È arrivato il momento di sposarsi.
Federica è stata fortunata: lhanno presa a pulire le scale in un palazzo signorile a Milano. Un caso fortuito. Nemmeno ci pensava che sarebbe riuscita a lavorare lì. Era solo andata a informarsi per una posizione disponibile in una palazzina vicino al dormitorio della facoltà di medicina, ma invece si è ritrovata in quel grande stabile della centrale via Vittorio Emanuele, con il portone a vetri e le scale di marmo.
Ormai Federica conosce ogni minimo graffio dei pavimenti chiari, di quei marmi antichi. Ogni volta, quando li lava, le restano i segni delle passate, e le mani nellacqua fredda si gonfiano, si ricoprono di ragadi. Dopo un paio di giorni il dolore passa, ma il caldaista non le lascia mai usare lacqua calda per colpa sua, in fondo, che si mette a pulire tutti e quattro i vani scale in un colpo solo. Avrebbe potuto farne uno al giorno, ma preferisce finirli tutti, così poi può stare lontana un paio di giorni. Il lavoro è faticoso, e il tempo non le basta mai. La volta dopo si limita a spazzare e dare una lavata veloce, ma una volta a settimana tutto deve brillare come nuovo.
Questo mestiere non le dispiace: paga meglio di quello che offrirebbero per ogni metro quadro negli altri palazzi popolari della periferia.
Buongiorno, grazie per la pulizia! la saluta una signora elegante che cammina cauta sul bagnato, ma le sue scarpe subito lasciano impronte di fango.
Buongiorno, brontola Federica, mentre si affretta a cancellare le macchie con lo straccio.
Un giorno toccherà anche a lei camminare su un pavimento fresco di pulizia lasciando tracce sporche. E anche lei un giorno ringrazierà la donna delle pulizie. Prima o poi succederà. Ma ora…
Federica, pur di non tornare a casa, sbatterebbe la testa contro i muri. Deve studiare, pur di non cedere allumiliazione: piange per le mani screpolate, ma tornare dalla madre nemmeno a parlarne. Deve farcela da sola, deve liberarsi, perché la madre di aiuto non ne dà. La madre a stento riesce a occuparsi dei propri problemi, e ce ne sono fin sopra i capelli.
La madre, in fondo, aveva cercato la soluzione più semplice: farla sposare subito dopo il liceo. Federica non era passata al test dingresso dellUniversità, era tornata a casa, era entrata a lavorare alla Coop del paese. Ma dentro di sé aveva deciso: avrebbe passato il prossimo anno a studiare, e poi sarebbe riuscita a entrare.
E ce lha fatta.
Il dormitorio glielhanno dato. E lì ha conosciuto Ludovica. Coinquiline nella stessa stanza. Una ragazza in gamba, per questo Federica ancor più si vergogna quando le tocca chiedere soldi in prestito o accettare da lei qualcosa che i suoi genitori le mandano da casa.
A Federica sono rimasti un cappotto pesante con il collo di pelliccia sintetica e stivaletti di feltro.
Mamma, lo so che non hai soldi, ma se puoi, mandami delle patate e un po di carne, se ne hai, scrive Federica alla madre a fine novembre, quando i soldi finiscono.
Federica, torna a casa. Basta farti la vita difficile da sola. Al supermercato ti riprendono. Non abbiamo soldi, le patate ce le danno piccole da Caterina. Di carne ce ne siamo dimenticati, risponde la madre.
Col primo rimborso della borsa di studio, Federica si compra coda di maiale. Non cè carne in quella coda, solo tre ossa, una enorme e due cartilagini. Ma almeno fa brodo. Lo cucina nella cucina comune dellalloggio, e lodore che rimane non piace affatto alle altre.
Con larrivo dellinverno, si rende conto che con la sola borsa di studio non ce la farà. Ludovica, buona e sempre disponibile, la aiuta, e questo la mette ancora più a disagio. Federica non vuole che la sua povertà diventi una scusa, così si mette a cercare un lavoretto.
Non ce la fai, hai troppe lezioni di latino! cerca di dissuaderla lamica.
Ce la faccio io!
