Aspettami
Con la mano che tremava, Federico digitò il numero di Nadia e portò rapidamente il telefono allorecchio. Basta che risponda ti prego, rispondi pregavo dentro di me.
Labbonato al momento non è raggiungibile o si trova fuori dalla copertura di rete, sentii la voce maschile automatica. Capì subito che le mie preghiere non erano state ascoltate.
*****
Lamore non chiede permesso di entrare nel tuo cuore, non bussa piano alla porta prima di entrare. No! Arriva come unonda gigantesca, un vero maremoto che ti sommerge senza lasciarti la minima possibilità di salvezza. Forse qualcuno, pensando a questo tsunami in mezzo a una tempesta romantica, potrebbe pensare:
Che incubo!
E invece no
È proprio questo il bello dellamore: ti fa vivere emozioni che non proveresti mai in nessunaltra situazione, nemmeno se facessi dieci giri di fila sulle montagne russe.
Sì, lamore è più forte di qualsiasi attrazione da luna park.
E, di solito, nasce in un attimo. Come una stella nuova che improvvisamente si accende nelluniverso sconosciuto.
È come una botta in testa tac e sei già perso, innamorato pazzamente.
Questa è la famosa storia dellamore a prima vista, celebrata da poeti di ogni epoca. Leopardi, Ungaretti, Montale Tanti hanno scritto damore. E ancora lo fanno.
Io, però, sono sempre stato scettico riguardo a queste cose, convinto che lamore a prima vista sia roba da film o, al massimo, da romanzi damore.
Nella vita vera non succede così dicevo a chi cercava di convincermi del contrario.
Eppure, un giorno
ero alla stazione degli autobus di Firenze, in piedi accanto a una panchina, scrutando ogni veicolo in arrivo. Da un momento allaltro sarebbe dovuto arrivare il mio pullman.
Non potevo permettermi di perderlo perché erano quelli a lunga percorrenza, e chi non saliva subito rimaneva a terra:
Chi tardi arriva, male alloggia! amavano ripetere alcuni autisti.
Il prossimo sarebbe passato solo la mattina seguente. E io avevo già lasciato la stanza che affittavo. Quindi
quindi continuavo a fissare ogni autobus che entrava nel piazzale.
Per non perdere loccasione.
Fede, vieni qui! Lautobus è arrivato! sentii una voce di donna che mi chiamava.
Alla fine scoprì che non era io il destinatario, ma un bambino di circa otto anni. Solo dopo lo capii.
Però, in quellattimo
Mi voltai di scatto, con il cuore che batteva, e sentii un colpo improvviso. Unesplosione di luci mi attraversò la vista.
Una pioggia di scintille come se mi avessero fatto un fuoco dartificio davanti agli occhi.
Se fosse stato dicembre, avrei anche potuto crederci. Ma eravamo a fine maggio. Quello che successe fu tanto inaspettato quanto inspiegabile
Cosera? pensai, in ritardo.
Non riuscì a realizzare subito. Dopo il lampo negli occhi, venne un buio momentaneo.
Solo dopo qualche secondo intravidi, tra le ombre, delle sagome di persone e cose, poi, quando la vista e la lucidità tornarono, vidi davanti a me una ragazza.
Era lì, proprio davanti a me, e si massaggiava la fronte colpita. Guardandola, mi ricordai della mia e feci lo stesso.
Nei nostri occhi si leggevano sorpresa, confusione, e tante altre emozioni che ti travolgono quando non capisci nulla di quel che accade.
Lì, in mezzo al trambusto della stazione, ci fissavamo, incantati, incapaci di distogliere lo sguardo.
Non piangevamo, non ridevamo. Solo ci guardavamo. Io lei, lei me.
Erano passati forse pochi minuti dallo scontro, ma a me era sembrata uneternità. E avevo la netta sensazione di essermi, proprio in quellistante innamorato. A prima vista.
Rimasi rapito dai suoi occhi e mi immobilizzai.
Con un sesto senso mai così acuto, capii che quella ragazza
non era lì per caso.
Tutto mi faceva pensare che il destino ci avesse fatti scontrare di proposito perché non ci perdessimo nel caos di gente sempre di fretta.
