La mia versione migliore di me stesso

La Migliore Versione di Me

Giada era la versione migliore di me. Sotto ogni aspetto. Più bella, come diceva sempre la nonna, più tranquilla, più sveglia. Non le passavano mai per la testa idee strane, non si infilava ovunque, non rompeva e non faceva cadere nulla. Bambina modello, a differenza mia, Valentina.

Giada è mia sorella. Ho cinque anni più di lei. È arrivata nella mia vita dopo che mamma si è risposata.

Giadina è proprio una santa, si meravigliava nonna Lucia, la mamma di mia madre. Dorme sempre, mangia che è un piacere. Nessun problema! Tu, Vale, eri diversa. Sempre a piangere, capricci su capricci, un tormento continuo. Ti abbiamo persino portato dal pediatra, tua madre si struggeva, e tu urlavi di più. Quanti nervi abbiamo consumato, una tragedia! Ma guardate questa sorellina, invece, che angioletto! È tutta un’altra storia Eh, si sa, è la genetica

La nonna Lucia coccolava la piccola Giada nel lettino, e a me invece metteva in mano labbecedario e mi obbligava a imparare le lettere. Da allora ho sempre odiato leggere. Era come una punizione per non essere come si deve, per non essere nata perfetta mentre mia sorellina sì.

Io e Giada eravamo diverse già dalla radice. Unica mamma, ma padri differenti…

Il mio, secondo la solita nonna Lucia, era un fannullone, uno che non voleva lavorare e che pesava sulle spalle di mia madre. Sempre a litigare con la suocera Poi un giorno se nè pure andato e stop.

La mamma ci ha sofferto tanto, piangeva, poi però ha incontrato lo zio Pietro. Un uomo grande, con la stempiatura, fiatone e dita corte e tozze, con certi occhi tondi da pesce. È entrato in casa nostra di lato, quasi strisciando come un orso, si è asciugato la fronte col polsino e si è guardato attorno.

La mamma ha allargato le braccia, rassegnata, come a dire si fa quel che si può, ma lo zio Pietro, scrollando le spalle, ha sorriso.

Con una donna giusta si vive bene ovunque, Loretta! Anche in questa casetta minuscola! ha detto, guardando il nostro bilocale.

Zio Pietro ha portato fortuna, diceva la nonna. Ha dato una svolta, una possibilità di vita vera a mia madre. Così, appena Pietro Bianchi è comparso in casa, la nonna Lucia si è subito precipitata a conoscere meglio il nuovo genero. Tutta pettinata, con un improbabile vestito color vino e labbra impomatate dello stesso colore. Ha portato una torta e una bottiglia di prosecco, ha cercato la mano di zio Pietro, convinta che si sarebbe inginocchiato a baciarle le dita, ma lui si è limitato a una stretta goffa e si è preso il cappotto.

Bene, allora conosciamoci meglio! ha detto la nonna, un po delusa. Il vestito doveva fare colpo, ma niente. Sono tanto felice per Loretta! Vale, spostati! Non rimanere attaccata! E mi spingeva via, riempiendomi le mani di roba da mangiare. Devo essere sincera, ero molto in ansia per Loretta, continuava, tutta presa a corteggiare Pietro, mia figlia è tutta segreti, si è sposata di nascosto, nascosto tutto Ho pianto per giorni! Pietro Bianchi, ci avete salvato! Siete il nostro salvatore!

In che senso? Zio Pietro ha aperto le spalle robuste.

Ma come Ma certo che sì! Da sola con una bambina ha bisbigliato la nonna, voltando su di me uno sguardo schifato. O forse era la mia immaginazione…

La mamma ha abbassato lo sguardo imbarazzata, mi ha preso la mano, mi ha sistemato i fiocchi nei capelli. I nastrini, color panna e sempre perfetti, mi pungevano la nuca, ma sopportavo perché la mamma mi pregava di essere una brava bambina.