Ha coperto il quaderno di latino con la carta da giornale. Dal primo giorno in cui lavora, capisce che se tocca il quaderno con le mani bagnate e sporche, si rovinerà subito. Sulle scale, approfitta delle pause per tirarlo fuori dalla tasca, leggere qualche parola e poi, mentre spazza, ripeterla a mezza voce, per impararla a memoria. Spesso si dimentica persino dove si trova e cosa sta facendo: le scorrono davanti agli occhi le immagini delluniversità.
Alluniversità cera chi, come lei, aveva il portafoglio sempre vuoto. E poi cerano gli altri.
Fede, vuoi sfogliare Donna Moderna?
Le ragazze sedute nellaula di sopra si scambiano occhiate, nascondendo sorrisi smaltati. Una indossa il giubbotto di pelle e pantaloni larghi, laltra porge la rivista con aria sofisticata. In viso hanno quellespressione tipica di chi pensa: Non ti servirà, ma almeno vedi come si veste davvero una ragazza.
Con quelle ragazze Federica non si sente a disagio, ma con Ludovica sì
È dimagrita, sempre il naso che cola, la gola perennemente in fiamme, ma continua a frequentare le lezioni, anche con la febbre. Si ritrova a dare il primo esame sessione in mezzo a una brutta influenza, ma riesce a strappare un altro rimborso dalla borsa di studio.
Ma cosa hai alle mani? domanda il professore, osservando le mani rosse e piene di screpolature.
Allergia, mente lei a testa bassa.
Adesso deve solo reggere il primo anno, e nessuno può davvero aiutarla.
***
***
Matteo ha appena scaricato la merce nel magazzino, faceva linventario. Anche se non toccava a lui, ha sempre dato una mano agli altri a spostare le casse. Piove gelato da giorni, fanghiglia per terra, le scarpe zuppano sempre.
Allimprovviso sente chiamare il suo nome. Si volta. Nel portone una ragazza, esile come una ragazzina. Cappotto grigio, gambe sottili in scarpe leggere, capelli castani scompigliati dal vento che escono dalla cuffia come piume.
Federica? lascia la cassa e le va incontro, più sorpreso che altro. Ciao! Ma guarda chi vedo! Si scorda persino di salutarla.
Sì lavoro qui, risponde vaga.
Sorride. Chissà, magari lincontro di un anno prima non aveva lasciato ricordi speciali, ma incontrare uno del proprio paese in una città così grande fa sempre piacere.
Anche Matteo sorride.
Tua madre mi aveva scritto che eri entrata in medicina.
Sì, sì, studio e vado pure bene. Il lavoro è solo per passione.
Ricorda bene la situazione della famiglia di Federica.
Tua madre ti dà una mano?
Sul viso di Federica scende unombra. Lui capisce subito che ha toccato un tasto delicato, ma lei fa di tutto per tenere la maschera della gioia.
Ma certo! E io invece tu cosa ci fai qui?
Ho portato la merce. Non sono un magazziniere eh, solo
Ma figurati, tanto mica pensavo questo. Fa sempre piacere vedere un paesano, tutto qui. Vado, che ho lautobus.
Fede, aspetta. Io sono qui con la macchina. Se vuoi aspettare due minuti ti do un passaggio. Dove vivi?
Al dormitorio, ma devo scappare. Saluta la mamma, fa un cenno e corre via saltando tra le pozzanghere. O meglio, vola leggera come un passero intirizzito.
Anche Matteo si sposta nel cortile, ma quando si volta lei non cè già più. Sparita. Tutta la sua figura fragile, i capelli spenti, le mani violacee dal freddo gli restano in testa a lungo.
Più passa il tempo, più le pensa. Testarda, ci è riuscita, pensa lui. Ma chissà se la madre difficile.
Anche la sua vita, nellultimo anno, è cambiata. Si è messo con una donna, non proprio quella da sposare, ma Era venuta da lui una signora a lamentarsi del marito alcolizzato, che lavorava con loro. Lei lo lasciava, poi ci ripensava, così era nata una relazione senza futuro. Matteo lo sapeva, ma lasciarla era difficile. Ora comunque, la donna è tornata dal marito.
