Nel fosso tra la neve vicino alla strada abbandonati dei cuccioli appena nati: restavano loro solo poche ore di vita

Molti anni fa, sulle strade gelate che si snodano tra le colline intorno a Firenze, accadde una storia che ancora oggi, al pensiero, stringe il cuore.

Era una di quelle mattine ancora fredde, quando l’inverno, pur lasciando intravedere la promessa della primavera, non voleva cedere il passo. Tra gli alberi spogli, vicino alla statale che porta verso Siena, qualcuno trovò dei cuccioli appena nati, abbandonati in una buca scavata nella neve fresca. Sembrava incredibile che delle creature così minute potessero sopravvivere in quellinferno bianco. I piccoli, rannicchiati stretti gli uni agli altri, cercavano disperatamente un po di calore, i loro corpi tremanti e il fiato corto disegnavano piccoli sbuffi nellaria gelida.

In città, il termometro segnava già -7, ma fuori, tra i campi e lungo la strada, la temperatura scendeva ben sotto i -10. Nessuno avrebbe mai detto quanto ancora avrebbero resistito in quella trappola di ghiaccio. La cavità nella neve, profonda forse venti centimetri, era diventata il loro rifugio. Il calore dei loro corpi aveva persino sciolto un po di neve sotto di loro, segno che erano rimasti lì troppo a lungo, abbandonati.

Ma il destino volle che passasse di lì Giorgio, il titolare di unofficina meccanica poco distante. Fermò lauto, vide la piccola massa di pellicce tremanti e subito li raccolse uno ad uno con mani premurose, portandoli dentro. In quel momento non sapeva ancora cosa fare, spaesato e preoccupato, ma ebbe una certezza: non li avrebbe mai lasciati morire soli. È a lui che dobbiamo essere grati, per non aver voltato lo sguardo.

Cinque piccole anime, così fragili. Tre maschietti e due femminucce o forse quattro maschi e una sola femmina, era impossibile dirlo con esattezza da quanto erano piccini. Giorgio telefonò a vari volontari delle associazioni animaliste, ma nessuno in quel periodo poteva accogliere quei cuccioli così giovani. Portarli in un canile era impensabile: a due o tre settimane di vita non sono ancora pronti per le vaccinazioni, che si fanno solo dopo i due mesi di età.

Mandare dei neonati così in un rifugio equivale quasi a una sentenza. Rischiavano di ammalarsi e morire. E purtroppo, episodi simili erano già accaduti in passato, lasciando amari ricordi. Anche le case-famiglia che collaborano con i veterinari erano momentaneamente piene; avevano appena ospitato altri due trovatelli, Stella e Leo, sopravvissuti per miracolo a una grave malattia.

Quella notte i cuccioli rimasero nellofficina, tra rumore dingranaggi e odore dolio. Giorgio, turbato, raccontò il giorno dopo di aver controllato le registrazioni delle telecamere: si vedeva una donna, se così si può chiamare, lasciare i cuccioli nella neve a notte fonda, indifferente e fredda come quella gelida aria che li circondava.

Cosa avranno provato quei piccoli, strappati troppo presto alla madre e gettati nella neve come fossero cose senza valore? Solo Dio può giudicare chi è capace di simile crudeltà.

Ci promettemmo, lì per lì, di fare il possibile affinché quei cuccioli trovassero una vera casa e famiglie che li amassero davvero. Perché meritavano una vita calda e luminosa, non solo nel corpo, ma nel cuore. E per donar loro futuro e speranza, ci impegnammo a non dimenticare mai quella fredda mattina tra le colline toscane.

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