Pazze
Sei sempre la solita, Mariella, fuori di testa proprio! Ma chi te lo fa fare di occuparti dei problemi degli altri? Non ti bastano i tuoi? sbraitava Natalia, mentre svuotava la borsa piena di cose nuove portate alla sorella. Per sé non comprava mai niente: sempre a risparmiare! E a che pro? E se le chiedi perché, nemmeno ti risponde. Niente figli, nessuna frusta. Sposata una volta, ma quel matrimonio, frettoloso e senza senso, era finito prima ancora di cominciare. Dopo una settimana dal giorno in cui il marito l’aveva lasciata, Mariella aveva portato a casa un altro gatto randagio e si era acquietata, sicura che ora la sorella non lavrebbe più persa di vista.
Il marito, poverino, si era portato via le sue cose di nascosto, mentre Mariella era al lavoro. E, come se non bastasse, si era infilato in tasca anche gli orecchini doro che la nonna le aveva lasciato per testamento. Poteva almeno darli a Natalia, sarebbero stati più al sicuro!
Cosa fai? Battiti le ciglia e non fiatare! Benedetta! Prova sta roba, va. Non si sa mai, magari ho sbagliato taglia.
Le maglie colorate e la nuova gonna non convincevano affatto Mariella. Non aveva mai amato i colori sgargianti né le fantasie astratte proprio come piacevano invece a Natalia, oggi vestita con una gonna verde fluo (quel verde insalata che si vede ovunque a Milano) e una maglia leopardata, di moda quellanno.
Ecco! Ora sì che sembri una persona! sospirò Natalia vedendo la sorella tirar giù la maglia troppo corta. Non fare storie, ti sta bene! Magari finalmente ti rimorchi qualcuno! Ormai sarebbe ora, eh! Io mica sarò qui per sempre, Mari Chi si occuperà di te?
La voce di Natalia si fece improvvisamente più dolce e Mariella lo sentì subito. Le si avvicinò e si strinse forte a lei, infilando il naso nellampio seno della sorella.
Su, sciocca mia Natalia abbracciò Mariella e le accarezzò i capelli lucenti, già punteggiati dargento. Ti voglio bene, pazzerella. Lo sai, vero?
Lo so
Allora racconta! In che guaio ti sei andata a cacciare stavolta?
Mariella le rivolse un sorriso dolce, guardandola dal basso in alto.
Natalia, solida e rumorosa, era la persona più importante per lei. Da quando la mamma era mancata, era stata Natalia a prendersi cura della sorella minore. Mariella allora aveva appena tredici anni. Natalia, ventenne, aveva lasciato luniversità per lavorare, senza paura né esitazioni. Doveva badare alla sorella, crescere entrambe. Il padre le aveva lasciate quando Mariella era solo un bebé e non si era più fatto vivo. La mamma mamma era stata una donna di cuore, capace di guidare la casa e trasmettere saggezza e amore; il suo cuore, però, pieno di dolore e delusioni, si era spezzato troppo presto.
Fu così che Natalia si fece carico della sorella.
Mariella, in verità, non era mai stata un peso. Nessuna ribellione adolescenziale, nessun problema serio. Al massimo, portava a casa un gattino trovato per strada o si prendeva cura della nonna del piano di sotto, dimenticando a volte le sue responsabilità, come le finestre da pulire o la spesa: Tanto, le chiacchiere con le vecchiette si possono fare anche dopo scuola!
Il cuore di Mariella era sempre stato più grande e tenero di quello della sorella e Natalia se ne rendeva conto.
Proprio come la mamma diceva scuotendo la testa, ascoltando i racconti su cuccioli da sistemare o persone da aiutare. Anche lei si faceva in quattro per tutti. Ma Mariella, il cuore ha un limite, lo sai? Non puoi salvare il mondo! Occhio che io da sola senza di te non ci so stare!
Eh no! sorrideva Mariella, con quegli occhi azzurri, limpidi come il cielo primaverile.
In quegli occhi davvero ci trovavi tutto: gioia, amore, e ciò di cui lanima ha davvero bisogno.
Natalia, ovvio, la rimproverava spesso, preoccupata per il suo futuro. Sapeva bene che chi è come Mariella, in un mondo così, fa fatica: si spoglia di tutto, regala se stessa, senza mai pentirsene, solo per rendere più lieve la vita agli altri. E non cè via di mezzo per loro. Nessun equilibrio tra bene e male: il mondo si regge su chi, come Mariella, porta il peso della bontà. Perché di male ce nè talmente tanto, mentre il bene lo devi proprio andare a cercare.
