Un piccolo batuffolo ghiacciato si trova fermo sul ciglio della strada, incapace di muoversi
Claudio sta guidando lentamente il ghiaccio ha trasformato la statale in una lastra lucida, e il solito tragitto di quaranta minuti si è allungato quasi a due ore. Le gambe si sono indolenzite, i piedi quasi non sentono più il terreno, e la schiena brucia per il troppo tempo passato in una posizione sola.
Basta così, mormora tra sé e sé, accostando delicatamente sulla piazzola.
Tutto intorno, i campi innevati si distendono silenziosi e infiniti. Non una casa, nessuno in vista solo il bianco immenso che abbraccia la pianura fino allorizzonte. Claudio scende dallauto, si stiracchia, muovendo i muscoli indolenziti, e lentamente fa il giro del veicolo. Laria gelida punge i polmoni, ma dopo il caldo soffocante dellabitacolo, la sensazione è quasi piacevole.
Giunto quasi a risalire in macchina, qualcosa in lontananza attira la sua attenzione. A circa quindici metri dalla strada, sul bordo della campagna, una macchia scura rompe il bianco perfetto della neve.
Sarà solo una zolla di terra, pensa. Ma la curiosità vince e si avvicina.
Muovendosi tra neve e ghiaccio, Claudio affonda le scarpe fino quasi alle caviglie. Passo dopo passo, però, realizza che non è terra quella davanti a lui. La sagoma, così piccola e tremante, sembra viva, e il suo cuore accelera quando capisce cosha davanti.
Un corpicino esile, rannicchiato su se stesso, quasi sepolto dalla neve. I lunghi baffi sono ricoperti di ghiaccioli. Un gattino, piccolo e tremante, emette un lievissimo miagolio di aiuto.
Mio Dio sussurra Claudio, abbassandosi sulle ginocchia.
Tende la mano il micino è gelido come il marmo. Come sia finito lì, in un campo sperduto, lontano da qualsiasi casale, proprio non si sa. Ma non cè tempo per pensarci: listinto prende il sopravvento.
Claudio afferra il batuffolo ghiacciato e corre verso la sua auto, scivolando sul ghiaccio senza farci caso. Apre la portiera, prende dal bagagliaio un vecchio asciugamano e avvolge con delicatezza il corpicino infreddolito. Accende il riscaldamento al massimo, orientando laria calda verso il sedile del passeggero, dove ora riposa il micetto.
Resisti, piccola per favore, resisti sussurra mentre riprende lentamente la marcia, guidando con la massima attenzione.
La macchina pattina leggermente nelle curve, ma Claudio ha un unico pensiero fisso: salvare il piccolo batuffolo, portarlo in salvo.
Dopo circa venti minuti il gattino mostra un leggero segnale di vita. Prima muove piano una zampina, poi apre gli occhi, infine si stringe ancora più vicino al piede di Claudio, producendo un lieve e timido ron-ron.
Brava, sorride Claudio, sentendo una strana sensazione di calore farsi largo nel petto. Bravissima.
A casa dispone a terra alcune coperte, prende dalla cantina una vecchia stufetta elettrica e costruisce per la gattina un nido tutto caldo. Mentre si riprende, Claudio scalda del latte, perché freddo sarebbe troppo rischioso. La piccola beve piano ma con fame. Poi si rannicchia e si addormenta profondamente.
Claudio resta lì accanto a lei, a guardarla dormire. Una sensazione insolita e misteriosa lo invade come se avesse aspettato da sempre questo incontro, senza saperlo.
Gaia, dice allimprovviso, quasi senza pensarci. Ti chiamerò Gaia.
Al mattino, la prima cosa che fa è vedere come sta la piccola. Gaia dorme ancora serena, il pancino che si solleva piano: il suo ron-ron fa capire che ora è al caldo, al sicuro. Ma Claudio lo sa: serve il veterinario. Nessuno può sapere quanto tempo abbia passato nel gelo né quali conseguenze possa aver avuto.
Alla clinica li accoglie una giovane veterinaria, la dottoressa Francesca Bianchi. Esamina con attenzione la micetta, ascolta il cuore, controlla i riflessi e i cuscinetti delle zampe.
Avrà circa sei mesi, riflette la dottoressa. Sembra sana, il fisico è forte. Ma
Ma cosa? chiede Claudio, ansioso.
La coda: vede? La punta è nera. È congelamento. Bisogna amputare quel tratto, altrimenti rischia la cancrena e linfezione potrebbe estendersi. Dovremmo operare oggi stesso.
Claudio annuisce, anche se dentro si stringe tutto. La povera piccolina ne ha già passate tante, ora anche unoperazione.
Faccia tutto il necessario, dice deciso.
Lintervento avviene in anestesia locale. Claudio chiede di poter restare al suo fianco, e gli viene concesso. Accarezza la testa di Gaia, sussurrando paroline dolci.
Lei non fa nemmeno un miagolio. Rimane calma, lo guarda con quei begli occhi grandi e continua a fare le fusa, come se sapesse che tutto serva solo a salvarla.
Non ho mai visto una cosa simile, confida poi la dottoressa Bianchi, mettendo lultimo punto. Di solito lottano, urlano, anche con lanestesia. Questa qui è davvero una piccola eroina.
Claudio sente la gola chiudersi per l’emozione. Quanto coraggio, quanta forza.
La sera tornano a casa. Gaia è avvolta in una coperta calda e si accoccola tra le sue braccia, le fusa più deboli del solito, ma cè.
Ecco la tua nuova casa, piccolina, le dice entrando in casa. Dora in poi sarà sempre tua.
Passa una settimana. Gaia guarisce del tutto: mangia con gusto, sfreccia per le stanze (anche se allinizio, senza la coda, si muove un po goffamente), gioca con palline e cordicelle che Claudio ha comprato apposta. Ma ciò che ama di più è stare vicino a lui. Ovunque vada in cucina, in bagno, sul balcone Gaia lo segue come unombra. Di notte dorme solo sul suo letto, arrotolata vicino al cuscino.
Sei la mia ombra, ride Claudio, grattandola dietro le orecchie.
E Gaia fa le fusa così forte che sembra vibrare tutta la stanza.
Una sera Claudio è sul divano, Gaia assopita sulle sue ginocchia. Accarezza il suo pelo e ripensa a quel giorno: la sosta in mezzo ai campi, la piccola macchia scura nella neve, la possibilità di non accorgersi di lei.
Lo sai, Gaietta, sussurra piano, forse era destino. Potevo fermarmi altrove, o non fermarmi affatto. Ma il caso mi ha portato proprio lì, in quel momento.
Gaia socchiude appena un occhio, lo guarda, poi si rimette tranquilla a fare le fusa.
Grazie, riprende Claudio, per esserci, per avermi trovato. O forse sono stato io a trovare te? Non lo so più
Fuori cade la neve proprio come quel giorno gelido. Ma Claudio ora non ha più paura dellinverno. Perché ad aspettarlo a casa cè un piccolo miracolo caldo che una volta era solo un batuffolo ghiacciato sul ciglio della strada.
Ora Gaia è diventata il senso delle sue giornate, la sua casa, la sua famiglia. Sbadiglia, si stiracchia e si sistema meglio sulle sue ginocchia proprio accanto a chi non è passato, ma si è fermato e lha salvata.
Claudio lo sa: basta un attimo, una scelta, una fermata per cambiare tutto. Non solo per chi salvi, ma anche per te stesso.






