Andrea non riconosceva più sua moglie: non capiva cosa le stesse succedendo. Vera aveva sempre pulito, cucinato e stirato, ma ora aveva smesso di occuparsi della casa. Andrea le chiese delicatamente cosa stesse accadendo, e Vera rispose: «Per tutti questi anni mi sono presa cura di voi, posso riposarmi un po’ anch’io?». L’uomo sospettò che Vera avesse un altro e decise di controllare tra le sue cose. All’improvviso, nella borsa di Vera, Andrea notò una strana lettera

Alessandro non riconosceva più sua moglie. In quella casa dai vetri trasparenti e dal profumo di basilico, qualcosa era cambiato: non capiva cosa accadesse a Chiara. Lei, che aveva sempre tenuto in ordine la casa, cucinato, stirato le camicie, si era improvvisamente fermata. Alessandro, in punta di piedi, le chiese con gentilezza che cosa stesse succedendo, ma Chiara rispose soltanto:
Da quanti anni mi prendo cura di voi? Non posso concedermi almeno un po di riposo?

Alessandro sentì dentro di sé nascere un sospetto oscuro: forse Chiara aveva incontrato qualcun altro? Si mise allora a frugare tra le sue cose, e in quella borsa di pelle color vino, trovò una lettera logora e stranamente poetica.

Alessandro continuava a pensare: Chiara non sembrava più la donna che aveva scelto diciassette anni fa. Sempre affettuosa, tollerante niente drammi, nessun segreto mai così lui si era innamorato. Al mattino preparava sempre il caffellatte e crostatine o una frittata, correva a casa dopo il lavoro e si metteva subito ai fornelli per la cena. La domenica stirava quindici camicie, una per ogni giorno per lui e per i loro due figli anche se i ragazzi spesso ne usavano solo due o tre, e la precisione di Alessandro era rimasta il suo personale ideale.

Ma ora, da due settimane a questa parte, al mattino cerano solo corn flakes o panini Chiara suggeriva di farseli da soli. La sera, quando andava bene, Alessandro e i ragazzi trovavano gli avanzi del pranzo, oppure un biglietto: Torno dopo le nove, mettete su la pasta.

Allinizio Alessandro aveva pensato fosse colpa di un convegno alluniversità di Chiara, ma finito il simposio, non era tornato nulla comera prima.

Si fece coraggio e chiese:
Cè qualcosa che non va?

Lei rispose, sospirando:
Non posso avere una mia vita? Da tutta la vita vi servo Lasciami almeno riposare un attimo!

Ma certo, hai ragione disse Alessandro senza insistere.

Voleva chiederle quanto sarebbe durato questo attimo, ma non osò. Intanto, invece di cucinare, Chiara passava le serate sparendo tra cinema, teatri, mostre strane di sculture moderne. E ora nel suo armadio comparivano abiti più audaci, mentre la mattina invece di preparare la colazione si truccava con cura, spalmandosi rossetto color fragola e pettinando le ciglia davanti allo specchio, riflettente come una laguna veneziana di sogno. Un pensiero feroce entrò nella mente di Alessandro: aveva forse un amante?

Era imbarazzato da quei pensieri, ma lansia lo invadeva come la nebbia nei vicoli di Milano. Non resse più: iniziò a osservare la moglie, a spiare i suoi messaggi, le spese sulla carta, perfino la borsa. E lì trovò quella lettera, nella tasca interna, consunta e macchiata dal tempo e, sembrava, dalle lacrime; doveva essere stata letta mille volte. Una lettera damore, senza dubbio parole che poteva scrivere solo chi era intimo: Chiara, mi manchi da morire, le mie giornate aspettano solo il momento di incrociare i tuoi occhi.

Alessandro sentiva un sapore amaro in bocca. Dal logorìo della carta, capì che durava da tanto. Non unavventura temporanea, quindi, ma qualcosa di prolungato. Era tutto finto, tutto il loro matrimonio?

Rimase in silenzio tre giorni, immerso in pensieri neri pensava a tutte le volte in cui aveva resistito alle scappatelle, alle tentazioni. E poi, alla fine, crollò.

So tutto, disse con voce soffocata.