Quando Mariella, appena diciottenne e bella come il sole, disse alla sorella dessersi innamorata, a Natalia venne un colpo al cuore.
Si sarebbe donata tutta! Interamente! Ma a chi? Saresti degno duna come lei?
Non lo era.
Paolo non piacque mai a Natalia: troppo furbo, nervoso, uno che fissava Mariella come una cioccolata da scartare, ma solo quando gli pareva. Solo più tardi Natalia capì perché: voleva la moglie tutta per sé, sotto il suo completo controllo.
Natalia scoprì la verità solo col tempo, anche perché Paolo non voleva nemmeno lei in casa, proibendo a Mariella ogni contatto. Natalia non forzò subito la mano magari voleva solo riservatezza per la giovane coppia, pensò lei.
Ma non capiva perché Mariella non bussasse più. Una sera, incontrando Paolo sulle scale, gli chiese:
Che succede a Mariella?
Niente, rispose lui con una risatina velenosa, arrampicandosi a malapena allaltezza delle spalle di Natalia. Fatti i fatti tuoi!
Fu allora che Natalia capì: aveva sbagliato a lasciare la sorella da sola. Aveva letto male quelluomo. Clamorosamente.
Trascinare Paolo per la giacca fino al muro e costringerlo a consegnare le chiavi fu un attimo. Fissandolo negli occhi, Natalia sussurrò:
Basta, smettila di fare scenate. Non spaventare i vicini.
Paolo non protestò nemmeno. Sapeva bene che Natalia non era come Mariella nessuno lo era. Quindi, preferì svignarsela. Sapeva che, quando Natalia avesse scoperto cosa aveva inflitto a sua sorella, avrebbe avuto vita breve.
Quando vide il livido sotto locchio di Mariella, Natalia rimase sconvolta, incapace perfino di parlare. Non poteva credere che qualcuno avesse osato alzare una mano su di lei.
Impossibile!
Perché non hai detto niente? abbracciava la sorella in lacrime.
Avevo paura Sapevo che non lavresti lasciato correre
Paura per lui?! Natalia la staccò da sé, con fatica per non perdere il controllo.
No, paura per te! sospirò Mariella, stringendosi a colei che, da sempre, si preoccupava davvero per lei.
Dopo quella volta, Mariella non si sposò più. Le proposte non mancavano, anzi: per una bellezza così, sottile e candida come una betulla, occhi profondi e anima senza rabbia né invidia, davvero era difficile passare oltre. Mariella era semplice, come lacqua di sorgente: limpida, necessaria alla vita. Si può vivere senzacqua, ma nessuno vuole bere dal fango.
Natalia provò per un po a convincere la sorella a rifarsi una vita, ma poi capì: Mariella aveva paura, terrore dellidea che potesse arrivare un altro Paolo a sporcarle lanima ancora, minandole la fede nella bontà e nella giustizia. Per Mariella questo era essenziale. Per questo Natalia rinunciò a insistere e pensò a se stessa.
Un ex compagno delle elementari, grosso e buffo quanto lei, laveva aspettata per anni e le chiese di sposarlo appena poté, felice di amare ancora chi sognava fin da bambino, senza nemmeno sperarci più.
I figli di Natalia, il vivace Sandrino e la dolce, timida Sveva, Mariella li amava come se fossero suoi.
Mari, perché non fai anche tu un bambino? Che importa se non hai un marito? Ci siamo noi! Lo cresceremo insieme, ti aiuteremo! la supplicava Natalia, osservando lo sguardo di Mariella sui suoi figli.
No, Natale. Ho paura
Di cosa, sciocca?
E se non fossi una buona madre? Se non sapessi insegnargli a vivere con la testa? Tu dici sempre che la testa mi manca Come posso donarla a un bambino? Non è il mio compito, Nata. E poi ho già Sandrino e Sveva. Loro sono miei più di tutti! Non basterebbe lamore neanche per loro due
Natalia ci pensò su. Capì che la sorella non avrebbe cambiato idea e la persuase almeno a cercare un nuovo lavoro.
Lasilo va bene, Mariellina! Ma a te servirebbe un posto dove il tuo cuore possa fare di più
E dove sarebbe?
Ma vai in un orfanotrofio. Allasilo i bambini hanno già una famiglia, hanno chi li ama. Quelli in orfanotrofio no. Che ne dici?
Mariella non ci pensò. Si buttò. Poche settimane dopo, già lavorava in un istituto. Però, invece dellorfanotrofio, preferì un convitto, pensando che i ragazzi senza tutor avessero ancora più bisogno damore.
