Fuori dagli Schemi

Pazza

Signorina, ci ha pensato bene?

Ginevra guardò il gatto e annuì.

È davvero sicura che sia quello che vuole? Non è ancora troppo tardi per cambiare idea…

Ho già deciso! rispose Ginevra con fermezza. E basta tentare di farmi cambiare idea!

E in effetti, ormai era inutile insistere. Tanto non avrebbe funzionato.
Per lei era lULTIMA OCCASIONE per tornare a una vita normale, e non aveva alcuna intenzione di lasciarsela scappare.

*****

Quel giorno sfortunato, Ginevra non aveva nessun programma. Era il suo legittimo giorno di riposo e si era convinta che, almeno una volta a settimana, potesse permettersi di non fare assolutamente nulla.

Davvero nulla.

Forse solo coccolarsi con un caffè forte poco prima di pranzo. E magari, la sera, cucinarsi i suoi amati gamberi.

Non era affatto complicato, e non avrebbe disturbato il suo meritato relax. Anzi, lavrebbe reso ancora più piacevole.

Ma tutti i suoi piani vennero rovinati dal campanello di casa. Un suono lungo, quasi senza interruzione.
Proprio mentre risuonavano quei tocchi insistenti, Ginevra fu presa da uno strano presagio.

Più quei visitatori sconosciuti restavano attaccati al campanello, più la inquietudine le cresceva dentro.

Eppure, non aveva reali motivi: non doveva soldi a nessuno, pagava regolarmente luce e gas, e non aveva mai infranto famiglie altrui Perché agitarsi?

E come mai, pensò, ha sempre la tendenza a temere il peggio?

Magari era solo la vicina con una fetta di torta di mele, o un corriere che aveva sbagliato scala. Capita, nella vita.

Ginevra si avvicinò cautamente allo spioncino e guardò. Subito dopo si scostò di colpo, come se avesse preso una scossa elettrica.

Quello che aveva visto sul pianerottolo le pareva talmente irreale che pensò di essersi sbagliata. Così, decise di ricontrollare.

No, no, non è possibile! bisbigliava appena, le gambe che tremavano.

In quel momento, qualcuno cominciò a bussare con insistenza. A un certo punto le sembrò che battessero persino con i piedi.

Poi…

Ginevra, apri! Sappiamo benissimo che sei in casa! E smettila di guardare dallo spioncino!

Forse nulla è più assurdo che cercare di stare in equilibrio sul bordo di un dirupo, e poi, dun tratto, gettarsi nel vuoto consapevole del rischio. Ma è esattamente ciò che fece Ginevra. Saltò, sapendo benissimo cosa poteva aspettarla.

Ciao, sorellina! Pensavamo che non ci volessi nemmeno aprire! scoppiarono a ridere Viola e Margherita, entrando di botto nellappartamento. Che reggia che hai!

Come avete fatto a trovarmi?

Suvvia che ci vuole?

Ah, davvero?

Guarda: vai allufficio anagrafe, lasci sulla scrivania una tavoletta di cioccolato e, dopo un minuto, ti danno tutte le informazioni che vuoi.

Così semplicemente? Ginevra faticava a credere che nellufficio anagrafe qualcuno avrebbe infranto la legge per una barretta di cioccolato.

Beh, se ci lavora un uomo pronto a chiedere in uscita una bella ragazza sorrise Viola.

Soprattutto, se di belle ragazze ce ne sono due! rise anche Margherita.

Ora capisco… sospirò Ginevra.

*****

Viola e Margherita erano sorelle di Ginevra, ma solo da parte di madre.

Avevano padri diversi. E, diversamente da Ginevra, erano nate da una grande storia damore.

La loro madre, Mina Bianchi, aveva sposato il ragazzo più affascinante del paese ed era al settimo cielo per essere stata proprio lei a conquistarne il cuore.

Dopo la nascita di Viola e Margherita, che erano gemelle, però, il marito dichiarò di amare unaltra.

Me ne vado! disse, e fatto il fagotto, partì.

Prima di andarsene, però, aveva promesso che, se necessario, avrebbe aiutato le figlie.
Mina, ferita e desiderosa di vendetta, lasciò le bimbe alla propria madre e si trasferì in città.

Neanche lei sapeva davvero cosa cercasse. In quei giorni ragionava poco.

Rabbia femminile e voglia di rivalsa, tutto mischiato al dolore del tradimento. Così si lasciò andare a qualsiasi follia.

Ma perché, figlia mia, vuoi andare in città? piangeva la vecchia madre.

Mina taceva. Lei stessa non lo sapeva. Forse cercava un uomo più ricco che la portasse via dal paesino, in modo che il marito che laveva abbandonata potesse rosicare dinvidia.

O forse voleva solo dimostrare a quelluomo che non era lunico principe sulla Terra.

