La trappola per l’erede

Trappola per lerede

Giulia osservava attentamente la sua amica e non riusciva a nascondere la sorpresa. Martina oggi si comportava in modo davvero insolito! Continuava ad avvicinarsi allarmadio, tirava fuori un vestito dietro laltro, li esaminava, li provava, e poi li rimetteva a posto, per passare alla successiva scelta. Il suo guardaroba era impressionante, ma a quanto pare nessun abito sembrava soddisfarla. Esaminava i capi con tale dedizione da sembrare che il destino del mondo dipendesse da quella decisione. E canticchiava senza sosta una melodia sottile, quasi impercettibile, che interrompeva solo per scrutare con attenzione il proprio riflesso nello specchio.

Alla fine, Giulia non riuscì più a trattenere la curiosità. Alzò appena un sopracciglio, senza smettere di seguirla con lo sguardo, e le chiese:

Per chi ti stai agghindando così?

In quel momento Martina stava stendendo sulle labbra un rossetto rosso fuoco. Rispose calma, quasi indifferente:

Per Valerio.

Giulia rimase ferma per un istante, incapace di dare credito alle proprie orecchie. Davvero?!

Quale Valerio? chiese incredula. Quello che hai lasciato cinque anni fa? Dicevi che non aveva nessuna prospettiva, ricordi?

Martina si passò il rossetto con cura, controllò il risultato con occhio critico e lasciò trapelare un sorriso compiaciuto. Era bellissima!

Sì, proprio quello confermò allontanandosi dallo specchio per considerarsi dallalto in basso. Devo ammettere che lho sottovalutato. Pare che lerede della società non sia più il fratello maggiore, ma Valerio stesso.

Giulia la fissava senza parole, tentando di comprendere quel repentino cambio di rotta. Non riusciva davvero a capire come Martina potesse pensare di ricominciare una storia dopo il modo in cui era finita. Cinque anni prima si erano lasciati tra accuse e offese che di solito non si dimenticano.

E credi che dopo quella scenata di addio lui voglia tornare con te? domandò Giulia, scettica e quasi divertita. In cuor suo, sperava che tutti quei preparativi fossero solo una perdita di tempo. Non credo proprio.

Martina nemmeno si voltò. Sistemò una ciocca nello chignon e sorrise, tutta presa dallanticipazione.

Oh, sarà mio disse con una sicurezza che lasciava poco spazio a dubbi. Ci siamo incontrati per caso qualche giorno fa. Avresti dovuto vedere lo sguardo che mi ha rivolto Dimenticava perfino la ragazza che aveva accanto.

Giulia inarcò di nuovo un sopracciglio.

Aveva già unaltra?

Martina fece spallucce, come se quella altra non meritasse attenzione.

Certo, si chiamava Eva. Ma una tipa normale, niente di memorabile. Era evidente che avesse capito tutto, sembrava quasi sul punto di piangere mentre vedeva come parlavamo io e Valerio.

Si girò verso Giulia, cercando una conferma di ammirazione. Nel suo tono cera una sicurezza quasi spavalda:

Quando mi ha vista, non riusciva a staccarmi gli occhi di dosso. Non ho dovuto fare nulla, è venuto tutto da sé.

Giulia scosse la testa. Le era difficile condividere quellentusiasmo. Ricordava bene quanto Valerio fosse stato freddo, quasi distaccato, lultima volta che laveva incontrato. Ma sapeva che ora parlare sarebbe servito a poco.

Intanto Martina si guardava ancora una volta nello specchio, compiaciuta. Poco le importava se avrebbe rovinato la storia tra Valerio ed Eva. In fondo, in amore tutto è lecito! E poi, chi aveva iniziato a seguire queste regole? Adesso era il suo turno di cogliere lopportunità.

Valerio era perfetto! Elegante, con buone maniere, intelligente. E se a questo si aggiungeva il conto in banca e la prospettiva di dirigere lazienda tra qualche anno Valeva ogni sforzo. Martina elencava mentalmente tutte le sue qualità, rafforzando la propria decisione.

Si strinse nelle sue spalle sorridendo al riflesso. Una donna come lei meritava di stare accanto a un uomo così: raffinata, brillante, sofisticata. In grado di brillare in una cena daffari e, allo stesso tempo, essere impeccabile tra le mura di casa. Chi meglio di lei poteva ricoprire quel ruolo?

Per un attimo ripensò a Eva la stessa comparsa con Valerio durante la passeggiata. La sua aria dimessa e il portamento incerto le scatenarono una smorfia.

