Aspetta ospiti!
E allora, Matteo! Come ti sembro? Ti piace? Sì, ho portato qualche mandarino. Credo siano freschi, anche se li ho presi al mercato Va be, Giulia porge il sacchetto di frutta al mio Matteo appena entrata, poi inizia a girare davanti allo specchio. Il vestitino corto tutto ricoperto di paillettes argentate riflette mille luci nellingresso, sembra quasi che splendano arcobaleni attorno a lei.
Rimango incantato a guardare la mia ospite, poi ingoio a fatica e, quando finalmente la riprendo in una delle sue giravolte, la bacio.
Aspetta, così mi sgualcisci tutto! scherza lei, si sistema i capelli e, dopo aver tolto dalla borsa delle scarpe dal tacco vertiginoso, si rimette in piedi. Allora, che hai preparato di buono? I tuoi quando arrivano? E tua mamma come si chiama, scusami non ricordo No, davvero, ehm
Lei continua a parlare, mentre io la seguo in silenzio. Vedo la sua figura disegnare cerchi davanti agli occhi come un pendolo, sento il rumore di quei tacchi, la luce del vestito, e inspiegabilmente vorrei solo un bicchiere di spumante e magari un pezzetto di panettone artigianale.
Io, che non sono mai stato un bevitore; non amo lalcool forte, ogni tanto solo un bicchiere di rosso, o al massimocome oggispumante, in fondo è Capodanno! Ma è leccezione.
Michele, tutto lalcool è il male!me lo ha detto spesso mio padre, il professor Vittorio Palumbo, vicedecano alla Facoltà di Scienze dellEducazione, una testa fine, gran teorico. Era convinto che la grappa e gli altri superalcolici portassero via alluomo la ragione, lo rendessero ridicolo, balbettante, eccessivo in breve, indegno di se stesso. E chi beve, poi, si vergogna ma non può più tornare indietro.
Mio padre ripeteva sempre le stesse parole, nelle stesse circostanze: quando, portandomi per mano, notava qualche ubriacone seduto su una panchina o davanti a un baracchino per strada. Vedili, Matteo, questi si stanno rovinando il cervello, dicono solo sciocchezze, e si stanno buttando giù per la scala… Ma noi, e qui mi stringeva la spalla, scuotendomi affettuosamente, noi invece saliamo! Sempre in alto, capito?
Annuii, ma mentre mio padre guardava avanti io mi voltavo rapidamente a cercare quellubriaco della scala verso il basso. A volte mi incuriosivano molto, eppure non erano degni di troppo interesse. Così riprendevo la mia strada, annuendo a papà e proseguivamo fino alla pasticceria, dove prendevo sempre un Millefoglie per il tè. Mia mamma, Antonella Serena, adorava la millefoglie, con crema pasticcera e la crosticina croccante in cima. E a papà non pesava mai fare felice la moglie…
Ed eccoci, ad un altro Capodanno: la millefoglie è già in frigo, una cara amica della famiglia sta aiutando a sistemare la tavola. Giulia è già arrivata, e tra poco conoscerà i miei genitori. Sono emozionato, anche un po teso; so che Giulia non è il massimo: è semplice, un po diretta, legge poco eahimèfa la parrucchiera. Una normalissima parrucchiera di quartiere.
Ci siamo conosciuti per caso: un mio amico aveva bisogno di tagliarsi i capelli, è finito sotto le forbici di Giulia, io lho aspettato seduto e, senza neppure accorgermene, mi sono messo a chiacchierare con lei. Lei era davvero diversa da tutte quelle che avevo incontrato fino allora: con la sua parlantina, le battute, il sorriso, e quegli sguardi complici quando esagerava. Giulia ha delle gambe lunghissime, un fisico tutto curve. E io, insomma sono un uomo anchio, no?
Ma che ne penserà papà? E se mamma ci rimanesse male? Non so rispondere. Però dentro di me ho deciso che oggi andrò fino in fondo, tutto si deciderà qui.
Ci sposeremo, Giulia si trasferirà qui, in questo appartamento luminoso e grande in via Garibaldi, dove hanno sempre vissuto persone di cultura, professori, artistie ora nutro lambizione di vivere anchio secondo la loro eredità. Sono pronto ad accogliere Giulia, a conoscerla davvero, ad abbracciarla e non lasciarla mai andare A parte quando va in cucina a prepararmi il caffè, certo. Mammà portava sempre il caffè a letto a papà: Giulia farà lo stesso. Cè una grande libreria qui a casa, le farò leggere tanto, lasciando il lavoro per diventare finalmente una vera donna di casa. Sì, proprio così: normale.
