Ci vuole proprio un uomo in casa, Marietta! Uno che tenga le redini, capisci? Ma dove li trovi, oggi, gli uomini veri? sospirava Adele Vittoria, la voce profonda, sgranocchiando semi di zucca seduta sulluscio. Sono spariti, dico io! Io sono stata fortunata a prendere lultimo, il mio Matteo, ma anche lui mi ha lasciata sola. Ormai non sperarci, non si trovano più, specialmente con un bambino sulle spalle come te… Ti toccherà vivere da sola, ecco cosa penso, Maria cara.
Adele Vittoria, la vicina di casa, si accomodava meglio sulle sue gambe gonfie, sputava la buccia nella mano, osservava Marietta, la figura esile, coperta di lentiggini sul viso e sulle spalle, con una canottiera sbiadita dal sole e una lunga gonna quasi trasparente alla luce, che a piedi nudi stendeva le lenzuola su uno stretto filo teso tra due pali. Le lenzuola sventolavano come bandiere bianche nel vento, i copripiumini gonfi come vele, tutte le camiciole e i calzoni di Giorgio in fila come passeri sulle mollette, pronti a volar via se non fosse che Maria vigilava attenta.
Più indietro, allombra della casa dove nessuno avrebbe visto dalla strada, Maria sistemava con cura i suoi vestiti, le sottovesti, la combinazione con i pizzi, bella come quelle delle riviste. Laveva comperata in città quella volta che erano andati allo zoo con Giorgio.
Arriva la pioggia, segnatelo! continuava zia Adele. Ritira subito la roba, sennò si bagna! Guarda laggiù, quelle nuvole nere a ponente… Ci sarà temporale, me lo sento nelle ginocchia, segno sicuro.
Avrà tempo di asciugarsi, non faccia storie, zia Adele, non porti gramo! Un temporale così, con questa secca, fa quasi paura rispose Marietta, allontanando dal viso una ciocca di capelli schiarita dal sole, mettendo la mano a visiera sugli occhi. Giorgio! Giorgino, vieni a pranzo! chiamò il gruppetto di bambini accovacciati sullo sterrato a osservare chissà cosa tra la polvere. Viene anche lei, zia? chiese girandosi alla vicina.
Lei ci pensò, strinse le spalle, ma acconsentì.
Va bene, se insisti, Adele Vittoria si alzò, gettò i semi nel barile vicino alla porta e si avviò alla scala, quando improvvisamente il gatto di Maria, Gennaro, le si ficcò tra i piedi. Sciò, bestiaccia! lo scacciò con il piede. Sempre tra i piedi questi gatti, e tutte da te fanno gruppo, Marietta… Via, fu! agitò le mani verso Gennaro, che dopo aver soffiato si lanciò a inseguire gli uccellini nei cespugli.
Zia Adele si considerava la protettrice di Marietta. Oh, ci mancherebbe! Era tornata dal collegio senza diploma ma con la pancia, scandalo per tutto il paesino, orfana senza nessuno che la difendesse. E Adele lì, pronta, una parola buona, una mano, un consiglio.
«Io ti capisco, Maria. Una donna vuole essere felice, in modo semplice, nostro… Così ti sei lasciata tentare. Senza una mamma è dura, si cerca affetto! Se hai peccato, si vedrà. Con me, non anneghi di certo!» diceva mentre si muoveva per la casa di Maria come una padrona.
Marietta aveva una casa bellissima, tutta in legno, costruita con ingegno, una stanza luminosa, due camerette, una cucina, il profumo delle erbe nei sottoscala, legna asciutta, il piano di sopra abitato: lì Giorgio, il suo bambino, aveva il suo piccolo rifugio segreto.
Una casa così Adele la sognava, invece della catapecchia lasciatale dal marito alcolizzato
Zia Adele era donna invidiosa e burbera, metteva in giro chiacchiere su Marietta, la criticava, poi subito la consolava perché non si crucciasse:
«La gente ne dice tante, Marietta, ma tu conti su di me, ti proteggo io!»
