Un incontro che non è stato solo un caso

Un incontro non casuale

Ma che diavolo succede…? borbottò corrugando la fronte il signor Nicola Fabbri, sporgendosi bruscamente in avanti. Un attimo dopo, come punto da una scossa invisibile, si alzò di scatto dalla poltrona della cabina e fissò intensamente il parabrezza del locomotore.

No, non si era sbagliato. L’aveva visto chiaramente.

Il cono di luce dei fari mostrava, a circa trecento metri sui binari, una figura ferma proprio davanti al treno in corsa.

Il treno passeggeri si avvicinava a una stazione intermedia tra Bologna e Parma, e Nicola aveva già ridotto la velocità a quarantina di chilometri allora. Eppure, senza frenare in tempo, la disgrazia era dietro langolo. Una responsabilità che non desiderava certo prendersi. Però frenare di colpo era una decisione pesante. Prima di tutto doveva capire chi, o cosa, si trovava sui binari.

Unemergenza simile era sempre fonte di problemi: il regolamento era chiaro, il capotreno e la commissione sulla sicurezza non gradivano certo fantasie alla guida. Se ogni volta che cera un dubbio si bloccava il treno…

…non si sarebbe mai arrivati in orario.

Gli era già stato detto più volte, anche a voce severa, che i freni di emergenza si usavano SOLTANTO per motivi veramente gravi.

Se era una persona, allora decisione obbligata. Se invece era un animale un cane, una volpe, la solita lepre di campagna nella maggior parte dei casi bastava suonare più volte il clacson per farli scappare. Bisognava essere giudiziosi, il richiamo allordine sarebbe stato inevitabile. Nella peggiore delle ipotesi, si rischiava una bella sanzione e pure la perdita del premio; nella migliore, solo una ramanzina. Nulla di piacevole, comunque.

Per questo, Nicola Fabbri fissava i binari davanti a sé con occhi che ormai pungevano per la stanchezza e calcolava mentalmente se sarebbe riuscito a fermarsi in extremis.

Non sembra una persona… mormorò pensieroso Nando, il suo giovane assistente, pure lui schiacciato contro il parabrezza nel tentativo di identificare quelloggetto misterioso.

La distanza era ancora consistente e nessuno dei due riusciva a distinguere che creatura occupasse la rotaia.

Poi…

Ma quella è una cane! esclamò Nicola incredulo Sì, è proprio un cane! E che ci fa lì in mezzo, piantato come una statua? Non ha trovato altro posto?

Subito iniziò a suonare il clacson.

Nella calma silenziosa della notte, disturbata solo dal ritmo metallico delle ruote, il suono grave delle trombe rimbombava: una volta, due, tre…

Eppure più a lungo Nicola suonava, più la sua espressione si faceva cupa.

Mai capitato che un animale, sentendo il treno avvicinarsi, se ne stesse così impassibile da rischiare la pelle. Ma questa volta qualcosa era andato storto.

Il cane, saldo sui binari, non reagiva ai richiami sonori. Nemmeno un passo di lato.

Fermo, fisso verso il muso del treno che si avvicinava sempre di più. Quegli occhi brillavano nella notte, due punti luminosi che fissavano Nicola. E lui capì, a istinto, che quel cane non intendeva spostarsi.

«Maledizione!» sbottò a voce alta, cosa che di rado si concedeva.

Che facciamo, Capo? chiese Nando Se ora freniamo, siamo ancora più in ritardo…

Lo so!

E per un altro ritardo stavolta ci fanno la festa… Capo, gliela suoniamo ancora?

Il ritardo già accumulato per via di un guasto non previsto. E proprio ora pure un cane sui binari…

«Ma come ci è finito lì?» si chiedeva Nicola senza darsi pace.

Intanto il treno si avvicinava pericolosamente. Doveva decidere in un secondo.

Capo, cosa fa? Davvero freni? sbarrò gli occhi Nando Ma noi…

E tu che suggerisci? replicò Nicola, irritato Procediamo e succeda quel che succeda? Non mi pare umano, sai.

Capo, poi dovremo scrivere una relazione! Se qualcuno si fa male, che si fa?

Tranquillo, Nando, sarò prudente.

Tempo di respirare, constatando che il cane restava fermo, Nicola si fece il segno della croce più volte e…

…innescò il freno demergenza.

Era sicuro di quello che faceva?

Forse sì, forse no. Da giovane, per anni, aveva condotto merci su e giù per la Pianura Padana: le decisioni rapide erano pane quotidiano. E col treno merci, la massa e linerzia rendevano tutto ancora più difficile. Decine di situazioni simili alle spalle, decine di scelte fatte sempre con la testa e il cuore.