Zio Pietro è entrato deciso in cucina, dove stavamo tutti stretti come sardine, ha fatto accomodare la suocera a tavola, si è seduto anche lui.

Ma cosa dite! Tua figlia è un tesoro! ha tuonato, tanto che i fiocchi nei miei capelli hanno tremato. Una donna eccezionale, di casa! E Valentina Ha annuito verso di me e borbottato. Una bimba normalissima, come tutte. Leduco io. Non serve mica lorfanotrofio! Lori, portami ancora un po di insalata di cavolo, è fenomenale. Prendila dal balcone, dai!

La mamma si è alzata, è corsa a prendere ancora un piatto di crauti fatti in casa. Poi, tutti insieme, hanno iniziato a cantare ad occhi chiusi, dondolandosi su e giù. Io sono tornata in camera e ho cullato il mio coniglio di pezza. Me laveva regalato mio padre, il vero, quello che una mattina è uscito a comprare il pane e non è più tornato. Ricordo solo che la mamma urlava, lui rispondeva a tono e poi se n’è andato. Era poco dopo lalba, ancora buio, e già urlavano. Lui è sparito, e io e il mio coniglio lo abbiamo aspettato a lungo tanto a lungo.

Qualche mese dopo ci siamo trasferiti nella nostra nuova casa. Zio Pietro, che proprio non riuscivo a chiamare papà, annunciò che aveva venduto la sua casa in campagna, e presto avremmo venduto anche il nostro buco e investito in una cooperativa edilizia. Aveva già adocchiato una villetta nuova, ancora in costruzione: cè tempo per infilarsi, diceva. Aveva sempre un sacco di idee per sistemarsi, cosa che a nonna Lucia piaceva molto.

E mentre siamo senza casa, dove andiamo? chiese mia madre, un po persa.

Nessun problema. Lucia ci ospita! Ho già parlato con lei, è daccordo. Non è vero? Tua madre è una grande donna, Loretta! Non si sentirà disturbata. Così ha anche un occhio su Vale, il nostro fiorellino di campo. Stai crescendo, Vale? Si è chinato su di me, coprendo la luce. Sapeva di cipolla e di giubbotto di pelle.

Sì, ho sussurrato, stringendo ancora di più il mio coniglio di pezza. Intanto pensavo: dove porterà il pane mio papà, se non saprà che ci siamo trasferiti?

Io ti do da mangiare, o no? ha borbottato zio Pietro. Lascia stare queste stupidaggini. Non tornerà più nessuno. Basta parlarne!

Ho guardato la mamma spaventata, mentre lei faceva finta di essere occupata a disporre forchette nella credenza, come se fosse la cosa più importante del mondo…

No, zio Pietro non mi ha mai trattato male. A volte urlava, ma raramente. Anzi, sembrava solo sopportarmi, o un po vergognarsi di me. Non mi accarezzava mai la testa quando portavo disegni a lui e mamma in cucina. E poi mamma discuteva sempre con la zia Chiara, la sua amica, in segreto, su come zio Pietro non mi aveva mai adottata: io restavo Valentini, come papà. La mamma invece era diventata Bianchi. Era sempre un problema, ma a zio Pietro pareva non interessare.

E la nonna Lucia? Gettava benzina sul fuoco.

Ma mamma, parla tu con lui, ti prego! supplicava mia madre, pensando che lui mi volesse bene, visto che mi comprava i giochi. Solo che non vuole riconoscermi come figlia. Ma sono sua figlia ormai! Il mio vero padre, quella testa calda di Andrea, non cè più, si può sistemare tutto

Non so, Loretta Non so! scuoteva la testa la nonna Lucia. Io fossi in te la piccola Vale la porterei dove serve. Hai fatto errori da giovane, capita. Andrea ti ha circuita, povera sciocca. E ora dobbiamo tirar su anche la figlia di uno così? Tu pensa bene ai geni! Meglio togliere la patria potestà e poi Se la piccola tua deruba pure qualcuno, tutti parleranno male di Pietro. No, Loretta, pensa al futuro! Fatti un altro bambino, con luomo giusto e vivete sereni. Vale le troviamo un posto. Prima o poi Andrea uscirà di galera, che si occupi lui! Tu ora pensa a te e a tuo marito. Guardalo, Pietro, che casa vi ha messo insieme! Un uomo doro! Tienilo stretto E Vale, scusa, è di troppo. Figlia di ladro, ladra Per lei cè posto solo in orfanotrofio.