Allinizio Maria cedeva, era pur sempre la vicina, la conosceva da bambina: daccordo, un carattere duro, ma Adele aveva passato la guerra, ne aveva viste tante, bisogna capirla.
Solo che quando Adele iniziò a prendere di mira Giorgio, Maria si svegliò: non voleva litigare, ma la confidenza era finita. Mandarla via dal cortile però non trovava ancora il coraggio. Ah, se fosse stata più sicura
Giorgio corse su per il sentiero, senza fiato, asciugandosi le mani sul petto nudo, abbronzato, agile come uno scoiattolo. Marietta lo sollevò come fosse una piuma, lo baciò sulle guance, sulle labbra carnose, sulla fronte accigliata.
Il ragazzino si divincolò rabbioso, strillando:
Lasciami! Mamma dai! Mi vedono tutti! Dai smettila! Uffa, sei tutta bagnata! alla fine Marietta lo rimise a terra, lui si passò una mano sporca sulle guance, come infastidito.
In pubblico era grande, aveva sei anni, indipendente, spericolato: Giorgio che lanno prima avevano dovuto tirare giù dalla torre dei pompieri, che in primavera era finito nel pozzo penzolando maldestramente, quasi si rompeva il collo! Si buttava dalla corda in laghetto, scommetteva con gli amici per camminare di notte al camposanto, disturbava il vecchio don Giovanni, tirava noccioli di ciliegie, provava anche a spaccar legna, senza molto successo. Un uomo, Giorgio, voleva essere lasciato in pace dalla mamma!
Di notte, però, quando nessuno vedeva, veniva strisciando accanto a lei nel letto, si stringeva vicino alla pancia calda della madre, le braccia intorno.
E Marietta, appena sveglia, affondava la mano nei suoi capelli folti e morbidi, gli accarezzava il viso, le spalle, baciava le mani roventi.
Mamma, tu mi vuoi bene, vero? sussurrava piano Giorgio. Zia Adele dice che non dovevo nascere, che ti ho rovinato la vita
Ti voglio bene! Più della mia vita, tesoro. Al mondo non cè nessuno che amo quanto te! rispondeva piano Marietta. Non dare retta a nessuno! Senza di te sarei stata infelice, capisci?
Eh E papà? Hai voluto bene anche a lui? insisteva il piccolo.
Anche a lui rispondeva distogliendo lo sguardo dalla finestra. Non voleva parlare di quelluomo, ancora oggi le faceva male
Zia Adele dice che era cattivo, che ci ha abbandonati. Perché allora lo hai amato? Magari sono cattivo anchio? Zia Adele dice che se sono figlio suo diventerò uno sbandato! Giorgio si sedeva angosciato nel letto, stringeva gli occhi per la luce della luna, si strofinava il volto. Aveva paura che, addormentandosi, la mamma potesse sparire. Adele diceva che bisognava “sbarazzarsi” di lui…
Non dire sciocchezze! Sei il mio bimbo, solo mio! E diventerai il migliore degli uomini, su tutta la Terra! Sei buono, dolce, e molto forte! Maria labbracciava a sé, lui si divincolava ma restava stretto al petto. Zia Adele dice solo fesserie!
Mamma, allora sono un vero uomo? Uno forte? gonfiava i pugni, mostrando i muscoli appena accennati.
Certo! rideva Maria. Sei un uomo vero.
Allora zia Adele mente! Lei dice che non esistono uomini, invece io ci sono! Non voglio che venga più qui, mamma! sussurrava Giorgio, arrabbiato.
Non si può, Gio. Lei è la vicina e ci ha sempre aiutato, anche quando eri piccolo e io ero ammalata. Non bisogna avercela con lei. Su, dormi amore. È tardi
Maria metteva il figlio vicino a sé e nessuno avrebbe mai saputo che, di notte, Giorgio ritornava un gattino fragile, acciambellato a respirare caldo nel suo collo. Solo loro sapevano
Zia Adele si sedette impacciata a tavola, Maria le mise davanti il piatto di minestrone.
Giorgio! Mani a lavare! sgridò la vicina.
Le ho già lavate! Dillo tu mamma! rispose Giorgio, diffidente sotto lo sguardo della donna.