Forse, a volte, il destino deve prendere misure drastiche
Perché giriamo sempre con gli occhi sullo smartphone oppure aspettiamo il nostro autobus, senza notare chi ci è mandato dallalto
Mi scusi, davvero! fu lei a spezzare il silenzio, sollevando da terra lo smartphone in frantumi. Ero così di corsa che non mi sono accorta di niente. Si sente bene? Non si è fatto male?
Come? vedevo bene il movimento delle sue labbra, ma non riuscivo a sentirne la voce.
Chiedevo se si sente bene. La testa le gira? Ha uno sguardo un po strano
Gira, eccome se gira, dissi io. Guardo i suoi occhi splendidi e mi sembra che mi manchi il terreno sotto i piedi. Che sia questa la famosa amore a prima vista?
Scherza? sorrise lei. Beh, meglio così, se scherza. Però sediamoci un attimo, va che non cada per terra. Le do da bere.
Il suo sorriso era pieno di luce, una semplicità disarmante.
Non cera finzione nel suo volto: vedevo e sentivo che davvero si preoccupava per me. E fu bellissimo, nonostante la confusione nella testa.
Tenga. mi porse una bottiglietta dacqua e la bevvi subito, con una sete inspiegabile.
Dopo qualche sorso mi sentii davvero meglio, persino il mondo mi appariva più nitido.
Mi chiamo Nadia, si presentò.
Federico.
È stato un piacere. Scusi ancora per il casino. Non lho fatto apposta. Ero di fretta per lautobus, ma Nadia guardò verso i binari. È già partito senza di me. Colpa mia. E poi, telefono rotto
Lautobus! una luce improvvisa mi attraversò la mente e guardai di scatto verso la mia pensilina. Il mio autobus stava già partendo. Lultimo.
E mi parve quasi di sentire lautista che, sarcastico, sparava nello specchietto: Chi non è salito, aspetta il prossimo.
Che cavolo Pure io lho perso.
Davvero? fece lei allarmata, seguendo il mio sguardo.
Eh sì
Tutta colpa mia. Mia mamma lo dice sempre che sono un disastro.
Non è vero, provai a sorriderle. Nessuna colpa qui. Sarà colpa delle stelle, chissà.
E il prossimo autobus?
Domattina.
Anche il mio Beh, che situazione strana. Come direbbe la mia mamma: Si sono incontrati due solitudini.
Allora, Nadia, dissi io con rinnovato entusiasmo, visto che siamo bloccati, perché non andiamo a fare due passi al parco qui vicino?
Sai che cè Andiamo! accettò, rimettendo con cura il telefono nella borsa.
*****
Presi due gelati fiordilatte dal bar e corsi da Nadia che mi aspettava su una panchina.
Avevo paura che lei non volesse aspettarmi. Che magari se ne sarebbe andata. Non cera alcun motivo vero, ma il mio cuore era in agitazione.
Quando la panchina fu di nuovo a vista, tirai un sospiro di sollievo. Nadia era lì, mi aspettava.
Rallentai il passo e mi fermai un attimo a guardarla di nascosto.
Ormai Nadia era entrata nella mia anima. Così in profondità che nessuno sarebbe riuscito mai a strapparmela.
Ecco cosè lamore a prima vista provai quasi imbarazzo, pensando a quando non volevo crederci.
Ma che fai lì fermo? Togliti di mezzo! una voce ruvida alle mie spalle mi riportò alla realtà.
Mi voltai e vidi una vecchietta con il bastone che mi fulminava con gli occhi.
Scusi, ero soprappensiero mi discostai per farla passare.
Fissi lei, eh? accennò col bastone in direzione di Nadia.
Eh sì Bellissima.
Tanto non starete mai insieme! sputò la vecchina stizzita, poi si allontanò senza aggiungere altro.
Che dire rimasi pietrificato.
Solo lidea di non rivedere mai più la mia Nadia mi atterriva.
Guardai la vecchia sino al cancello e, tornando con lo sguardo alla panchina
mi bloccai.
Era vuota.