E come fai a conoscere la vita se nessuno te la fa vedere un po damore almeno una volta? Come puoi costruire la tua strada, se non cè chi ti mostra cosa significa essere amato?
Cominciò così un nuovo capitolo nella vita di Mariella. Si riempiva piano piano di nomi, scritti piccoli, stretti, decine di ragazzi e ragazze che, grazie al suo cuore, scoprivano che cè chi si preoccupa davvero per loro.
Mariella viveva così: respirava dei suoi ragazzi, che le diventavano un po figli, assorbendo il suo modo di essere. Grandi miracoli non ne faceva, ma era sempre presente, li accompagnava finché vivevano lì, poi continuava a seguirli anche quando uscivano. Li aiutava a mettere a posto la casa assegnata, comprava piatti e lenzuola, insegnava a lavare e a cucinare. E insegnava tutto ciò che nessuno aveva insegnato loro.
Allinizio, il suo modo di chiamarli gattini, pesciolini, passerotti, faceva sorridere, ma coi mesi anche i ragazzi più ruvidi si abituavano e le rispondevano con un sorriso, quando, incontrandoli per strada, lei li incalzava:
Oh, pesciolino, perché non hai pagato il gas il mese scorso? Te lo staccano, eh!
MammaMari, lo faccio!
E che sono ste maniche sporche? Quante volte te lo devo dire? Alle ragazze non piacciono i trasandati! Guarda che se ti lascia la tua Marilù, imparerai la lezione!
Non mi lascia! Ci sposiamo tra un mese.
E non mi dici niente?!
Marilù sta facendo gli inviti a mano e mi ha vietato di parlarne! Ma io ho spifferato tutto. MammaMari, ma come fai? Non vuoi e invece ti dico sempre tutto!
Boh! E della cerimonia non so nulla! Capito? Un bacione alla tua ragazza. Ah, dille che io e Natalia questo weekend andiamo fuori città a raccogliere ciliegie. Se vuole fare la marmellata, si unisca! E tu vienici a prendere col pulmino, eh! E chiama anche Enrico, quella ciliegia glielho promessa per i ravioli, ma non la porto fin là a mano la schiena non è di ferro!
Poi si dividevano per la città, ognuno per la sua strada, ma il filo che li legava restava. Un intreccio che passava per Milano, tra chi aveva trovato in Mariella una seconda madre, diventando una grande, vera famiglia.
Certo, non tutti ricambiavano la gentilezza. Alcuni la deludevano: qualcuno rubava portafogli o spiccioli, qualcuno tradiva la fiducia. Ma tutto questo impallidiva davanti al bene che Mariella riusciva a seminare.
Ma cosa vi sbattete tanto? Questi qui resteranno sempre dei falliti! Perché sprechi tempo? Pensa a te stessa! le dicevano a volte, velenosi come vipere.
Ma lei non li ascoltava. Provava compassione per chi non aveva mai dato nulla di buono perché niente aveva mai ricevuto in vita sua.
Come si fa a pretendere il bene da chi non lo ha mai conosciuto? diceva a Natalia.
Un brutto giorno, quando ormai era certa di aver trovato la sua strada, le accadde il peggio: la aggredirono sotto casa, tornando tardi dopo aver festeggiato il compleanno della nipote. Colpita brutalmente, come se chi la picchiava volesse annientare di botto tutto il bene che aveva seminato.
La trovò un vicino di casa, tornato tardi dopo un bicchiere in più e subito ripresosi alla vista di Mariella insanguinata a terra.
Disgraziati, come fate a dormirci la notte? Mari, Mariella, apri gli occhi, bella mia! gridava terrorizzato.
Quando capì che non rispondeva, chiamò subito lambulanza.
Natalia arrivò in ospedale di corsa, col marito e i figli.
Si salverà? chiedeva a ogni medico che vedeva passare.
Nessuno rispondeva. La evitavano, la invitavano ad aspettare fuori. Solo a mezzogiorno arrivò la notizia: Mariella era viva, ce lavrebbe fatta. I medici avevano dato il massimo.
Natalia, piangendo di sollievo, si guardò intorno e vide quanti, da tutta Milano, erano venuti in ospedale. Il pronto soccorso era pieno di ragazzi diventati grandi, tutti lì per pregare che Mariella si rimettesse.
Per la prima volta, forse, Natalia capì veramente come sua sorella avesse cambiato le vite della gente non era solo la sua Mariella, piena di difetti, era la Mariella di tutti, per cui tanti, ma proprio tanti, piangevano.
