Le scarpe della mamma
Mamma, ma non capisci? Non posso andare al colloquio in questo stato! È unazienda seria! Giulia aveva svuotato larmadio del poco che possedeva e si era seduta sul pavimento, tra una montagna di vestiti sparsi. Non ho neanche un capo decente! Mamma, sono sbagliata?
La madre di Giulia, Teresa, la fece alzare con una spinta leggera e disse:
E chi ti ha impedito di comprarti qualcosa di nuovo prima di mandare in giro il curriculum?
Ma non sapevo che mi avrebbero risposto così in fretta! gridò Giulia. Non sono mica un regalo, che appena mi vedono mi assumono!
Quellurlo spaventò il cagnolino magrolino che dormiva placido sotto al tavolo. Anche se qualcuno a malincuore lo scambiava per un cane, tutti sapevano che lui era Leone.
Leone era terrorizzato perfino dalla propria ombra, ma se qualcuno minacciava Giulia o sua mamma, tirava fuori una grinta sorprendente. Bastava che qualcuno si avvicinasse un po troppo e dal piccolo Leone usciva un latrato talmente acuto e insistente che chiunque preferiva scappare invece di avere a che fare con la sua furia.
Giulia aveva preso Leone dal canile: ci era andata con le amiche, convinta di voler diventare volontaria e salvare i poveri animali.
Gli animali non la apprezzarono. Il primo giorno i gatti le avevano graffiato le mani e un buonissimo dobermann, abbandonato dal precedente padrone, la morse alla gamba mentre cercava di abbracciarlo.
Era successo perché Giulia aveva ignorato i consigli della responsabile del canile: pensava di saper fare tutto da sola.
Dopo essere finita al pronto soccorso, per farsi medicare le ferite, insistette per ritornare al canile, contro il parere della signora.
Non arrabbiarti! Ho capito che lì non servo. Non posso aiutare tutti, ma posso aiutare qualcuno. Ho visto un cagnolino da voi, quello brutto con i denti storti. Non lo prenderà nessuno, ma io lo voglio!
Non te lo do così, gratis. Controllerò come sta Leone!
Va bene, mi sta bene!
Vivi da sola?
Con la mamma.
E se lei non volesse?
Lei si fida di me. Mi ama.
Vediamo
Giulia non mentiva. Teresa la amava davvero. Le concedeva quasi tutto pur di crescerla indipendente e forte. A volte però, questo portava a conseguenze imprevedibili.
Giulia, ma perché hai preso la Fiat di zio Mario?!
Non lho rubata! Era una cosa demergenza! Riccardo si è ferito con un chiodo arrugginito e la nonna non cera. Non potevo lasciarlo lì!
Ma anche tu sei ancora una bambina!
Sì, ma se gli fosse venuta uninfezione?
Potevi chiamare lambulanza! Zio Mario ci ha dato le chiavi di casa, non per le sue cose!
Era la chiave della macchina, mamma! Dovevo salvare Riccardo!
Punita. Per il resto dellestate starai allorto dalla nonna, altro che girare per il cortile!
Mamma!
Niente mamma! Non è uno scherzo! Hai tredici anni! La patente non lhai e non puoi guidare! Non ricordi cosa ti diceva papà?
Lo ricordo, abbassò la testa. Le tue azioni, la tua responsabilità. Sbagli e ripari.
Esattamente!
Giulia suo papà non lo avrebbe mai disobbedito. Era lui che le aveva insegnato a guidare, prendendosi gioco delle paure della mamma:
Ma dai, Teresa! Prima lo impara e meglio saprà cavarsela un giorno.
È ancora piccola!
Ha già dodici anni! Guarda che è alta! Arriva ai pedali e le viene naturale. È tutta papà!
Basta così! Un acrobata in famiglia ci basta!
Chissà, magari segue le mie orme!
Teresa si disperava, mentre Giulia faceva locchiolino al padre. Ma il destino aveva altri piani.
