Lenuccia la Nuvoletta di Zucchero

La famiglia degli Ermini era composta da persone colte e tranquille. Umberto Ermini ingegnere chimico, sua moglie Maria Benedetti insegnante stimata: nella sala cè persino una foto di Maria, giovane e sorridente, che stringe la mano di un famoso professore di pedagogia, entrambi radiosi e a proprio agio.

La figlia maggiore, Flavia Ermini, frequenta luniversità alla Sapienza, studia lingue straniere e sogna di diventare interprete, accompagnare delegazioni per le strade di Roma. È brillante, bellissima, solare, e sempre corteggiata: qualcuno le porta un mazzo di tulipani gialli, la aspetta sotto casa, la chiama e poi chiude la chiamata appena riconosce la voce di Maria, non della sua amata.

Chissà, magari presto un matrimonio? ride Maria. Almeno presenta questo misterioso fidanzato, che pare abbia così tanta paura di me!

Mamma! Quale matrimonio? Ho gli esami, la carriera davanti Perché dovrei incatenarmi? sbotta Flavia, riempiendo la casa di nuovi fiori in ogni vaso.

E allora perché vedi tutti questi ragazzi? Li prendi in giro? domanda la giovane sorella di Flavia, Eletta Ermini, liceale che tutti in casa trovano un po fra le nuvole, dolcemente ingenua.

Con chi sto giocando, Elettra? Ma che dici! la zittisce Flavia. Non sono affari tuoi! Va pure a scrivere quelle tue poesie, dai!

Da sempre Eletta scrive versi: inizialmente su gatti e cagnolini, poi su sua madre, la pioggia, il sole, le stagioni che scorrono rapide a Roma; sui tetti arroventati dagosto, la via lattea che sembra un fazzoletto gettato sulle stelle, il profumo ingannevole del gelsomino, i mattini rossi dinverno

Le sue poesie sono un po sempliciotte, entusiaste, lette ad alta voce con passione vezzosa.

Alle feste, tra parenti o amici, Eletta si piazza al centro del salone, si rimette a posto la cintura del vestito, si concentra un attimo, tossisce, poi recita i suoi versi con vocina cristallina; diventa rossa, si agita con il fazzoletto e talvolta piange, la voce che trema.

Drammatica! sussurra Flavia a sua madre. Tra un po cade nella crisi Mamma, dille di smettere! Gli ospiti si annoiano!

Gli invitati ridacchiano, altri scuotono la testa: nessuno osa muoversi o continuare a mangiare finché Eletta declama, con aria sognante, incurante delle battute sul suo aspetto tozzo e le trecce sottili.

Lei sembra non sentirli, rapita dai suoi pensieri poetici.

Non essere dura con tua sorella! ammonisce Maria, accarezzando Flavia. Elettra è talentuosa, e come tutti i talenti un po speciale.

Per la famiglia Ermini, Elettra è una piccola grande pena, una croce dolce da portare.

Durante la gravidanza di Maria, qualcosa non era andato come doveva. Elettra era nata prematura, pelle chiazzata di rosso e il visino cianotico. Non pianse, solo un rantolo, lieve e accorato.

Non ti preoccupare, piccola! Benvenuta tra noi, basta che respiri, ci senti? la rincuorava lostetrica . Che occhi attenti! Abbine cura, Maria.

La piccola mangiava male, si contorceva, piangeva per il pancino, occhi lacrimosi e spesso preda di allergie.

Al domicilio degli Ermini veniva una puericultrice che Umberto aveva trovato grazie a un amico. La giovane dallambulatorio, Paola Ricci, non piacque a Maria: troppo supponente, sempre a commentare che tenevano male la neonata, che la fasciavano male, eccetera.

Ma si faccia i fatti suoi tagliò corto Maria. Avrà mica dei figli anche lei? Io ho già cresciuto Flavia, crescerò Elettra anche meglio!

Non può lasciarla piangere sempre! Una bimba prematura ha bisogno delle sue braccia, del suo calore insisteva Paola.

Non la vizio, non se ne parla! Che adulto viene su, allora?

