1 Dicembre Diario di Massimo
La punizione per il tradimento
Quando ho girato delicatamente quelluomo steso sullasfalto e ho visto il suo volto, sono rimasto così scioccato che per poco non mi bloccavo del tutto. No, non può essere! Ma quello è proprio.
Proprio in quel momento, lo senzatetto ha aperto gli occhi. E ho capito di non essermi sbagliato.
*****
Il primo giorno dinverno è stato sorprendentemente meraviglioso qui a Parma. La neve copriva i tetti, il sole brillava e laria pizzicava il volto.
Avevo quasi voglia di uscire sul balcone e gridare a tutto il quartiere: Che meraviglia!.
Ma ho trattenuto limpulso. Sono arrivato da poco in questo condominio, sono ancora il nuovo tra la gente della zona, non volevo che le vecchiette sedute sulla panchina iniziassero a sparlare di me, o peggio ancora, che scappassero ogni volta che mi incrociavano.
Così mi sono limitato a restare sul balcone, le finestre spalancate, inspirando a pieni polmoni laria fredda del mattino.
Mi sentivo così bene che persino il mio caffè, che mi aspettava solitario sul tavolo della cucina, è finito nel dimenticatoio.
Poi, unidea folle mi ha attraversato la mente: E se il caffè me lo bevessi fuori?.
Da bambino, ogni volta che andavo in visita dalla nonna a CastellArquato, facevo proprio così: una tazza di tisana bollente in cortile, aspettando lalba, felice di iniziare un nuovo giorno.
Perché non tornare un attimo allinfanzia?, ho pensato.
Ho riempito il thermos di caffè, lho chiuso stretto e sono andato a mettermi il cappotto.
*****
Appena uscito dal portone, mi sono guardato intorno per ricordare dovera il parco, poi ho preso la strada a sinistra.
La via era scivolosa, così camminavo con passi piccoli e guardinghi per non finire gambe allaria. Passando vicino a due anziane signore davanti allingresso, con i loro sacchetti dellimmondizia neri, ho colto un pezzo del loro chiacchiericcio:
Guarda, Assuntina, ha sibilato una, tutta indignata. Anche oggi ci ritroviamo questi barboni in zona!
Eh già Hanno preso gusto. Come se non ci fossero vie migliori dove distendersi.
Ma guarda lì: si è proprio sdraiato in mezzo alla strada. Né si passa, né si gira, borbottava la signora Teresa. E questa, ricordiamocelo, è una via pubblica…
Pubblica.
Bisogna passarci! E lui invece si piazza lì come fosse in villeggiatura E adesso che facciamo, Assuntina?
Chiamiamo i vigili? Che si portino via sto barbone come si dice?
Al dormitorio pubblico, forse?
Eh, proprio lì.
Secondo te non è solo barbone, ma è anche ciucco? Madonna santa! E adesso come buttiamo limmondizia?
Mah, tanto quello dorme, guarda.
Eh, dorme! E se ci afferra una per la gamba e ci tira nella tana sua? Peggio dei cani randagi!
Già, peggio proprio. Ce lho sempre detto: un uomo per bene mica si sdraia in strada. Magari è pure un delinquente! Vestito in quel modo, poi Meglio davvero chiamare i vigili!
Mi è venuta voglia di vedere chi stessero criticando così tanto, così ho dato unocchiata verso la discarica.
Accanto, proprio al centro della strada, cera davvero un uomo: tuta da ginnastica e scarpe eleganti Uno strano abbinamento, davvero.
Accanto a lui, un grosso sacco nero sembrava pieno di calcinacci e poi
Ho visto il cane.
Un cagnolino non molto grande, col collare ma senza guinzaglio, seduto vicino alluomo, gli leccava la faccia e guaiva con lamenti sommessi (probabilmente perché luomo era privo di sensi).
E per attirare lattenzione dei passanti, ogni tanto abbaiava, forte e insistente.
Non mi spiegavo come mai le signore avessero pensato che luomo fosse un barbone solo per come era vestito; io ero certo che fosse uno del quartiere, magari appena caduto.
Quando il cane mi vide, abbaiò di nuovo con decisione, quasi chiedendomi di avvicinarmi.
Guarda te che bestiola sveglia! pensai sorpreso. Non solo sta lì, ma cerca anche aiuto. È chiaro che è successo qualcosa, bisogna controllare..
Intanto, le due anziane, ignorando la mia presenza, continuavano imperterrite a lamentarsi.