Che dire avrebbe dovuto saper tenere il proprio uomo. Dopo tre anni di relazione, non hanno neanche fissato una data, né una proposta seria. Di chi è la colpa? Certamente non mia.

Martina sistemò ancora una volta il vestito, controllando ogni dettaglio dalle décolleté eleganti al profumo appena accennato. Era sicura: quella sera sarebbe iniziato qualcosa di grande. E nessuna convenzione, nessuna storia passata avrebbe potuto fermarla. Quando si tratta della felicità, le regole si possono anche riscrivere

*********************

Un mese più tardi, Giulia incontrò per caso Martina in un caffè. Da tempo voleva informarsi sullevolversi della relazione con Valerio, ma mancava sempre loccasione giusta. Vedendola scintillante, seduta vicino alla finestra con un espresso, Giulia si avvicinò.

Allora, come va con Valerio? chiese, sforzandosi di sembrare disinteressata. Ho sentito che ha lasciato la fidanzata. Se fossi stata Eva, avrei fatto un caos sui giornali.

Martina si appoggiò allo schienale, gli occhi che brillavano di compiacimento. Era chiaro che aspettava quella domanda.

Va tutto alla grande rispose soddisfatta. Mi sono già trasferita da lui. Non hai idea: attico in centro a Milano! Una vista mozzafiato, specialmente di sera, quando la città si illumina tutta.

Si fermò, rivivendo mentalmente il momento del trasloco, poi ricominciò con entusiasmo:

Ogni mattina apro le finestre e mi godo il panorama. Linterno è moderno, elegante, con arredi di design. Sembra incredibile sia casa mia ora.

Giulia ascoltava mescolando il tè ormai freddo, un lampo di invidia attraversò i suoi occhi, subito celato dietro un sorriso cortese.

Sembri davvero felice disse, cercando di essere sincera. Dentro sé sapeva che avrebbe voluto essere al suo posto, se solo avesse avuto il coraggio di Martina. Assaltare la vita così, senza scrupoli, non era nelle sue corde.

Martina, ignara dei pensieri dellamica, proseguiva senza freni:

Sarò completamente felice dopo il matrimonio. Lo sguardo sognante, quasi rivolto al destino. Ho già iniziato a cercare labito: voglio qualcosa di unico ma classico, che lasci tutti senza parole quando entrerò.

Giulia osservava la scena con curiosità crescente. Tutto scorreva così in fretta che sembrava un gioco a scacchi complesso, dove ogni passo era calcolato.

Avete già fissato la data? domandò sollevando il sopracciglio. Che prontezza! Non ti fai scappare nulla!

Martina si immobilizzò per un istante, il volto leggermente ombroso. Girò tra le mani la tazza vuota, come se meditasse.

Non ancora rispose cupa. Prima devo conoscere la nonna di Valerio e farle una buona impressione. Ti rendi conto? Ancora a capo della ditta a ottantanni! Non cede mai il comando a nessuno.

Giulia accennò un sorriso, pensando alle storie sentite su Luciana De Santis donna imperiosa e arguta, abituata a dirigere tutto. Aveva la sensazione che Martina non sarebbe stata la nuora preferita.

E se non dovessi piacerle? tentò, cauta.

Martina rialzò la testa, con un sorriso sicuro:

Dirò che aspetto un erede. Vedrai come cambierà idea.

Giulia rimase interdetta per un momento, fissando lamica per capire se parlasse sul serio.

Non scherzi? chiese sconcertata.

Martina annuì, fiera della propria astuzia.

Valerio lo sa? Giulia cercava di orientarsi.

No rispose serafica. Gli farò una sorpresa durante la cena in famiglia. Così fisseremo anche la data delle nozze. Ho già pianificato tutto: abito, ristorante… Non ci metteremo molto, visto il lieto evento.

Giulia scosse la testa. Tra stupore, un po di ansia e una traccia di ammirazione per la determinazione dellamica.

Posso solo augurarti fortuna disse infine, il tono il più neutro possibile. Ma la signora Luciana è una di quelle donne che non si piegano mai. Non andrà liscia come credi.

Martina fece spallucce, il fuoco della sicurezza negli occhi pronta a travolgere qualsiasi ostacolo.

*********************

Eva era seduta nel salotto spazioso della villa, stringendo nervosamente le mani sul vestito. Aveva esitato fino allultimo se accettare linvito di Luciana De Santis, ma non aveva avuto il coraggio di rifiutare: quella donna significava molto per lei.

