Oksana e la suocera sedevano insieme sul vecchio letto, entrambe ben coperte. Era inverno e in casa avevano appena acceso la stufa. — Non preoccuparti, mamma. Andrà tutto bene, non ci perderemo d’animo. Ora ti porto le medicine. Oksana cercava in tutti i modi di rassicurare la donna, che in realtà non era la sua vera madre, ma la suocera, e ormai quasi ex… quasi.

Oriana e la sua suocera sedevano insieme sul vecchio letto in una casa di campagna alle porte di Parma. Entrambe erano vestite pesanti, mentre nella stanza appena si sentiva il tepore della stufa accesa per affrontare linverno.

Non preoccuparti, mamma. Andrà tutto bene, vedrai. Non ci perdiamo, affrontiamo tutto assieme. Ora ti do le medicine.

Oriana cercava come poteva di rassicurare la donna, che in realtà non era sua madre, ma la sua ex suocera. Quasi ex

Le circostanze della vita avevano portato le due donne a vivere insieme, con il figlio di lei, Marco, che era anche il marito di Oriana.

Oriana si era sposata tardi, a trentanni, diventando la seconda moglie di Marco. Non aveva distrutto nessuna famiglia: Marco era già divorziato quando si erano conosciuti.

La suocera, Maria Arcangeli, le era stata simpatica da subito. E anche lei si era affezionata a Oriana, così gentile e rispettosa. Oriana aveva perso i genitori da giovane e si era ritrovata sola; in Maria aveva trovato un po di quella famiglia che le mancava.

“Le cospiratrici!” diceva ridendo Marco.

Cinque anni di matrimonio erano volati, ma poi tutto era cambiato. Marco era diventato irascibile, si arrabbiava e gridava spesso contro Oriana e sua madre. Non ci voleva molto a capire che cera unaltra donna. Sempre più spesso tornava tardi, e con uno sguardo spento dallalcol.

Un giorno Marco fu chiaro: voleva divorziare. Diede a Oriana due giorni per andarsene. Lei non aveva ancora finito di preparare le valigie, che la nuova compagna di Marco arrivò trionfante con i bagagli.

Forse laveva fatto apposta per provocare. Era una bionda altissima dalle labbra gonfie e le ciglia così lunghe che sembravano ali di farfalla.

Oriana non poté fare a meno di ridere.

Mi hai lasciata per quella spaventapasseri con le ciglia di mucca? Buona fortuna, non mi mancherai.

Almeno lei sa divertirsi! Voi due, invece, sembrate due nonnine noiose. Due galline che pensano solo a chiacchierare.

Prendi pure in giro me, ma non tua madre!

Tesoro, allora tua madre vive ancora qui? squittì la nuova, sbattendo quelle sue ciglia assurde. Forse Oriana potrebbe portarla via. Non ci serve qui tua madre, no?

Mamma, anche per te è arrivato il momento di andartene. Ormai hai fatto il tuo.

Dove dovrei andare? Ho dato tutti i miei risparmi dalla vendita dellappartamento per costruire questa casa! sussultò Maria, stringendosi il petto.

Basta scenate! Puoi restare, ma chiusa nella tua stanza. Dora in poi, la padrona qui è Sabrina.

Amore, facciamo andare via tutte e due, che dici?

E ancora mia madre…

Tua madre? Vuoi che quella diventi mia suocera? Oh cielo…

A Oriana bastava così.

Mamma, andiamo. Torniamo in paese.

Meglio in paese che qui con questi due.

Tu siediti, raccolgo le tue cose.

Non dimenticare le mie medicine e la scatolina, e la borsetta.

Oriana prese una valigia in più e gettò dentro tutto quanto servisse: scatolina, borsa, medicinali, documenti, biancheria, qualche abito.

Prendetevi pure tutto, tanto il nostro non vi serve, sogghignò Sabrina, vero amore?

Marco guardava in silenzio, impotente. Sapeva che sua madre non avrebbe dimenticato, ma forse, prima o poi, avrebbe perdonato è pur sempre una madre.

Mezzora dopo, Oriana era già in auto. Maria sedeva nel sedile posteriore, silenziosa, le lacrime che scendevano silenziose, senza nemmeno voltarsi verso il figlio. Aveva dato tutto, e ora era di troppo.

Come faremo ora, figlia mia…

Abbiamo qualche risparmio in euro, mamma. E la tua pensione. Non ci mancherà mai il pane, e nemmeno un po di burro.

Arrivarono nel piccolo paese vicino Parma, dove Oriana era cresciuta. Fortuna che ci fosse ancora luce. Dentro era freddo, ma Oriana sapeva utilizzare la stufa, portare acqua, scaldare il tè.

Sei proprio brava, Oriana. Pare che tu abbia sempre vissuto qui.

Ho imparato tutto da mio nonno. E abbiamo già fatto la spesa, almeno non devo andare subito in negozio. I pettegolezziqui non mi sono mai piaciuti.

Piano piano la casa si riscaldò.

Domani pulisco tutto come si deve.

Qualcuno bussò alla porta.

Sei tornata, Oriana? Da quanto non ti si vedeva! Ho visto la macchina in cortile. Tutto a posto? Sei venuta in inverno… problemi?