E pure il cane da dove è uscito? Come si fa a buttare limmondizia così? Dobbiamo riportarcela a casa? sospirava Teresa.
Assuntina le faceva eco:
Tranquille mintromisi allora io. Ora vedo chi è questuomo.
Ma tu di chi sei figlio? Prima volta che ti vediamo, mi squadrare con sospetto. Che non sia amico di questo qui, quello sdraiato?
No, abito qui, ho comprato casa settimana scorsa, allultimo piano.
Allora sei dei nostri! sorride Assuntina.
Certo, Teresa si rabbonisce allistante. Si vede che sei ben vestito, uno normale.
Signore care, per favore non chiamate i vigili, vediamo prima cosa sia successo, magari ha bisogno daiuto.
Va bene, ma pensaci tu supplica Assuntina che noi non ci passiamo.
E anche il cane, magari sistemalo pure lui, aggiunge Teresa.
Ci penso io.
E magari, già che ci sei, ci butti anche limmondizia? Almeno non rischiamo di scivolare fino là.
Ho sorriso, preso i sacchi e mi sono avvicinato al gruppo.
Arrivato vicino alluomo, lho delicatamente girato su un fianco per farlo riprendere e mi si è gelato il sangue. Non è possibile! È proprio.
Proprio allora, il barbone ha spalancato gli occhi e mi sono reso conto di non essermi confuso.
Sergio?! Che cavolo ci fai qui?
Max?! Massimo Russo? Che sorpresa! Dammi una mano, non sento le gambe
Anche se non eravamo mai stati grandi amici (solo compagni di classe alle medie), ovviamente lho aiutato a rialzarsi. Si è scosso di dosso la neve, poi mi ha abbracciato forte, meravigliando le vecchiette che ci spiavano con occhio da falco.
Grazie mille, amico!
Non cè di che.
Oh sì, guarda se non cè di che! Qui la gente è lasciamo stare, nessuno ti aiuta. Guarda come ci fissano quelle due.
Le vedo, rispondo a bassa voce.
Invece di venire a vedere, si fanno solo i fatti miei e ora mi fanno male tutte le costole, chiacchierano tanto.
Quelle ti credono un barbone sbronzo e hanno paura, gli sorrido.
Già! E poi danno giudizi senza sapere nulla. Io sono semplicemente scivolato. Sono svenuto allistante, non ho sentito nulla.
E anche il tuo cane qui si è preoccupato: sedeva vicino a te e abbaiava per cercare aiuto. Come si chiama?
Bravo, risponde, per poi correggersi appena. Ma io non ci faccio caso.
Accarezzo Bravo sulla testa, ma il cane non mi degna di attenzione.
Fissa il padrone, come se non lo vedesse da dieci anni.
Eh, bravo È colpa sua se sono caduto: mi è saltato addosso da dietro, sono sobbalzato e sono volato giù.
Non posso fare a meno di ridere.
Quindi nulla da ringraziarlo! Se non fosse per lui, non mi sarei fatto nulla. Ora come lo finisco il lavoro in casa, così tutto dolente?
Mi ricordo del sacco della spazzatura e vado verso i bidoni.
Butta dentro anche il mio, ti prego. Ho mal di testa, non ce la faccio, mi chiede Sergio.
Ma dai, Sergio, ho due mani sono già impegnate.
Guarda che fortuna, fare pure il servetto!.
E pensare che ero semplicemente uscito per un caffè allaria aperta, per respirare e sentire un po di nostalgia dellinfanzia
Massi, dai, passo io il thermos. Così tu aiuti me e io aiuto te mutualità, no?
Già come ai tempi della scuola, penso divertito.
Come quando voleva copiare linterrogazione di matematica promettendomi che mi avrebbe difeso dai ragazzi dellaltra classe Promise. Ma poi, alla rissa, non si fece vedere: rimasi solo io a prendermi le botte. Bella amicizia, davvero.
Buttato il tutto nei bidoni (due sacchi e un borsone da cui spuntavano vecchie tappezzerie), torno e trovo Sergio già seduto sulla panchina che sorseggia il mio caffè come se avesse appena attraversato il Polo Nord.
Spero tu non ti offenda, Massimo. Ho preso un freddo lì a terra almeno mi scaldo un po.
Mah, ormai Ma non ti lasciano entrare in casa, che devi bere caffè in strada?