Quando Luciana entrò, con la sua eleganza sobria e il portamento da vera signora daltri tempi, tutto sembrò fermarsi. Si avvicinò a Eva, le sedette accanto e le prese le mani tra le sue.

Eva cara, mi vergogno per mio nipote mormorò con voce profonda e sincera. Siete stati insieme tanto tempo! E lui ha rovinato tutto.

Eva sentì il cuore stringersi, ma si impose di non crollare. Piangere sarebbe stato inutile, Luciana non sopportava le debolezze.

Al cuore non si comanda rispose, provando a sorridere. In fondo Valerio è più adatto a quella ragazza, Martina. Lo sa, il mondo chiassoso non mi piace, non fa per me. Certo, mi dispiace… Ma almeno non ci siamo sposati sarebbe stato tutto più doloroso.

Nel suo tono cera una tristezza lieve, non più rabbia: era una persona che aveva imparato a convivere con il destino. La mondanità, gli eventi, i discorsi inutili lavevano sempre soffocata. Eva e Valerio, troppo diversi.

Luciana la fissava intensamente, nei suoi occhi laffetto vero. Rammentava quando, anni prima, aveva accolto Eva per la prima volta: timida, impacciata, fuori posto tra la famiglia De Santis, ma con quellautenticità che aveva conquistato il cuore della nonna.

Sei sempre stata saggia, Eva sussurrò, stringendole le mani. Peccato che Valerio non abbia saputo apprezzarti. Suo padre invece era diverso: sapeva riconoscere il valore della tranquillità.

Eva abbassò lo sguardo, pensando a quei momenti rari di vera felicità. Le sere tranquille fra i libri, le passeggiate lente, le confidenze sussurrate. Poi tutto era cambiato: Valerio aveva cominciato a rincorrere limmagine, la carriera, lapparenza.

La ringrazio per tutto quello che ha fatto per me mormorò. Davvero. Mi ha sempre trattata come una di famiglia.

Luciana annuì. Così, la donna comprese ancora meglio quanto avesse perso suo nipote.

Quella sera Eva si era promessa di essere forte. Sì, Valerio laveva ferita, soprattutto per la facilità con cui aveva rivolto lattenzione ad unaltra. Ma lì, davanti a tutto il clan De Santis, non avrebbe ceduto. Era solo una serata, nulla di più.

La festa era nella grande residenza di famiglia alle porte di Milano soffitti alti, mobili depoca che raccontavano generazioni. Gli ospiti affollavano la sala, il tavolo era già colmo di stuzzichini e vini italiani pregiati. Eva fu tra i primi ad arrivare, preferendo passare inosservata.

I primi minuti andarono sorprendentemente bene. Chiacchierava con i parenti, accettava i complimenti, sorrideva quando il fratello maggiore di Valerio, Giorgio, raccontava qualche episodio divertente della loro infanzia. La sua gioia semplice era rassicurante per Eva.

Poi, in un momento, tutto si fermò. Nella sala apparvero Valerio e Martina, mano nella mano. Eva sentì il cuore accelerare. Sapeva che Martina non era stata invitata. Quella era la casa di Luciana, e Luciana non aveva mai gradito le improvvisate.

Martina sembrava però essere già la padrona: osservava i quadri, le tende di velluto, le librerie antiche con uno sguardo che valutava che tipo di cambiamenti avrebbe apportato. Unarroganza incredibile per una che, tecnicamente, era solo la ragazza del momento.

Eva abbozzò un sorriso amaro. Anche se un giorno fosse diventata davvero la moglie di Valerio, in quella casa non avrebbe mai comandato. Regole e gerarchie erano chiare: su tutto regnava Luciana.

A un certo punto Martina percepì lo sguardo su di sé. Ricambiò con un sorriso freddo, tagliente, come a dire Io sono qui e non vado via. Eva si costrinse a mantenere il controllo, mostrando solo una serenità di facciata.

Si voltò ancora verso Giorgio e cercò di distrarsi ascoltando le sue battute. Non si sarebbe lasciata toccare dalla presenza di Martina: oggi sarebbe rimasta la più gentile e dignitosa degli invitati perché la vera forza stava proprio nel non perdere la calma.

I parenti si radunarono intorno al tavolo. Nellaria, il profumo di caffè appena fatto. Valerio si avvicinò alla nonna, visibilmente emozionato, e con voce tremante ma decisa, dichiarò:

Nonna, voglio che tu conosca la mia futura moglie: Martina.

Afferrò la mano di Martina con grande dolcezza, mostrando a tutti di aver preso una decisione seria.