Dopotutto, Nicola era anche stato insignito della stella doro delle Ferrovie Italiane. Non un riconoscimento da poco, riservato a chi aveva dedicato la vita con integrità.

Le mani gli tremavano lievemente, il sudore freddo scendeva a gocce, ma era certo della sua scelta.

La velocità ormai bassa rese lo stop improvviso relativamente sicuro. E così, tra lo stridio delle ruote sulle rotaie, il treno si fermò a meno di un metro dal cane.

Fosse stato più distratto, o non avesse notato il cane a quella distanza di notte, poi ci sarebbe scappata la tragedia.

Ma tutto andò bene, grazie al cielo. I passeggeri non si fecero nulla, il cane era illeso. Almeno sembrava.

Tutto a posto, Capo? domandò timidamente Nando, il viso quasi schiacciato contro il vetro per vedere meglio.

Il cane era così vicino al muso del treno che dalla cabina non si scorgeva.

Andiamo a controllare.

Insieme scesero sui binari e guardarono intorno. Nando era perplesso, Nicola corrucciato. Il cane era sparito.

Forse, pensò Nicola, se fosse stato solo si sarebbe chiesto se non si fosse inventato tutto.

Ma lo aveva visto anche Nando.

Non potevano essersi sbagliati entrambi.

Non ci sto più capendo niente… sussurrò Nicola Dove può essere finito?

Forse è scappato nel bosco ipotizzò Nando, indicando gli alberi oltre la massicciata Sarà rimasto spaventato.

Già… Non si è mosso per tutto il tempo e adesso sarebbe corso via? Una stranezza, eh.

Concordo, Capo.

Per qualche minuto rimasero lì a osservare, in fondo al cuore preoccupati per il cane. Poi, improvvisamente, Nando si mise a gridare:

Lì! Guardi, la vede?

Nel buio, lungo la massicciata e non più sulla linea, una figura canina zoppicava velocemente.

Zoppicava chiaramente non per colpa del treno; la ferita doveva essere vecchia.

Un sospiro di sollievo li rincuorò.

In quel momento entrambi pensarono che tutto aveva avuto senso. Ogni vita umana, canina o felina meritava di essere salvata.

Così, quando il cane sparì dietro la curva, verso la stazione illuminata, i due uomini si scambiarono un sorriso muto e tornarono a bordo.

Nicola, come da prassi in queste circostanze, riferì alloperatrice in centrale.

Un momento! strillò la signora Silvana Gentili, che quella notte era di turno Ha fermato il treno per un cane? Ho capito bene? Non poteva suonargli?

Confermo, Silvana rispose deciso Nicola Il cane non reagiva. Non si spostava. Mi sono visto costretto a fermare tutto. Nessuno si è fatto male, men che meno il cane, che è corso verso la stazione.

Un gesto nobile, certo. Ma dovrò comunque riferire tutto a Valentino Caprini. Ho come limpressione che non la prenderà bene.

Capisco…

Sicuro come loro che ti convocherà. E specialmente te, Nicola. Sei stato tu a prendere la decisione, nonostante il grave ritardo.

Capisco ripeté Nicola Ma sono convinto di aver fatto la cosa giusta. E ribadisco che nessuno si è fatto male. I controllori hanno verificato i vagoni. Lo stop non è durato più di dieci minuti.

Va bene. Continuate il viaggio. Speriamo che non succeda altro oggi. Troppo per una sola notte.

In effetti, quella notte andò tutto liscio. Certi passeggeri, chiassosi come polli in cortile, protestarono. E due ragazze, armate di enormi borse di tela, volevano persino affrontare Nicola in cabina per chiedergli dove avesse comprato la patente: un guasto prima, una frenata di notte, e ora anche una storia di cani che nessuno, a parte lui e Nando, aveva visto.

Ma in fondo, a destinazione arrivarono comunque, con grande ritardo ma nessun danno.

Il giorno dopo, appena tornato al deposito di Reggio Emilia, Nicola fu subito convocato da Valentino Caprini.

Ma che razza di storia è questa, Nicola?

In che senso, Caprini? chiese Nicola, imperturbabile.

Perché hai azionato il freno demergenza ieri notte? Lo sai che alcuni passeggeri si sono lamentati? Uno è quasi caduto.

I controllori hanno controllato. Nessuno si è fatto nulla.

Dici tu… Ma il ritardo? Non ti basta aver bloccato i tuoi passeggeri? Tu hai incasinato tutto lorario. Tutta la rete!