A quelle parole mi è presa una paura terribile, ho iniziato a piangere a squarciagola. Non capivo bene tutto, soprattutto di papà, ma mi sono spaventata che la mamma potesse lasciarmi. Come poteva? Il papà era già sparito, e ora anche la mamma voleva abbandonarmi?!

Mamma! Non mi lasciare, mamma! ho urlato coi lacrimoni.

La mamma è corsa in camera, mi ha abbracciato fortissimo.

No! No, Vale, no, hai capito? Ti voglio bene, amore mio, ti voglio tanto bene. E non ti lascerò mai! Mai, capito? mi stringeva tanto che non riuscivo quasi a respirare, mi baciava, piangeva con me, poi è scoppiata a urlare contro la nonna.

Basta, non voglio sentirti! Non ti azzardare nemmeno a pensarlo! Andrea ha sbagliato, è vero. Ma Vale è mia figlia, buona e meravigliosa. E che la riconosca o meno Pietro, non importa: non la darò a nessuno. A nessuno!

Vedremo quando Pietro vi porta nella casa nuova, con il pancione che hai Pensi che non lho visto? Quando nascerà il bambino, deciderà lui chi tenere in casa. Io, Loretta ho sempre taciuto, la nonna Lucia strizzava gli occhi, il viso corrucciato. Ma adesso basta! Devi pensare alla reputazione di tuo marito. Ti ha preso con una figlia e tu pretendi ancora? Lo ami?

Lo amo

Allora fai bene le cose, finalmente, Loretta. Fai le cose per bene, almeno una volta!

Avevamo appena traslocato da lei, la nonna era in sella, come diceva. Senza casa, ci ha accolti, e quindi aveva anche lultima parola.

Quella sera mi sono ammalata. La febbre è salita, bruciavo e chiedevo da bere.

La mamma mi ha messo a letto, mi ha accarezzata e mi raccontava le favole. Era bravissima a raccontare favole, le più strane. Io ascoltavo e mi addormentavo.

Intanto, la nonna Lucia faceva rumore in cucina tra pentole e radio. La radio era sempre accesa, mattina e sera. Così almeno sembra che ci sia qualcuno in casa! diceva lei, da pensionata solitaria…

Passava le giornate guardando fuori dalla finestra, ed io accanto a lei sfogliavo i libri. Mamma era via, e senza di lei ero triste.

A casa della nonna ho trovato delle enciclopedie. Volumi enormi e pesantissimi, ordinati con cura nello scaffale. In mezzo a quelle pagine, ogni tanto, cerano immagini bellissime costellazioni, fiori, animali.

Leggevo male, chiedevo aiuto alla nonna, ma lei mi scacciava come una mosca.

Lasciami stare, Vale! Ho già abbastanza grane. Aspetta che la mamma torni, fatti aiutare da lei!

Ma quando torna la mamma?

Quando nasce il bimbo, torna. Dai, su, vai a prepararti che si va alla materna!

La nonna mi cambiava, mi metteva la sciarpa, mi infilava il berretto e via tra i viali umidi, sotto la pioggia, verso quellasilo tutto rosa. Durante il periodo a casa di nonna, mi hanno messa nellasilo pubblico più vicino (tutto grazie, ovvio, al buon cuore di Pietro).

Lucia, sei tu? A volte incrociavamo lamica della nonna, zia Rosi. Dove vai?

Allasilo, maledizione. Loretta è in ospedale, e a me tocca Vale.