Allora? Matteo! Mi senti? Giulia urla già dal corridoio, ma resta senza fiato appena vede in cucina una donna sconosciuta, di mezza età, vestita in modo impeccabile, capelli raccolti in uno chignon color cenere, unghie curate ma senza smalto, e, ai piedi, pantofole.
Buonasera, la donna scruta Giulia con aria critica. Cosa ci fate qui? Non serve aiuto, non abbiamo chiamato nessuno.
Entro anchio di corsa, inciampando nel nodo della cravatta, e cerco maldestramente di spiegare che Giulia starà con noi per Capodanno, che lei lei
Mi blocco fissando quello chignon color cenere che non smette di osservarla.
Siamo amici da tanto. Giulia. Posso aiutare? Ma su, che sarà mai! Preparo tutto in un attimo. Ecco qua
Giulia prende il grembiule, se lo lega stretto in vita, inizia a canticchiare una vecchia canzone di Sanremo e a tagliare il salame.
Mi chiamo Paola Romanelli. Sono una cara amica e la vicina di Matteo e dei suoi genitori, scandisce la donna.
Ah, davvero? Che bello! Matteo non mi presenta mai a nessuno, cominciavo a pensare fosse orfano! scherza Giulia, sorridendo. Allora, che ne dite di aprire lo spumante? Ho portato una bottiglia. Matteo, dai, prendila dal sacchetto.
Anche Paola Romanelli, come mio padre, beve pochissimo vino, così scuote la testa.
No? Va be Giulia mette via la bottiglia. Allora accendiamo la televisione? È già iniziato LAnno che Verrà, vero? Io e mio padre, ogni volta che preparavamo i salatini, ci guardavamo quel programma, cantavamo, a volte ballavamo. Tan-tan-tan-taaaaan! improvvisa una sorta di tip-tap.
Paola Romanelli alza un sopracciglio, stringe le labbra. Giulia decide che questa signora non ama danzarepazienza!
La TV distrae, e sarebbe meglio che lavassi le mani prima di metterle sulle pietanze! Matteo! chiama lei il mio nome con tono perentorio. Matteo, vieni che mi dai una mano Prendiamo il servizio dalla credenza.
Se ne va, Giulia intanto accende la radio, continua a tagliare il salame e lo sistema a roselline sul piatto. Quanta neve, quanta neve canticchiaGiulia canta bene; da ragazza si riuniva con le amiche in stanza, chitarra alla mano, un coro di voci femminili, una candela accesa, tazze spaiate di tè, e fuori nevicava
Matteo tarda a tornare, io quasi quasi lo chiamo: bisogna anche preparare linsalata russa, altrimenti non si insaporisce ma eccolo arrivare da solo, rosso come un peperone, la giacca abbottonata troppo stretta, il nodo della cravatta teso fino al mento, e le mani che tremano mentre si aggiusta continuamente gli occhiali che gli scivolano dal naso.
Mi piace Matteo, con la sua aria da intellettuale, con gli occhiali e tutto. Non è granché brillante, però accanto a lui mi sembra di crescere, di diventare seria anchio. Giuro che ho letto tutti i libri che mi ha consigliato, ho perfino iniziato a studiare inglese Mi piacerebbe uscire a ballare, andare a pattinare, ma se a lui non piace, pazienza! È solo un po troppo rigido, ci vorrebbe solo che si sciogliesse un po.
E adesso lo vedo davanti a me, impacciato, che si dondola tra un piede e laltro. Metto giù il coltello che sto usando sul tagliere.
Ci siamo: sta per farmi la proposta!mi scatta in mente. Dio, succede davvero? Proprio qui, a Capodanno, nella cucina dove cresceremo i nostri figli, impasteremo torte, festeggeremo tutto, felici insieme? Incredibile!
Mi alzo, mi sistemo la gonna, mi infilo una ciocca dietro lorecchio, la sistemo ancora, mi inumidisco le labbra.
Matteo, io comincio, perché un silenzio simile è insopportabile.
No, Giulia, parlo io! si fa avanti decisionista Matteo. Giulia, tu tu
Io
Tu devi andare via, spara, si leva gli occhiali e li strofina col fazzoletto.
