IL MIGLIOR REGALO? ESSERE IL TUO STESSO DONO

REGALO A ME STESSA

Margherita Bianchi, una donna dagli occhi azzurri e dai capelli castani con una leggera sfumatura di rame, sui cinquantanni passati, con una silhouette morbida e qualche curva in più, stava accanto alla finestra di una suite a cinque stelle, sorseggiando lentamente un bicchiere di liquore alle nocciole, pensierosa.

«Eccoci qui una divorziata di mezza età, sola, in un hotel per coppie innamorate. Per fortuna almeno è una suite di lusso, non una pensione vista parcheggio quella sì che sarebbe stata una tragedia».

Era convinta che la magia della vita fosse svanita circa ventanni prima, insieme alle porte sbattute e ladolescenza dei figli ormai lontana. Ogni tanto qualche uomo faceva capolino nella sua vita, ma tutto terminava sempre in una sequenza di delusioni e malinconie infinite. Alla fine aveva accettato che le relazioni non facessero per lei.

Poi, allimprovviso, era arrivato Lui il cavaliere digitale. Messaggi capaci di farle arrossire le guance e raddrizzare la schiena. Avrebbe voluto incorniciarli, quei messaggi, e appenderli sul frigorifero così, per rileggerli e insieme per ricordarsi di non avvicinarsi troppo spesso a quel frigorifero. A volte Margherita sospettava che il suo ammiratore frequentasse un circolo letterario o avesse troppo tempo libero.

Era tornata Margheritina. Aveva acquistato un abito che aveva scatenato linvidia silenziosa delle colleghe, un reggiseno costato quanto una tratta Roma-Parigi e si era lanciata pure in palestra. Si era data agli squat con la grinta di chi crede di avere in mano il destino del mondo.

«Se domani dovessi morire per troppi squat, seppellitemi con questo abito. Così il mio ex avrà qualcosa da rimpiangere», scherzava cupa con le amiche.

Lincontro avvenne. Ed ebbe successo. I dettagli lasciamoli allimmaginazione. Bastava guardare il suo riflesso allo specchio dopo: una Margheritina ringiovanita, radiosa, finalmente felice.

La seconda uscita invece saltò. Avevano scelto una cittadina ligure piena di fascino per aumentare il romanticismo. Margherita aveva sognato, organizzato, sperato. Poi a lui, allultimo, era venuta una crisi ipertensiva e così eccola lì sola, in hotel, in una città che non le apparteneva. Forse, si disse amara, certi colpi del destino non passano senza lasciar traccia. Il fato le ammiccava ironico: «Non esagerare, bimba».

Si accasciò accanto alla finestra con il suo bicchierino di liquore, provando a razionalizzare:

«E va bene. Come lo racconterò ai nipoti? Nonna, comè che hai ritrovato la giovinezza? Nel parcheggio dellaeroporto, aspettando un uomo con la pastiglia per la pressione. Che storia romantica!».

La mattina dopo scese nella spa dellhotel, decisa: «Basta, cara. Ora si festeggia solo per me. Mi regalo tutto quello che mi va». Lestetista le assicurò che aveva la pelle come velluto. Lei guardò lo specchio e pensò: sì, brillante, ma forse è più olio che giovinezza.

La passeggiata per la città fu magnifica. Il cicerone era un uomo alto, argentato, con voce calda e profonda. Accanto a Margherita chiacchierava una signora in tuta da ginnastica, ma lei ascoltava solo lui. Lui raccontava di battaglie medievali, e Margherita rifletteva tra sé: per secoli gli uomini hanno combattuto per le città, noi donne per un po dattenzione. Il mondo, tutto sommato, non cambia mai.

«Dovete assolutamente provare la torta di mele della nostra pasticceria», insistette la guida, portando il gruppo nel locale più rinomato della città e guardando Margherita negli occhi.

La torta era divina. Così divina che per un attimo Margherita pensò di innamorarsi ma questa volta della pasta frolla con le mele. «Almeno una torta di mele non ti delude mai», rise silenziosa dentro di sé.

Poi venne lo shopping: un pendente dambra e un vestito turchese che fasciava il seno così tanto che si fece locchiolino davanti allo specchio. Così audace che non era sicura di riuscire mai a metterlo. Però non si fermò.

In volo, Margherita guardò dal finestrino, sospirando: la città si allontanava, portandosi via anche le ultime illusioni romantiche.

Pazienza forse si sarebbero rivisti, forse no. La vita, in fondo, non finisce certo così.

Restavano nuovi vestiti, qualche viaggio da sognare e chissà unaltra fetta di torta di mele. Con o senza uomo.

«E se anche senza, almeno con una pallina di gelato alla vaniglia», sorrise tra sé, abbandonandosi finalmente a un sonno leggero e sereno.

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