Ma che diavolo
Iniziai a guardarmi intorno come un pazzo: Nadia era appena lì, non poteva essere andata lontano. La sentivo ancora vicina.
Eppure, per quanto cercassi, in mezzo alla folla non la trovavo.
Le persone sembravano muoversi tutte insieme, in un unico vortice indistinto. E nella mia testa risuonavano le parole della vecchina: Non starete mai insieme
Avrei voluto gridare: Perché? Cosa ti abbiamo fatto?
Ehi, che fai piantato lì? Scordato dovera la panchina?
Udii la voce di Nadia dietro di me, mi girai di scatto e ci scontrammo di nuovo con le fronti.
Nadia! Sei qui! Non sei andata via! urlai di gioia e la abbracciai senza spiegazioni.
Federico, smettila! Mi soffochi, rise lei, strofinandosi la fronte. Sono qui. Non mi muovo. Ero solo a buttare la bottiglia dacqua e, vedendoti, sono venuta a vedere cosavevi.
Ho solo avuto paura che fossi sparita
Mai. E, senti, Fede, promesso: da oggi basta testate, con gli esami che ho rischio di dimenticarmi tutto quel che ho studiato!
Hai ragione, scusa, sorrisi imbarazzato. Ma era appena passata una vecchia strana Ho pensato vabbè, lascia perdere. Andiamo?
È ora!
Le diedi trionfante il gelato e la presi per mano. Passeggiammo lungo il parco.
Poi andammo sulle rive dellArno. Vagavamo tra le strade silenziose della città fino allalba.
Il tempo volava. Parlavo di me, dei miei sogni, del mio mestiere di saldatore, del fatto che eri lì solo per lavoro.
Lei mi raccontò che viveva in uno studentato, era allultimo anno di medicina e sognava di fare il medico.
Allalba tornammo alla stazione e nessuno dei due voleva andare via. Io, salendo sul bus, le promisi che sarei tornato.
Volevo il suo numero, ma lei, mostrando il telefono rotto, sorrise imbarazzata:
Ora non posso Appena torno a casa provo a comprarne uno nuovo e cambio la SIM. Segnati il mio numero appena lo avrò.
Certo! mi animai. Anche tu segna il mio, così non ci perdiamo.
Dai, muoviti! urlò lautista. Salì o resti?
Salgo! risposi di corsa.
Poi mi rivolsi a Nadia:
Aspettami, per favore! Tornerò, promesso! Capito?
Ti aspetto, ti aspetto, vai tranquillo! gridò lei salutandomi con la mano.
Ancora qualche istante, guardai la mia fortuna inattesa dalle scale del bus, poi mi accomodai nel fondo.
*****
Passò un mese.
Il mese più lungo della mia vita. Non una chiamata da Nadia, né riuscivo a contattarla. Chiesi le ferie, pronto a tornare a Firenze per cercarla. Ma allimprovviso dovetti rimandare
mia madre fu ricoverata durgenza.
Mamma, Gabriella, viveva in paese, dovetti tornare di corsa da lei.
Quando arrivai, scoprii che aveva avuto un ictus ed era immobilizzata.
Serve assistenza costante, disse il medico. Ci vorrà tempo.
Annuii, distrutto: Non poteva capitare in momento peggiore.
Mi trovai davanti a una scelta difficile, ma decisi di restare: non cera nessuno a prendersi cura di lei, solo io
Quanto a Nadia lavrei cercata dopo, appena possibile.
*****
Purtroppo non ce la fece, e dopo qualche mese morì. Sistemai la casa, affidai gli animali ai vicini e partii finalmente con la paura nel cuore: erano passati sei mesi. Avrei mai rivisto Nadia?
Avvicinandomi allo studentato sentivo ormai la tensione possedermi.
E se avesse già trovato un altro? mi tormentava quel pensiero: dopo tutto quel tempo, tutto poteva essere cambiato.
E ancora: le parole della vecchina: Non starete mai insieme.
E se fosse vero? E se non la rivedessi mai più?
Mi chiesi perché Nadia non avesse mai chiamato. Aveva il mio numero. Perché non riuscivo mai a trovarla nemmeno io?