Ma non si tratta di viziare, le serve solo la vostra vicinanza, nemmeno gli animali lasciano soli i loro cuccioli…

Maria, però, era convinta che dormire da sola nella culla facesse bene: così era stato per Flavia, così si faceva nelle guide per giovani mamme.

Che sono, una madre snaturata? Guardi che sono una docente con esperienza, so io cosa serve! Ora vada!

Così Umberto trovò unaltra puericultrice.

Questa massaggiava Elettra con sicurezza, la muoveva e fasciava stretta, consigliando a Maria di non abbattersi.

Su, coraggio! Non sarà un genio, ma che importa? Flavia è già così brillante, e come parla! Sui piccoli spesso la natura si risparmia rideva.

Elettra imparò più tardi del previsto a sedersi, a camminare, piangeva spesso, chiedeva le braccia; si aggrappava, specialmente al papà.

Anche a parlare fu lenta. Flavia, alla stessa età, già spiegava il suo mondo.

Col tempo però, piano piano, Maria si abituò, o forse la amò veramente: ora Elettra mangiava da sola, giocava e non chiedeva più attenzione. E tutto sembrò andare bene.

Quando la radio in cucina trasmetteva radiodrammi o qualcuno recitava poesie, Elettra si sistemava sul suo sgabello ad ascoltare assorta.

Adesso cè Pasolini! Dai, Maria! Ma che le importa Pasolini? Spegni! si lamentava Umberto.

Maria ubbidiva, ma Elettra scalciava e batteva il piede. Non capiva le parole, ma era affascinata dal suono delle rime, dal ritmo della voce del lettore. Così dovevano lasciare la radio accesa fino alla fine. Solo quando sentiva il segnale orario, Elettra si alzava, rimetteva lo sgabello e se ne andava.

Quella bambina con le gambette storte e le trecce striminzite era già una poetessa.

Il suo talento, o come diceva Flavia, la sua follia, esplode con forza a dieci anni: scrive poesie e le recita alle feste, a testa alta, le mani dietro la schiena, guardando oltre gli ospiti.

E ora Eletta ci leggerà una poesia! sorride Maria quando la figlia le strattona la gonna.

Mamma, volevamo giocare a tombola! protesta Flavia stizzita. A volte pare che in casa le voglie di Elettra vengano prima di tutto.

Solo una poesia, poi giochiamo, dai! E cè anche la torta consola Maria. Elettra batte il piede a tempo e recita i suoi versi.

Alcuni si divertono, altri sopportano. Umberto ascolta sempre da serio critico, lo sguardo severo.

Vedrai, Maria, la nostra Elettra farà parlare di sé. Un po troppo confusa, specie quando scrive damore, ma ha talento! dice a Maria la sera, abbracciati ad ascoltare la pioggia.

Mah, chissà La vedono tutti strana. In cortile la prendono in giro, lo so! E poi non è bella come Flavia Cè stato un tempo in cui la respingevo. Adesso la amo, la ami anche tu, anche Flavia, anche se adesso da sorella maggiore un po si vergogna. Ma la gente sa essere cattiva. Lei soffre per ogni cosa. Ieri ha quasi pianto tutto il giorno perché la gatta della compagna non si trovava. Se si strappa il cuore per qualsiasi cosa, come sopravvivrà? borbotta Maria.

Già. Servirebbe un bel guscio duro annuisce Umberto.

E si addormentano pensosi: al futuro delle figlie, alla poesia

Quella sera a cena si aggiunse anche Corrado, collega di Umberto, anche lui chimico. Gli uomini discutono in salotto, poi Maria chiama tutti a tavola.

Umberto versa un dito di grappa a sé e allospite, vino per Flavia e Maria, succo per Eletta. Si brinda al successo di Flavia, al diploma quasi conquistato di Eletta.

Poi, come sempre, Eletta declama: oggi una poesia damore. Lospite si mostra scettico.

Alluniversità, cosa pensi di fare, Eletta? le chiede Corrado con tono adulto, ma sembra solo divertito dalla scena di quella famiglia accogliente.