Come? rimango di stucco, con le sopracciglia alzate. Avevo appena aperto lo spumante, pronta a brindare e fare gli auguri a tutti…
Sì, è meglio così. Non voglio che i miei ti vedano, meglio di no si gira verso la grossa cucchiaia di legno appesa al muro. Insomma, vai.
Paola Romanelli annuisce dalla porta.
Matteo, lascio che spieghi io. Giulia, sei una ragazza molto simpatica, davvero, ma, scusami, hai sbagliato casa. Qui vivono persone di un altro ambiente, di altra cultura, altri interessi. Non credo sia giusto metterti in questa situazione
Lei continua a parlare, mentre Matteo stringe i pugni e chiude gli occhi. Lui la vede così: lui il Razionale, sempre in salita, e Giulia invece che lo trascina giù, non è abbastanza per lui.
Ma allora la sua figura? Potevamo fare figli bellissimi! E poi in costume sarebbe stupenda! E mi morsica lorecchio sussurrandomi E Giulia mi ha persino insegnato a fumare! Non mi è piaciuto, non lo rifarò, però non era grave come diceva mamma. E alle medie mi prendevano tutti in giro perché non avevo mai fumato Eppure ora lo faccio! Sono come loro ormai! E ci ho pure dormito insieme a Giulia! E ora? Basta?!
Paola Romanelli spiega in modo rapido, perdendo alla fine anche leducazione. E quando scopre che Giulia ha abbandonato luniversità per fare la parrucchiera, scuote le mani rassegnata, come a dire: Non cè nientaltro da aggiungere!
Matteo? Giulia si volta verso il suo fidanzato, con lo sguardo duro. Perché stai zitto?! Sapevi benissimo chi sono, ora fai marcia indietro?! Oggi non è più il Settecento, ora siamo tutti uguali
Signorina, non sarà mai così. Mi spiace, ma è meglio che vada. E MatteoPaola lo dice calcando le paroleMatteo la pensa come me. Le rimborseremo i mandarini. E lo spumante se lo porti via. Qui non si beve. Ho preparato della spremuta, è più salutare. Scusi. Matteo, aprimi i vasetti che dobbiamo fare la caponata! Che presto arrivano i tuoi e qua è ancora tutto a metà!..
Matteo corre subito, cerca di aprire i barattoli ma non riesce, mentre Paola dà di matto a cercare lapriscatole; in cucina si fa una gran confusione tra il chignon che si muove e le lenti che luccicano sul naso di Matteo
Stringendo i denti, Giulia si tiene sulle sue scarpe col tacco a spillo e se ne va.
Giulia Matteo la raggiunge sulle scale. Devi capire, papà ha problemi di cuore, si emozionerebbe troppo se
E per cosa si emozionerebbe, esattamente? chiede Giulia mettendosi con le mani sui fianchi, superandolo di mezza testa sui tacchi. Il pelo del suo cappotto mi solletica la faccia, si gratta. Cosa cè di sbagliato, eh?
Beh Paola Romanelli mi ha sconsigliato di mischiare
Cosa? Castagne e pinoli? Quando era da baciarsi con me, tutto bene, eh? Ma per presentarmi ai parenti, improvvisamente non vado più bene? Paola e il suo chignon ne sanno di più?
Giulia, non è come pensi, è che tu
Ridammi lo spumante.
Cosa?
Ridammi la mia bottiglia! grida dura Giulia. Matteo gliela tende, lei la afferra come fosse un salvagente o un portale magicoma niente teletrasporto, tocca uscire a piedi.
Camminando piano verso la metropolitana, Giulia si ricorda di unamica che viveva in zona San Giovanni, e decide di farle visita. Dopotutto, non si vedono da un pezzo
Almeno ridammi il mio cuscino! Non riesco a dormire su quello di Valeria! urla Luigi cercando di fermare la porta che Martina sta per chiudergli in faccia. Spera ancora che Martina, ingenua comè, lo perdoni, ci ripensi, che alla fine si sposino e si trasferisca da leiche finalmente avrebbe la residenza e tutto il resto. Ma dai, Martina! Anche se con Valeria cè stato qualcosa è stato solo fisico, il cuore il cuore è tuo! E come vivrei mai da Valeria? Hai visto la sua camera? Tu, almeno…
Martina, asciugandosi le lacrime con il maglione, tira il cuscino nel pianerottolo e chiude la porta. È la fine. La fine di tutto: della vita, della fede nellamore, dei sogni di famiglia, della fiducia negli uomini. Semplicemente fine.