E cosa avrei dovuto fare? Prima un guasto, poi un cane sui binari. Ho seguito le regole. E anche il cuore, se posso permettermi.

Sul guasto niente da dire. Ma per il cane… Non era né una mucca né un cervo. Bastava suonare. Se voleva vivere, scappava.

Non sono daccordo. Era un essere vivente, amico delluomo. A volte persino migliore degli uomini disse malinconico Nicola.

Stai insinuando qualcosa?

Nulla… Era solo un pensiero.

Ma sei sicuro che cera davvero un cane? Nessun passeggero lha visto. Non te lo sei magari inventato?

Come potevano vederlo? Era sui binari, non davanti ai loro finestrini. E cè il filmato della cabina, se vuole controllare.

Non mi interessa. Però ora mi scrivi una relazione dettagliata. Anche il tuo assistente. E poi… valuterò io che fare. Non guarderò al passato, guarda che ti mando in pensione in un attimo.

Nicola scrisse la sua relazione e tornò a casa, nella sua modesta stanza in affitto in città.

Una casa tutta sua, in città, non era mai riuscito ad averla. Viveva in affitto.

Tuttavia, nel suo paese dorigine, sulle colline vicino Fidenza, rimaneva la vecchia casa dei genitori, che lui teneva cura come uno scrigno prezioso.

Ci teneva particolarmente. Aveva sempre sperato, un giorno, di tornarci. Magari da pensionato.

Ma la pensione… Nicola non aveva troppa fretta. Temeva la solitudine lì, tutta quella calma poteva ucciderlo di malinconia. Non aveva moglie, né figli. Ogni amore era stato sacrificato per il suo mestiere, che adorava sopra ogni cosa.

Quando si accorse che gli anni passavano, era tardi. Il treno, per così dire, era partito.

Non aveva più parenti. Se si fosse ritirato in paese, senza lavoro, la solitudine lavrebbe stritolato.

E dopotutto, non aveva neanche sessantanni! Troppo giovane per andarsene in tramonto.

*****

Dopo un solo giorno di riposo, Nicola tornò a lavoro più energico che mai.

E proprio quel giorno, appena giunto nella stazione dove aveva fermato il treno quella notte, seduto al comando con in mano una tazzina di caffè, notò una pastore tedesco dagli occhi tristi seduta sulla banchina, tra la gente.

Non cercava nessuno, non aspettava nessuno. Giaceva tranquilla, lo sguardo fisso in un punto lontano.

I passanti la osservavano con diffidenza e la evitavano.

Chissà quali grilli avesse in testa.

Ma guarda un po… borbottò Nicola Non sarà mica la stessa cagna per cui ho rischiato una tirata dorecchie?

Dove? Nando si allarmò subito.

Lì, sulla banchina.

Sì, la vedo. Le somiglia. E se zoppica, non ho dubbi.

In quel momento, la pastorella tedesca si alzò, si scrollò la neve dalle zampe e, zoppicando, si avviò altrove.

Nessun dubbio, Capo! sorrise Nando È la stessa. E ora almeno ha deciso di fermarsi in stazione: meglio che camminare sui binari.

Ti sono rimasti i panini?

Sì, perché?

Dammi qua.

Nando porse il sacchetto e, unocchiata allorologio, Nicola corse fuori dal locomotore.

«Ecco, per colpa del cane rischiamo di far tardi di nuovo!» pensò Nando malinconico. In effetti partivano a breve.

Nicola si avvicinò alla cagnona, che non si mosse al suo arrivo, e rimase fermo un attimo.

Ehi, amica, non hai paura dei treni, eh?

La cagna alzò gli occhi e fissò Nicola con stupore. Poi il muso ebbe un piccolo guizzo felice.

Allora mi riconosci? Presentiamoci: io sono Nicola Fabbri. E tu, come ti chiami? Birba? O magari Lupa?

Bau-bau! abbaiò la cagna, ora raggiante.

Si alzò addirittura dal cemento freddo, la coda che tremava come una foglia.

Ti sta meglio Lupa, secondo me. Tieni, una merenda Nicola appoggiò due panini accanto alla cagna Ma ti chiedo solo una cosa, Lupa: niente più binari, capito? Non sempre si può frenare in tempo… Ma tu, che ci fai da sola? Hai un padrone?

Commissionata la parola padrone, la cagna abbassò la testa, pareva quasi sospirare.

Va bene, non voglio mettermi nei tuoi affari. Devo andare, adesso. Abbi cura di te, Lupa. La vita è preziosa.

Nicola le accarezzò la testa ed entrò di corsa, mentre Nando già agitava le braccia dal finestrino.