A Firenze, Mina incontrò un belluomo di nome Federico, e tra loro scoccò subito la scintilla.

Era una donna appariscente, e non le mancava mai lattenzione degli uomini.
Solo che una relazione basata sulla menzogna non ha mai buon fine. E così fu.

A Federico disse di essere libera come laria, senza legami e senza vincoli nel paese. Che desiderava una famiglia solo con lui.

Quando, però, Federico seppe che era ancora sposata (non aveva divorziato) e che aveva affidato due figlie ancora piccole a una madre malata, chiuse subito ogni rapporto.

Dalla rabbia, la donna abbandonata disse molte cose di cui si sarebbe pentita. Compreso il fatto che, secondo lei, Federico non sarebbe mai riuscito a costruirsi una famiglia.

Federico rise e rispose: “Meno male che con te non ho figli”.

Ma…

A quel tempo lui non sapeva ancora che Mina era incinta. E quando lo scoprì, la piccola Ginevra aveva ormai dieci anni.

Come lo seppe?

Glielo disse Mina stessa. Il padre di Viola e Margherita si era ormai perso nellalcol, inutile sperare in aiuto da lui, e così la madre, con più figli da mantenere, si rivolse a Federico per il contributo.

Federico non credette subito che Ginevra fosse sua figlia. Ma Mina si rivolse al tribunale, fece riconoscere la paternità e ottenne il mantenimento.

Federico dovette pagare. E pagava bene, visto che aveva una buona posizione.

E viveva da solo. Aveva avuto davvero ragione Mina: non era riuscito a rifarsi una famiglia.
Di quei soldi, però, a Ginevra andava quasi nulla: tutto finiva per le gemelle.

Non sorprende: per Mina, Ginevra era una figlia non amata. Classica storia da Cenerentola: due sorelle che hanno tutto, e laltra che si smazza tutte le faccende e si accontenta delle briciole.

Sedici lunghi anni di umiliazioni e insulti. Sedici anni di soprusi e dispetti.

Ginevra non capiva davvero il perché di tanto odio. Obbediva sempre, svolgeva tutti i compiti che le venivano affidati, anche quelli non adatti alla sua età.

E sognava, di notte, una sola cosa: fuggire, non rivedere mai più né madre né sorelle. Un giorno, accadde davvero. Scrisse una lettera a suo padre, gli raccontò tutto, e Federico la portò da sé. Fu difficile, ma con bravi avvocati ce la fecero.

Ginevra, già diplomata, si iscrisse a una scuola di design a Milano.

Aveva sempre amato disegnare, cucire, arredare; creare bellezza, in fondo. Un lavoro che le si addiceva.
E suo padre la sostenne in tutto. Fino a quando rimase con lei.

Federico morì giovane… Ma lasciò a Ginevra il suo appartamento e dei risparmi, che le permisero di cavarsela nei primi anni.

La perdita del padre fu un colpo duro: avevano passato così poco tempo insieme.

Ma, pian piano, riuscì a rimettersi in piedi, trovò lavoro e andò avanti.

Un anno dopo la morte del padre, fece realizzare per lui la tomba più bella del cimitero (come si fa per una persona preziosa), e proprio dopo un anno, le sorelle si presentarono a casa sua.

Nemmeno lei capiva perché avesse aperto loro la porta. Forse perché non aveva mai saputo dir loro di no.

*****

Ginevra, ma non cucini niente? Vivi di aria? protestarono le sorelle, trovando la cucina deserta.

Scusate, non avevo previsto di cucinare oggi. È il mio giorno libero e speravo di riposarmi.

Tanto si riposa solo allaltro mondo! Hai già dimenticato cosa diceva mamma? strizzò gli occhi Viola.

Lho dimenticato e non vorrei ricordare, pensò Ginevra.

Allora, sorellina: qui bisogna mangiare! Noi siamo appena arrivate, ci devi preparare qualcosa. Noi intanto ci sistemiamo nelle nostre camere, ordinò Margherita.

Nelle vostre camere?!

Certo, che problema cè, Ginevra? Hai un appartamento di tre stanze. Vivi da sola. Vuol dire che due stanze sono libere. Vivremo lì.

In realtà, care sorelle, non vi ho mai invitate.

In realtà, cara sorellina, non ti abbiamo chiesto il permesso.

Ma…

Senti, siamo venute in città per sistemarci e trovare lavoro, ma alloggio non ne abbiamo. Vuoi forse negare aiuto alle persone più vicine?

Ginevra sospirò.

Avrebbe voluto cacciarle fuori subito, ma qualcosa la frenava.
Cosa? Retta coscienza? Senso del dovere? Paura? O forse si era ormai abituata a soddisfare ogni loro capriccio?