Luciana sollevò lo sguardo dalla tazzina colma. Il volto tranquillo ma negli occhi il lampo del comando. Dallabito elegante di Martina fino alle scarpe, nulla sfuggì al suo giudizio.

Si vede che hai una fretta disse con tono gelido, sufficiente a zittire la sala intera. Io però il mio benestare non lho dato. E non lo darò! In casa nostra non cè mai stato spazio per donne prive di principi, e non ci sarà mai!

Ogni parola tagliava laria come una lama, il silenzio era pesante.

Ma Martina non si scompose. Sollevò il mento, la voce piatta ma determinata:

Che lo voglia o no, tra due settimane sarò Martina De Santis. Sono incinta. E mio figlio sarà lerede.

Silenzio. Chi sedeva annuiva appena, chi scambiava sguardi sgomenti.

Eva sentì le gambe cedere, ma restò immobile, determinata a non mostrare alcuna fragilità.

Valerio sembrava finalmente rendersi conto dellimpatto. Guardava prima la nonna, poi Martina, in evidente disagio. Aveva sperato in gioia, discussioni, ma non in questo gelo.

Luciana rimase impassibile, lunica traccia del suo disagio fu una stretta intorno al manico della tazzina.

Erede di cosa? domandò quasi ironica. Visto che quel che ha Valerio lho comprato tutto io, persino la casa.

Martina vacillò, il suo portamento sicuro si incrinò. Guardò Valerio, cercando una conferma.

E la società? Non era direttore generale?

Un risata fragorosa interruppe il momento. Era Giorgio che, divertito, non riusciva a trattenersi.

Direttore lui? Ma se non saprebbe nemmeno fare una riunione! Lunico direttore qui sono io. Lui in ufficio sposta solo pratiche da una scrivania allaltra.

Martina diventò pallida, poi arrossì furiosa. Si girò di scatto verso Valerio, quasi urlando:

Mi hai mentito? Tu? Davvero?

Valerio finalmente la guardò negli occhi, poi tornò a fissare il pavimento, incapace di trovare le parole.

Luciana osservava tutto con distacco, come spettatrice di una commedia già vista.

Giorgio cercò di sdrammatizzare:

Non arrabbiarti Martina, qui tutti sanno come stanno davvero le cose. Valerio è un bravo ragazzo, ma non è fatto per dirigere.

Ma Martina non ascoltava più. Fece un passo indietro, smarrita.

Non ci credo Mi avevi promesso tutto dicevi che era sotto controllo

Valerio, con voce impacciata e quasi tremante:

Martina, volevo solo che tu mi vedessi come una persona di successo tutto qui

E con me che pensavi di fare? gridò, alzandosi di colpo. Ti importava solo dellimmagine!

A quel punto anche Giorgio divenne serio, scambiando un cenno con la nonna. Luciana, impassibile, quasi si compiaceva dello smascheramento.

Allora era solo la posizione che volevi replicò Valerio, a testa alta. Solo perché sono un dipendente non ti vado più bene? Eva non se ne sarebbe mai andata così.

Il silenzio era assoluto. Martina, furiosa, raccolse la borsa e si diresse verso luscita, lasciando dietro di sé il rumore secco dei tacchi sul parquet. Gli occhi di tutti la seguivano, mentre usciva dalla scena. Nessuno la fermò.

Nella stanza nessuno parlava. Valerio era chino, uno sconfitto. Giorgio si versò dellacqua, Luciana rimase impassibile.

Eva fece un mezzo sorriso amaro, consentendosi per la prima volta una minuscola rivincita.

Mai più! pensò seguendo Martina con lo sguardo. Due volte nelle stesse trappole non ci casco. Ho già imparato.

Inspirò a fondo, domando il tremito. Non ci sarebbero stati più rimpianti, né per Valerio né per Martina. Aveva già sofferto abbastanza e sapeva che il problema non era mai stato lei.

Si rialzò, aggiustò la traccia di trucco e guardò ancora una volta Valerio, solo, disperato. Ma ormai non le interessava più. Non avrebbe perso neppure un minuto per lui.

Fu allora che Luciana ruppe il silenzio:

Che serata movimentata.

Il tono era uguale, ma tra le righe si leggeva: Lavevo detto io.

Giorgio annuì, prendendo un biscotto dal vassoio. Valerio restava immobile, impotente.

Eva, senza guardare nessuno, prese la sua borsetta ed uscì. Nessuno la fermò o tentò di trattenerla. Uscì sulla terrazza, respirò laria fresca della sera di Milano e finalmente sorrise per davvero.

Era finita. Ed era meglio così.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

5 × three =