Sì, sì, siediti Gio. Devo andare in posta dopo, la signora Tania mi sostituisce. Mangia pane e cipolla, dai…
Maria si sedette di fianco.
Adele Vittoria sorbì rumorosamente la minestra, staccò grossi bocconi di pane, ingoiandoli come se avessero potuto portarglieli via da un momento allaltro.
Dai, versami un bicchierino, Maria, che ti costa? masticava la donna.
Maria sospirò e pose un bicchierino di grappa davanti allospite.
Adele lo buttò giù tutto dun fiato, sbatté il pugno sul tavolo, si pulì lalito con la cipolla.
Bella compagnia, pensava Maria. Ben altro il nonno Giovanni, che affascinava Giorgio coi suoi brindisi, le sue battute, il sorriso largo, che non aggrediva mai il bambino con quegli occhi maliziosi.
Giorgio si fece scuro, guardò la madre che gli fece un cenno di coraggio.
Che cè, Giorgio, non mangi? lo apostrofò zia Adele. Una volta si capiva il lavoratore se si finiva il piatto Se smangiucchiavi, ti lasciavano andare via, una nullità! E io ti dico, Marietta, uomini non ne nascono più Sempre peggio, chiunque metti al mondo, tutto scarti! e sbatté il cucchiaio vuoto, bevve la composta dun fiato, spingendosi su e facendo cigolare il tavolo.
Giorgio gonfiò le guance, trattenne le lacrime. Maria posò il cucchiaio, le spalle dritte. Il bimbo non laveva mai vista così severa.
Si sbaglia, zia Adele! Giorgio è un uomo bravissimo, la mia forza e il mio appoggio. Non permetto che si parli male di mio figlio. Se non le va bene, non venga più a casa mia.
Come?! Adele quasi singhiozzò. Tu parli così a me? Andrebbe messa una pezza su quella bocca, Marietta! E quello lì indicando Giorgio nato da niente, niente resterà!
Adele si rabbuiò, stringendo i pugni per la rabbia. Tutto di Maria la infastidiva: la bellezza, la dignità, quel sorriso calmo che sembrava sapere ciò che lei ignorava.
Vada a casa, zia Adele. È ora, Maria le aprì la porta e rimase pronta finché la donna uscì.
Quando decido io me ne vado! Trovati un uomo, bella, uno vero che ti metta in riga! Così almeno non sarai più uno scandalo! ringhiò Adele, ma se ne andò. Giorgio si lanciò su di lei a pugni, Maria lo trattenne, chiuse la porta.
Da quel giorno, la vicina smise di salutare, non lanciava più semi di zucca dalla panchina del cortile, solo occhi truci e sibili velenosi.
Maria non ci faceva caso. Per Giorgio avrebbe fatto muro!
Qualche giorno dopo arrivò il nipote di Adele Sergio Bartolomeo, uomo sulla quarantina, elegante col cappello chiaro, abito estivo e sandali, e un vassoio di pasticcini.
Buongiorno, Maria! la chiamò oltre la staccionata.
Maria, che zappava lorto, si sollevò, si sistemò il fazzoletto.
Non si ricorda di me, Maria? Sergio si avvicinò, salutò con la mano. Destate venivo da zia Adele, si ricorda il laghetto, le ninfee, i pescatori che ci cucinavano i pesciolini? sorrideva franco, mostrando una bocca grande come quella della zia.
Maria fece la vaga. Ricordava, ma non voleva parlare; Sergio era stato da piccolo altezzoso, dava la bici solo in cambio di caramelle
Ho da fare, mi scusi si chinò e iniziò a raccogliere fragole. Giorgio! Porta il cestino, vieni a dare una mano! Il bambino, che giocava con Gennaro, si precipitò con il suo piccolo cestino di vimini, fatto dal nonno Giovanni.
Così è, commentò il vicino. Tua madre dice che hai avuto delle disgrazie. Difficile crescere un figlio da sola?
Me la cavo, rispose Marietta, Disgrazia è restare soli, non avere nessuno in casa. Io ho Giorgio, la mia felicità. Giorgio, prendi la più grossa, mangiala te! Comè? Buona?