In quel momento non capiva perché avesse permesso alle sorelle di irrompere di nuovo nella sua vita. Ma sapeva solo una cosa: se ne sarebbe pentita amaramente.

*****

E il pentimento arrivò subito.

Ginevra tornò a fare la Cenerentola, esaudendo ogni richiesta delle sorelle.

Cucinava per tre, lavava il triplo dei panni, puliva per tutte. Tutto esattamente come ai tempi del paesino.

Lavorava in ufficio, lavorava a casa e, nei rari momenti liberi, piangeva in silenzio sul cuscino (di solito di notte).

Viola e Margherita invece si godevano la vita.

Non cercavano lavoro, ma andavano a appuntamenti con ragazzi ogni giorno. Alcuni li portavano persino a casa.

Ragazze, ve lo state concedendo un po troppo: chi vi ha dato il diritto di portare sconosciuti qui? Questa è casa mia!

Ma quali sconosciuti? Noi li conosciamo benissimo! rise Viola.

E ci concediamo ciò che ci spetta, rispose Margherita. Sei tu la più piccola, non puoi dirci come dobbiamo vivere!

Dopo tre mesi, Ginevra capì che le sorelle non avevano alcuna intenzione di trasferirsi altrove.

Che Ginevra fosse infelice non importava loro per nulla.
Alla fine della giornata lavorativa si sorprendeva a non voler tornare a casa propria.

Ma non era pronta a lasciarla nelle loro mani. Quella era la casa che il padre le aveva lasciato; era un ricordo troppo prezioso. doveva trovare una soluzione Mandarle via, ma in modo tale che la madre non potesse accusarla per tutta la vita di aver sbattuto la porta in faccia alle povere sorelle.

Dovevano andarsene da sole.

*****

Un giorno Ginevra, navigando su internet, si imbatté per caso in un articolo. Parlava di un gatto. Apparentemente comune, ma con una sorte particolare.

Si chiamava Otello, e dieci volte era stato adottato, e dieci volte restituito. Alcuni offrivano perfino soldi perché il rifugio facesse uno strappo. E il rifugio cedeva: il denaro non basta mai.

Ogni fortunato adottante di Otello riportava lo stesso motivo per la restituzione:

IMPOSSIBILE CONVIVERE.

Sempre scritto in lettere maiuscole, per sottolineare tutto il disagio.

Alcuni, dopo un po, pretendevano persino un risarcimento morale dal rifugio.

Se nè andato mio marito! E dopo otto anni insieme! Come vivo ora? scriveva furente una certa Simona P.

Mentre altri ringraziavano Otello: ad esempio, un certo Giovanni R. scrisse che era grato al gatto per aver scacciato la suocera da casa. Ma a chi domandava perché allora lo restituisse, Giovanni spiegava che alla moglie non si poteva dire di no.

Ginevra, che mai aveva visto quel gatto dal vivo, sinnamorò subito della sua foto.

E leggendo attentamente tutte le recensioni, capì che era proprio lui quello che faceva al caso suo.
Il giorno dopo, Ginevra si presentò al rifugio. Con un unico scopo: tornare a casa con Otello.

Signorina, è sicura della scelta?

Ginevra guardò Otello e annuì.

È proprio certa che sia la soluzione migliore? Non vuole ripensarci?

È deciso! rispose con sicurezza Ginevra. E basta con i dubbi!

Era chiaro che era inutile tentare di trattenerla. Non avrebbero avuto successo.

Per lei, era lULTIMA OCCASIONE per tornare a una vita normale. E mollare, proprio non voleva.

Pazza, sussurravano le volontarie mentre guardavano Ginevra portar via il trasportino con Otello. Vedrai che domani sarà già qui a restituirlo…

Sicuro come loro.

Ma Ginevra la pensava diversamente. Certo, intuiva che Otello fosse di carattere complicato e ci sarebbe voluta pazienza.

Ma, dopo tanti anni di sopportazione con le sorelle, come poteva spaventarsi per un gatto?

In fondo, amava gli animali. E gli animali amavano lei. Doveva provare. In fondo, non aveva proprio più nulla da perdere.
*****

Ginevra, che roba porti in casa? le sorelle fissavano il trasportino da cui provenivano suoni terrificanti.

Proprio così, terrificanti: Otello ringhiava, soffiava, sputava.

Addirittura ululava come la bora di febbraio. Avevi paura solo a guardarlo.

Lui è Otello, Otellino, rispose pacata Ginevra, godendosi leffetto che il gatto aveva sulle sorelle.

Ma perché lhai portato qui? domandò indignata Viola, evitando accuratamente lo sguardo del gatto.

Come perché? Vive con me. Sognavo da tempo di prendere un gatto: non trovavo mai il momento giusto. Ora si è presentata loccasione. Ed è dolcissimo.

Vivere?! sgranarono gli occhi le sorelle.