Martina! Luigi bussa ancora, poi afferra il cuscino ormai sporco e lo raccoglie dal pavimento, ormai sembra un vecchio gatto sgualcito. Te ne pentirai! E chi vuoi che ti voglia adesso?! Io almeno ci sono stato, tu resterai sola! A marcire qui dentro, capito?!
Lei ha capito fin troppo, si accascia per terra nel corridoio e piange piano e a lungo.
Una mano gira la maniglia dallesterno. Martina scatta in piedi, afferra un ombrello e apre la porta di scatto.
Oddio, Martina! Vuoi uccidermi? la vicina, zia Vera, si para nel cono di luce del pianerottolo. Che fai al buio così?
Scusa, zia Vera È un momento così sussurra, con singhiozzi, Martina. Ho cacciato via Luigi. Mi ha tradita, e ora è davvero tutto finito
Ora capisco il casino qui sul piano Ma lalberello di Natale, lo hai messo? È lì che aspetta. Seduto, spoglio, senza luci, non è festa! Coshai? Almeno hai buttato fuori la spazzatura. Parlo di Luigi, ovviamente! zia Vera si fa largo allinterno, si sfila le scarpe, va verso il soggiorno accendendo tutte le luci.
Non serve, zia Vera, davvero. Era tutto programmato con Luigi, Capodanno, la spesa, lalbero Martina si rifugia in salotto, si rannicchia in poltrona.
Certo, se cè un uomo accanto è festa, se no è tragedia Sono anni che sono vedova ormai; marito sotto terra, eppurealberello, cenetta, regali piccini ma ci sono!
Ma perché? Non andate un po fuori con i parenti? chiede Martina.
Troppo lontani, a me fa piacere stare a casa. E poi, lo sai come si dice: la festa la fanno i presenti! Vengono sempre i vicini, gli amici. Tu segna: alzati, datti una sistemata e forza con lalbero! Io vado, eh!
Zia Vera dà una pacca a Martina, che si irrigidisce. Sente la porta che si richiude, la voce di Vera parlare con qualcuno nellingresso, poi qualcosa cade Si lamenta dentro, Martina: doveva proprio andarsene così male? Meglio piangerci sopra.
Ma proprio allora, nel corridoio, si sente una cascata di tacchi, un singhiozzo dietro lorecchio, e sulla poltrona si appoggia un cappotto peloso che profuma di profumo, neve e spumante.
Chi sei? Che vuoi qua?! si scansa Martina.
Sono io risponde il cappotto, rassegnato. Non mi riconosci? Sii ottimista
Chi io? Martina accende la luce, si ritrova davanti Giulia.
Matteo mi ha cacciata, ti rendi conto? Dice che non sono alla loro altezza. Due mesi mi ha fatto sperare, ho letto i libri che diceva lui, e ora buttata via! Giulia si batte il ginocchio con la mano. Mi sono anche scolata mezzo spumante, agita la bottiglia, vuoi? Avanza ancora, dai
Martina volta la testa.
No, Giulia, come sei arrivata qua? chiede poi.
La porta era aperta I piedi mi hanno portata da soli Hick ah Giulia sospira. Martina, hai qualcosa da mangiare? Ho fame e sono su di giri, mi gira la testa!
Martina si alza, accigliata. Da quanto non vedeva Giulia? Almeno tre anni. Erano amiche, lei veniva spesso da me: risate, appunti universitari, biscotti. Che anni! Poi Giulia aveva mollato luniversità, io andavo avanti, le strade si erano separate
Marti! urla dalla cucina Giulia. Il frigo grida vendetta!
Cosa? Bisogna seppellirlo ma dove? mormora Martina sconsolata, poi scoppia di nuovo a piangere allungando lo sguardo verso la finestra e il maglione dimenticato di Luigi. È freddo persino per i topi
Ma chi devi seppellire?! Sei fuori, Martina?! Dico che il frigo è vuoto! Basta, ringhia Giulia e si dà una carica. Non so cosè successo qua, ma a Capodanno niente digiuno! Io ricordo dovè il supermercato. Tu cosa bevi? Va bene, ho deciso io. Martina, tu pensa allalbero! Altrimenti è troppo triste! Sbrigo tutto in un attimo!