Guarda, a casa non ci torno volentieri. La mia ragazza, Lucia, non fa che parlarmi del dannato lavoro in casa: ristrutturare, imbiancare, montare parquet nuovo Prima di Capodanno bisogna fare tutto! Sembra che dopo le vacanze la vita finisca
Senti, già che ci siamo, racconta un po come va la vita. Non volevi iscriverti al tecnico edilizio dopo le medie?
Sì ma non mi hanno preso.
Fallito lesame di matematica?
Esatto. Ma per fortuna ho trovato una squadra di muratori che mi ha preso a lavorare. Lì mhanno insegnato tutto. Il diploma non serve.
E con Lucia come va, roba seria o solo convivenza?
Serissimo! Lo sai comè Lucia? Ha, stringe il tappo del thermos con i denti mentre allarga le mani come per descriverla, questi occhi enormi, stupenda!
Ho capito, sorrido dentro di me: Sergio, dopo dieci anni, è rimasto lo stesso di sempre.
Davvero, una ragazza stupenda sotto tutti i punti di vista. Solo che ormai col lavoro in casa mi tormenta Alle cinque del mattino mi sveglia: Vai a incollare i parati!. È ancora buio, e già lavoro. No protesta che soffende
Partecipa almeno?
Macché. Solo a comandare. Ma le voglio bene lo stesso. È perdonata.
Sergio, me lo hai già raccontato: una volta basta, gli prendo di mano il thermos vuoto.
Ecco il mio caffè allaria aperta!
Squilla il telefono di Sergio. Lui si tuffa nelle tasche per rispondere mentre io accarezzo Bravo, il cane, che non si è mai spostato dal suo fianco.
Sì, Lucy! No, non sono scomparso. Sono proprio qui vicino. Incredibile, ho appena rivisto un compagno di scuola che non vedevo da dieci anni. Ok, ho capito, torno fra cinque minuti a lavorare ai parati! Sì, subito.
Lucia?
Eh, tutta fissata con il lavoro in casa. Vabbè, scappo, Massimo. Bello rivederti.
Sergio si alza e scivola verso landrone del palazzo di fronte.
In fondo, sono felice che non abiti proprio qui. Ci siamo parlati, ma qualcosa in lui mi ha lasciato un gusto amaro. Laria sembrava anche più pesante dopo la sua presenza.
Sergio, e il cane?
Sergio si gira, perplesso, guardandomi come se gli avessi chiesto mille euro in contanti.
Il cane?
Non lo riporti a casa? Fa freddo, era in giro con te, no?
Bravo? No, quello lho lasciato in strada da un mese ormai. Lucia me laveva chiesto anzi, obbligato. Ma è una storia lunga, ora devo proprio andare.
Aspetta, almeno dimmi perché hai lasciato il cane in strada!
Che vuoi che ti dica scrolla le spalle Sergio.
In breve mi racconta che viveva da solo in una piccola casa, poi Lucia lo convince a trasferirsi nella sua, molto più grande.
Solo che ecco, spiega, lì cera da rifare tutto. Pensavo fosse solo una passata ai muri, invece voleva cartongesso, parquet, nuova carta da parati, sanitari E la mia casa labbiamo affittata così almeno tiravamo su due soldi. Anche la mia paga, ovvio
Sì, ma il cane, che centra?
Lucia odia i cani. Bravo poi una volta si è mangiato pure un paio di stivali di pelle e non ti dico che urla ha fatto. Alla fine, mi sono arreso e lho lasciato fuori città Eppure eccolo qui, non so come abbia trovato la strada.
Mi sono trattenuto a stento dal lanciargli il thermos addosso.
E poi, coi lavori da finire, non ho tempo nemmeno per lui. Dai, Massimo, alla prossima!
Bravo li guarda andar via senza tentare di seguirli. Forse ha capito che il suo padrone non lo vuole più. Ha fatto tutto quel viaggio per nulla.
Io resto lì, fisso Sergio che scompare nellandrone. Speravo fosse uno scherzo brutto. Ma quando il portone si richiude, capisco che per lui Bravo non conta più.
Ha scelto una ragazza dagli occhi enormi al posto di un amico fedele. Ma si può? È da non crederci.
Se qualcuno me lavesse raccontata questa storia, non ci avrei creduto. Ma lho sentita direttamente da chi ha tradito chi gli avrebbe dato la vita.
E io? Lho trattato da amico, gli ho offerto il caffè, gli ho buttato via la spazzatura, pure. A lui, che meritava solo il bidone della spazzatura, altro che aiuto!