Cosha tua figlia? fingeva comprensione la zia Rosi, ma mi squadava dalla testa ai piedi. Sapeva bene che ero di madre ma non di padre nobile, e questo la incuriosiva.

No, per carità! scuoteva la testa la nonna con gesto scaramantico. Sì aspetta un altro bambino. Da un bravuomo, finalmente. Ci è andata bene, ha trovato uno con la testa sulle spalle, che non si è fatto problemi. E stiamo anche per trasferirci, prestissimo!

Non ci credo la zia Rosi storceva le labbra, scioccata dalla fortuna di nonna Luciano.

La nonna Lucia sorrideva, tutta soddisfatta. Ormai sapevano tutti che presto avrebbe lasciato la sua vecchia casa per una nuova, magari persino una stanza solo per lei.

Nessuno, nemmeno Loretta o il marito, sapevano che la nonna aveva deciso che si sarebbe trasferita con noi, ma per lei era meglio così. Una bella sorpresa, no?

Allasilo cominciò a venire a prendermi Pietro in persona. Arrivava importante, con la borsa, salutava le maestre, cercava me con gli occhi.

Vale! Vedi, è arrivato il tuo nonno! correva da me Luca, il mio compagno di classe. Guarda, è lì! E indicava lo zio Pietro.

È il mio papà, storcevo la bocca. Grazie.

Luca mi guardava perplesso, poi guardava lui.

Ma i papà non sono così vecchi, mi diceva alla fine. Quello è un nonno!

Luca rideva, io scendevo a testa bassa verso Pietro. Non è il mio papà! avrei voluto urlare. Il mio papà è giovane e bello, solo che non cè più. Questo è un altro papà.

Pietro pazientemente aspettava che mi preparassi, poi mi prendeva la mano nella sua manona e ce ne andavamo, salutando le maestre. Appena il cancello si chiudeva dietro di noi, loro iniziavano a chiacchierare su di me e su Pietro. Mia madre, invece, non lavevano mai vista

La mamma era in ospedale nella speranza di riuscire a portare avanti la gravidanza. A volte Pietro mi portava a vederla: lei dalla finestra, io fuori, ci salutavamo, e mia mamma mi accarezzava con la mano contro il vetro. Ma non riscaldava, quel tocco. La mamma era stanca, pallida. Le portavo i miei disegni, Pietro li consegnava alle infermiere, lei li metteva nel taschino della vestaglia di cotone. Me la ricordo ancora: azzurra con il colletto di pizzo, già tutta stretta sulla pancia enorme. Sembrava le facesse male, quella pancia. Mi dispiaceva per lei, ma non potevo farci niente.

… Finalmente! ha sospirato la nonna, quando il telefono ha squillato alle cinque di mattina. Quanto pesa? Una femmina Perfetto! Meraviglia! Lucia, senza salutare, ha chiuso il telefono ed è corsa a svegliare tutti:

Pietro! Svegliati! Loretta ha partorito. Mi hanno chiamato direttamente! Ho dato dieci euro a una infermiera, Simona, ha subito puntato gli occhi sul portafoglio Ma lasciamo stare Ecco la notizia: è nata una bambina sana. Ora sì che viviamo bene, Pietro! Si comincia!

Sbatteva le mani sulla schiena di zio Pietro che, ancora mezzo addormentato, si girava, si arrabattava e correva in corridoio, quasi inciampando.

Ma come, ha partorito adesso? Avevano detto fra una settimana! Lucia, ti sarai confusa!

No! Corri a chiamare lì, se non mi credi. Finalmente! Una famiglia seria, da un uomo serio! lo sospingeva fuori la nonna.

E come sta Loretta? Pietro non mollava, si abbottonava la camicia con le mani tremanti. Sta bene?

Ma certo! Starà a letto un po, ma poi passa. Hanno detto che ha perso sangue, ma Loretta è forte, si riprenderà. Non pensare a quello, Pietro! Limportante è che la bimba è sana, finalmente! Una vera figlia, mica come questa Valentina

Pietro, già col telefono in mano, si è girato verso la suocera con uno sguardo severo.