Martina sospira. Lalbero doveva prepararlo con Luigi, la spesa, tutto quanto Mai un Capodanno così orribile!
Stavo per rinunciare quandosenza accorgermenesono sulla scala a prendere la scatola dellalbero sopra larmadio.
Serve una mano? arriva zia Vera. Su, tira giù tutto! Anche le palline! comanda, aiutandomi a scendere; poi slega la scatola, estrae i rami di plastica, sfarfalla con le istruzioni. Ma quante complicazioni! Io non ci capisco nullalivelli, pali
Faccio io, zia. Fa così, inizio a sistemare i rami. Tanto Luigi voleva solo una bella casa, era per questo che era tornato da me. E io lho mandato via. Sono una sciocca, vero zia Vera? Mi fido sempre delle persone sbagliate
Ma certo! Io mi sono fidata di Ivan, e quello mi ha lasciata sola. Giurava che non mi avrebbe mai abbandonata! Ma invece… Oh va be, su, passami le palline! Ne hai di belle qui!
Sistemiamo lalbero direttamente per terra, poi ci accorgiamo e lo spostiamo sopra la credenza, infiliamo la ghirlanda, mi impiglio nei fili, ho paura di strappare tutto. Zia Vera si occupa della spina, e quando la inserisce inizia una cascata di luci colorate, come lucciole sulla mia maglia.
Oh Sembri una poesia per bambini: Lalberello piangeva, per il calore di casa ride la vicina. Martina, sei bellissima! Ma ora liberati dai fili e va a prepararti. È quasi ora!
Di cosa, zia Vera?
Della festa! Ecco, vai a vestirti e scegli il vestito più bello! Il più bello che hai!..
In corridoio, carica di borse, entra Giulia.
E chi li ha inventati, questi tacchi!? Martina! Sistema la spesa! Uff Lalberello! vezzeggia Giulia guardando in salotto. Ma che carino! Mi ricordo quando lo avevamo decorato qui zia Vera, salve! Su per via Roma, su per via e canta, improvvisando passi goffi e ridicoli, ballando tra le stanze.
Zia Vera applaude, prende il fazzoletto e si mette a ballare la tarantella. Le note della vecchia Italia, le stonature di Giulia e i trilli di Vera si mescolano in un baccano unico, finché dal corridoio le interrompe un omone con la barba, berretto di lana e giubbotto di montone.
Ragazze! Posso prendere un paio di sedie? Siamo in tanti, non ci sta nessuno seduto. Ballate benissimo, sembra X-Factor! sorride luomo guardando il vestito di Giulia. Venite da noi che cè da ridere, tartine e tutto il resto! cerca un altro invito, ma si ritira dopo lo sguardo di zia Vera. Va bene, scusate eh. Posso?
No! sbotta Giulia, decisa a odiare tutti gli uomini questa sera.
Beh Prendetene almeno due, anche noi aspettiamo ospiti sospira zia Vera.
Grazie ragazze! Buon anno! luomo si porta via le sedie.
Ragazze! Ma guarda che faccia tosta! Con le sue chiacchiere di poco conto! Niente da fare! Giulia gli fa il verso. Uff!
Non scaldarti, Giulia. Dai, accendi la TV, io vado in cucina. Martina! Posso padronare?
Un flebile Sì, tra i singhiozzi, arriva dal salotto. Martina, piangendo, cerca di truccarsi, si blocca ogni tanto, poi riprende da capo: Ma come ha potuto, così?!
Alla fine, stanca, raggiunge anche lei la cucina.
Beh, ormai i fornelli non li accendiamo più, ma porto qui quello che ho già pronto. I salatini li facciamo allitaliana! Giulia, brava! E non ci pensare più a Matteo. Era solo un ragazzo che pensava di poter ricominciare da capo con te, ma non ce lha fatta. Vedrai che lanno prossimo sarà il tuo anno! A quanto pare, durante la mia pausa in camerino, Giulia aveva già raccontato tutto a zia Vera. Stai tranquilla, la fortuna bussa sempre!
Giulia taglia laneto a pezzi minuscoli, si passa i capelli dalla fronte, tutto il profumo di quellerba invade la cucina.
Giulia, però così piccolo non serviva ma ormai va bene! Insomma, butta nellinsalata! acconsente zia Vera.