E così, per le due settimane successive, Nicola ogni volta che fermava il treno in quella stazione usciva sulla banchina col sacchetto dei panini, felice di vedere Lupa corrergli incontro festante.

E quando il treno ripartiva, Lupa correva accanto al locomotore fino allultimo metro e poi tornava indietro.

E come Nicola le aveva raccomandato non si avvicinava più ai binari.

A quella notte ormai non pensava quasi più.

…Era stato solo un attimo di sconforto. Lupa si era sentita persa. Era stata cacciata via dal padrone.

Il vecchio padrone, dopo una brutta storia in casa un amico di famiglia aveva importunato la moglie mentre lui era svenuto per il vino, e la cagna aveva difeso la padrona aveva sbattuto tutto sulle spalle della bestia.

Lamico aveva raccontato dessere stato aggredito senza motivo.

E la moglie, per non aggravare i problemi in casa, aveva taciuto.

Così Lupa era rimasta sola.

Quel giorno stesso, il padrone ancora brillo la portò nel bosco e labbandonò legandola a un albero. Se torni, ti ammazzo, le disse, prima di sparire.

Lupa riuscì a rompersi la corda, ma che fare dopo? Era smarrita, ormai senza più casa, senza più umano.

Come vivere, a che scopo?

Il tradimento fa più male della morte.

Ecco perché quella notte era rimasta impassibile davanti al treno, ignorando i richiami.

Ora, però…

…ora Lupa sapeva che non aveva incontrato Nicola Fabbri per caso.

Lui non solo le aveva salvato la vita, ma le aveva restituito la voglia di vivere. Laveva fatta tornare a credere negli uomini.

E le dava pure da mangiare non ogni giorno, certo, ma quando poteva.

La accarezzava, teneramente… come si fa con chi si ama.

Forse, un giorno, sarebbe diventato il suo umano per davvero.

Sì, Lupa sperava che Nicola la portasse via con sé. Ovunque.

Bastava lontano dalla solitudine, lontano dai ricordi brutti.

Anche Nicola ormai si era affezionato alla cagnona. Ma portarla con sé era impossibile: non dormiva mai a casa, e quella casa era poi solo un affittato e basta. Non poteva viaggiare col cane sul treno. Se Caprini lavesse scoperto, lo avrebbe multato di sicuro.

Ma…

…si avvicinava il Capodanno, e più passavano i giorni meno Nicola sembrava presente.

Tutto bene? si preoccupava Nando Siete un po cambiato, Capo…

Sì sì, Nando. Solo pensieri… Pensieri.

Che genere di pensieri?

Eh… di tutto un po. Senti, Nando, tu pensi di voler ancora fare lassistente per molto? Non aspiri a guidare anche tu?

Eccome! sorrise Ma siete voi il capotreno, e non ci sono posti liberi… Solo un miracolo potrebbe…

Sbagli, Nando. Bisogna credere sempre nei miracoli. Quello che si fa succede solo a chi ci crede davvero, a qualunque età.

Al ritorno dal pranzo di Natale, Nicola andò da Caprini e consegnò la lettera di dimissioni.

Amo il mio lavoro, pensava, ma arriva un momento per tutti.

E ora…

…ora desiderava solo portare Lupa nella sua casa di paese. Lì, con unamica fedele, non si sarebbe mai sentito solo.

E anche stare su una stazione non era vita, per Lupa.

Aveva domandato un po in giro, scoprendo che il vecchio padrone, residente nella frazione vicina, laveva abbandonata volontariamente.

Era suo diritto, quindi, portarla con sé.

Così, come desiderava, successe. Trascorse il Capodanno nella propria casa, in compagnia di Lupa. E non ebbe mai alcun rimpianto.

Aveva preso di nuovo la decisione giusta.

Nando, pure se un po dispiaciuto per laddio del vecchio amico, fu contento: in deposito si era liberato finalmente un posto da macchinista. Seguendo il consiglio di Nicola, andò subito da Caprini a chiedere di essere formato.

E col tempo, Nando diventò davvero macchinista. Un sogno realizzato. Il miracolo di cui aveva iniziato a credere.

Vedi, Lupa… Quanto è stato importante incontrarci, eh? Non è stato un caso, vero?

Bau! approvò Lupa.

Vedi, Lupa, non volevo lasciare la ferrovia né tornare in paese perché avevo paura della solitudine. Ma è successa una magia: sei arrivata tu. E questo significa…?

Bau, bau!

Esatto, Lupa! Vuol dire che la vita non finisce mai. Continua sempre…

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