Io? Forse giornalismo risponde lei, mordendosi il labbro, cosa che infastidisce sempre Flavia: Sembri uno scoiattolo! le dice.

Interessante! Ma per fare il giornalista bisogna essere un po ficcanaso e spregiudicati, curiosi, dispettosi Pronti a mettere il naso dappertutto, a volte lasciando letichetta a casa. Maria, questi dolci sono deliziosi! commenta Corrado cambiando argomento.

Eletta resta mortificata, abbassa il capo e quasi piange.

Se non vuoi limitarti a scrivere sui gattini, dovrai capire che i veri pezzi di giornalismo possono ferire continua Corrado.

Eddai, basta con questi discorsoni! Vuoi spaventarle la ragazza? si inalbera Umberto.

Sto solo dicendo che per farsi strada nel settore o si è un genio come Dante o bisogna sgomitare. E di poeti ce ne sono tanti!

Io non volevo offenderti, Eletta! Dai… si accorge della sua fuga dalla tavola. Umberto si alza e la segue.

Maria e Flavia finiscono la cena in silenzio. Anche Corrado se ne va, scusandosi.

Flavia si spinge a cercare la sorella, che rientra da sola più tardi, si rifugia in bagno e resta lì a lungo, sotto la doccia alternando acqua calda e fredda.

Gli esami vanno così così, difficile pensare ad ununiversità di giornalismo, ma Eletta non si cruccia: passa ore a scrivere affacciata alla finestra.

Alla cerimonia del diploma, Maria e Flavia osservano con orgoglio Eletta: tra le coetanee risalta per quello sguardo limpido, movimenti delicati, unaria sognante e adulta insieme.

Solo il mattino dopo tutto si scopre.

Mamma, mi sposo dichiara Eletta rientrando a casa e slacciandosi le scarpe.

Cosa? Coshai detto? Maria sbianca, Flavia si blocca ai fornelli.

Mi sposo. È bellissimo! Ora potrò scrivere poesie sullamore a ragion veduta. Mi mancava la vita vera! Ora ho tutto dietro, tutto davanti

Si mette a danzare nel salotto, ride.

Che le prende? È ubriaca? chiede Flavia Con chi ti sposi? Manca poco agli esami! Vai a dormire!

Eletta sembra febbricitante, le guance rosse e gli occhi sbarrati. Maria le tocca la fronte: gelata.

Non mi toccare, mamma! ride Eletta.

Con chi vuoi sposarti? la interroga Maria.

Con Corrado. E avremo un figlio, mamma… Non sapevo fosse così doloroso, ora potrò scriverne…

Che?! Quale Corrado? Dove lhai incontrato?

Era in casa nostra, lamico di papà, quello della discussione sul giornalismo… Eletta sprofonda sul divano e si addormenta.

Flavia impallidisce. Quando Eletta era scappata quella sera, proprio Corrado era rimasto con lei a cercarla. Si erano frequentati alcune volte al teatro, avevano parlato della carriera. Flavia pensava che Corrado fosse interessato a lei: ora tutto svanito.

Corrado è giù sulle scale, fuma nervosamente. Eletta gli ha chiesto di venire, parlare con i suoi. Ma lui prende tempo.

Flavia esce con il sacco della spazzatura e lo trova lì.

Ancora qui? Speri che ti accolga? sibila.

Troppo vecchio per te, però non troppo per tua sorella, vero?

Io sono unaltra cosa. Ma Eletta è solo una bambina: ora madre, davvero? Se ne andrà tutto a monte Meglio chiudere ora. Soffrirà, ma forse è meglio.

Non vuoi vedere che Eletta è adulta? Forse più di te replica Corrado. Vuole semplicemente vivere, essere amata. Io la aiuterò.

Pubblicherai i suoi versi? E quanto costa stampare un libro? Ci ho provato anchio, lo sai? Nessuna casa editrice ha accettato.

Corrado spegne la sigaretta e scuote la testa.

No, Flavia. Avremo un figlio. Siamo una famiglia, piaccia o no. Fammi passare

Quando Corrado entra, in salotto lo attendono Maria, Umberto e Flavia: Eletta declama una poesia damore. I suoi versi colpiscono e bruciano: nessuno di loro ha mai amato così, neanche Maria e Umberto. Lei sì.