Io mi appoggio allo stipite della porta, e mi accorgo che stasera non riuscirò proprio a stare nel mio dolore come pensavo: la radio urla dalla finestra, nel decanter brilla una spremuta di mele, la rustichella occhieggia col suo olio e dà profumo, fuori sparano i fuochi dartificio, il vestito di Giulia brilla dargento, e zia Vera prepara tartine con dita abili.
Cosa posso fare? apro le braccia come ramoscelli. Sono pronta
E sospiro disperata. Sono condannata alla festa. E, forse, al miracolo.
Giulia, ormai sobria, racconta della sua esperienza al salone, degli ultimi trend di taglio, fa qualche battuta sulle tinte color cenere delle donne padrone di casa.
Troverò di meglio! dice lanciando le fettine di pomodoro sul piatto. E anche tu Martina! Vedrai!
Annuisco, perché è consuetudine augurare felicità a Capodanno. Ma lo sappiamo, è solo una frase
La cucina profuma, la fame si fa sentire, la tavola si apparecchia quasi da sola di piatti semplici e veloci. Zia Vera va e viene con una ciotola di insalata russa da posare al centro.
Zia Vera! Quanta ne hai fatta, tutta per te? esclama Giulia.
Ma no, credete che resto sola? Qualcuno passa sempre! Fidatevi! ride Vera.
Non ci credo. Ma già che ci siamo Giulia rosicchia il prezzemolo. Voglio conoscere un vero esploratore. Che sogno! Il Nord, lui tutto abbronzato dal vento, io lo scaldo, gli preparo il tè Fuori notte, orso polare che urla: Uuuuh!
Sorrido mio malgrado. Giulia è stata sempre una sognatrice incallita, si innamorava subito, piangeva, scriveva lettere, per poi cambiare subito idea. Ma lesploratore questa è nuova.
E tu, Marti? Cosè che vuoi davvero? chiede Vera.
Io? tracanno un sorso di spumante e poi: Io vorrei un netturbino. Sì, proprio così! Tanto non si avvera
Netturbino sia! Limportante è desiderare davvero sospira la vicina. Ora vado anche io, devo sentire il discorso del Presidente!
Ma resti qui con noi! Davvero vuoi stare sola? Marti è perplessa.
Meglio nella mia cucina, come una volta. Buon anno, bellissime! Esce, chiudendo la porta piano.
Io e Giulia ci guardiamo. Lei va verso il cellulare.
Ecco, tra poco cominceranno a chiamarmi! si mette a cercarlo furiosamente. I miei ora stanno in campagna, hanno lasciato la casa a me e Luigi Che traditore! La nonna è a Rimini. Ma dovè il mio telefono!?
Non lo so, il mio è lì. Forse in corridoio? Dai, Marti! Vieni! Giulia alza la TV, si alza elegante, stringendo il calice. Martina! Dai!
Sul video scorre limmagine del Colosseo; poi il Presidente inizia il discorso.
Ci blocchiamo. Quante volte labbiamo visto così, da bambine, in famiglia, poi con gli amici e laranciata, alluniversità, tenendo per mano qualche ragazzo, sorridenti, speranzose che davanti ci sia solo il bene, tanto bene da vincere tutto!…
Ora siamo qui, io e Giulia, due ragazze col cuore a pezzi, a varcare il nuovo anno assieme.
I dodici rintocchi, linno italiano, ci abbracciamo, calici in mano, quando dalla cucina entra un uomo: maglione natalizio, berretto rosso, sacchetto in mano, jeans bagnati di neve che si scioglie.
Giulia trasalisce, io annuisco impacciata.
Buonasera sussurra.
Buonanotte! Scusate se disturbo Questa è casa degli Andreoli? chiede luomo. Giulia gli mette in mano un calice.
No, è casa dei Michelini. Ma che importa. Buon anno! esclama. Brindiamo, mangiamo un crostino al salmone.
Grazie, ma il tipo vorrebbe spiegare.
Gli Andreoli stanno sopra! indico. Lei chi è?
Io? Sono lEsploratore. Vittorio. Portavo dei regali ai vicini. Ma ho sbagliato campanello…
Chi?! Giulia quasi soffoca. Cosa fa?
Esploratore.
Nel sacco cosa cè? occhi sgranati Giulia.
Cosa? Ma dai! Pesce, dalla Sicilia, ride lui.
Giulia, gli dà la mano. E viene dal Polo Nord?
Lui si irrigidisce, poi scoppia a ridere e il sacchetto cade: dentro, pesce congelato.