Poco prima di Natale, due mesi prima che Giulia compisse tredici anni, suo padre stava tornando a casa da un set cinematografico. Vide un ragazzino attraversare la strada troppo tardi e riuscì solo per istinto a svoltare con la macchina, evitando la fermata dove tanti bimbi aspettavano lautobus e il passaggio pedonale frequentato da mamme con passeggini. Ma finì addosso a un palo. Quello fu sufficiente a non far crollare la struttura, ma nessuno poté più salvargli la vita.
Quellinverno fu il periodo più difficile e buio della giovane vita di Giulia. Per la prima volta capì che certe cose non si possono cambiare.
La mamma non smetteva più di piangere, rifiutandosi persino per un attimo di affrontare una realtà senza il suo amore; Giulia vagava da una stanza allaltra, incapace di aiutare lei e la nonna, arrivata per sostenerle. La nonna cucinava per ore per tenere la mente occupata, ma cacciava via Giulia dalla cucina:
Via, via, tu qui non devi stare! Hai solo da farti male
Solo la vicina, la zia Antonia, vide Giulia piangere in corridoio davanti alla camera della mamma e dette una scrollata decisa alle cose, costringendo gli adulti a vedere la sofferenza anche della bambina:
Siete tutte pazze? E la creatura, che colpa ha? spalancò la porta della camera. Su, Teresa, alzati! Basta piangerti addosso! Tua figlia avrebbe bisogno di te! Hai perso il marito, lei il padre! Non mi guardare così, lo sai che dico la verità. Tuo marito adorava Giulia! E tu nemmeno la guardi! Sta lì a piangere di nascosto e tu chiusa nel tuo dolore!
Ma cosa stai dicendo, Antonia…
Quello che vedo, Teresa! La mamma la mandi a casa! Non ti mancano le mani per preparare una minestra a tua figlia! Forza! Antonia abbracciò lamica e le asciugò le lacrime. Su, Teresina mia! Non puoi andare da lui ora Tuo marito se ti vede lasciare Giulia da sola ti darebbe volentieri un calcio! Su!
Antonia fu lunica amica che non mostrò solo pietà, ma aiutò davvero Teresa a uscire dalla sua disperazione.
Quella sera la nonna ripartì e Teresa, provando a pelare le patate per cena, si tagliò tre volte.
Niente paura… sussurrava incollando i cerotti. Ce la faremo, Giulia. Papà lo avrebbe voluto.
E ce la fecero. Con fatica, ma ricominciarono pian piano ad abituarsi alla nuova vita.
Giulia andava a scuola, disegnava e tentava di suonare la chitarra del padre. Cercava anche di tirare su la mamma, a suo modo.
Giulia, cosè questo?! quando vide Leone, che ringhiava senza motivo a tutti, Teresa rimase senza parole.
È un regalo per te, mamma! Volevi un cane? Ora lhai! Così non ti annoierai più: portalo a spasso la sera, guarda quanto è carino!
Teresa prese Leone, insolitamente tranquillo tra le braccia.
Ma che cane sarà mai… Da dove gli viene tutta questa voce?
Leone, se anche non capiva le parole, afferrava il tono della nuova padrona. Guaiolò indignato e subito si strinse tra le mani calde di Teresa, come a dire che sarebbe stato anche il Papa se solo lavessero amata e non rimandata indietro.
Nessuno pensava di restituirlo. Ormai Teresa portava sempre Leone al parco, sorridendo con i vicini di questo esserino tremante ma ormai padrone del suo cuore.
E Giulia? Studiava, cercando di scoprire cosa volesse veramente dalla vita.
Gli amici del padre non le fecero mai mancare la loro presenza. La invitavano ai set, agli eventi, ai festival. A diciottanni sapeva già guidare lauto e pure la moto. Sapeva maneggiare la spada e andava sottacqua con bombole, tutto imparato da loro.
Recitò anche al cinema, nei piccoli ruoli o tra le comparse: bastava per vedere come giravano le cose dietro le quinte.
Ma aveva dubbi sul continuare la carriera di suo padre.
Mamma, che dovrei fare?