Noi non siamo cani o pesci, signora mia! I nostri figli non sono cuccioli. E pure Vale è figlia nostra, come laltra, quella appena nata. E le basta, signora! Voleva aggiungere altro, ma Lucia è scoppiata a ridere, così forte che mi fischiavano le orecchie.

Uguale? Proprio uguale, eh?! Pietro, non sai niente allora. Vabbè, lasciamo perdere! Chiama, forza! e gli ha dato il telefono.

Allora, in piedi sulla soglia, ho capito che era nata unaltra bambina, giusta e perfetta, la figlia vera di Pietro. Lei sarebbe stata meglio di me, sempre meglio. E la mamma avrebbe voluto più bene a lei non essendo figlia sbagliata…

Mi sono infilata sotto il piumone. Avevo cinque anni, e ricordo che mi veniva voglia di urlare o mordere il cuscino. Ma ho solo stretto forte il mio coniglio e mi sono chiusa gli occhi…

La mamma tornò a casa una settimana dopo. La nuova bimba la chiamarono Giada. La mamma disse:

Guarda, Vale, è Giada, la tua sorellina.

Ho provato ad avvicinare la testa al suo fagottino, ma Pietro mi ha spinta via.

Non ti avvicinare troppo. Non le respirare addosso.

Non si poteva respirarle vicino, toccarla, sfiorare la mano fuori dalla coperta. Tutto proibito. Perché Giada era la bambina migliore del mondo, e io be, ci siamo capiti.

Allasilo ero la prima ad arrivare, lultima ad andare via. Pietro arrivava sempre trafelato, chiedeva di chiamare Vale, subito. Poi si correva a casa che bisognava uscire con la carrozzina. Pietro prendeva Giada, mamma la portava in braccio, sorrideva a me, poi si metteva a dormire, esausta.

Io guardavo dalla finestra lo zio Pietro che passeggiava su e giù nel parco, ma veniva la nonna Lucia a scacciarmi via, spalancava la finestra.

Basta star lì! Giada sta per rientrare, e tu hai già intossicato laria. Hanno dato cavoli allasilo? Non cè altro? Puzzi di verdura. Vai, siediti in corridoio! E mi cacciava, accendendo una sigaretta.

La nonna, negli ultimi tempi, era molto nervosa. Il trasloco si avvicinava e, sebbene nessuno glielo avesse chiesto, aveva deciso che sarebbe venuta pure lei. Come dirlo però? Come proporsi? Meglio dire o alludere?

Per i nervi, le veniva il mal di testa. E per il mal di testa, si fumava, e fumava accanto alla finestra aperta. Io in corridoio, che puzzavo di cavolo…

La mia sorella perfetta tornava dalla passeggiata tutta felice, rossa e sorridente. La affidavano alla mamma, e io mi mettevo a mangiare la solita minestra di orzo.

Di fronte a me cera Pietro, con la sua tazza di tè. Aveva già cenato a lavoro, ora cercava di scaldarsi dopo la passeggiata.

Allora, Pietro, quando sarà pronta la casa nuova? Quando traslochiamo? sbottò la nonna Lucia. Mi sono fermata anchio, forchetta in aria.

Una paio di settimane e si va. Portiamo i mobili, la Lori decide dove metterli, poi ci trasferiamo. State tranquilla, Lucia, non vi disturbiamo ancora per molto. Basta avere pazienza Costruire una casa non è facile, ma stiamo facendo tutto per bene.

Non sono in ansia, Pietro Non sono in ansia. Ma la tua famiglia? Ora dove stanno? annaspava la nonna.

Dalla mia sorella, un po stretti ma ci capiamo. Devono capire che io e Lori abbiamo bisogno di sistemarci. Appena ho sistemato la casa qui, aiuto anche loro. Versatemi ancora un po di tè, Lucia. Mi si sono congelate le ossa oggi.

