucco Giulia. Se non fosse stato per le tue improvvisazioni Vorrei anche io saper recitare così. Soffrire per davvero, ridere come se la scena fosse la mia vita e non perdere mai il filo! Marco Paolo, tu sei un vero fuoriclasse!

Ma smettila, Giuletto! Marco tolse una briciola dal tavolino, si massaggiò il collo. È solo un po di mestiere, nulla di speciale. Col tempo imparerai pure tu a stare in scena come a casa, e allora ti verrà naturale improvvisare. Certo, il copione si rispetta, eh, che se ci sente il direttore Romeo Sestini ci caccia tutti, rise zio Marco, ma bisogna saper vivere anche lì su quel palco, non solo seguire le orme segnate.

No! No, davvero, è un dono. Non tutti ce lhanno, Marco Paolo! Giulia lo guardava incantata. Non era più giovane, ma lo sguardo gli brillava ancora, e chissà, forse si era già innamorata di lui anche se non voleva ammetterlo nemmeno a sé stessa. Marco Paolo era un vero galantuomo; sapeva come mettere una battuta al punto giusto, fare un complimento, sempre con un sorriso, ben diverso dal padre di Giulia, lui sì che sapeva solo brontolare dalla mattina alla sera. E vedere la figlia fare lattrice lo considerava poco meno che uno scandalo.

«Ma papà, perché?! ogni volta lui la faceva piangere. È un lavoro come un altro! Quanti attori famosi abbiamo in Italia! E vanno pure premiati!»

«Eh, sappiamo bene cosa succede dietro le quinte!» tagliava corto Leonardo Fiorenzo. Lui sì che aveva vissuto la vita, si era spaccato la schiena per Giulia, e lei ora a fare la comica in teatro! Niente, non lavrebbe mai accettato, ma cacciarla di casa? Che avrebbero detto in paese? Ora tutti lo compatiano, uno che aveva cresciuto la figlia da solo, dopo che la moglie era morta, senza una lacrima. Si teneva tutto dentro. E Giulia Lei proprio non gli voleva dare retta, e davanti a tutti sul palco, che vergogna! Così raccontava Leo ai suoi amici. Che vergogna, davvero…

… Marco Paolo Notari la notò quasi per caso, a una serata universitaria dimprovvisazione, con alcune amiche, lì dai ragazzi dellEconomia. Il figlio di Marco Paolo, Andrea, studente svogliato e sempre in giro, era proprio tra loro. Chiamavano spesso il padre in segreteria per “chiarimenti”, ma finiva che la segretaria, Rita Tommasi, si scioglieva come una meringa ai complimenti di Marco Paolo, che lasciava una scia di colonia costosa e prometteva una cena romantica. Poi le portava i biglietti per il teatro, e Rita perdonava ad Andrea ogni debito.

Lì, in quellaula magna, Marco aveva visto per la prima volta Giulia recitare. Era brava, leggera e spontanea. Ma sentiva qualcosa in più

«Ha unanima che risuona!» si disse Notari.

Era quello il suo dono: unanima che vibrava.

La invitò subito in compagnia. E pure le amiche, che in teatro si trovano sempre ruoli da corista, e a loro serviva fare un po di strada.

Il teatro non era certo la Scala o il Piccolo di Milano, però era ben visto, con un pubblico che amava la recitazione classica. A Giulia piaceva. Una volta era andata a Milano a vedere uno spettacolo moderno, e si era trovata spaesata: niente scenografia, costumi da matti, mezze luci

Giulia tornò a casa delusa, andò subito da Notari.

Davvero questo è il futuro del teatro, Marco Paolo? sospirò sconsolata. A me proprio non va

Ma dai, Giuletta! Il futuro non ha confini, è largo un chilometro e mezzo! Ci sarà quello che ti piace e anche quello che non sopporti. Ma se sei attrice per davvero, vera, devi adattarti un po finché non sarai famosa. Poi, quando vedrai il tuo nome su tutte le locandine, allora potrai scegliere. Te lo sarai meritato.

Un traguardo per pochi eletti! brontolò Giulia, toccando flaconcini sul tavolo davanti allo specchio, aprendone uno e starnutendo per il profumo. E gli altri? A fare ‘ste bruttezze?!

Eh, cara mia, qualsiasi piatto strano diventa buono se accompagnato da un buon vino! Marco Paolo le strizzò locchio. Sii tu quel vino, dannata, unico, così ogni spettacolo con te diventerà speciale, anche il più assurdo. Se non puoi scegliere il copione, rendilo comunque un capolavoro.