Tutto cosa? fece Chiara, sorpresa ma calma.

Era serena, perfino stranita ma Alessandro sapeva, con la certezza di chi ha visto.
Hai qualcuno più che un’accusa, era una constatazione.

Chiara scoppiò a ridere.
Ma cosa dici, Alessandro? Fai sul serio?

Se avesse confessato o pianto, sarebbe stato quasi più facile. Ma così

Ho letto la lettera! sbottò Alessandro. Non puoi negare queste parole: Non vedo lora che torneremo insieme, che le nostre anime cammineranno fianco a fianco fino alla fine dei giorni.

Chiara rise ancora, un suono che rimbalzava contro le pareti come campanelli.
Ma veramente sei serio, Ale?

E tu?

Lui la fissava da sotto in su, respirava pesante come un manovale alla fine del turno.

Quindi hai frugato nella mia borsa?

Sì.

E hai letto la lettera?

Sì.

E non ricordi che lhai scritta tu?

Cosa? Alessandro era impietrito.

Quella lettera me lhai scritta tu! Quando eri in trasferta a Palermo, e io ero a casa con Lorenzo piccolo. Ricordi?

Dici che non riconosco la mia calligrafia? Non potrei mai scrivere cose simili!

Chiara sospirò. Prese uno sgabello, salì sulla credenza, scese con una scatola di latta. Aprì il coperchio arrugginito, rovistò tra biglietti e vecchie foto, e tirò fuori una busta.
Guarda qui: allepoca ti eri fatto male e scrivevi con la sinistra.

Alessandro vide il mittente e l’indirizzo: effettivamente era il suo nome, una città lontana, ma quella calligrafia era davvero la sua, trasfigurata dal dolore. Un ricordo vago: si era storto il polso in un cantiere. Era tutto vero.

E perché te la porti ancora dietro? chiese, scuro in volto.

Me lha consigliato la psicologa rispose Chiara con calma.

La psicologa?

Sì. Alessandro, sono stanca. Servo questa famiglia, tre uomini, dal giorno in cui è nato Lorenzo. Non ho più una vita mia. A volte nemmeno un grazie. I fiori me li regali solo l8 marzo, le parole damore nemmeno me le ricordo più. E non sono poi così avanti con letà. Ho persino pensato di lasciarti. Ma la nostra famiglia è importante. Ho deciso di andare da una psicologa, e seguo i suoi consigli.

La confessione lasciò Alessandro con un vuoto, come una piazza deserta al tramonto. Lasciarla? Davvero?

E funzionano questi consigli? chiese piano.

A volte rispose lei con un sorriso.

E le lettere?

Sono per ricordarmi che, sì, ci siamo amati.

Alessandro annuì. Aveva bisogno di riflettere. Si alzò e uscì in terrazza, guardando un tramonto rosso fuoco su tetti addormentati. Non parlarono più di quella faccenda.

***

La mattina dopo, Chiara si svegliò tra lenzuola di cotone fresco, e la casa risuonava di voci e profumi vanigliati. Entrò in cucina, spaesata: il figlio maggiore strapazzava le uova, il più piccolo impiattava le frittelle di ricotta. Sul tavolo una ciotola di margherite dai petali bianchi.

Che succede qui? domandò con voce sognante.

Buongiorno, mamma disse il piccolo. Preferisci tè o caffè?

Chiara non poteva credere ai suoi occhi e alle sue orecchie.

Caffè sì, grazie.

Omelette o frittelle di ricotta?

Frittelle, rispose, tremante.

Il marito non cera, ma Chiara sapeva che dietro tutto questo cera lui. Al primo boccone di frittella, Ale comparve con un foglietto piegato.

Buongiorno, amore mio!

Cosè questo? domandò lei.

Una nuova lettera, rise Alessandro. Per essere sicuri, stavolta, che funzioni.

Chiara gli sorrise. Da quel giorno, qualcosa cambiò. Non tutte le mattine erano così i miracoli, dopotutto, non sono di questo mondo ma a volte succedevano. E al cinema non andava più sola: Alessandro le teneva la mano anche tra i sogni. E il matrimonio fu salvo.

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