Chi cerca? mi chiese brusca la portinaia entrando allo studentato.
Cerco Nadia. Non so il cognome, ma so che studiava medicina. Ho una foto.
Le mostrai uno scatto scattato insieme alla stazione.
Ah, finalmente il fidanzatino! sogghignò la signora. Ma la tua Nadia non cè più, è partita. Oggi qui non cè nessuno. È San Silvestro
Come partita? Quando?
Mesi fa. Finita luniversità, diplomata e partita. Sarà tornata in paese, presumo.
Ha lasciato niente per me? Un numero, un indirizzo
Aspetta, frugò nel cassetto, aveva detto che aveva smarrito il numero che le avevi lasciato, e pure il suo telefono dice che le avevano rubato la borsa alla stazione Comunque, ecco una lettera.
Pensò un attimo
Ma fa presto Non ti perdere il tuo treno, ragazzo Lei era davvero bella
La lettera, per favore! sbottai vedendo il prezioso foglietto rischiar di rovinarsi.
Ecco, me lo mise in mano, anche se ci ho versato sopra il caffè Lindirizzo è cancellato, non si legge, ma il nuovo numero sì.
Non ascoltai oltre e con le mani tremanti lessi:
Caro Federico, quanto mi manchi! Non immagini nemmeno. Scusami, sciocca, ho perso il tuo numero quel giorno stesso che sei partito. Mi hanno rubato la borsa alla stazione: cerano il telefono rotto e il foglietto con il tuo recapito. Non so proprio come trovarti, non mi hai lasciato il tuo indirizzo, aspettavo una tua chiamata, ma non potevo risponderti. Ho un numero nuovo.
Ti ho aspettato, sai? Ogni giorno, dopo le lezioni, venivo alla stazione, mi sedevo su quella panchina dove ci siamo scontrati. Ti aspettavo. Ogni giorno, per un mese.
Non sei mai arrivato.
Solo un gattone rosso era sempre lì. Con occhi grandi, come i tuoi. Lho chiamato Federico. Stavo lì con lui a parlare di noi.
Avrei voluto portarlo con me, ma niente animali in studentato. Se passi da lì e lo vedi, dagli da mangiare: adora il tacchino, lo vendono nel negozio allangolo.
Sono rimasta, Fede, ma ora sono laureata e mamma si è ammalata gravemente. Devo tornare a casa.
Forse non ci vedremo più Spero di sì. Ti lascio il mio nuovo numero. Se riesci chiamami. Aspetto ancora il nostro incontro.
Col cuore in gola digitai subito quel numero. Pregando che, almeno stavolta, rispondesse.
Labbonato non è raggiungibile rispose la voce registrata.
La stessa, identica voce di sempre. Che sentivo ormai da mesi, ogni volta che ci provavo.
Ma che diavolo Anche questo numero è fuori rete! gridai tra me.
Guardai di nuovo la lettera.
Sullindirizzo, solo una grossa macchia di caffè: impossibile leggere il paese o la strada. Rimisi il foglio nel suo involucro e lo infilai nella tasca interna della giacca.
Ora, e soprattutto dove, avrei mai potuto ritrovare Nadia?
*****
Mi incamminai lentamente per le strade innevate verso lautostazione. Ignoravo le risate degli altri passanti, le luci colorate di Natale ovunque nelle vetrine.
Anche se eravamo al 31 dicembre, proprio lultimo dellanno, non avevo alcuna voglia di festeggiare.
Dovevo tornare a casa a mani vuote. Certo, speravo ancora che prima o poi il numero di Nadia tornasse attivo. Ma quando sarebbe avvenuto solo Dio lo sapeva.
Presi il biglietto per il primo autobus per il paese e, guardando lorologio, mi accorsi che avevo ancora 40 minuti.
Andrò a salutare la nostra panchina e, se cè il gatto, lo nutro un po pensai.
Dovevo fare qualcosa, almeno quello. Magari lo portavo con me, come ricordo di lei.
Avvicinandomi, vidi davvero un grande gatto rosso, guardingo, che fissava la gente come in attesa.