No, è il cognome! Mi chiamo Esploratore. Nipote dei vostri vicini Ma, ragazze, volete venire coi miei amici, lanciamo i fuochi dartificio insieme? Dai!
Giulia sembra titubante, ma vede che io annuisco.
Ok, va bene. Ma che sia chiaro: nessuna confidenza! puntualizza.
Sia mai! Intanto copritevi meglio, torno subito!
Vittorio sparisce, e io e Giulia infiliamo gli stivali.
E se fosse uno scherzo? Se non tornasse? domando timida.
Pazienza. Facciamo un giro e poi rientriamo per il tè. E la millefoglie.
Millefoglie, sì
Fuori nevica, la tramontana soffia neve in faccia, i palazzi scoppiano di petardi e fuochi, cè chi urla Evviva!, giochi con le palle di neve e risate.
Il cellulare di Giulia squilla.
Matteo? Non voglio parlare! replica decisa.
Giulia Ti auguro buon anno Scusa Ma era meglio così, credimi Giulia, vediamoci domani! Ho un regalo per te…
Scusa, Matteo, ho da fare. Adesso, domani e sempre. Basta. Passo Capodanno con Martina e lesploratore. Sì, uno vero! Ecco!
Giulia! urla lui, ma sente solo il segnale di occupato. È davvero la fine
Martina balla sul posto, quando un pupazzo di neve la colpisce alla spalla. Si volta.
Un ragazzo senza cappello, in piumino e pantaloni da sci, si blocca un attimo, poi grida:
Scusate! Non era intenzionale!
Ai suoi piedi una pala rossa. Subito un ragazzino accorre, colpisce il fratello più grande ridendo, si butta nella neve, poi anche lui. Alla fine si avvicina a noi.
Davvero, non volevo… Buon anno! si presenta sorridente.
Buonasera. Sei un netturbino? chiede Giulia, indicando la pala.
Io? Beh sì, ma no. È di mio fratello Savi. Io sono Federico, sorride.
Ci scambiamo uno sguardo io e Giulia. Ritorna Vittorio Esploratore che ci mette in manopure a Federicouna stella filante.
Bel Capodanno, vero? Facciamo un pupazzo di neve?
Dopo le stelline, ci mettiamo a ridere, a fare il pupazzo, a rotolarci giù nella neve, mentre zia Vera ci spia dalla finestra tutta sorridente. Abbiamo lasciato tutto il brutto nellanno vecchio; ora solo felicità.
Federico e Vittorio ci accompagnano fino casa, ma poi si fermano per il tè e la millefoglie. Federico riporta il fratellino a casa, poi torna con una scatola di cioccolatini.
Ecco, da parte nostra. Martina, suoni la chitarra? domanda vedendo lo strumento appeso.
Certo che sa! E canta anche! Vai, Martina! risponde Giulia, seduta vicino a Vittorio.
Se non ti spiace, cantaci qualcosa chiede Federico.
Martina arrossisce, annuisce.
Le dita sulle corde, intona:
Nel buio un lume acceso brilla sulla finestra, ti aspetto stasera, proprio al confine di ogni inizio…
Martina guarda fuori, dove la neve cade dal cielo della notte di Capodanno. Ora la neve non è più pungente, non graffia, non fa male agli occhi. Scende lenta, avvolge in un dolce valzer ogni cosa, coprendo il passato, lasciando spazio alla felicità che deve ancora arrivare.
Conserva la luce, custodisci il tepore, cè tanto, tanto posto per te nelle mie canzoni amare e dolci… conclude Martina, sorridendo a zia Vera che si siede ad ascoltare.
Vera annuisce a tempo, Vittorio le porge una tazza di tè.
Sul davanzale una candela brilla, la fiamma danza viva e sincera per tutti, senza chiedere chi tu sia. Lei scaccia i brutti pensieri e indica la via verso la felicità. Forse, è per questo che tutti amano così tanto le candele…
Fuori dalla finestra due uomini osservano la candela. Uno stringe un cuscino con una federa verde brillante, laltro una scatolina rossa con un fiocco.
Stanno un attimo, poi quello col cuscino accende una sigaretta. Laltro si avvicina, aspira il fumo. Poi sospirano, pestano i pupazzi di neve costruiti dai bambini e si allontanano: il primo sale in alto, nellimmaginaria scala della propria vita; il secondo torna da Valeria, da qualche parte a Prenestina. Buon viaggio Buona fortuna!