Non ce la farò mai! Giulia fece una smorfia allo specchio.

Notari si arrabbiò di colpo, diede una manata sul tavolo. La sua espressione si fece dura.

Allora vattene! Va pure a fare la bibliotecaria, come voleva tuo padre!

Giulia si strinse al petto, balbettando scuse.

Notari chiamava questa la scossa. Certe attrici si erano abituate solo ai complimenti! Ma Marco non aveva peli sulla lingua. Se non hai voglia di darti da fare, la porta è lì

Giulia uscì dalla sua cameretta come una furia, rischiando di travolgere la costumista, la signora Angela. Si nascose in un angolo, al buio, a riflettere.

Diventare vino buono E così Giulia capì che doveva imparare a esserlo, perché ogni opera potesse diventare una meraviglia. Altrimenti, sarebbe stato meglio non salire più su quel palco.

Ricordava bene il giorno in cui aveva terminato laccademia e si era presentata dal direttore, ormai vera attrice. Contratto fatto, le congratulazioni e via, che il tempo era poco e non potevano farle troppi discorsi. Marco Paolo invece la aspettava fuori dal teatro, con un bouquet di rose giallo-verdi brillanti, e la portò a pranzo.

Ma dai, Marco Paolo! Che figura E tua moglie, la zia Mila?

Mila vuole solo farti gli auguri! Ma pensi che sia gelosa? rise Notari. Giuletto, sarebbe una follia!

La moglie, Mila, non Milena e nemmeno Emilia, proprio Mila, era stata attrice anche lei, bellissima. Ma aveva lasciato presto il palco per la voce.

Proteggiti la voce, Giuletto! È la tua arma migliore, più ancora che il sorriso o la figura. Con una parola puoi stendere chiunque, sollevare o annientare. Io non lho mantenuta. Sii più furba di me!

Mila parlava roca, avvolta nello scialle, tossiva spesso. Era la moglie di un grande attore, ma un tempo era la vera regina della scena. Ora si confondeva tra le vecchie foto, ma tutti la ricordavano.

Giulia era stata subito accolta da Mila, tra loro cera sempre qualcosa di speciale. Andrea invece era un casinista, un eterno personaggio sopra le righe, che faceva disperare mamma e papà, salvo poi dire che era colpa della vocazione artistica.

Giulia invece Lei sapeva rendere magici anche i momenti più semplici. Bastava nulla per coinvolgerla.

Sei un raggio di sole, Giulia. Non spegnerti mai, ti prego le sussurrava Mila. Stare accanto a te scalda il cuore.

In fondo solo Mila e zio Marco avevano detto a Giulia che era buona, non solo come attrice, ma come persona. Leonardo Fiorenzo non era mai stato tenero, né aveva tempo da perdere con le smancerie. Il resto dei parenti stava lontano dalla pecora nera che aveva pure scelto il teatro alluniversità, la consideravano non normale.

E che vuoi fare, scuotere la gonna, invece che cercarti un lavoro vero! Non sei mica nata Sophia Loren! Vuoi far soldi col tuo corpo, eh! sparavano alle cene di famiglia.

E Giulia scappava. Usciva, lasciando i parenti a cantare e bere, lei passeggiava per le strade, osservava la gente, si sedeva su una panchina a raccogliere emozioni. Questo lo devo interpretare No, questo no, non va bene! pensava, finché si trovava davanti al portone di quella casa antica con le colonne dove abitavano i Notari.

Un tè, Giulia? Ti vedo che hai proprio bisogno di una chiacchierata! Mila la faceva entrare col sorriso.

In casa Notari il profumo di vaniglia e di torta appena sfornata cullava ogni ospite. Li guidava Mila, e Marco diceva sempre di essere al suo servizio.

Lì, intorno al tavolo, si trovavano spesso tutti e tre: padrona di casa, marito e Giulia. Chiacchiere, tè, musica e canzoni. Mila cantava poco, poi tossiva, lasciando a Giulia il ruolo di solista

Ah, Giuletta! Non sai che fatica! Marco urla nel sonno, sempre con le sue battute! Non dormo più si lamentava Mila tornando alle sue insicurezze. Ma va tutto bene a teatro?

Direi di sì! Giulia faceva spallucce. Marco Paolo è insuperabile. La sala è piena ogni sera, la commedia è moderna ma sottile.

E fiori, bigliettini, spasimanti! Io sospetto che Marco abbia una tresca! si agitava Mila.

Ma dai! Giulia la seguiva nel gioco, ma sapevano entrambe che Marco non aveva mai tradito davvero.