Sei il mio sole Mariellina, e ora noi senza di te?
E pareva che anche Mariella, vegliando in terapia intensiva, sentisse le parole di chi la stava aspettando. I medici, sollevati, si scambiarono uno sguardo quando lei riaprì gli occhi e chiese della sorella.
Sta arrivando la sua Natalia, la lasceremo entrare tra poco. Intanto, si riposi!
I colpevoli furono individuati subito. Le forze dellordine dovettero addirittura proteggerli dalla furia degli ex ragazzi di Mariella. Non venne mai ufficialmente spiegato il motivo dellaggressione. Ma non importava. Mariella, in tribunale, li guardò per un momento e poi voltò la testa. E fu proprio quel silenzio a ferire più di qualsiasi condanna. Né odio né pietà: solo distacco. Uno solo, mesi dopo, le scrisse una lunga lettera di scuse. Mariella rispose con la sua grafia elegante, resa incerta dal polso ancora rotto, e chiese a Natalia di aiutarla a vendere il suo minuscolo monolocale in via Torino.
Ma perché, Mariella?
Voglio cambiare. E non voglio che mi vengano a cercare.
Ho capito, disse Natalia. Se è nel centro, troviamo subito un acquirente e poi ti prendiamo un bilocale in periferia. Con quello che resta lo sai, dovrai accontentarti.
Va bene.
Ma i figli di Mariella si mossero subito: chi cercava offerte, chi controllava carte e rogiti. Trovarono un ottimo trilocale da rimettere a posto al centro, messo in vendita allultimo da una famiglia in partenza per lestero. Lappartamento era malridotto, ma a Mariella non la fecero nemmeno vedere.
Aspetta, mammaMari! Sistemiamo tutto noi e poi ti trasferiamo. Puoi resistere ancora qualche settimana?
Mariella, entrando nella nuova casa completamente risistemata dai suoi ragazzi, rimase senza parole.
Roba mai vista, nemmeno a Villa Reale!
Certo, non cerano orpelli né lusso, ma negli occhi dei figli brillava una gioia impagabile. Ogni chiodo nel muro era un pezzo di speranza restituita.
Ora aveva spazio per tutti i suoi gatti e per chi sentiva di dover aiutare. Natalia provava a protestare, soprattutto quando la sorella ospitava un nuovo ex-allievo rimasto senza tetto; cercava avvocati, faceva pressioni sugli assistenti sociali per far avere i diritti ai ragazzi e levava il telefono ogni volta che serviva.
Ma la coscienza dovè, signori miei? Per umiliare gli orfani non ci vuole mica genio! Ogni euro speso lo controllerò se prima non date la casa che spetta a loro!
E via con i nomi degli inquilini di turno.
Forse Natalia non incuteva paura, ma nessuno voleva averci a che fare. Sapeva bussare alle porte che altri neanche osavano avvicinarsi e non cera burocrate o giornalista che non riuscisse a coinvolgere nella sua battaglia.
I figli, con mille peripezie, ottenevano la loro casa, lasciavano via via la casa di Mariella, e Natalia tirava un sospiro sapendo che presto avrebbe dovuto ricominciare daccapo. A Milano ormai le chiamavano le pazze. Ma a lei poco importava. Sapeva che ognuna faceva ciò che doveva: Mariella aiutava i ragazzi, lei aiutava Mariella. Era giusto così.
Le cose vanno fatte, mica solo pensate!
Che succede questa volta, Mariellina? chiedeva Natalia scrutando gli occhi della sorella.
Una ragazza, Nata. Senza casa, senza nessuno, e con un bambino in braccio.
Aspetta. Che bambino? Quanti anni ha lei?
Diciannove.
Capito. E il padre del piccolo?
Nessuno. Lei non ha nessuno. Né marito, né famiglia.
Ma tu ci sei, ghignava Natalia guardando la sorella nel nuovo vestito. Comunque, il verde non ti dona affatto!
Nata!
Oh, su, niente drammi! Risolviamo. È presto, cè tempo. Troveremo una soluzione!
Ancora una volta, Mariella illuminava la stanza di sorriso. Natalia, sospirando, benediva il cielo per aver ricevuto in dono una sorella così capace damore. Perché in fondo non importa in che forma lamore entri nella tua vita conta solo che ci sia. E chi se ne importa se qualcuno ti dà della pazza, quando hai imparato a riconoscerlo?
Che differenza fa?.