Come potrei dirtelo io, amore mio? Se decidessi tutto io, vivresti la mia vita, non la tua. Né io né papà lo vorremmo.
Non voglio che ti preoccupi per me!
È lultimo dei tuoi problemi, cara. Io mi preoccuperò sempre! Anche se fossi qui vicino a me per sempre.
Perché?!
Le mamme sono fatte così. Siamo nate per essere preoccupate. È normale, Giulia. Questione di come gestire lansia. Cè chi stringe i figli fino a soffocarli, come se potesse salvarli da tutto. Ma dal destino nessuno scappa… Io ora lo so bene. Ma rischiare di perderti neanche, ovvio. Di figli non ne ho altri.
È dura per te? mormorò Giulia.
E per te, che dici?
Anche per me.
Ecco, questa consapevolezza è importante. Scegliere è sempre difficile, specie su ciò che poi sarà la tua strada. Ma cerca, rifletti. Cosa ti piacerebbe fare davvero?
Non lo so… Mi piace il cinema, il disegno, guidare le auto nei circuiti… Ma so che con questo non si campa! Devo trovare un mestiere.
Giusto! E visto che lo capisci, pensiamo insieme a una cosa che ti piaccia e che possiamo permetterci qui.
In che senso?
Non tutto quello che vuoi studiare si può fare nella nostra città.
Mhm!
Vedi che bisogna pensarci? Bisognerà andare forse a Milano o a Roma. Servirà una casa, mantenersi, mille altre cose. Bisogna valutare tutto, capisci?
Sì, hai ragione, mamma! Ci penso, poi ti dico.
Perfetto. Quando ci avrai pensato, me lo dirai. Io cercherò cosa è possibile fare.
Teresa, per darle una possibilità, prese un secondo lavoro e pagò due tutor privati. Giulia decise di puntare alluniversità a Roma, su consiglio degli amici del padre.
Ti aiutiamo noi, Giulia. Studia e basta! Tuo padre vorrebbe vederti speciale. Quale sia il mestiere, poco conta.
Farò effetti speciali!
Ottimo! Un lavoro tosto, pochi esperti, tanti collegamenti diversi. Ce la farai?
Ci provo.
Ti manca la presunzione. È un buon segno.
I primi due anni nella capitale li spese per ambientarsi. Poi cominciò a ingranare.
Si arrangiava come truccatrice, guadagnando bene. Era in grado di trasformare qualsiasi sposa nella più bella del giorno. Ai festival di cosplay era un portento: per le gare bisognava prenotarla mesi prima!
Fu chiamata anche sui set: prima come raccomandata degli amici del padre, poi per le sue doti.
Alta, sottile, col taglio corto e sempre in Converse, Giulia correva per Roma sognando solo una cosa: tornare a vivere con la madre. Le mancavano da morire la serenità di Teresa, labbaio di Leone, il calore vero che solo loro le davano. Usciva coi ragazzi, certo, ma nessuno divenne mai davvero importante per cambiare la sua vita.
Poter ritrovare la madre fu possibile quando mancò la nonna. Le aveva lasciato lappartamento, la casa in campagna e il vecchio garage. Quei soldi bastarono a comprare un bilocale alla periferia di Roma: abbastanza grande per tutti. Necessitava di lavori, ma Teresa e Giulia non si scoraggiarono. Insieme la sistemarono con pazienza e gioia per essere, di nuovo, unite.
Giulia si laureò e lavorò anche presso una piccola casa di produzione, quando le arrivò la proposta da un grande gruppo, con possibilità di crescita.
Per questo, appena ricevette la convocazione per il colloquio, girava come una pazza per la stanza, lanciando felpe e jeans dappertutto. Pensava che tutto quello che aveva non fosse adatto all’occasione.
Ma che regalo mi sei! Teresa le tolse di mano una maglietta con un asinello dipinto da Giulia. Tesoro, dovresti lanciare una linea di queste magliette! Diventiamo ricche!
Mamma, non ora! Giulia trovò la sua unica camicetta carina e la scartò per via delle rouches. Sembra roba della nonna!