«Ho trovato il mio capolavoro proprio là, alla Stazione Centrale!» ripeteva sempre lui, raccontando come aveva conosciuto Mila mentre piangeva su una valigia rotta, con la roba sparsa tra la folla. Marco laveva aiutata, consolata, e poi aveva corteggiato Mila per mesi. «Trovato il mio capolavoro, delle repliche non ho bisogno.»

Ma intorno a lui le ammiratrici spuntavano sempre, lasciavano messaggi e fiori sotto casa, telefonate silenziose, qualcuna riusciva pure a introdursi nel camerino.

Marco cercava di convincerle con delicatezza a lasciar stare, a cercare cuori meno impegnati.

A Mila quasi divertiva. Suo marito piaceva, quindi aveva fatto la scelta giusta! Ma dopo tanti anni, tutte quelle attenzioni stancano.

Ma dovevi proprio essere così, Marco?! Un mare di sofferenza per ogni centimetro di terra, e tutto per te!

Marco la stringeva a sé, le baciava la testa. Era di una testa più alta, sembrava quasi una ragazzina, ma lui vedeva una dea. Per lei avrebbe fatto qualsiasi cosa.

E così Giulia, ormai attrice vera, dopo unennesima serata di successo e fiori a valanga tutti destinati a Notari assisteva alle scene consuete: Marco distribuiva i bouquet ai colleghi, ringraziava il pubblico, dispensava baci e inchini. Era il fulcro della compagnia, amato e rispettato da tutti, anche se qualcuno un po lo invidiava. Non era ancora stato nominato Maestro, ma dicevano che era questione di poco.

Giu, vieni? bussò una collega al camerino di Notari. Stiamo aspettando!

Giulia si fece timida.

Sono le ragazze. Volevamo festeggiare balbettò.

Marco si voltò, si tolse il trucco. Corri pure! Non farle aspettare. E ricordati, devi sempre credere in te stessa, ok?! Hai dimenticato le battute? Chi se ne frega! Stai sul palco, vivi! E le fece locchiolino nello specchio.

La ragazza annuì, già apriva la porta, poi si voltò.

A domani, Marco Paolo, sussurrò.

Ciao, amica mia! Ciao! Notari salutò con fare teatrale.

Appena rimasto solo, il sorriso gli crollò, lespressione si fece dura. Si tolse la parrucca, spettinandosi, sospirò. Avrebbe bevuto qualcosa, ma caraffa e bicchieri erano vuoti.

Niente niente, Marco, a casa ti rifai! sussurrò tra sé, si coprì il volto con le mani per un attimo, poi tornò a sistemarsi.

Giulia aveva dimenticato che il giorno dopo era festa, teatro chiuso pure per le prove. E a quel ciao di Marco Paolo non aveva dato peso.

Quando tornò in teatro, salutò la portinaia, la costumista, ma nellaria aleggiava qualcosa.

Giulietta, lhai saputo?! arrivò trafelata Paola, la sua amica.

Sentito cosa? Giulia finiva il caffè.

Ma dai! Se ne parla già da stamattina, tu qui a mangiar pasticcini, e Marco Paolo Paola si interruppe, occhi spalancati.

Che cè? Giulia si alzò di scatto, quasi rovesciando la tazzina.

Marco Paolo Si è licenziato. Se nè andato! Proprio adesso che la stagione andava a gonfie vele! Voi avete una storia?!

Paola era sempre in cerca di pettegolezzi, e unattrice che lascia un ruolo fa sempre gola.

Ma come andato via?! Perché?! Non mi ha detto niente! E quali storie, Paola, vergognati! Giulia prese il cappotto e sbatté la porta.

Giulia, e la prova? la rincorse Paola. Se il direttore si arrabbia, la parte potrebbe andare proprio a lei Magnifico!

Giulia correva per la via. Nella testa solo un martello: Non può essere! Marco Paolo non lascierebbe mai il teatro!” Perché lo ha fatto? Solo due sere fa era felice…

A casa Notari suonò a lungo, poi bussò disperata.

Ma la smette, signorina! spuntò dal pianerottolo la signora Teresa, anziana, con in braccio un grosso gatto. Il gatto e la signora la guardavano con lo stesso sguardo sprezzante. Ancora una fan sfegatata? Basta, lasciate vivere la gente! I Notari sono partiti, chiaro?!

Partiti dove? Giulia si sentì il cuore crollare.

Per una vacanza. Marco ha portato la moglie alle terme. Andrea con loro, mi pare. Ora, la lasci in pace la gente, signorina, e si faccia gli affari suoi! sbottò la vicina. Dalla casa, un crash di piatti, il gatto scomparve.