Basta, non vi ostacolerò commenta Umberto. Ma ricorda, Eletta: nei sogni si vive solo per un po. Bisogna lavorare. Almeno finisci gli studi

Eletta non ascolta. Corrado la porta ovunque, la venera, ascolta ogni verso, la mostra agli amici: una curiosità vivente. Incinta, scrive poesie malinconiche su cani abbandonati, uccellini infreddoliti.

Hai portato le mie poesie alleditore? chiede ogni giorno.

Sì, ma aspettano. Non tutti capiscono subito risponde Corrado, che ogni sera cucina sempre lo stesso piatto di patate fritte. Maria occasionalmente passa per aiutare. Eletta si offende: che moglie sono!

Corrado sopporta: lui la ama, la eterea, la fragile, la “zuccherina” Eletta. Magari la carriera si è fermata, ma lei è felice.

Poi nasce Giulia, e per Corrado la vita si fa dura, il lavoro non va. Eletta si lamenta continuamente per le poesie ignorate dagli editori, dimentica persino di badare alla figlia, trascurando tutto per i suoi versi.

Una sera lui esplode:

Nessuno pubblica perché sono ingenue e sciocche! Svegliati, Eletta! Abbiamo una figlia, la casa è un caos e tu Pensa a vivere!

Eletta piange, si chiude in camera. Corrado si mette il grembiule, pulisce tutto, lava, stira e lavora.

Alla vigilia di Capodanno, Eletta se ne va.

Non ce la faccio più. Vi amo tantissimo ma così appassisco. Mi svuotate, non posso creare. Vado via, Corrado. Non serve urlare Abbracciami solo.

Desiderava vivere un distacco, soffrire e scrivere di ciò. Ma Corrado non la abbraccia, prende Giulia e se ne va in cucina. Eletta raccoglie la valigia, prende dal cassetto un po di euro (“li merito, ho sacrificato tutto per voi!”), esce di casa. La sua salvezza sarà Firenze, “città dei poeti e delle muse”, insieme ad Antonio, poeta in pose da Tolstoj che aveva conosciuto alla biblioteca del quartiere, dove lei leggeva versi agli anziani. Antonio ha una stanza in una casa condivisa: per lei andrà benissimo!

I servizi sociali sospendono presto la patria potestà a Eletta; Corrado dimostra che la madre ha abbandonato la bambina.

Giulia cresce aggrappata al padre, diffidente verso gli estranei. Ama ascoltare le poesie dalla radio, ondeggia sulle canzoni. Corrado, però, non vuole una seconda poetessa in casa.

Flavia, aiutami. Distogliamola dalla poesia, può salvarsi! la supplica al telefono.

Siate una famiglia normale. Portala al circo, vai a slittare, a giocare con altri bambini! Abbiamo protetto troppo Eletta, forse sbagliando Ora tocca a te!

Flavia non abbandona la nipote: la accompagna a scuola, come Corrado.

Che bimba splendida, e che genitori eleganti! esclama una nonna, guardando Giulia . Le treccine in ordine, il vestitino. I miei invece

Corrado guarda Flavia e rimpiange.

Lei legge nei suoi occhi:

Non sarebbe mai potuta funzionare fra noi. Avrei perso luomo della mia vita. Mi sposo, voi siete invitati! sorride, e tutto diventa più leggero.

Nel frattempo, a Firenze, Eletta non riesce ad ambientarsi. Viene cacciata dalla sorella di Antonio, accusata di “voler mettere le mani sulla casa”. Antonio si scusa, Eletta piange. I soldi finiscono in fretta, il successo mai arriva.

Riesce a trovare lavoro come maschera in un piccolo teatro. Si occupa della bacheca con le sue poesie, racconta a tutti tra le lacrime di essere stata lasciata dal marito e privata della figlia. Ottiene una stanza in subaffitto.

Solo chi ha vero talento può capire il tormento vero, mamma! Qui mi lasciano marcire in questa città umida Anche Corrado mi ha tradita! si confida telefonicamente con Maria.