Non tirare dentro la nonna, ragazza! Teresa sospirò, prendendo in braccio Leone che tremava chiedendosi che stesse succedendo. Anzi, tua nonna adesso ci può aiutare.
Come?! Giulia, ormai quasi pronta a piangere, si lasciò cadere di nuovo sul pavimento.
Ma Teresa, con un sorriso misterioso, uscì dalla stanza e tornò con qualcosa in mano.
Il tailleur bianco che aveva recuperato dalla custodia era elegante e severo.
Mamma, che cosè? chiese Giulia sottovoce.
Il mio abito da sposa. Mi sono sposata con tuo padre con questo.
Credevo fosse un vestito… Giulia sfiorò il tessuto e i bottoni.
No. Non ci restarono nemmeno le foto della cerimonia, sai? Smarrite nel trasloco. Piangevo tanto allora. Avevamo solo qualche scatto e pure quelli svanirono Abbiamo solo firmato, niente festa.
Come mai niente matrimonio vero?
Giovani e sciocchi eravamo. Sbagliammo i tempi e tuo padre doveva partire per un set subito dopo. Così, sposati e via sul treno. Festeggiammo dove capitava con gli amici. Pure la luna di miele…
Che è successo?
Tuo papà si fratturò la gamba girando un film! E io, buona moglie, a curarlo. Ma quellestate ci furono il mare, le pesche e la felicità E da quel viaggio sei arrivata tu, amore. Quindi, questo tailleur porta fortuna! Provalo!
La giacca e i pantaloni erano perfetti su Giulia.
Sembra cucito per me! È incredibile!
E la nonna cosa centra? Giulia si specchiava, sbirciando la mamma.
Centra eccome! Fu lei a cucirmelo. E trovò le scarpe giuste. Quelle che volevo: bianche e semplici. Allepoca andavano di moda quelle ornate con perline e paillettes. Ma io volevo solo delle décolleté.
Le hai trovate?
Non io, la nonna! Mi prese la misura e portò tutto al calzolaio amico suo. E fece esattamente quello che chiesi. Guarda!
Le scarpe, nella scatola, erano bellissime. Giulia ne provò una, infilando il piede nella destra, poi scoppiò a ridere:
Mamma, non potrò mai essere Cenerentola…
Cosa cè che non va? Teresa si preoccupò.
Sono grandi! Mamma, abbiamo numeri diversi! Giulia era lì per piangere, vedendosi nello specchio.
Eppure le scarpe erano perfette con il tailleur.
Detto niente, questa è una sciocchezza! rise Teresa. Tu non hai vissuto nel periodo delle ristrettezze, ragazza! Adesso si sistema tutto!
Giulia rise di cuore vedendo la mamma infilare cotone nella punta delle scarpe.
Che ridi? Nel tacco va bene, lo sanno tutte! Ma se lo fai anche nel reggiseno, capisci che miracolo? Tutto va insegnato a voi giovani! Teresa le porse la scarpa. Su, ora prova!
È perfetta!
Portale con te, ti porteranno fortuna
Giulia troverà lavoro.
E il film a cui lavorerà con uno degli amici del padre sarà davvero speciale, aprendole le porte come professionista di spicco.
La cosa più importante, però, sarà che sul set Giulia incontrerà lamore della sua vita. E per il matrimonio indosserà proprio quelle scarpe della fortuna, regalo della mamma.
Come i suoi genitori, si sposerà di corsa, il giorno prima di un set, e poi partirà salutando allaeroporto la mamma e Leone. Lui resterà quieto, e solo quando laereo sarà decollato, sospirerà e leccherà via una lacrima dalla guancia di Teresa.
Niente lacrime, Leone niente, hai ragione! Dobbiamo solo essere felici che la nostra ragazza stia bene.
Perché il vero segreto della vita è che la felicità arriva per davvero quando sappiamo lasciar andare chi amiamo, fiduciosi che il loro cammino sarà luminoso e, comunque vada, saremo sempre famiglia.