Non pensi che prima di decidere certe cose dovresti consultarti con noi? O almeno informarci delle tue folli intenzioni, sbottò Viola.

Anzi, ci potresti pure chiedere il permesso. Io, per dire, non ci tengo affatto a dividere casa con un gatto, protestò Margherita.

Carissime sorelle, perdonatemi se ho deciso senza consultarvi Solo che nemmeno voi mi chiedete mai il permesso per portare a casa degli sconosciuti. E poi questa è casa mia, quindi farò ciò che voglio, e la vostra opinione conta poco.

Mai prima dallora Ginevra si era rivolta così alle sorelle. Ma se lerano meritato.

Quando era bambina sopportava, ora era diverso.

Ora sarebbe stato tutto diverso.

*****

Otello passò unintera giornata rintanato chissà dove (né Ginevra né le sorelle riuscirono a scoprirlo).

Viola e Margherita pensarono che fosse un gatto pigro come la padrona, incapace di dar loro problemi.

Illusione passeggera. Dal secondo giorno Otello cominciò a fare il terremoto in casa.

Eppure, cera spazio, erano tre stanze, ma con tutte occupate, lui non lo accettava.

Scorreva nelle sue vene il sangue dei predatori! Discendeva dal re della foresta! Non avrebbe mai tollerato la presenza di scimmioni nel suo territorio.
Così ragionava Otello, difendendo con testardaggine i propri diritti.

Ginevra! Portati via il tuo gatto! Subito! urlavano al telefono Viola e Margherita, mentre Otello rovesciava ogni oggetto a portata di zampa e graffiava mobili e muri, lasciando i segni della sua rabbia.

Ginevra era al lavoro e consigliava alle sorelle di ignorarlo.

Sta solo giocando, diceva cercando di non lasciarsi scappare una risata.

Viola e Margherita si rintanavano nelle loro stanze, chiudendo bene la porta, e parlavano tra loro solo per telefono.

Uscivano solo quando Otello dormiva. Solo allora potevano vestirsi e fuggire fuori.

Ma non era lunica seccatura. Otello aveva una passione per scarpe e borse lasciate per terra o in bella vista.

Peccato che sia Viola che Margherita fossero solite spargerle dappertutto Risultato: restarono senza scarpe né borse.

In più, uscire dalle camere in momenti di tregua significava infilare puntualmente il piede in qualche pupù dispettosamente lasciata da Otello per non farla sembrare una favola troppo bella.

La vita diventava sempre più insostenibile.

Più volte le sorelle pregarono Ginevra di sbarazzarsi del gatto, ma quando lei rispondeva che Otello era il miglior gatto del mondo, scuotevano il capo gridando:

Sei pazza!

Eppure anche Ginevra qualche danno lo subiva: poteva trovare la pentola rovesciata e doveva pulire tutto da capo. O vedere la sua borsa preferita ridotta a brandelli e passare ore a ripararla. Fortuna che lavorava come designer: la borsa divenne tantè originale che le colleghe le chiedevano dove lavesse comprata.

Viola e Margherita ressero finché poterono. Ma dopo un mese cedettero, e andarono via.

Davvero ci sono riuscita? Che gioia! gridava Ginevra, entrando e trovando finalmente la casa vuota.

Non cera più traccia di loro!

Afferrò Otello, lo strinse forte e per dieci minuti lo ringraziò per averle aiutate a liberarsi delle sgradite coinquiline.
Senza di te, Otellino, non ce lavrei mai fatta! sorrideva, baciando il musetto del suo salvatore.

Pazza soffiava stizzito il gatto.

Era abituato a essere temuto, urlato, qualche volta anche maltrattato. Ma che qualcuno lo accarezzasse e baciasse senza paura di graffi era la prima volta.
Forse questo trattamento umano lasciò in Otello un segno profondo.

Si mise pure a fare le fusa.

E promise a sé stesso che sarebbe stato il gatto più buono e fedele del mondo.

Dopotutto, una bella ragazza di nome Ginevra aveva sopportato ogni sua follia e meritava il suo amore.

*****

Ginevra era finalmente felice.

Aveva mandato via le sorelle (o meglio, se nerano andate da sole) e aveva trovato un vero amico, con la coda e i baffi.

Un amico che sapeva difendere, ascoltare senza interrompere, e scaldare il letto nelle fredde notti dinverno.

Solo una cosa la inquietava: come avrebbe reagito Otello, se lei avesse portato a casa un ragazzo?

Un bravo ragazzo. Gentile, premuroso. Non il primo venuto. Con Alessandro lavoravano insieme da tempo, ma lei non ci aveva mai fatto caso.

Ora cera lamore. Chissà, magari si sarebbero pure sposati. Tutto bene, ma aveva paura di invitarlo a casa. Otello avrebbe accettato un terzo coinquilino?

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