Dopo aver rivisto Federica, Matteo non trova pace. Il sabato, decide di andare a cercare il dormitorio. Lo trova, anzi, scopre che lì ce ne sono diversi, ma sono tutti vicini. Qualcuno gli suggerisce di chiedere a ogni portineria.
Buongiorno, Federica Martini abita qui?
Non tutti i portinai lo accolgono gentilmente, ma uno sì.
Qui sì. E lei chi è?
Un paesano suo, veniamo da Fagnano.
La portinaia chiama al piano, ma scende una ragazza, non Federica.
Salve. Federica non cè, sta lavorando.
Lavorando? Dove?
Perché lo chiede?
Così, sai da noi in paese ci volevano far fidanzare, sorride, volevo solo sapere come va la mia fidanzata.
Parla scherzandoci sopra, ma la ragazza non sorride affatto lo scruta come a sfidarlo.
Lo studio va bene, abbiamo dato la sessione alla grande. Federica persino meglio di me. Lei il medico vuole davvero farlo; le viene da dentro!
Matteo sente nelle sue parole qualcosa di piccato, quasi una protesta.
Mi fa piacere per lei. Sai quando torna?
Non sempre fa gli stessi orari, la ragazza è indecisa, si sente.
E lui decide di essere sincero.
Lo so che sua madre non voleva che studiasse. La aiuta? No? Lo sapevo, si siede su una panca allingresso.
La ragazza lo segue e si siede vicino a lui.
No, aiuto zero.
Ma che fa, prendi freddo! Vieni, vattene che fuori è freschino.
Aspetti Ha ragione, Federica fatica tanto. Lavora pure quando è malata; oggi a malapena è uscita dal letto. Glielho detto chiaro, ma lei niente la ragazza lo osserva, poi Non glielo dica, ma Federica non vuole che lo si sappia.
Ludovica, dove lavora? Dai, dimmelo. Devi almeno dirmelo, così posso aiutarla davvero.
La ragazza alla fine gli dà lindirizzo. Matteo non aspetta, prende al volo un taxi e si fionda allindirizzo. Corre da un portone allaltro. Nel terzo palazzo la sente già dal pianerottolo: è lei. Sale le scale con calma. Dietro la donna delle pulizie, la vede liberare lo spazio come al solito, spostandosi sulla parete.
Sembra non vedere chi le passa accanto, occhi chiusi per una pausa. Matteo avanza, lei si scosta piano e, sfinita, riprende a strofinare. È sfinita, tanta fatica, tutta sudata e rossa in viso. Quella passera ormai non sa più volare.
Matteo allora prende la scopa dalle mani di Federica.
Fammelo fare a me. Guarda che macchie hai lasciato. Togliti i guanti e vai alla termosifone. Te lo ordino!
Forse proprio quel tono determina tutto. Lei sbatte le palpebre, si asciuga la fronte con la mano, ma i guanti li toglie. Matteo li prende, li indossa, lava lo straccio e si stupisce della freddezza dellacqua. Comincia a strofinare i gradini vigorosamente.
Dopo cinque minuti la guarda. Federica è seduta sul gradino, occhi chiusi, testa contro il muro. Ottimo. Le leva la giacca e gliela mette sulle ginocchia, va a cambiare lacqua.
Ma perché il rubinetto dellacqua calda è chiuso? domanda a un condomino che sta scendendo.
Chieda al signor Vincenzo, abita al diciotto.
E Matteo va dal signor Vincenzo. Brutto carattere, non vuole aprire lacqua calda.
E lei chi è, scusi? Che diritto ha di dirmi cosa devo fare?
Guardi che la vostra donna delle pulizie è qui che si rovina la salute: febbre, mani nellacqua gelida. La sua acqua gela a terra. Se vuole le pago qualcosa.
Il vicino non vuole soldi, ma alla fine Matteo lo convince. Promette che aprirà il rubinetto dellacqua calda.
Matteo, dai basta, ci penso io, ho riposato!
Ma lui, testardo, continua. Le fa la ramanzina, non le restituisce la scopa. Lava anche lultimo palazzo. Federica non ha più la forza di protestare.
Al ritorno prende il taxi e quasi la costringe a salire.
Fede, ma che combini! Non hai ancora guarito. Ludovica dice che hai tossito tutta la notte. Vuoi ammalarti sul serio?