Allinizio Maria la consola, poi quasi si stufa.

Eletta, scusami ma sono indaffarata. Non sparire, chiamami, ma ora devo andare!

Ma tutto è colpa tua, mamma! Mi hai fatta soffrire così tanto Mandami dei soldi! Sono tua figlia, non lasciarmi qui! Io soffro.

Maria, ovviamente, non la lascia del tutto. Qualcosa le invia, ma non la invita mai a casa, preferisce volerle bene a distanza. Così sta più tranquilla.

Poi, un giorno, Eletta telefona di nuovo, interrompendo la festa di compleanno di Giulia:

Mamma, domani mi vieni a prendere in stazione!

Domani? Ma cè la festa…

Mamma, sono incinta! Non posso portare le valigie! Eletta scoppia a piangere, fragile, dolce, straordinariamente tenera. E ancora una volta la sua famiglia dovrà cercare di accoglierlaMaria ascolta quel pianto persa tra la gioia scomposta della festa: la voce della nipote Giulia che canta, i bicchieri che tintinnano, le risate di Flavia, la presenza concreta di Corrado. Eppure quel grido dallaltra parte del telefono le stringe il cuore come quando Elettra era solo una neonata cianotica, fragile, in lotta per farsi amare.

Si fa silenzio nella cucina: Maria abbassa la voce e si nasconde dietro la porta, vergognandosi di questa compassione che non riesce a soffocare.

Stai lì, Eletta. Domani mattina ti prendo io, sussurra. Ma devi promettermi che lascerai la valigia di rimpianti alla stazione. Qui cè una casa vera per te, ma devi imparare a vivere tra le cose semplici, a sopportare i giorni in cui non brilla la poesia, eppure si respira.

Basta che tu venga. Ti aspetto, singhiozza Eletta.

Il mattino dopo Maria trova la figlia seduta sulla panchina della stazione col volto gonfio e gli occhi gonfi, una valigia decorata da versi scritti con luniposca blu e un mazzo di fiori di campo tra le mani. Nessuno le sorride, nessuno la saluta: solo Maria la stringe tra le braccia, sentendo lodore della pioggia e della sua infanzia dispari.

In macchina nessuna domanda, nessuna accusa. Eletta posa la testa sul finestrino e guarda fuori i campi lucidi di giugno.

A casa la tavola è imbandita con quello che resta dai festeggiamenti del giorno prima: torta, pastarelle, il succo preferito da Giulia. Corrado la saluta in silenzio, Flavia le regala una carezza smorzata e Giulia si avvicina con una timidezza curiosa.

Sei la mia mamma? domanda, occhi grandi e voce bassa.

Eletta non sa rispondere: cerca la fuga in una frase poetica poi si ferma, si inginocchia e la stringe al petto. Per la prima volta, le parole non vengono. Resta solo il respiro, il legame vivo e doloroso di chi si riconosce, anche tra mille errori.

In quella casa, tra unemozione impacciata e il perdono a metà, Eletta impara a rifare il letto, a preparare lacqua calda per la figlia, a scrivere poesie per qualcun altro invece che per sé sola. Accetta una vita stramba e imperfetta, fatta di gesti piccoli: camminare insieme al mercato, dare da mangiare ai gatti sotto casa, ridere tra cugine, leggere poesie la sera mentre Giulia si addormenta stringendo la sua mano.

Qualche verso resta attaccato al frigorifero con la calamita. Un editore, un giorno, li nota: li aveva letti anni prima alla bacheca di un teatro di Firenze. Pubblica una raccolta, timida, fuori moda come una poesia su una domenica qualunque.

E così, quando qualcuno si ferma ad ascoltare, Eletta sorride tra i suoi e pensa che forse, dopo tutto, il vero miracolo era questo: imparare a vivere tra la prosa dei giorni, e trovare la poesia, ogni mattina, nella voce della figlia che la chiama piano, semplicemente mamma.

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Lenuccia la Nuvoletta di Zucchero
Incontra la sua ex-moglie e la gelosia gli colora le guance di verde.