Le ha passato la tazza. Lei si è precipitata, quasi inciampando sulla sedia, si è scusata e ha versato il tè. Era il momento perfetto di dire quello che le frullava in testa. Basta non spaventarlo!

Pietro, volevo proporti una cosa Vale, vai dalla mamma, chiedile se serve qualcosa! mi ha tirato per la gonna. Mi sono alzata.

Mentre passavo vicino a Pietro, lui mi ha preso tra le sue manone e ha esclamato:

Fermi tutti! Ho un regalo per te, Vale. Lho ricevuto da uno scoiattolo, me lha affidato apposta: Dallo alla tua brava figlioccia, ha detto.

Mi sono ritrovata in mano un cioccolatino incartato. Ho guardato sorpresa Pietro. Quelli costano tanto al negozio, la nonna non li prendeva mai. Pietro, però, laveva comprato. Proprio per me?

E che si dice? intrometteva la nonna. Ecco, sempre ingrata, questa! Grazie, non la sanno dire i figli di oggi?

Ha battuto la mano sul tavolo, rovesciando la tazza di Pietro. Scuse e stracci, mentre Pietro mi ha dato un bacio in fronte, mi ha strizzato locchio e mi ha mandato da mamma.

Vale, hai mangiato? la mamma era seduta sul divano, Giada accanto.

Sì, ho detto. Vuoi aiuto?

Siediti qui, Vale. Come va? Come si sta allasilo?

La mamma ascoltava il mio racconto confuso e si addormentava. Allora io mi chinavo sulla culla di Giada, la sorella perfetta. Lei mi afferrava il naso, cercava di sorridere.

Intanto, in cucina, la nonna passava allattacco.

Pietro, vorrei proporti Io, secondo me, dovrei trasferirmi con voi. Così aiuto Loretta con Giada, controllo anche Vale (che rovina tutto, lo sai). E poi sono insegnante, posso preparare la nipote, la faccio diventare un genio! Loretta non ce la fa da sola, io sì. Allora vengono con voi, questa casa la affittiamo a parenti tuoi, magari ne viene fuori un po di soldi. E su Vale Meglio portarla dove serve, non verrà fuori niente di buono ormai. Quando torna suo padre, se la prende lui. A te non serve. Lha fatta la Lori per sbaglio, sarebbe stato meglio abortire. Puliamo tutto, si riparte da zero. Che ne dici?

Lucia, che parlava con la finestra o forse con una foglia di acero, si rese conto tardi di aver esagerato…

Pietro, rosso fuoco, stava fermo con le mani sul tavolo, respirando a fatica.

Cosa vorreste dire, orfanotrofio? Ma cosa abortire e ricominciare da zero?! Siete fuori?! ha urlato. E che vi portiamo con noi? La mia casa la affittate voi? Lucia, basta! Non vi porterò mai con noi. Vi ringrazio per averci dato un tetto. Abbiamo vissuto grazie al mio stipendio, mi sa. Ora basta. Vale! Vieni qui! mi ha chiamato.

Mi sono avvicinata. Mamma, svegliatasi, si era stretta a Giada ma ho voluto andare.

Sapevo cosa stava per dirmi Pietro. La nonna mi aveva spaventata abbastanza. Ora sarebbe arrivato il discorso che te ne devi andare, noi restiamo, tu vai via. A volte, per farmi addormentare, la nonna mi raccontava di quanto si stava bene nei posti per i bambini abbandonati Presto ci vai anche tu. Era il mio turno.

Mi sono avvicinata al tavolo, ho messo il cioccolatino davanti a Pietro.

Valentina! Che vuol dire?! Prendi subito il cioccolatino e ascolta! Loretta, ascolta te anche tu! ha gridato verso il corridoio. Domani risolviamo la questione dei documenti di Vale. Vale, perché piangi? Che succede?

