Un’enorme orsa bussa alla porta di un guardaboschi italiano: l’anziano uomo apre, ignaro del motivo per cui l’animale selvatico è arrivato e di ciò che sta per accadere 😨

Ascolta questa: cera un vecchio, Giovanni Bianchi, che da anni viveva da solo in una casetta di legno ai margini di un fitto bosco tra le colline umbre. Un tempo era un viavai di amici, parenti che venivano su con la Panda, risate e bicchieri di vino nellaria. Poi la vita ha preso la sua strada: la moglie è mancata, il figlio Andrea si è trasferito a Milano e si sentono giusto per Natale con una cartolina. Così la casa lì sul lago di Piediluco è diventata un posto silenzioso, quasi sospeso.

Giovanni si era abituato al silenzio: ogni mattina usciva in veranda, guardava le querce nel bosco, sentiva il vento e metteva un ciocco nella stufa a legna. Ogni tanto passava di lontano un cervo o si vedeva la coda di una volpe, ma mai nessun animale si avvicinava sul serio alla casa.

Quella mattina si era svegliato prima dellalba. Gli sembrò di sentire un colpo: come se il vento avesse sbattuto forte un ramo contro la porta. Ma poi percepisce una specie di bussata, qualcosa di diverso, come una presenza viva appena oltre la veranda.

Prende la giacca imbottita, apre la porta lentamente e quasi gli si ferma il cuore.

Davanti a lui cera unorsa enorme. Dal muso le usciva il vapore nel freddo, la pelliccia tutta cosparsa di neve brillava alla luce dell’alba. Ma la cosa davvero strana era unaltra.

Lorsa aveva in bocca un piccolo orsetto.

Non sembrava arrabbiata, né minacciosa. Stava lì, ferma, lo guardava con uno sguardo pieno di preoccupazione, quasi a chiedere aiuto.

Giovanni si sente tremare dentro, il cuore che batte forte. Chiunque avrebbe richiuso la porta in fretta, magari anche sprangato pure. Ma in quello sguardo ci legge qualcosa che lo tiene lì, quasi ipnotizzato.

Fa un passo avanti con calma. Lorsa posa dolcemente lorsetto sulla neve.

E lì, in quel momento, succede la cosa che gli fa capire finalmente perché quegli animali avevano attraversato il bosco fino a lui.

Lorsetto quasi non si muoveva.

Giovanni si china e vede che la zampina era stretta da un sottile filo di ferro, una tagliola da bracconiere piantata nella carne. Lorsetto respirava appena, esausto dal dolore.

Con delicatezza, Giovanni libera la zampa dalla trappola. Prende in braccio la bestiolina, la porta dentro casa, la mette subito vicino alla stufa, la copre con una vecchia coperta di lana e comincia a massaggiarla piano piano per scaldarla un po.

Intanto, fuori, lorsa non si muoveva dalla veranda. Resta lì a vegliare, come una mamma in ansia.

Passa un po di tempo, lorsetto finalmente si riprende, apre gli occhi stanchi. Giovanni lo prende con cautela e lo riporta fuori.

Lorsa si avvicina, prende in bocca il suo piccolo e, incredibile, prima di andare via sfiora con il muso la mano di Giovanni.

Poi sincammina, piano, sparendo nel bosco.

Il giorno dopo, Giovanni trova nella boscaglia diverse altre trappole come quella: le raccoglie tutte e le butta via.

Da quel giorno, ha ricominciato ad andare a passeggiare ogni mattina nel bosco, come faceva tanti anni fa, con il cuore un po più pieno e meno solo.

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