Era il cuore di Giulia che si era rotto.

Ma quando tornano?! gridò contro la porta, ma nessuno rispose. Non doveva mettere il naso negli affari altrui.

Giulia si sentiva come una bambina lasciata fuori da un negozio, che aspetta e nessuno torna a prenderla. E adesso? Che sarà del teatro, di lei?

Leonardo Fiorenzo non capiva perché Giulia fosse sempre triste, si mettesse spesso a piangere.

Sei incinta? Ti sei fatta mettere incinta da qualche attorucolo? diceva duro, perché queste cose non gli andavano giù, men che meno se erano legate al teatro. Adesso pure la figlia incinta di chissà quale ballerino! Toccava chiamare il dottore, trovare una soluzione Parla, allora!

Sbatteva una mano sul tavolo, Giulia scattò in piedi, si asciugò le lacrime, chiuse la porta della sua stanza.

Dove vai? scostò la porta il padre. Dove scappi?

Lontano da te, papà. Lontano dalla tua durezza. Tu non mi vuoi bene! Giulia raccolse qualche vestito, prese la giacca.

E io? Con tuo padre vivo te ne vai? E cosa diranno in giro quando ti vedono col pancione!?

Che centra, papà? Nessun pancione! Perché pensi sempre il peggio di me? Sono tua figlia, e tu parli di me come fossi un cane randagio! Niente pancione. Ora te la vedi tu come vuoi. Io me ne vado a stare in pensione!

Leo provò a fermarla, ma lei si sciolse dalla sua presa, si mise le scarpe e uscì.

Stupidaggini, pensava Giulia, camminando per strada col collo nel bavero per il freddo. Ma aveva agito distinto

Giuletto, sei tu? la fermò una voce.

Andrea attraversò di corsa la strada, saltellando sui suoi piedi lunghi. Che ci fai in giro? Vieni, dammi la valigia! E senza attendere risposta, la trascinò in casa. Su, spogliati!

Giulia arretrò.

Ma non dico in quel senso, Giuletto! Ti do una cosa di mia madre, asciughiamo le tue e via, tranquilla la rincuorò lui, scodellando un pigiama di Mila.

In venti minuti Giulia era in cucina dei Notari, con la tazza di latte caldo in mano e il pigiama di Mila.

E ora che si fa? sospirava.

Cosa ci fai per strada? Io non so gestire queste emozioni, sospiri e sguardi! A me mi infastidiscono Andrea sbottò.

Cosa intendi? mormorò la ragazza.

Queste vostre storie d’artisti. Devi parlarne a papà, non a me.

Ho litigato con il mio, il papà pensa che chissà, che io sia incinta, ma io voglio solo capire perché tuo padre ha lasciato tutto. La gente lo adorava Aveva un mare di ammiratori e ammiratrici

Eh già! Andrea le fece locchiolino.

Non è quello che pensi, per me era solo un maestro! Anche tu pensi male di me! Giulia lo guardò storto. Perché Marco Paolo ha lasciato il teatro?

Perché, a una certa età, si va in pensione. Vuoi il panino? Prendi, smetti di piangere! E le porse un enorme panino al salame.

La ragazza annuì silenziosa.

Sì, si è ritirato. Non vuole morire sul palco, semplice! Sono notti che chiamiamo lambulanza. Il cuore! Ogni recita finisce a pezzi. Basta. Ha deciso lui.

Lui? Ma sembra in forma Giulia era incredula. In scena era lanima della compagnia, ma anche quello era ruolo.

E ora? Come farà senza il teatro? sussurrò lei.

Voi artisti siete ossessionati dal palcoscenico! Io preferisco i libri. Tu, almeno, li leggi? Prendi altro panino! insistette Andrea. Il vostro non è un lavoro speciale. Solo vi siete inventati il mito del sacrificio, ma fuori dal palco si va avanti lo stesso. Forse solo i medici reggono il paragone, loro però salvano le vite

Voltò la testa via.

Tu sei arrabbiato con tuo padre? sussurrò Giulia lavando i piatti.

Io? Ma va! Grazie alle sue conoscenze viviamo da re! Ma io volevo un padre normale, con cui giocare a calcio e mettere lalbero a Natale, non colmo di fiori in casa e donne ferme sotto il palazzo! Ma che ci posso fare

Io un padre così ce lho. Possiamo scambiarceli? rise triste Giulia. Il mio sincavola sempre Che tentazione, Andrea. Ma lui non mi vuole, mai stato tenero, forse solo perché mamma è mancata.