Il ragazzo si sporcò tutto il viso di rosso dolce. Le api già ronzavano attorno al profumo delle fragole.
Eh, altroché difensore! Avresti dovuto darla alla mamma, la grossa! rise Sergio dirigendosi verso casa.
Giorgio divenne rosso, Maria lasciò correre
A Sergio, Marietta ora piaceva. Da piccola la trovava insignificante, ma ora sì che era una donna forte.
Luomo accomodatosi sullo scricchiolante pavimento, si sedette nella sala. Adele entrò, si avvicinò in modo confidenziale.
Eh, ti piace la ragazza, nipotino? Non essere scemo, prendila! È un po sciupata, ha già il ragazzino, ma è tutta tua! Ti sistemi una casa, un orto, lei lavora, tu destate vieni, fai la vita comoda. Adele rise, porse due bicchierini e la bottiglia.
E il figlio? Da dove salta fuori? chiese Sergio.
Quella si è lasciata tentare a Firenze, studiava, niente diploma, ma un figlio Non badare, Marietta si fa solo desiderare. Schiacciala tu, che senta chi comanda!
Sergio si sdraiò poi sul letto, russicchiò, si svegliò svogliato, guardò dalla finestra.
Bella davvero Zia ha ragione, basta prenderla, sarà mia!
Si alzò, si grattò la barba lunga sui guance, infilò la canottiera.
Vado ad aiutarla con la legna strizzò locchio alla zia, che si appostò al finestrino.
Maria non lo sentì arrivare, ma lo percepì, ormai ubriaco, forte Lafferrò da dietro, la girò, le premette la bocca puzzolente sulle labbra.
Marietta scalciò nella sua presa, colpì con i pugni, le era scivolata via lascia. Tentò di gridare, ma una mano sudata le tappò la bocca.
Mollala! qualcosa di duro colpì Sergio sulla schiena.
«Un fucile!» pensò terrorizzato Sergio, «Magari il suo amante? Però la voce era da bambino!» si corresse.
Maria si liberò, afferrò un ciocco e lo usò per scacciare laggressore. Giorgio gridò e perse lequilibrio.
Via! gridò Maria stringendo in pugno la maglia di Sergio. Ancora un passo, e ti spacco le ossa!
Sergio bestemmiando si allontanò. Zia Adele irruppe sghignazzando ubriaca sul portone.
Il nipote la scansò, sgattaiolò nei locali bui, Adele dietro.
Mamma! Ho paura! Non sono un uomo vero, non ti so difendere! singhiozzava Giorgio aggrappato tra i capelli della madre. Lei lo stringeva e gli rispondeva:
Non dire così, hai fatto coraggio davvero! Mi hai protetta, Giorgio! Sei un vero uomo, anche se piccolo, hai una forza giusta, vera. Grazie, tesoro, ora basta, non piangere!
Piango! Quel tizio tornerà! Mamma, ci vuole un uomo in casa! Sposa il nonno Giovanni, lui il fucile ce lha davvero, non come il mio che è solo un bastone Giorgio la abbracciò forte caldo.
E Marietta scoppiò a ridere. Che coppia sarebbe, lei e nonno Giovanni ormai vicino ai novanta anni
Anche Giorgio rise, lasciandosi coccolare, ma si mise in testa la necessità di un padre
Sergio Bartolomeo ripartì due giorni dopo, per affari, Adele adesso sputava a terra ogni volta che incrociava Maria.
Eh, bella forza, zia Adele! Non riesce nemmeno a guardarmi in faccia? ironizzò Maria, mani sui fianchi. Proprio luomo migliore che avete cresciuto, ecco!
Zitta tu! Mi hai pestato il nipote, quella furia! Farò rapporto, ti faranno andare via. Sparisci! ringhiò Adele.
Faccia pure! Buona giornata, signora! rise Maria, anche se dentro non rideva affatto, ma Giorgio li osservava dal cancello: la mamma non doveva mostrarsi debole
Adele non perdonò, aspettava solo il momento: accusò Maria di averle rubato una sacca di patate.