Sarà mica me che aspetta? sorrisi tra me.
Mi avvicinai e, inizialmente, il gatto se ne fregò. Presi allora liniziativa.
Ciao, omonimo! dissi.
Si voltò con unespressione che voleva dire: Ma tu da dove salti fuori?
Poi mi si avvicinò, annusò le mani con prudenza e si strofinò sulle mie gambe.
Sembrava ci conoscessimo da sempre. Mi colpì subito: aveva qualcosa di familiare.
Lo presi in braccio, gli accarezzai la testa e ricordai che Nadia voleva che lo nutrissi.
Aspettami, amico, gli dissi. Vado un attimo al negozio dietro langolo e torno, ok?
Miao, sembrò rispondere.
Aspettami qui, mi raccomando Federico, non andare via. Faccio in fretta.
La fila al negozio era lunga normale, era San Silvestro sicché persi dieci minuti buoni. Tornando alla panchina, vidi che una ragazza
stava per prendere il mio gatto.
Sì, ormai sentivo che quel rosso era mio e volevo portarlo via.
Il gatto, però, si ribellava, non voleva saperne di andare con la sconosciuta, e miagolava come se volesse parlargli.
Ma che hai? la ragazza rideva, sorpresa. Non mi riconosci, eh? Ma sono io, Nadia!
Nadia?! gridai incredulo. Nadia, sei tu? balbettai, due passi ancora e le fui davanti.
Lei si voltò di colpo e
sentii di nuovo una botta in testa, scintille davanti agli occhi. Luci come fuochi d’artificio di mezzanotte.
Quando la vista tornò limpida, lavevo davanti: Nadia, che si massaggiava la fronte colpita.
Ci fissammo increduli, poi.
Ci abbracciammo, ridevamo, piangevamo in pubblico. E sinceramente ci importava niente di ciò che pensavano gli altri.
Ormai ci eravamo ritrovati.
E da quel momento mai più lontani.
Ma come sei qui, Fede? mi domandò lei, incredula.
Sono venuto a cercarti. Come avevo promesso. E tu come mai qui? Alluni mi dissero che eri tornata al paese.
Ero tornata, sì. La laurea presa, pensavo di lavorare in città, ma mamma sè ammalata e sono dovuta tornare. Adesso, però, non cè più. E oggi sono tornata per portare via Federico. Il gatto. E invece ci sei tu Non è un miracolo, questo?
Lo è, sorrisi. Son qui solo perché volevo dargli da mangiare, come avevi chiesto.
Chissà perché non voleva proprio venire via con me, sembrava mi riconoscesse ma non voleva seguirmi. Forse aspettava te
E tu?
Anchio ti aspettavo.
Sono così felice di averti ritrovata. Lo giuro, pensavo fosse tutto perduto. Lindirizzo sulla lettera era cancellato dal caffè e la portinaia ci aveva pure buttato sopra tutto
Ah, signora Teresa Le avevo detto di non aprirlo! E il telefono almeno si leggeva?
Quello sì, ma non cera linea.
Proprio allora arrivò un SMS: Labbonato è di nuovo raggiungibile. Glielo mostrai sorridendo:
Tempismo perfetto
Già. Senti, oggi ho preso in affitto un piccolo appartamento. Non ho preparato nulla per questa sera, ma cè tempo. Avresti piacere di passare il Capodanno insieme?
Ma certo! Cosa chiedi, ti direi subito di sì!
Dai, andiamo Fede! Non perdiamo altro tempo.
Andiamo! dissi, prendendo il gatto in braccio, giurando tra me che lavrei amato per sempre, perché
se non ci fosse stato lui, improbabile testimone della nostra storia, forse non avrei più rivisto Nadia.
Insomma, facemmo una corsa in negozio, sistemammo la casa, preparammo la tavola, decorammo lalberello. Poi il conto alla rovescia
e il nuovo anno.
Ora eravamo tutti felici: Federico, perché aveva ritrovato lamore; il gatto rosso, perché aveva trovato una casa e dei padroni che lo amavano; e soprattutto Nadia.
Che ora era davvero felice perché aveva ben due Federici con sé.