Silenzio.

Eh sì Un genitore non si sceglie Insomma, resta pure qui. Il babbo domani torna, sistemi le cose.

Torna davvero? si illuminò Giulia.

Prima “dove è andato”, ora “così presto”. Deciditi! Oh, io ho lesame domani, buonanotte Giuletto.

Andrea sparì, e Giulia restò a rimuginare sulle sue parole. Ma era possibile che i grandi artisti fossero invece pessimi padri? E si può davvero lasciare il palco così, dun tratto?

Marco Paolo arrivò poco prima di pranzo, canticchiando aria da opera, trovò Giulia in corridoio.

Ciao, Giuletto! Non ti aspettavo Andrea, tu eh? gridò Notari con voce squillante.

Ho lasciato casa. Ma domani mi danno una stanza in residenza, nessun disturbo! Marco Paolo Perché ha lasciato il teatro sospirò Giulia.

Mamma mia, neanche lasciarmi entrare! Ebbene sì, sono andato in pensione, finalmente. Ora prenderò un cane e lacquario, giocherò a carte e andrò allo stadio! E poi ho una fame… Mi offri qualcosa, Giuletto?

Lei lo accolse in cucina.

Non dica che è vecchio! scoppiò Giulia.

Altroché! ridacchiò Marco Paolo. Ricordati, si lascia il palco allapice. È romantico dire “la scena è vita”, ma la vita è altro! Meglio andarsene mentre ancora tutto il pubblico si alza in piedi, che quando sussurrano che ormai non reggi più la parte. Ormai, finito uno spettacolo, ho bisogno di sedermi e recuperare le forze. Una volta mi aiutava il vino, ma ora non basta più. È la vecchiaia, Giuletto. Ma voglio vivere ancora! Ho Mila da accudire, le orchidee da crescere Così è stato deciso.

Non sapeva se stava convincendo più Giulia o sé stesso. Ma era certo della scelta, voleva essere ricordato al meglio.

Magari dovevamo organizzare una festa, tutta la compagnia Giulia si tinse di rosso.

Sei impazzita? Le feste si fanno per altro. Marco Paolo sembrò burbero, e sparì a lavarsi le mani.

E il teatro, come va senza me? domandò poi, assaggiando la cucina di Giulia.

Lei alzò le spalle. Tutto come sempre: nuova star, spettacoli in scena, pubblico che applaude, altri idoli che crescono.

Vedi? disse Marco Paolo, leggendo i suoi pensieri. Il vostro mondo sopravvive. Ma il mio ora è diverso, finalmente libero!

Giulia annuiva, ma dentro si sentiva svuotata. Un talento così, che esce semplicemente compilando un modulo, come in una fabbrica

Come promesso, Marco Paolo prese un cane meticcio, mise un acquario in salotto, giocava a scacchi con Andrea, leggeva il giornale, prendeva il sole in terrazza. Mila lo rimproverava per laspetto trascurato, ma lui rideva: ora era un uomo normale, non più di pubblico dominio.

Al teatro non ci tornò più, mentiva dicendo che non gli mancava. In realtà, gli mancava moltissimo. Aveva paura di tornarci, e immergersi di nuovo in quel mondo.

Lo ricordarono bello, forte, affascinante, luomo che tutte le donne sognavano, almeno quello che aveva creato sulla scena. Solo Mila vedeva la sua vecchiaia: le rughe, le macchie scure sulla pelle, gli occhi spenti, le mani tremanti, la schiena curva. Tutto quello restava dietro le quinte, come lui voleva.

Adesso, Giulia, diventata moglie di Andrea (e chi altro, se non lui, poteva conquistare una così?), era spesso ancora a casa Notari: era di famiglia. Aveva visto tutta la parabola dellattore, dal debutto al tramonto.

E anche tu, Giuletto, lascia quando splendi! a volte le diceva Marco Paolo, poggiandole la mano ruvida sulla sua. Non aspettare di essere derisa. Saper finire con dignità è roba da veri attori. Ricordalo. Fai che la tua uscita sia sempre perfetta.

Giulia annuiva. Avrebbe cercato di memorizzare tutto. Davanti a lei cera ancora tanta strada, tra difficoltà, lacrime, risalite, come per tutte le donne. Ma dietro sentirà sempre la voce di Marco Paolo.

Improvvisa, Giulia! Vivi! sentirà fra sé il suo sussurro, sorriderà e sospirerà: il suo maestro lo ha avuto davvero, anche se forse è arrivato troppo presto, o lei troppo tardi.

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