Vennero i carabinieri, presero appunti, Giorgio seduto a pugni stretti, ascoltava la mamma che si difendeva.
È lei che nasconde la sacca, lha nascosta dietro la legnaia! gridò uno dietro il vetro, era Kiro, un amico di Giorgio.
Vero? Ci mostri dove
Vi porto io! Siamo come dei veri investigatori, eh? e avanti verso lorto, tutti a ridere.
Adele piangeva, chiedeva scusa, offriva caramelle a Giorgio che non le prese, girando il viso.
Mamma, ci vuole papà! disse Giorgio, il primo giorno dinverno, quando la madre rientrò stanca dal lavoro.
Maria sospese la mano col fazzoletto ancora in testa.
E perché? Che succede?
Nulla. Però io, pensa, voglio andare allAccademia Militare, oggi a scuola ce ne hanno parlato e voglio andare con Kiro. Quando parto, tu resti sola. Se torna quel Sergio, chi ti protegge? sospirò Giorgio avviandosi in camera sua.
Parti davvero allora?
Non subito. Finisco la scuola tanto la finisco in fretta! Ma tu, che farai?
Ci penseremo. Magari mi fidanzo col nonno Giovanni, come dici tu! Dai, vieni a cena, aiutami a preparare, sto morendo di stanchezza
Giorgio annuì.
Aveva paura di crescere troppo in fretta, di non sistemare la mamma prima di partire. Scrutava ogni uomo che arrivava al paese, ci pensava e ripensava: nessuno andava bene.
Linverno era a metà. Il sole si faceva già più caldo, scavava ricami nella neve.
Giorgio correva sulla strada col colbacco di pelliccia e il pastrano pesante, diretto con Kiro a slittare. Cantava, guardando in terra, quando da una curva sbucò una macchina e lui, coperto comera, non la sentì. Lautista vide per primo il bambino, frenò, la macchina sbandò e si piantò contro un albero, vetri in frantumi. Luomo gemette, i capelli si misero inzuppati di sangue.
Giorgio si fermò terrorizzato, stringendo la corda della slitta.
Finalmente il conducente si sollevò, dal sopracciglio una riga di sangue sul collo della camicia.
Tutto a posto, ok, fiato, ragazzo! Che brutta faccenda disse.
Spinse la porta che non si apriva, allora la buttò giù col piede. Uscì nella neve.
Giorgio decise che era un aviatore in borghese. Starà in licenza! pensò.
E tu, tutto intero? chiese il capitano.
Sì! Ma lei sanguina Venga con noi, la mamma la cuce lei! Però non dica che ero io sulla strada, sennò si preoccupa! Giorgio lo fissava dal basso.
Originale! Mi porti già a casa, e non hai paura? rise luomo.
Per niente! Ho già affrontato il vicino, cacciato con il bastone! si vantava Giorgio.
Davvero?! Bravo. Meglio così. Io andavo dal sindaco. Portami, uomo, qui la medicina!
Maria li vide dalla finestra, luomo bendaggiato e il figlio, e corse fuori.
Scusi, ho fatto un piccolo incidente, la macchina se ne è andata, vetri rotti… il suo ragazzo mi ha quasi portato qua a forza Mi chiamo Guido Gavrioli… spiegò impacciato, sentendo lo sguardo severo di Maria.
Ti ha portato, dici? Giorgio, non guardavi avanti! Non si esce più di casa! Entrate, la sistemo subito. Giorgio, come si fa così?
Non ti arrabbiare, oggi è una bella giornata, la interruppe Guido, sistemando distratto i vestiti e i capelli.
Quando Guido fu bendato, tagliò la legna, portò acqua, e Maria intiepidiva il pranzo, Giorgio, guardando lospite, chiese serio:
Zio Guido, ma lei è un uomo vero, o un lombrico?
Guido ebbe un sussulto.
La nostra vicina, una strega, Adele, dice che tutti gli uomini sono lombrichi, tranne gli uomini veri. Lei chi è?
Uhm… sono un uomo, di sicuro non un verme.
Però lo dica chiaro, insisteva il bambino, perché se lei è vero, può guardare la mamma mentre io sono in Accademia. Che ne dice? Mamma è tanto buona, capace. Allora? Siamo in affari?