Buonasera, zio Nicola, tutto a posto, grazie, ci si prende un tè assieme?

Volevo quasi invitarti, ma vedo che non sei sola… disse, guardando Maria.

Lei è Maria Arcangeli, la madre di Marco. Zio Nicola, è il nostro vicino.

Se avete bisogno, chiamatemi.

Per ora grazie, non serve nulla.

Passò una settimana. La casa divenne pulita e accogliente.

Lo sai, Oriana, anche io ero di paese… Poi ho sposato un uomo di città e sono finita a Parma. Lui è mancato che Marco aveva ventitré anni. Ho venduto lappartamento e dato tutto a mio figlio, che mi aveva promesso di vivere sempre insieme. Vedi come è andata…

Non piangere. Lo so che fa male. So bene cosa voglia dire. Ma tu potrai anche avere dei nipoti, magari.

Con quella ragazza? Santi numi… E zio Nicola? Vive da solo?

Solo. Sua moglie è annegata salvando un bambino tanti anni fa. Non si è mai più risposato, non ha figli. Era amico del nonno, anche se più giovane.

Passò più di un mese. Nessuna notizia di Marco, nemmeno una chiamata. Poi, un giorno, il telefono di Oriana squillò: era un numero sconosciuto.

Pronto, Oriana?

Sì, sono io.

Suo marito… è morto.

Si sbaglia.

Temo di no. Marco… Lui era ubriaco e si è schiantato in macchina. Era insieme a una ragazza. Lei è salva, senza nemmeno un graffio. Serve che uno dei familiari venga al riconoscimento.

Oriana pensò con dolore a Maria Arcangeli. Come dirglielo? E adesso? Chiese aiuto a zio Nicola.

Oriana, coshai? Sei pallida come un lenzuolo!

Non ti agitare, mamma. Siediti. Marco non cè più.

Oh, madonna santa… è colpa mia! Lho abbandonato!

No, mamma, è stato lui a scacciarti!

Eppure sono sua madre… Lo ha punito il destino.

Devo andare al riconoscimento. Zio Nicola verrà con noi.

Vengo anchio.

Veniamo tutti insieme, disse zio Nicola. Si va con la mia macchina, non se ne parla.

Dopo il funerale, Oriana e Maria decisero di andare nella casa del figlio, che ora sarebbe spettata di diritto a loro: madre e moglie. Marco non aveva fatto in tempo a chiedere il divorzio, troppo occupato tra feste e piaceri.

Zio Nicola non le lasciava mai sole.

Vi accompagno, siete due donne, serve una mano.

La casa… Comera cambiata in un mese! Vestiti sporchi dappertutto, piatti sporchi persino a terra, un odore pesante e di roba andata a male.

Mio figlio Non era così Che vergogna…

E voi che ci fate qui? Questa è casa mia, andatevene, urlò dalle scale la bionda delle ciglia-farfalla, seguita da un uomo trasandato.

Mostrami subito i documenti! tuonò zio Nicola.

Che documenti? Mio marito è morto, e ci siamo pure sposati!

Col cavolo, non cera nemmeno il divorzio!

Il matrimonio era in anticipo, tanto è tutto mio adesso!

Basta con queste sciocchezze! Andate via! Cè qualcun altro qui?

Luomo sgattaiolò fuori. Zio Nicola se ne assicurò.

Ora controlliamo tutti i documenti. Bisogna cambiare le serrature. Quella con le ciglia potrebbe avere ancora le chiavi.

Per fortuna i documenti erano a posto. Si cambiarono le serrature.

Tanta roba andò buttata. Zio Nicola restava sempre loro vicino.

Sapete, ne sentirò la vostra mancanza. Mi sono affezionato.

Verremo a trovarti noi. Ma anche tu, passa da noi!

Mi avete fatto tornare ragazzino, Maria mi ricorda tanto mia moglie…

Zio Nicola, ti ho visto come guardi Maria, e anche lei ti guarda… ci sarà una nuova storia damore?

Ma figurati! Si schermì lui, arrossendo.

Lo sappiamo, su!

Dopo un anno, Maria e Nicola si sposarono. Stanno bene insieme, felici anche con Oriana. Per loro è come una figlia. Ma non finiscono qui: Maria e Nicola avranno anche dei nipoti!

Oriana infatti divenne mamma. Non si è risposata, ma ha preso in affido due fratellini, che non potevano essere separati. Voleva salvare un bambino, ne ha salvati due.

I legami di cuore non nascono solo dal sangue o dalla nascita, ma anche grazie alle sfide della vita. Talvolta, la vera famiglia la si incontra per strada, tra le persone che scelgono di restarci accanto.

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Oksana e la suocera sedevano insieme sul vecchio letto, entrambe ben coperte. Era inverno e in casa avevano appena acceso la stufa. — Non preoccuparti, mamma. Andrà tutto bene, non ci perderemo d’animo. Ora ti porto le medicine. Oksana cercava in tutti i modi di rassicurare la donna, che in realtà non era la sua vera madre, ma la suocera, e ormai quasi ex… quasi.
Il mio marito e la mia figlia mi hanno voltato le spalle per sempre, così me ne sono andata in silenzio… e loro hanno iniziato a prendere il panico.