Mi ha preso per le spalle, scuoteva. Io singhiozzavo.

È lorfanotrofio? ho sussurrato.

Ma quale orfanotrofio?! Ma siete impazziti? Vale, sei nostra, mia e di mamma, capito? Lì ci vanno i bambini soli, tu sei la nostra bambina. Non pretendo che mi chiami papà, non merito ancora: ma amici possiamo esserlo? Sei nostra. E punto. Ora con te, Lucia! Pietro mi ha preso in braccio, io lho abbracciato forte. Sapeva di cipolla e giubbotto, ma era bello starci.

Non venite con noi! ha continuato a urlare. Mai più vi permetterete di parlare di Loretta o di Vale. Grazie di averci ospitato. Se lo sapevo prima, mai avrei mangiato alla stessa tavola. Loretta, preparati! Vale, vai a fare la valigia. E ascolta Mi ha posata, mi ha sistemato la felpa e, abbassandosi, mi ha sussurrato:

Aiuta la mamma, raccogli i giochi buttati in giro da Giada. Sei il mio piccolo scoiattolo, puoi fare tutto!

Nessun gioco in giro davvero, ma essere chiamata scoiattolo mi ha fatto felice. Posso tutto!

Ma come Ma dove andate?! gemeva la nonna nellingresso. Non volete una vita degna, eh?! Loretta, mi hai rovinata, tutta la vita mi hai rovinata, adesso te ne vai!? Se non nascevi tu magari ero felice ora! Adesso invece pulisco i vostri pannolini e son pure colpevole! Andatevene! E quel tuo Pietro che vada dove vuole! Cooperativa, dice lui! Ma va…

…Quella sera stessa siamo partiti. Neanche sapevo dove esattamente, una casa di paese con la stufa e una capra, ci lavavamo nella tinozza e accendevamo la legna per scaldarci. Non andavo allasilo, ma stavo con mamma, leggevamo, guardavamo riviste, mi insegnava a disegnare. E Giada dormiva tranquilla. Mamma rifioriva, era bellissima. Le vecchiette del paese ci portavano latte e torte. Mamma era scarsissima a cucinare dolci, ma loro lhanno insegnato. Care vecchine di paese Vi penso ancora… Le vostre canzoni, i vostri proverbi, la vostra accoglienza infinita, i vostri occhi pieni di rughe e quelle mani magre, gli zoccoli da lato, langolo santo delle vostre cucine e la lanterna che tremava col vento. In quelle case cera qualcosa di buono, caldo, che non aveva bisogno di documenti o firme. Stateci bene, grazie!

Quando siamo entrati nella nuova casa, tutti invidiavano Pietro per la bella moglie che aveva. Merito vostro, vecchine!

Ma le figlie sono degli amori! sospirava la nostra nuova vicina, zia Marta.

Pietro Bianchi sorrideva timido, si grattava dietro lorecchio e mi stringeva vicino…

E adesso la migliore versione di me, Giada, si sposa. La nostra principessa intelligente. Va alluniversità, lavora e, ora, si sposa. Io sono vicino a lei, vedo le sue mani tremare, cè lanello. E sapete? Non la invidio. Sono felice che Dio mi abbia dato zio Pietro, così goffo e buono, Giada, e tutti quelli che mi son stati vicini. E io la genetica, vi ricordate? Studio anchio, nuoto, ballo, disegno, e non voglio ancora sposarmi. Abbiamo strade diverse io e Giada, ma il punto di partenza era uno: mamma e Pietro, il nostro papà.

Ecco che piango Il fidanzato di Giada, Marco, mi porge la mano per ballare. È un bravo ragazzo, simpatico, mi piace e io piaccio a lui. E sì, ho preso il bouquet di Giada per caso! Mamma mi sorride, annuisce. Pietro di nascosto si asciuga gli occhi, il nostro papà dal cuore grande!

E insomma ora ballo con Marco, e sono la versione migliore di me stessa, perché ho chi mi vuole bene.

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