Giorgio allungò la manina, Guido arrossì, gli venne sete. Volse lo sguardo a Maria, che sorrideva per non scoppiare a ridere. Così le affidavano il cuore, dandola subito al primo che passava
Affare fatto! batté la mano e stringeva forte. Ma tu prometti che studierai bene, per tua madre. Resta uomo vero, Giorgio, sempre!
Giorgio annuì.
Crescendo, Giorgio divenne esattamente ciò che sua madre aveva visto: forte, giusto, coraggioso. Partì per lAccademia, finì con Kiro a Kabul. Quando la paura stringeva il cuore, ricordava la promessa a Guido Gavrioli: essere uomo vero, non verme.
Su, ragazzi, un brindisi! alzava il bicchiere Giorgio, quando gli amici tornavano, Kiro arrivava in auto nuova, la fidanzata Linda per mano, la madre Maria tenace a Guido, tutti stretti sul ballatoio della casa. Per gli uomini veri, passati e futuri!
Il secondo brindisi era per la mamma, per le sue lacrime e i suoi baci, per tutto lamore che aveva dato al figlio.
A te, papà! Giorgio stringeva la mano a Guido: Grazie, meno male che ti ho incontrato
E nella casa di Maria, per molti anni ancora, riecheggiarono risate, brindisi, voci maschili, canti e le note di una chitarra. Qui, da Marietta, cera gioia; qui si celebrava la felicità, e tutto il paese festeggiava il ritorno dei figli.
Solo Adele non rideva. Chiuse le persiane, tirò le tende, si mise a letto girata verso il muro. Tanto a lei bastava così! Ma si sentiva sola
Adele Vittoria! Zia Adele! bussò qualcuno.
Era Maria. Per pietà, forse.
Adele non avrebbe aperto, sarebbe rimasta in silenzio.
Zia Adele! Su, venga, Gigi è tornato, gioisca con noi! chiamava ancora Maria.
Adele si sedette, poi di colpo scoppiò a piangere, ma non aprì. Le vergognava il cuoreLa porta rimase chiusa, le voci di festa giungevano ovattate, si intrecciavano con il crepitio della stufa e lo scalpiccio sulle scale. Adele restò lì, nel suo letto, brontolando tra sé, scrollando le spalle, mentre la nostalgia le scavava il petto. Poi sentì ridere qualcuno fuori dalla finestra, una risata calda, di quelle che fanno vibrare le ossa, e il profumo della focaccia si fece spazio tra le persiane socchiuse. Allora, senza accorgersene, i piedi di Adele si mossero da soli verso la porta, i nodi del rancore sciolti dalle lacrime e dalla solitudine.
Aprì piano, trattenendo il fiato. Maria era lì, col grembiule ancora infarinato, Gigi che le spuntava alle spalle con una bottiglia, i bambini che correvano nel cortile, Giorgio che le faceva locchiolino e le tendeva una fetta spessa di ciambellone.
Venga, zia, qui nessuno avanza sui ricordi disse Maria, prendendole sottobraccio.
Adele si lasciò guidare, barcollando, mentre il cuore batteva più forte. Fu accolta come una regina, sistemata vicino alla stufa. Guido le porse il suo bicchiere, la compagnia intonò una vecchia canzone damore, e Giorgio le baciò la fronte con una dolcezza da figlio.
In quel momento, Adele Vittoria non sentì più la casa vuota, né il peso degli anni; sentì il calore della famiglia, il profumo della festa, il miracolo semplice e potente della riconciliazione.
Dalluscio aperto, la notte sembrava aspettare. Ma in quella cucina, tra risate e brindisi, Adele pensò che forse un uomo vero, per Maria ma anche per lei era bastato trovarlo nel cuore degli altri. Ecco la forza che riscalda anche le vite più sole.
La chitarra suonava, le bottiglie tintinnavano, e le storie di quella casa continuarono, vintage e gioiose, come il vento che sparge il profumo del pane sulle colline. E nessuno, proprio nessuno, rimase fuori troppo a lungo.