Ce la faccio, ci sono cento domande per quel lavoro! Io
Non devi lavorare affatto. Devi studiare. Tua madre si ferma, non vuole parlare male di lei.
Federica lo guarda stanca.
Anchio ci sono restata male allinizio, Matteo. Poi ho capito: non ce la fa. Proprio non ci riesce. Ha il suo carattere. Io son cresciuta con mia nonna, mia madre è sempre stata un po distante. Da me si aspetta un aiuto, non il contrario.
Va bene. Sei solo al primo anno ed è già così dura e la laurea richiede altri cinque anni, vero?
Ma no, il primo anno è il peggiore. Destate lavorerò, poi ci mettono negli ospedali. Basta reggere ora e guarire, tossisce profondamente, con sibili.
Matteo non sa più come aiutarla. Soldi non li accetta, il cibo neppure. Per fortuna in università la curano bene; prende medicine. Matteo le compra in farmacia le punture prescritte dal medico.
Poi trova la soluzione: Ludovica, avvertendo Matteo ogni volta che Federica va a lavorare. Matteo scappa dallufficio e le da il cambio. Diventano una squadra: due scope, uno porta lacqua calda. Tutto fila più liscio e scappa anche qualche chiacchiera. Così si sentono sempre più vicini.
E il lavoro tuo, Matteo? Ti fanno uscire così?
Sono spedizioniere, una volta la settimana posso sparire per due ore, nessuno se ne accorge.
Spedizioniere che lava i pavimenti delle scale… perché lo fai?
Dì che è solidarietà paesana. Ho il diritto di aiutare una ragazza del mio paese.
Un giorno, dopo una di quelle pulizie, Matteo invita Federica da lui. Lei rifiuta, lui allora invita anche Ludovica. Arrivano tutte e due, la domenica, col dolce. Ma un dolce li aspetta già.
Passano una bella serata, ridono.
Sai Federica, sai come si è presentato Matteo la prima volta? Ha detto che è il tuo fidanzato! scherza Ludovica.
Sì, abbiamo questa storia alle spalle, sorride Federica, Ma come sposa lascio molto a desiderare. Il mio corredo: secchio e scopa.
Io lo prendo anche così il corredo, le sfugge Matteo.
Un attimo di silenzio. Matteo si irrigidisce. Teme di aver rovinato tutto. Federica è molto seria su queste cose, sulla sua indipendenza. Ludovica li salva:
Allora faccio io da mezzana! Ce labbiamo il compratore per la nostra sposa. Federica, ti va di pensarci? Eh? fa la spiritosa, ma guarda lamica con serietà, Dai Fede!
Federica sospira e guarda Matteo lui capisce che il momento è serio.
Fede, le prende la mano, sposami. Non ti prometto ricchezza, ma studi potrai continuare. Ho un buon lavoro, ma non è questo il punto. Sai in fondo, sogno solo quello da un po. E credo proprio che sia arrivato il momento di metter su casa. Mia madre sarebbe al settimo cielo.
Sorride anche Federica.
Davvero? Allora sì? si china Ludovica, speranzosa.
Sìoddio, ci penso.
Matteo è felice. Una piccola vittoria. Mancano ancora tante parole, le dichiarazioni importanti, ma spesso i fatti contano più delle parole.
Dopo un mese, Federica dà il suo sì. Quella passera libera e solitaria ha trovato il suo nido. Così la vede Matteo. E vorrebbe che quello diventasse davvero casa sua. Sentiva di volerle bene davvero.
Immagina le loro sere, a ricordare insieme linfanzia tra i cortili della Brianza, a portare i figli a salutare le nonne.
Senti Fede, non è stato tempo perso venire a Fagnano quel giorno. Se non ci fosse stato quel pettegolezzo, ci saremmo mai incrociati? Forse saresti passata via dritta la stringe come per non lasciarla mai più.
Ieri non sono riuscita a camminare sul pavimento bagnato al supermercato. Una signora puliva. Mi sa che questa cosa non mi passerà più.
Non lo so. Sei fatta così, e proprio per questo ti volevo come moglie. Allora, grazie alle nostre mamme paesane: il loro piano è stato proprio un successo!