Sono furioso. Peccato che la realtà mi sia arrivata tutta addosso solo dopo che Sergio è sparito dalla mia vista.
Bravo, come se sentisse la mia rabbia, mi poggia il muso sulla mano. Lo guardo negli occhi, lo accarezzo, e gli sorrido.
Sai, è da tanto che sogno un cane. Casa mia è grande, di spazio ce nè. Che ne dici?
Bravo mi guarda negli occhi, la coda si muove appena. Capisce, ma esita.
Lo so che vuoi bene al tuo padrone, altrimenti non saresti venuto fin qui né avresti provato a salvarlo.
Mi accovaccio accanto a lui.
Ma lui a te non ci tiene. Sergio non è mai stato un genio, ma stavolta ha fatto davvero schifo. Gettare un animale per compiacere una donna non ho parole!
Bravo mi si appoggia vicino, la coda prende vita. Come se avesse trovato qualcuno di familiare, di buono, di vero, quello che gli mancava.
Allora, vieni con me?
Bau!
Lo prendo come un sì?
Bau!
E allora andiamo, che qui ci si gela. Facciamo colazione insieme. Sai, vivere da soli è una noia.
Così mi sono trovato un amico.
Un vero amico, che non tradisce, con cui passeggiare ogni mattina, respirare aria buona e godersi la vita.
*****
Tre giorni prima di Capodanno, io e Bravo siamo al solito giro mattutino sotto casa. E incrocio, proprio davanti al portone della palazzina accanto, il mio ex compagno Sergio.
Da lontano non gli vedo il volto, ma solo guardarlo curvo, con due borsoni ai piedi, capisco che non è felice.
Avrei voluto evitare di avvicinarmi, ma qualcosa mi spinge ad andare.
Che succede?
Sei tu, Max! Vedo che hai portato a casa Bravo. Hai fatto bene, davvero. Io, invece, no.
Vuoi raccontarmi?
Che devo dire? Mi hanno fregato. Ieri ho finito i lavori a casa e Lucia mi fa: Fuori di qui, non mi servi più. Ma come? Dovevamo sposarci! E lei mi risponde che per uno come me, nessuna ragazza normale accetterebbe mai. Pensa te.
E sei andato via così?
Più o meno Volevo restare, ma lei ha chiamato i carabinieri, mi hanno buttato fuori con tutto, pure le borse. Adesso dove vado?
Ma hai ancora il tuo appartamento.
E a che serve? Lho affittato, gli inquilini hanno già pagato fino a fine mese con quei soldi Lucia si è fatta la casa nuova! Ora non posso certo cacciarli alla vigilia di Capodanno. Sono, per un po, di fatto senza casa.
Che storia.
Senti, mi guarda speranzoso, mi faresti restare da te per qualche giorno?
No, mi spiace.
Vabbè. Ci provo con qualche conoscente. Forse per vecchi tempi qualcuno mi ospita.
Prova pure. Ma non ti auguro nulla, e di certo non meriti nulla per aver abbandonato il tuo cane. In ogni caso la vita ti ha già restituito con gli interessi.
Sergio non dice niente, non guarda nemmeno Bravo. Prende le borse e se ne va verso la strada.
Io e Bravo, senza voltarsi, continuiamo la nostra passeggiata.
*****
La sera prima di Capodanno, di nuovo sotto casa, assistiamo a unaltra sceneggiata. Vicino allandrone dove abitava Sergio, due donne si scontrano una giovane, laltra anziana.
Mamma, ma come fai?! Ti ho rifatto lappartamento e ora mi butti fuori?
È casa mia, Lucia! Faccio quello che mi pare! E se continui a stressarmi, chiamo i carabinieri!
La giovane raccoglie la borsa e se ne va.
La signora chiama qualcuno, aspetta, poi entra mano nella mano con un uomo avanti negli anni dalla barba bianca.
Guardo Bravo e sorrido:
Vedi, la vita Il frutto non cade lontano dallalbero, sai? Almeno noi, caro mio, nessuno ci butterà fuori in questi giorni di festa.
Bau!
Già che ci siamo, perché non andiamo in piazza a scegliere il nostro albero di Natale?
Attacco il guinzaglio al collare e partiamo assieme, contenti della neve, del sole brillante e dellaria finalmente pulita.
Perché, sì, adesso laria era davvero pulita: senza Sergio, senza Lucia, a rovinare latmosfera.






